mercoledì 21 febbraio 2018

LA SCUOLA E’ UN CAMPO DI BATTAGLIA, DOVE CHI SPACCA IL MUSO A UN PROFESSORE TROVA MILLE GIUSTIFICAZIONI E CHI BOCCIA UN SOMARO DIVENTA UN AGUZZINO.



La scuola sembra diventata un campo di battaglia. 
Un campo di battaglia a senso unico, dove sempre più spesso maestri e professori sono vittime di violenze verbali e fisiche da parte di alunni e genitori.
E’ una delle tante vergognose peculiarità che contraddistinguono il nostro bel paese. Qualcuno, in vena di paragoni, dirà che in America gli studenti sparano col fucile mitragliatore, ma il fatto che negli Stati Uniti vi sia un livello endemico di violenza non giustifica le nostre cazzate.
La verità è che l’Italia riverbera nella scuola la sua anima più brutta: decadenza dei valori, svilimento dell’educazione, caduta del principio di autorità.
Tutto è possibile quando non vi sono più regole e ogni aberrazione è consentita.  
La patria potestà, l’iper-protezione diventano giustificazioni sufficienti per spaccare il muso a un professore, magari riprendendo col telefonino per ritrasmetterlo sui social.
Tutto è possibile quando personaggi dall’ignoranza abissale e talvolta dalla dubbia moralità, si permettono di valutare curriculum scolastici, pagelle, giudizi e quant’altro concorre a formare l’educazione di un ragazzo. Sarebbe come se qualcuno in sala operatoria, senza avere nessuna nozione di medicina, dicesse al chirurgo cosa fare e come comportarsi.
Lo accettereste?

Lo ripeto, è un’infamia che i nostri maestri e professori siano sottopagati, con un livello di retribuzione tra i più bassi d’Europa. Che il loro ruolo sociale sia in sostanza ridotto a zero e che tutto quello che ruota intorno alla scuola sia considerato un inutile orpello.

martedì 13 febbraio 2018

L’ITALIA NON E’ ANTIFASCISTA PER CONVINZIONE MA PER CONVENIENZA



Man mano che si avvicinano elezioni ci si riscopre antifascisti. Cioè non tutti, una parte.
Perché gli altri, pur non dichiarandosi, strizzano l’occhio ai fascisti.
Ma non a quelli col fez in testa e l’aquila sul berretto, che oggi farebbero ridere.
Strizzano l’occhio all’anima nera che in questo paese non è mai trasmigrata come si dice accada alle anime dei morti.
E quando dico “anima nera”, non intendo un’anima lorda di peccati, mi riferisco solo al colore politico. 
Più passa il tempo e più mi convinco che l’Italia è, ed è stata, nella sua stragrande maggioranza antifascista per convenienza ma non per intima convinzione.
Non parlo ovviamente del fascismo storico, nessuno con un po’ di sale nella zucca, potrebbe pensare oggi a una riedizione delle parate sui fori imperiali o alla battaglia del grano.
Il fascismo con il quale ci troviamo a fare i conti, pur nutrendosi ancora di saluti romani e del gusto ubriacante della nostalgia è un’altra cosa.
Molto più semplicemente è un distillato di sentimenti diffusi tra la nostra gente.
Perché non è vero che l’Italia non è un paese razzista, lo siamo tutti, più meno.
Perché non è vero che l’Italia è una pese accogliente, lo è per chi ha soldi ma non per i poveracci.
Perché non è vero che la violenza è disdegnata, tutt’altro.
Perché non è vero che l’Italia è un paese che cresce.
Gli indicatori economici sono bugiardi.
Ricordate Trilussa?
“da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch’è c'è un antro che ne magna due”.

Ed io aggiungo ci sarà anche più PIL ma gli stipendi rimangono bassi, le tasse alte, la sanità si paga, scarse le prospettive per i giovani , le periferie degradate e le case popolari non ci sono.
In tutto questo la sinistra sembra aver smarrito la sua ragion d’essere.

venerdì 2 febbraio 2018

LA LEZIONE DELLA STORIA NON E’ MAI FUORI MODA



In Polonia, per legge, si riscrive la Storia. Il parlamento polacco ha stabilito che da oggi, dentro i confini della Rzeczpospolita Polska, non si potrà più dire che l’antisemitismo è stato una componente politica nella Polonia del ventesimo secolo.
E dico politica con ragione.
L’antisemitismo polacco non era ideologico e razziale. Un polacco degli anni trenta non avrebbe mai definito gli ebrei "Untermensch" cioè sub-umani, oppure larve di un corpo in corruzione, pestilenze, calabroni scansafatiche, ragni che succhiano  il sangue delle nazioni, banda di topi, parassiti, microbi dannosi, sanguisughe e vampiri. L’antisemitismo polacco era il brodo di cultura con cui i nazionalisti nutrivano il consenso, accusando gli ebrei di essere avversari dell’identità, storica e cattolica, della Polonia.
Questa posizione politica ha portato una parte della popolazione polacca, durante l’occupazione nazista, in particolare nelle campagne, a denunciare e massacrare gli ebrei e in molti casi a rubare i loro beni.

Questi sono fatti documentati, così com’è altrettanto sicuro che moltissimi polacchi abbiano salvato gli ebrei, più che in qualsiasi altro paese dell’Europa occupata.
Tutto vero, però, se qualcuno oggi affermasse queste cose a Varsavia a Cracovia o a Lublino rischierebbe di essere processato e condannato. 
Eppure al di là di qualche blanda condanna non si farà nulla. Il problema è che non ci sono strumenti efficaci per combattere questo tipo di posizioni e forse non c’è nemmeno la convenienza. Non si spiega in altro modo la sottovalutazione (indotta e voluta) con cui si guarda a movimenti che propugnano il negazionismo, l’esaltazione della violenza, l’intolleranza. Basta affacciarsi alla finestra per accorgersi di quanto questo fenomeno sia ormai diffuso e non solo nei partiti estremisti e xenofobi.
La verità è che la parte progressista e avanzata d’Europa, in particolare in Italia, ha rinunciato da tempo  alla storia, ha rinunciato alla Paideia cioè alla educazione e alla formazione, ha rinunciato alla Weltanschauung, cioè alla sua visione del mondo.
Certo la storia va depurata dalla mitologia. Penso, per esempio, alla mitologia dell’antifascismo, perché è ben strano un paese come l’Italia, che prima del 25 luglio del 1943 era fascista, il giorno dopo si scopre, nella stragrande maggioranza, antifascista.
I mali di oggi, forse, derivano anche dal non aver fatto i conti fino in fondo col passato. Le ragioni sono tante e alcune perfino giustificabili. Di una cosa però sono certo: senza storia e senza memoria siamo destinati a vivere in un eterno presente e nel presente si guada solo all'interesse immediato. Non c’è respiro profondo nel presente. E non è nemmeno vero che per proiettarsi nel futuro bisogna cancellare quello che ci sta alle spalle.
Paolo Brandi

Trascrivo una poesia della poetessa Zuzanna Ginczanka, dedicata, guarda caso alla signora polacca che la segnalò ai nazisti per appropriarsi delle sue poche sostanze.
Forse con la nuova legge approvata in Polonia questa poesia sarebbe passibile di denuncia.

Non omnis moriar – i miei fieri beni,

I prati delle mie tovaglie, i saldi armadi,

Gli ampi lenzuoli, le coperte preziose

E gli abiti resteranno dopo di me.

Non ho lasciato qui nessuna eredità,

Le semitiche cose il tuo fiuto rintracci,

Chominowa (1), audace moglie di una spia,

Delatrice svelta, madre di un folksdojcz

Siano utili a te e ai tuoi, non ad estranei.

Voi miei cari – non sono parole vuote.

Vi ricordo, e quando arrivarono gli szupo (3),

Anche voi vi siete ricordati di me.

Che i miei amici siedano con le coppe alzate

E brindino al mio funerale e a ciò che avranno:

Kilim e arazzi, piatti, candelabri –

Bevano tutta la notte, e all’ultima stella

Comincino a cercare gioielli e oro

Nei divani, materassi, sotto i tappeti.

Oh, come lavoreranno bene e in fretta,

Nugoli di crine di cavallo e di fieno,

Nuvole di cuscini e piumini squarciati,

Le mani piumose diventeranno ali;

Il mio sangue la stoppa e le piume incollerà

E così alati in angeli si muteranno.

(1) Chominowa – Zofia Chominowa, proprietaria dell’edificio dove abitava Zuzanna Ginczanka, durante il suo soggiorno a Lwów negli anni 1939-1942. La Chominowa e suo figlio Marian furono accusati di delazione nei confronti della poetessa. Nel processo svoltosi a Varsavia a novembre del 1948, Marian Chomin fu assolto. Zofia Chominowa invece fu condannata a quattro anni di reclus

giovedì 18 gennaio 2018

GHINELLI, LA BOSCHI E LE 3 C

La dichiarazione del Sindaco Ghinelli di voler “far causa” a Maria Elena Boschi per il danno d’immagine subito da Arezzo per la vicenda di banca Etruria ha raggiunto in pieno lo scopo.
L’annuncio è, infatti, rimbalzato come una pallina “pazza” su Tv, social e testate giornalistiche. Un bel colpo pubblicitario, degno di una campagna elettorale dove “vince chi la spara più grossa”. Parole, parole, parole….perchè alla fine l’esito pratico sarà nullo.
In questo senso c’è un precedente e meraviglia che nessuno l’abbia fatto rilevare, e cioè che il Comune di Arezzo aveva già provato a imboccare questa strada quando decise di costituirsi parte civile nel processo Banca Etruria, motivando questa scelta con l’"opportunità di procedere alla costituzione di parte civile dell'amministrazione comunale già in questa sede di udienza preliminare per richiedere il risarcimento di tutti gli ingenti danni anche d’immagine subiti dalla collettività aretina e quindi dall'amministrazione comunale". Il risultato fu, nel novembre scorso, l’esclusione del comune dalle parti civili.
Insomma “tanto rumor per nulla”? Può essere, però qualche considerazione è bene farla.
Il Sindaco Ghinelli, che è persona seria ed equilibrata, avrebbe potuto evitare non la sparata che, come abbiamo visto il bersaglio, l’ha centrato, ma l’utilizzo di termini del tipo “città martire” riferito ad Arezzo per la querelle della banca.

Personalmente comprendo la rabbia dei risparmiatori ma le città martiri sono altre. Sono quelle che sono state massacrate dalla guerra e dagli eccidi. Per intendersi è città martire Marzabotto e dalle nostre parti Civitella. Insomma non confondiamo il sacro col profano. Le esagerazioni non portano mai bene, perché oltre a confondere, esasperano gli animi.
Io, sia chiaro, non sono tra quelli che vorrebbero stendere un velo di silenzio e reputo normale che il centrodestra o i 5 stelle utilizzino questa vicenda in campagna elettorale. A parti inverse, verosimilmente, seppur con altri toni, lo avrebbe fatto anche il PD. 

mercoledì 17 gennaio 2018

VOGLIO UN PD POPULISTA


I tre operai morti sul lavoro a Milano sono purtroppo l’ultima tappa di una tragica corsa che pare inarrestabile. Nel 2017 appena concluso l'Inail dice che in Italia sono aumentate le denunce d’infortuni con esito mortale, nei primi 10 mesi erano oltre 800.
I morti sul lavoro non fanno però notizia, così come non fa più notizia il lavoro, quello che c’è e quello che manca.
Mi prende lo sconforto quando leggo che per accalappiare (il termine non è detto a caso) voti si promette di tutto: sospendere le tasse per sei anni, aumentare le pensioni, introdurre il reddito di cittadinanza, il salario minimo, eleminare il bollo auto, l’università gratuita e chi più ne ha più ne metta.

Sia chiaro, sono tutte cose importanti, peccato che confliggano tra loro: l’economia è fatta di vasi comunicanti, se aumenti da una parte devi per forza diminuire dall’altra. Quindi se non si indicano delle priorità alla fine si tratta solo di grida da imbonitori di piazza.
Priorità, ecco un’altra parola che è scomparsa dal vocabolario della politica.

LA TOLLERANZA NON SEMPRE PORTA BUONI FRUTTI, baby gang e vandalismi non sono un fenomeno da sottovalutare, nemmeno dalle nostre parti.



Dicono tutti che questo “non è un paese per giovani”, però lo diventa quando si tratta di criminalità.
La notizia che “quelli” delle baby gang napoletane sono tutti a spasso dopo aver picchiato, accoltellato e ferito gravemente alcuni loro coetanei è una di quelle informazioni che non avrei voluto leggere.
Indubbiamente ci sono aspetti umani e sociali e probabilmente ha una parte di ragione chi sostiene che “la questione è educativa e non meramente di ordine pubblico”.  Ma questo non risolve il problema, anzi per certi aspetti lo aggrava. Personalmente concordo con la procuratrice per i minori di Salerno che ha avuto l’onestà e il coraggio di dire che “Il nostro codice minorile ha in sé gli strumenti per affrontare questa situazione. Però, ecco, dobbiamo forse arrenderci all'evidenza e prendere atto che il buonismo del passato, non solo da parte della magistratura, ma di tutta la società, non ci ha portato molto lontano. Le esigenze sono cambiate perché è cambiata la società e questa sensazione d’impunità rappresenta anche una conseguenza di questo buonismo che, evidentemente, non ha dato buoni frutti…”

Il clima, cari amici, è mutato perché la società è cambiata, un ragazzino di 12, 13 14 anni non è paragonabile, nemmeno fisicamente, a uno di venti o trenta anni fa. E non è giusto, moralmente giusto, che una famiglia debba andare a trovare in ospedale il proprio figliolo con la gola squarciata e i responsabili se ne stiano tranquillamente in giro col motorino (magari senza casco).

sabato 13 gennaio 2018

PER ORA METTIAMO A RISCHIO LE POLITICHE. TRA UN PO’ AD AREZZO TOCCHERÀ AI COMUNI. E DOPO E’ INUTILE PIANGERE SUL LATTE VERSATO



“Nomen omen” è una locuzione latina che grossomodo significa "il destino nel nome". Mi è venuta in mente quando ho letto che i delegati di Liberi e Uguali della Lombardia avevano deciso di dire no al candidato del Pd stabilendo di correre da soli con Onorio Rosati per la presidenza della Regione.
Onorio è un nome piuttosto inconsueto che rimanda Onorio imperatore, conosciuto perché durante il suo regno i Visigoti saccheggiarono Roma. Un fatto considerato epocale, tanto che S. Agostino nel “De Civitate Dei”, lo vide come un segno della prossima fine del mondo.
Non voglio esagerare: Il fatto che Onorio sia candidato alla Presidenza della Regione Lombardia non vuol dire che si avvicini l’Apocalisse, però avvicina ancor di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, la disintegrazione di una prospettiva di centrosinistra in Italia.
Per questo avverto crescere in me lo stesso sentimento di rabbia e impotenza che già avevo sentito affiorare quando, in vista delle ormai prossime politiche, non è stato possibile costruire un’alleanza tra PD e Liberi e Uguali. Sancendo, di fatto, la sconfitta in molti collegi uninominali.
Tutto questo mentre la destra è in difficoltà in Lombardia e si presenta unita alle prossime elezioni politiche: laddove si può tentare di vincere non ci si allea, dove c’è il rischio che la destra prevalga si decide di non fare muro. 
Come diceva l’ambasciatore di Serse agli Spartani nel film 300: “questa è blasfemia, questa è pazzia”.

Il gruppo dirigente del Pd porta diverse responsabilità nella frattura che si è creata a sinistra, quando una parte del tuo partito se ne va, non puoi trattarla con sufficienza come fossero dei “vecchi rimbambiti”.  E non puoi, davanti ad una domanda precisa sugli scenari dire, più o meno, che Liberi e Uguali equivalgono a Forza Italia.
Come ho già detto, spettava a Renzi, non a Fassino fare un atto di umiltà, cioè chiedere un confronto sui temi che stanno a cuore a milioni di persone. Perché non è vero che la gente ormai pensa solo ai cazzi propri, lo sapete perché ci pensa? Perché non vede altre soluzioni. E se va a votare, ci va con la rabbia in corpo, il voto ormai non è più una scelta di speranza ma un segnale di disperazione.
Dalla parte, quella della sinistra pura, che sceglie di correre da sola, mi pare prevalga un “cupio dissolvi”, un desiderio di morire che rimanda a un libro pensato in tutt’altro contesto e intitolato “a cercar la bella morte”.

lunedì 8 gennaio 2018

ASPETTIAMO ANCORA A ROMA COME AD AREZZO…. (RIFLESSIONI MEDIOCRI SU ARGOMENTI IMPORTANTI)


Mi scuso in anticipo per la mediocrità delle mie riflessioni, però, per quanto siano banali, in pochi hanno il coraggio di sputarle fuori. 
Il rifiorito centrodestra si presenta in maniera unitaria difronte agli elettori, nonostante le notevoli differenze nei progetti e nella prospettiva politica, dando così l’idea di un fronte compatto.
Il centrosinistra invece si appresta ad appendersi come Giuda all’albero delle proprie contraddizioni.
Quello che più colpisce in tutta questa vicenda è l’insensibilità di tanti protagonisti, alle sorti della sinistra italiana. Con queste elezioni, qualcuno forse non l’ha capito (o l’ha capito fin troppo bene e ci gode), si rischia di affondare una storia più che centenaria ma non di costruirne un’altra.
Ho la sensazione che per parecchi, valga il detto “fammi strada che poi ti precedo”.
Si sale nel treno della politica solo per se stessi e nulla più. Nelle giuste dosi l’ambizione è una bella cosa ma diventa tossica quando si eccede.
Ognuno, a sinistra, coltiva il proprio orticello sperando in chissà quale raccolto, senza pensare che se arriverà la tempesta e i segnali son quelli, quest’ultima travolgerà tutti senza guardare in faccia a nessuno.
La cosa più brutta è che non si fa nemmeno uno sforzo per porre rimedio.
La mediazione di Fassino era patetica. Ci voleva uno scatto di orgoglio e di umiltà da parte del segretario del PD: perché chi è più grande ha più responsabilità.

Doveva essere lui a convocare le anime della sinistra e chiedere conto di quello che stava accadendo. Mettere ognuno (lui compreso) di fronte alle proprie responsabilità. E pensare che alcune proposte che vengono dal PD e da Liberi e Uguali meritano interesse, mi riferisco alla diminuzione del cuneo fiscale, al rimettere al centro la scuola, al tema del precariato.  Non credo che sia impossibile trovare dei punti di contatto che ridiano fiato a una proposta politica.
Però sarebbe opportuno mettere il silenziatore a qualche evirato cantore: ma si crede davvero che la priorità, in questo benedetto paese, sia l’abolizione del canone RAI?
Ben altre sono le questioni: il lavoro, la sanità, l’immigrazione, l’ambiente, le disuguaglianze. Perché potrà pure aumentare la ricchezza nazionale, ma se ne godono in pochi aumentano i problemi. Queste sono le cose che la sinistra deve affrontare, altrimenti che ci stiamo a fare?

giovedì 28 dicembre 2017

NIENTE PRIMARIE AD AREZZO? E ALLORA CHE SI FA CON I COLLEGI ELETTORALI CHE DIVIDONO INVECE DI UNIRE?

Non sono un patito di statuti e regolamenti, spesso sono, infatti, pensati più per ingarbugliare che per risolvere i problemi. 
Però mi piace il rispetto dei principi e uno dei valori fondanti del Pd era (ed è) quello della partecipazione di elettori e iscritti alle decisioni più importanti.
Un principio in verità poco applicato in concreto, tranne forse che nella valutazione delle candidature ai vari livelli.
Le primarie sono una caratteristica del PD che, per quanto talvolta foriere di disastri, basta pensare a quello che è accaduto in Liguria per le regionali e a Napoli per le comunali, rappresentano comunque uno strumento di scelta.

Orbene ci avviciniamo a grandi passi all’appuntamento elettorale, fissato per i primi di marzo e almeno dalle nostre parti di selezione di candidature non se ne parla proprio.
Anzi pare che di selezione delle candidature non se ne voglia discutere. Sembra che entro gennaio il quadro degli aspiranti deputati e senatori debba essere completato con buona pace della partecipazione.   
Comprendo la fretta, capisco la necessità di far presto, però a questo punto qualcuno dovrebbe spiegare con quali criteri, almeno quelli, s’intendono scegliere i futuri, possibili parlamentari.

venerdì 22 dicembre 2017

MARIA ELENA BOSCHI CANDIDATA AD AREZZO? PERCHÉ' NO?

E’ bello poter tornare a scrivere senza pesi sulla testa, con la leggerezza di chi può dire quello che vuole perché libero da condizionamenti.  
Stavolta mi va di parlare di una storia che più passa il tempo più assume contorni grotteschi. Mi riferisco alla vicenda di Maria Elena Boschi e di Banca Etruria.
Una doverosa premessa: io sono tra chi sostiene che la politica è fatta di competenza, spirito etico e una dose inevitabile di furbizia e spregiudicatezza. Per questo, in tempi non sospetti, ho sostenuto che, all’indomani del risultato del referendum costituzionale quando già v’erano segnali preoccupanti sul sistema bancario locale, la ministra Boschi avrebbe dovuto ritirarsi in buon ordine. Non per andare sotto un ponte a dormire sui cartoni ma per liberare se stessa e il PD dalla tempesta perfetta che si stava preparando.
Questo non perché avesse responsabilità precise, ma perchè nella vita pubblica la “moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”.

Ma detto ciò io oggi sto con la Boschi perché è ignobile quello che sta accadendo. E’ ignobile che gente che fino all'altro giorno la venerava come la Madonna di Fatima oggi prenda le distanze come se avesse la peste, è ignobile che il PD non sia stato in grado di dettare una linea di condotta che non sia il blaterare scempio di chi, in altri tempi, al massimo avrebbe fatto il segretario di sezione.

giovedì 31 agosto 2017

I LAGHETTI DELLO ZUCCHERIFICIO STANNO MORENDO

          
Riceviamo e pubblichiamo.

Ci giungono numerose segnalazioni da parte di cittadini riguardo alla situazione dei laghetti dello zuccherificio dove, a causa della siccità e del caldo, sembra sia in atto una moria di numerose specie di pesci e gli stessi uccelli acquatici appaiono in grande difficoltà.
Visto che quell'area è stata più volte indicata come una delle zone più importanti per la sosta dei migratori e degli uccelli palustri, fino al punto da tutelarla con specifici provvedimenti urbanistici e l’inserimento nella carta della natura della Provincia, chiediamo al sindaco e all'assessore all'ambiente cosa intendano fare per evitare una strage di pesci con conseguenze per altro facilmente immaginabili sull'ambiente e sulla salubrità dell’intera zona.

UNIONE COMUNALE DEL PARTITO 
DEMOCRATICO DI CASTIGLION FIORENTI

mercoledì 30 agosto 2017

I FURBETTI DEL RESORT


    Apprendiamo da un articolo di giornale che a Castiglioni sono stati individuate tutta una serie di strutture turistiche di gran lusso ma che di fatto erano dei fantasmi. 
    Sono subito scattate le denunce per i proprietari che non dichiaravano i nomi degli ospiti.
    Il peccato è veniale ma si scava un po’ più a fondo emerge un quadro imbarazzante.
    La prima cosa è che può venir fuori è un’evasione fiscale consistente perchè se gli ospiti sono sconosciuti alle autorità, è probabile che non sia stata pagata nessuna tassa, anche perché, a quanto si dice, corresponsioni e fatture erano liquidate all'estero. 

    In più c’è un problema di tassazione locale, dall’IMU fino alla tassa sui servizi, è plausibile che il comune ci abbia rimesso un bel po’ di soldi. Da quel che è stato scritto sembra inoltre che possano anche emergere difformità urbanistiche, per esempio annessi e locali tecnici trasformati in residenze. E qui non parliamo di gente che ingrandisce una stanza per bisogno o loca una stanza per integrare lo stipendio. 
    Qui si parla di affitti da 4000 euro a settimana come minimo! 
    Non facciamo i moralisti però sono dell’avviso che le regole vanno rispettate specialmente quando si tratta di un giro d’affari così consistente. 
    Il turismo per la nostra zona è una grande risorsa e non è consigliabile sollevare polveroni però non è nemmeno giusto che qualche “furbetto” passi sopra i tanti operatori che si comportano regolarmente. 
    A questo punto non possiamo che fare un plauso al lavoro della Polizia Municipale e a chi tra gli Amministratori ha consentito che il lavoro di controllo si svolgesse senza intoppi. 
    Attendiamo successivi sviluppi.

venerdì 21 luglio 2017

SULLA QUESTIONE DEI MIGRANTI QUALCOSA IN PIÙ SI PUÒ FARE di P. Brandi



Questa faccenda dei #migranti a #Castiglioni mi sembra degna di approfondimento, non tanto perché il tema non sia conosciuto, ma perché è il termometro di quello che può accadere quando qualcosa entra “di prepotenza” nel corpo di una comunità. Non a caso utilizzo la parola “prepotenza” perché con l’emergenza, perchè di una #emergenza si tratta, stanno saltando per aria alcune regole fondamentali come quella che spetta alle comunità locali decidere del proprio territorio.
A detta del sindaco i migranti a Castiglioni sono circa una cinquantina cioè, in termini percentuali, lo 0,4% della popolazione.  Se si guarda alle indicazioni del ministero che prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti grossomodo è stato raggiunto il punto di saturazione. Qualsiasi assegnazione in più, non concordata, è una “prepotenza” e il Sindaco farebbe bene a opporsi.
A questo proposito il nostro Sindaco dice di avere le mani legate perché non è informato dell’arrivo di queste persone. Però la Prefettura afferma il contrario, e cioè che il comune era ed è informato. Chi dice il falso? Basterebbe andare a vedere i verbali delle riunioni per conoscere la verità.
Ma Agnelli va più in là. Dichiara che le cooperative e le associazioni che accolgono i migranti a Castiglioni non si comportano bene. Quali sono i compiti delle cooperative e delle associazioni, oltre a quello di fornire pasti, vestiti e un tetto sulla testa a queste persone?
La Regione Toscana ha approvato un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni a dover stringere convenzioni. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, sponde dei fiumi.
Il nostro comune qualcosa ha fatto in questa direzione perché non si prosegue con decisione su questa strada?  
Chi è ospite, ne siamo arciconvinti, deve in qualche modo ripagare l’ospitalità.
Inoltre le cooperative o le associazioni che accolgono i migranti devono dare loro assistenza con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento, insegnare loro l’italiano e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. A Castiglioni questo avviene?
Forse il sindaco dovrebbe interessarsi anche a questi aspetti. E se ci sono comportamenti difformi dalla legge spetta a lui intervenire come autorità di pubblica sicurezza.
Io credo però che si debba parlare dei migranti oltre che come numeri anche come persone. Persone con delle storie da raccontare e vite da narrare. Qualcuno a Castiglioni si è mai posto il problema di sapere di che nazionalità sono, perché sono scappati, con quali mezzi hanno raggiunto l’Italia, quali sono le loro speranze?
L’unica cosa che sappiamo, scusate la brutalità, è che sono neri, il resto non interessa a nessuno.  
Forse un approccio diverso da parte del comune, dei partiti, delle associazioni, dei mezzi d’informazione locale sarebbe stato utile per anestetizzare i peggiori istinti che albergano nella pancia di tutti noi, me compreso. Invece qui avviene il contrario si attizzano le paure e i timori.

Paure e timori invero non del tutto ingiustificati. Perché qui non siamo difronte a un fenomeno passeggero ma a una vera ondata migratoria (dove le guerre c’entrano fino a un certo punto) e dove prevalgono ragioni economiche. E’ l’aspettativa di stare meglio che spinge questa gente sulle nostre coste. Io non sono convinto che questa marea sia di per se positiva, che serva, come dice qualcuno alla nostra economia. Qualcosa non torna: abbiamo una disoccupazione alta eppure i migranti sono utili a incrementare le casse dell’INPS? No, qualcosa non torna. Allora è necessario per evitare piccole speculazioni (come sta avvenendo a Castiglioni) a grandi speculazioni politiche (come avviene in tutta Europa) prendere il coraggio a due mani e ribadire una cosa assai semplice: Che l’Europa non può accogliere all'infinito masse di diseredati e che le soluzioni vanno cercate a casa loro. 

giovedì 13 luglio 2017

LA SFIDA DEI PROSSIMI ANNI E’ FAR CAMBIARE I SONDAGGI. QUESTA SIGNIFICHEREBBE CHE QUALCHE PROBLEMA E’ STATO RISOLTO di Paolo Brandi


Un sondaggio, ma forse sarebbe meglio chiamarlo monitoraggio, visto che non ha pretese di scientificità, tra un campione di castiglionesi ha fatto emergere dei dati che poco si discostano da quelli emersi  a livello nazionale.
Alla domanda quali fossero gli argomenti da affrontare nel nostro territorio le risposte sono state:
Lavoro e sviluppo 41%; Tassazione locale e costo dei servizi 17%; Immigrazione 14%; Politiche sociali 14%
Sicurezza 7%. Il resto, pochi spiccioli, è diviso tra cultura, manutenzioni, centro storico e frazioni.  
Pur piangendomi il cuore per il fatto che le politiche culturali arrivino agli ultimi posti devo riconoscere, con soddisfazione, che nonostante la frivolezza dell’attuale fase politico-amministrativa, tornino alla ribalta i problemi veri,  quelli da cui non si può svicolare con quattro chiacchiere.

Ed è giusto che sia così, la gente normale non è granché interessata al make-up, vuole cose concrete, pretende che la politica risolva i problemi e non li scansi come fossero escrementi di cane.

martedì 11 luglio 2017

LEGGI CONTRO LA PROPAGANDA FASCISTA? PANNICELLI CALDI PER NASCONDERE UNA CRISI POLITICA A ROMA E NEL NOSTRO PICCOLO A CASTIGLIONI

Si torna a parlare di proposte di legge contro la propaganda nazifascista, e se ne torna a parlare dopo settantadue anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Evidentemente c’è un motivo. Il motivo è semplice: da qualche anno (e non da ora) si assiste a un profluvio di propaganda “nazi” sui social, a curve degli stadi imbottite di svastiche e rune, a slogan e braccia tese nel saluto romano in occasione di ricorrenze storiche.  Oltre, ovviamente, alla solita oggettistica accendini col fascio, busti del Duce e manganelli con l’immancabile scritta “me ne frego”.
Questa recrudescenza, amplificata a dismisura da internet, ha indotto alcuni parlamentari a presentare  un disegno di legge intitolato “ Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.
Diciamo subito che il provvedimento ci sconcerta. Perché quando c’è necessità di una legge per rispondere a un fenomeno politico vuol dire che si è impotenti su altri fronti.
A noi non piacciono le leggi che mettono sotto torchio le idee, per quanto quelle idee possano essere aberranti e politicamente oscene. Non ci piacciono perché sono il segnale di un fallimento. Il fallimento è quello che dopo settanta anni si è costretti a intervenire con provvedimenti coercitivi per combattere la diffusione della propaganda nazi-fascista nel nostro paese.

La stessa cosa non avviene in Germania che pure è stata la culla dell’hitlerismo, la stessa cosa non avviene in Spagna con il franchismo, la stessa cosa non avviene in Portogallo con il Salazarismo. Qual è il motivo di questa differenza di approccio ai fascismi?
Nessuno si pone questa domanda, perché è una domanda importuna. La verità è che da noi non si è mai fatto i conti con il fascismo. Non si è voluto riconoscere che faceva parte della nostra storia e che la sua natura era connaturata a larga parte del popolo italiano. Se oggi un Mussolini redivivo (quello vero non qualche suo pallido imitatore) si presentasse alle elezioni raccoglierebbe percentuali a due cifre.
Da dove nasce l’amore per l’uomo forte?  

martedì 4 luglio 2017

CUORE NERO – NON BASTA CONDANNARE



Riceviamo e pubblichiamo l’articolo dell’Unione Comunale del Pd di Castiglion Fiorentino. Un articolo che lancia l’allarme su una situazione che già avevamo avuto modo di trattare all'indomani della comparsa di scritte antisemite suoi muri del paese. Ora il PD segnala altri fatti che mostrano come vi sia una chiara mescolanza tra atteggiamenti “goliardici”, come li definisce qualcuno, e inclinazioni di tipo politico.
Le svastiche proiettate dai riflettori a una festa rionale non sono solo un lampo di luce destinato a perdersi nel buio ma un segnale preciso che deve essere colto.
Però non basta sollevare il problema. Bisogna capirlo. E per capirlo occorre entrare nella testa della gente. Domandarsi perché a Castiglion Fiorentino ma anche in altri centri della Valdichiana vi sia un sollevarsi di questa marea che riprende temi e simboli di un radicalismo che non appartiene alla storia politica della nostra terra. In verità, non gli è appartenuto negli ultimi trent'anni, perchè in precedenza, se si scorrono le cronache, quella faglia tra quiete di provincia e politica radicale era già avvenuta.


Ma allora si trattava di gruppetti minoritari a cui facevano da pendant altre fazioni di segno opposto, oggi il fenomeno appare più imponente e per certi aspetti più ambiguo. Ma perché sta accadendo questo?

giovedì 11 maggio 2017

IL NULLA UMANO. IL NUOVO ROMANZO DI STEFANO MILIGHETTI

“Il nulla umano” di Stefano Milighetti, 0111 edizioni è la seconda opera di questo giovane autore. Un libro che arriva circa un anno dopo la pubblicazione di “Anima nera” il suo romanzo di esordio.  
Ma mentre “Anima nera” ti arriva come un pugno nello stomaco, “il nulla umano” ti scava dentro come un punteruolo e ti costringe a leggere almeno due volte le sue pagine. Non perché sia ermetico ma perché prestandosi a una doppia chiave di lettura, richiede un supplemento d’indagine.
Sia chiaro il nulla umano di cui parla l’autore, non ha nulla di filosofico, non è per intendersi, l’essere e il nulla di Sartre, è qualcosa di corposo come lo sono gli spigoli dell’esistenza.
Per questo va esplorato in due volte: la prima per conoscere, quella successiva per evitare di sbattere la testa su quegli angoli acuti.
E quando la seconda volta riprendi in mano il libro, ti si apre sotto i piedi un abisso dove precipiti a capo fitto in un crescendo di tensione.
Al primo impatto la sensazione che abbiamo avuto è stata quella che prova il viaggiatore di un treno notturno che dal finestrino osserva le case lungo la linea ferrata.
A ogni finestra corrisponde uno sprazzo di vita.
Così sono i capitoli del “nulla umano”, si aprono come finestre su vite diverse: Serena, Monica, Samantha, David e sulla voce narrante che le tiene insieme come un filo di Arianna.  

Solo alla fine, quando hai esaurito tutte le ipotesi, capisci che quella voce non appartiene a nessuno dei protagonisti o meglio appartiene all'unico vero protagonista del romanzo: l’odio.
Un odio sordo, implacabile, del color della notte senza luna.

lunedì 20 febbraio 2017

AGNELLI VS. GHINELLI, SOLO FANTASIA?



Il modo in cui le persone selezionano le informazioni dovrebbe porre seri quesiti a chi, nel rapporto con l’opinione pubblica, trova la sua ragione di esistere. Ci riferiamo in primo luogo ai partiti politici che per quanto bistrattati, malmessi e ridotti a simulacri si nutrono di consenso, e il consenso passa attraverso il convincimento e quest’ultimo si struttura tramite quella che alcuni definiscono “opinione diffusa”. Insomma le battaglie politiche prima ancora che nei luoghi deputati, in parlamento, nei consigli regionali e comunali si combattono e si vincono sul piano dell’informazione.
Per esempio a Castiglion Fiorentino la “battaglia dell’aglione” desta più interesse del dibattito sulle “aree di crisi industriale” e sul destino dell’area ex SADAM. Castiglioni non è un’eccezione, basta leggere un po’ di cronache per capire che la qualità della discussione ormai vola all'altezza del famoso “uccello padulo”.

Bisogna prenderne atto, senza però arrendersi alla banalità che converte tutto in barzelletta, perché poi alla fine le cose serie presentano sempre il conto.
Per esempio una notizia che è passata sotto traccia è il comunicato del Comune di Castiglion Fiorentino sulla quotazione in borsa della società ESTRA e sulla ventilata fusione COINGAS-ESTRA.
Il comunicato dice “L'appoggio del comune di Castiglion Fiorentino alle scelte strategiche del Comune Capoluogo (Arezzo ndr) sulle partecipate non è né scontato né tanto meno automatico”.
In sintesi si dichiara il proprio accordo sull'ingresso di ESTRA in borsa mentre sul secondo punto “è necessaria una condivisione politico-amministrativa di certe operazioni senza le quali il comune di Castiglion Fiorentino non potrà dare il suo consenso”.

venerdì 17 febbraio 2017

CONVEGNO DI CORTONA SULLE AREE DI CRISI ARIA FRITTA O QUALCOSA DI CONCRETO?


“Illusione dolce chimera sei tu…” cantava tanto tempo fa Achille Togliani, chissà perché ci è tornata in mente quella canzone quando abbiamo letto del convegno che si è tenuto mercoledì 15 febbraio al Centro S. Agostino di Cortona sulle aree di crisi industriale non complesse.  
Un appuntamento promosso dai comuni di Cortona e Castiglion Fiorentino in collaborazione con la Regione Toscana.
Sia chiaro, l’argomento merita attenzione ma non può essere foriero di chissà quali illusioni, perchè la realtà dei fatti è ben dura. Purtroppo c’è chi su questi abbagli ci gioca, c’è chi li alimenta, facendo credere che tra qualche tempo verranno risollevate  le sorti di un tessuto produttivo pesantemente colpito dalla crisi.
Le cose stanno in maniera diversa.
Cominciamo dai fondi disponibili per le aree di crisi non complessa, si tratta di circa 80 milioni di euro per tutta Italia e non come qualcuno aveva contrabbandato 80 milioni per la sola Toscana. 

Per quanto riguarda le spese ammissibili a un eventuale finanziamento, esse non devono essere inferiori a 1.500.000,00, Il che vuol dire al massimo 55 progetti finanziati in tutta Italia, per la Toscana si parla di 5 progetti. Ma la cosa più importante è che se qualcuno si era sognato che questi soldi arrivassero come la manna dal cielo deve ricredersi. I finanziamenti non sono per le amministrazioni ma per gli imprenditori che investono sul territorio, soggetti privati che hanno voglia di compartecipare e di rischiare. Insomma siamo alla presenza di un provvedimento che richiede gambe solide per camminare.

giovedì 16 febbraio 2017

PD: LA NAVE AFFONDA E L’ORCHESTRA SUONA. A ROMA E AD AREZZO CI VUOLE UN MATTO


Chissà cosa succederà alla prossima assemblea nazionale del PD. Il clima non è dei migliori e i vari attori non fanno niente per migliorarlo.
Renzi va avanti come un treno senza macchinista e la minoranza cerca i motivi che dividono rispetto a quelli che uniscono.   La cosa singolare è che in questo colloquio tra sordi mancano due cose fondamentali: la voce degli iscritti e il programma politico.
Un programma minimo che torni a parlare dei problemi veri: lavoro, sviluppo, ambiente, sicurezza e non le quattro fregnacce che da qualche tempo occupano le pagine dei giornali.
In questo clima il PD rischia di fare la fine del bicarbonato in un bicchiere d’acqua, sciogliersi lentamente in un ribollire di bollicine gassose. Ma almeno il bicarbonato aiuta a digerire, questa mistura invece fa venire il mal di fegato.
Fa venire il mal di fegato a chi aveva sperato che in Italia fosse possibile costruire un moderno partito riformista, in grado di far lavorare i cervelli migliori e che non mettesse nel cassonetto la storia ma la riaggiornasse sul terreno dell’innovazione, del cambiamento e della modernità.
Purtroppo il cambiamento è stato declinato nel modo peggiore, con un “fatti più in là” gridato in faccia ai vecchi. Il cambiamento non è stato la metamorfosi da bruco a farfalla ma un ascensore per salire ai piani alti. Insomma è stato uno scambio di culi, più o meno belli, sulle poltrone. Con il bel risultato di promuovere, nel migliore dei casi, degli incompetenti, nel peggiore dei piccoli trafficanti.
Il risultato? Potenti sganassoni su tutti i fronti, dalle elezioni locali fino al referendum, perché la gente è meno fessa di quanto si creda.
Ma il bello è che nessuno si mette in discussione, nemmeno chi, come Raffaella Paita, una che a suo tempo fece fuori Sergio Cofferati alle primarie per la regione Liguria grazie all'appoggio del Nuovo Centrodestra per poi regalare alla destra la regione. Questa signora invece di andare a meditare al Santuario della Madonna della Guardia si permette di intervenire con una certa protervia alla direzione nazionale. In verità la Paita dovrebbe essere accompagnata nel suo ritiro spirituale da una lunga teoria di personaggi, basta pensare a quello che è successo a Roma, a Napoli e in decine di altri comuni, compresa la città di Arezzo.

Ma alla fine questo è il problema minore. Il problema è un Partito che, come dice lucidamente Mario Tronti, “si è interessato alla politica dei diritti, trascurando i bisogni. Va bene la politica dell’Auditorium, e quella del tappeto rosso al Festival del cinema, ma coniugandole con le cose che contano davvero».
Insomma le ombre sono così tante da rischiare la cecità.
Per tornare a casa nostra è interessante quello che succede ad Arezzo.