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mercoledì 20 aprile 2016

DOPO REFERENDUM: EVITIAMO DI FARE I CAPITAN FRACASSA

E’ una sana abitudine, prima di dare giudizi, far passare qualche giorno. Abbiamo applicato questo metodo al referendum sulle trivelle. Concordiamo con molti commentatori nel dire che non ha vinto nessuno.
Che la consultazione non potesse arrivare al quorum era scritto: quando ormai il 40% degli elettori diserta le urne per le elezioni, quando c’è un diffuso appello all'astensione, è scontato che non si arrivi alla fatidica soglia del 50 più uno.  C’è poi da tenere conto che il quesito interessava solo alcune regioni e soprattutto si è voluto trasformare (sbagliando) la battaglia referendaria in uno scontro con Renzi.

venerdì 15 aprile 2016

REFERENDUM, TRIVELLE ED ENERGIA: VOTARE O NON VOTARE?

Secondo il dettato costituzionale “non è ammesso il referendum per le leggi tributarie, di bilancio, amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali ”.
I motivi sono facilmente comprensibili: sarebbe fin troppo facile abolire leggi che impongono le tasse, squilibrando così i conti dello Stato, com'è altrettanto evidente che indulti e amnistie sono argomenti ben poco popolari tra la gente. Per quanto riguarda invece i trattati internazionali è palese che in materia di rapporti tra stati gli impegni devono essere rispettati e quindi non possono sottostare alla spada di Damocle di un referendum.

Rispetto all'appuntamento di domenica riteniamo legittima qualunque posizione, compresa quella dell’astensione. Se, infatti, esiste un quorum per la validità del referendum astenersi è una “posizione politica” che ha la stessa dignità del No o del Si. Certo sarebbe preferibile che i contrari si presentassero alle urne, senza succhiare la ruota degli astensionisti di mestiere, che ormai rappresentano una bella porzione di elettorato.