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lunedì 30 gennaio 2017

Povero PD ,"nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”


“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!”

Le parole del sommo Dante, ci sono venute in mente analizzando la situazione in cui si dibatte oggi il PD. Il più grosso partito italiano (almeno ancora è così, dicono i sondaggi) si divincola come un pesce nella rete, senza riuscire a trovare una via d’uscita da una disputa interna che, ai più appare fuori dal mondo, ma che, se presa per il giusto verso, potrebbe essere utile a dare un piccolo contributo per ridisegnare le coordinate di una sinistra moderna, in grado di affrontare i grandi temi del domani.
Purtroppo mentre da noi assistiamo a una sorta di batracomiomachia (battaglia tra topi e rane) il mondo corre veloce e cambia verso come una trottola impazzita: il liberismo è difeso da un presidente della Cina (ancora formalmente comunista, il protezionismo, nella sua accezione peggiore, è difeso da un multimiliardario diventato (non per caso) presidente degli USA e la giustizia sociale dal Papa di Roma.
Il dibattito del PD, se volasse un pochino più alto delle carte bollate, potrebbe aiutare una sinistra europea, dove i partiti che s’ispirano al socialismo o trovano rifugio in vecchie certezze (vedi Inghilterra e Francia) con il rischio di prendere sonore batoste, oppure, come in Spagna, si mimetizzano nell'astensionismo per evitare di assumersi responsabilità di governo. L’ SPD è un caso a parte ma non pare godere di buona salute.

Un dibattito serio nel PD (dove non mancano cervelli in grado di funzionare ma che oggi sono soffocati dal conformismo) potrebbe aiutare a capire perché in Germania una fetta di elettorato di sinistra è costretta a fare il tifo per la Merkel oppure il motivo per cui in Olanda, Francia e nella stessa nazione tedesca (brutta roba) la destra estrema può fare il pieno dei voti.
E da noi? Da noi a fronte di una situazione ingarbugliata dal punto di vista economico, dove siamo dentro un imbuto in cui la produttiva cresce a stento e il problema del lavoro è pressante, dove la legge elettorale la fanno i giudici, l’unica soluzione pare essere andare di corsa al voto? Sperando in cosa? Nel beato nulla, perché se la legge elettorale rimarrà quella uscita dalla Consulta verrà fuori solo una gran confusione. Difficile, infatti, che uno dei partiti in corsa arrivi al 40% dei consensi.
E il PD che fa? Litiga.

martedì 20 dicembre 2016

GLI ASSESSORI NOMADI: UNA SPERANZA PER TANTI EX AMMINISTRATORI

A Roma è stato finalmente nominato/a  il nuovo assessore/a all'ambiente, si tratta di Pinuccia Montanari,  una professionista con un curriculum di tutto rispetto: laureata in filosofia e giurisprudenza, esperta di sostenibilità ambientale, presidente dell’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova, coordinatrice del Forum per la democrazia ecologica dell’Icef (International court of the environment foundation). E’ stata inoltre componente dell’Osservatorio nazionale rifiuti nominata dal Governo Prodi, è componente del Comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer Stiftung ed  ha collaborato con Alex Langer, quando era presidente della Commissione Albania, Romania e Bulgaria del Parlamento Europeo. Sicuramente un percorso professionale  di tutto rilievo, in cui si contemperano capacità scientifiche e capacità manageriali con una spruzzatina di entratura politica che non fa male.

Ma la cosa più singolare è che la neo-assessora “grillina” prima di approdare nella città eterna è stata assessora all'Ambiente e Città sostenibile a Reggio Emilia (2004-2009) e successivamente assessora ai Parchi storici e Decrescita del Comune di Genova (2009-2012), tutte e due le volte per conto del PD.  Una cosa davvero singolare per più motivi.
Il primo è che i grillini, di cui apprezziamo quantomeno il grado di novità, hanno sempre proclamato ai quattro venti di non voler spartire nemmeno un’unghia con chi aveva fatto politica prima del loro anno zero. Evidentemente hanno cambiato opinione, a meno che non si consideri l’incarico di assessore in un comune alla stregua di un incarico professionale, cosa che non è.

martedì 20 settembre 2016

IL DEGRADO CHE CI UCCIDERÀ

E’ di ieri la brutta, bruttissima notizia che un signore romano è stato preso a calci e pugni e quasi ammazzato da due giovanotti di 24 e 26 anni (italiani, a scanso di equivoci) perché aveva chiesto loro di spegnere le sigarette in uno spazio vietato al fumo della metropolitana.
Purtroppo, queste scene di ordinaria follia, sono sempre più frequenti. I motivi spesso sono futili: liti per un parcheggio, per uno sguardo di traverso, per un pestone al piede. Stupidaggini, stronzate che rischiano di trasformarsi in tragedia.
Una pazzia collettiva che fa il paio con i gesti di vandalismo, maleducazione, teppismo, sconcezze varie che insozzano le nostre strade.
Un decadimento civico che fa paura perché sembra inarrestabile, complice il menefreghismo della gente, la tolleranza delle istituzioni e leggi assolutamente inadeguate: quanto tempo resteranno in galera quei due delinquenti che hanno massacrato di botte quel signore?
Non stiamo esagerando. Basta frequentare qualunque luogo pubblico, in particolare le stazioni, per accorgersi di quello che accade intorno a noi.
Le stazioni, in questo senso, sono uno spaccato micidiale della realtà. Sono dei “non luoghi”, dei porti franchi dove la parte peggiore viene in superficie, come gli escrementi dal liquame di una cloaca.
Le stazioni ferroviarie diventano ricettacolo di sbandati senza dimora, stranieri in fuga, disperati e bande di ragazzini (maschi e femmine) che mostrano una irresponsabilità che spesso si trasforma in cattiveria.
Lo specchio sul quale siamo abituati a rifletterci si deforma, anche i luoghi comuni vengono meno. Perché questi ragazzi non sono facce nere arrivate coi barconi, sono italiani, figli e nipoti di famiglie perbene che però  stanno subendo, nell'indifferenza generale, una lenta mutazione genetica.

Solo colpa dell’età? Può essere che sia così. Ma quei due che hanno riempito di cazzotti il malcapitato romano non erano adolescenti, erano due persone che in altri tempi avrebbero già fatto il militare e trovato un lavoro. Ecco quello che forse manca: il senso della disciplina e una prospettiva per il futuro. Quando vengono meno queste due cose, vien fuori una miscela altamente infiammabile.

lunedì 12 settembre 2016

IL NO ALLE OLIMPIADI E' UN NO SALUTARE. CI SAREBBE DA IMPARARE


Nessuno potrà mai sospettarci di simpatie politiche nei confronti dell’attuale sindaca di Roma Virginia Raggi, però quello che sta accadendo sui giornali, più o meno di ogni tendenza, escluso il “Fatto Quotidiano” (che per altri versi pecca di eccessiva partigianeria sul lato opposto) non ci piace.
Vediamo colare dalle righe di stampa non inchiostro ma una materia che puzza, che ammorba, che intossica. C’è un intimo godimento nel vedere le difficoltà in cui si dibattono i cinque stelle a Roma senza pensare che quelle difficoltà si riflettono pesantemente sulla vita di milioni di persone e sulla rappresentazione di una città che proietta l’immagine dell’Italia nel mondo.

Parliamoci chiaro uno sputtanamento planetario della città eterna, non giova a nessuno. E non si poteva pretendere, a fronte dei problemi che attanagliano Roma da qualche lustro, che la Raggi risolvesse tutto in due mesi. Le montagne dell’Himalaya non si scalano in un giorno e le ferite aperte di una metropoli non si sanano con un po’ di penicillina.
Detto questo crediamo che quello che sta accadendo a Roma rappresenti un salutare bagno di umiltà  per i 5 stelle.

mercoledì 30 marzo 2016

SULLA SCIA DI MARINO E ALEMANNO UN BEL LIBRO SU CASTIGLIONI

Gli ex sindaci della Capitale Ignazio Marino e Gianni Alemanno affidano la loro storia a due libri di prossima uscita, tutti e due escono in concomitanza con le elezioni amministrative, mai come in questo caso politica e mercato (editoriale) coincidono.
Quello di Ignazio Marino s’intitola, in maniera efficace “Un marziano a Roma”, quello di Gianni Alemanno, ancor più enfatico, “Verità Capitale”.
Entrambi i testi, pur da sponde diverse, suonano come atti di accusa verso un apparato politico che si nutre d’intrighi e tradimenti, di un sistema imprenditoriale onnivoro e affamato, di un proliferare d’affari più o meno leciti che attraversano il sottosuolo di Roma.

Marino accusa senza mezzi termini Renzi di averlo fatto fuori, di aver avuto contro i giornali di certi gruppi economici.

giovedì 24 marzo 2016

ROMA: LA RAGGI HA DETTO COSE CHE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE

Non sappiamo se abbia ragione il governatore della Puglia Emiliano a dire che nel Pd c’è chi utilizza “metodi da venditore di pentole”, certo è che si è smesso da tempo di fare analisi politica e questo comporta un restringimento del dibattito. La politica è una cosa seria perché riguarda la vita delle persone e pensare di semplificarla, tagliandola a fette come un salame, non ci pare una bella soluzione perché rimane solo il culaccino, che sarà pure buono ma vuol dire che siamo alla fine.
Sapete perché ci è venuto in mente questo paragone?  Perché abbiamo letto gli attacchi di alcuni esponenti del PD alla candidata cinque stelle a sindaco di Roma Virginia Raggi. Lungi da noi di essere accusati di simpatie per i Pentastellati, però non sopportiamo le strumentalizzazioni.

Quale sarebbe la colpa della Raggi? Quella di aver dichiarato, rispetto a ACEA, la multiservizi romana i cui interessi spaziano dall'acquaall'energiaall'ambiente: “Dobbiamo valutare, di sicuro cambieremo il management e inizieremo a fare investimenti sulle reti. Vedremo come agire per tutelare la volontà dei cittadini".

martedì 16 febbraio 2016

PAURA DI VINCERE

Questa non l’avevamo mai sentita, secondo una senatrice grillina che di nome fa Taverna, sostantivo vagamente etilico (Nomen omen), esisterebbe un complotto per far vincere i cinque stelle a Roma. Superata la sorpresa, abbiamo provato a ragionarci sopra.
Da che mondo è mondo i complotti si fanno per far perdere ma macchinazioni messe in piedi per far vincere è una novità assoluta. La sottile tesi della Taverna è questa: ci vogliono far vincere per poi tagliarci i fondi, farci fare brutta figura e dimostrare che non siamo capaci di governare. Tesi invero piuttosto ardita. I fondi regionali e statali sono governati da leggi precise, non sono come la cannella dell’acqua pubblica per cui basta un semplice stagnino per interrompere il flusso. Insomma “tagliare” per dispetto i denari destinati a Roma (a nostro avviso fin troppi) sarebbe arduo sul piano legislativo oltre che su quello politico.
Noi crediamo che il problema sia più di natura psicologica, in termini tecnici si chiama Nikefobia, cioè "paura di vincere".