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giovedì 8 novembre 2018

Castiglion Fiorentino: LA STAZIONE E LA PAURA


Sono arrabbiato, anzi di più, sono incazzato nero con me stesso. La causa è in quello che mi è accaduto ieri. Da un pò di tempo evito di viaggiare in macchina lungo la SR 71, in certi momenti quella strada è un alveare, meglio prendersela comoda e sfruttare il fatto che Castiglion Fiorentino ha un ottimo collegamento ferroviario con Arezzo. 
Ieri, a pomeriggio inoltrato, sono andato alla stazione e, da quel momento in poi, due cose mi hanno fatto infuriare. 
La prima incavolatura è stata cagionata dal fatto che la nostra stazione non ha più una biglietteria. Ho già segnalato questa cosa ma pare che non interessi a nessuno. Eppure le biglietterie sono utili: funzionano da presidio, offrono un servizio a turisti ed anziani,rendono viva una stazione tuttavia, chi dovrebbe risolvere il problema, se ne strafotte, lasciando le cose come sono. Ma non è questa la ragione principale della mia rabbia.
La ragione principale è che a quell'ora sulla banchina, in attesa del treno, c’ero io, un paio di ragazzine e un bel pò di stranieri, in gran parte persone di colore. Sia chiaro, non facevano nulla di male, eppure mi sono sentito a disagio.
Mi sono chiesto: se uno come me, una persona normale, di media cultura, più o meno aperto al mondo, si sente così, la stessa cosa può allora capitare a tante altre persone. E con più ragione può accadere a chi vive in quartieri degradati, in periferie urbane assediate, in stazioni ferroviarie dove puoi trovare di tutto.

In quel preciso istante, di fronte al mio ingiustificato disagio, ho capito la rabbia che sento montare in giro. Una rabbia sorda, primordiale che non cresce nei quartieri eleganti, ma turbina, come un uragano, laddove vive la gente semplice. Una rabbia generata dalla paura.
La paura, alla faccia di chi la nega, è un fatto concreto, si tocca con mano, ti fa soffrire quanto la fame e la sete, la paura ti rende fragile perché inquina l’anima e la fa diventare permeabile a qualunque dottrina, comprese quelle che predicano l’odio e la violenza. La paura è tanto più forte quando si combina col disagio economico, alla lotta quotidiana per la sopravvivenza. Oggi sopravvivere non significa solo arrovellarsi per un tozzo di pane, significa trovare i soldi per pagare il mutuo, cercare un lavoro, curarsi senza spendere un patrimonio. La paura, com'è capitato a me su quella banchina, ottenebra la ragione e ti fa pensare che il problema in questo paese siano i poveri e non invece i troppo ricchi.
A Genova multano quelli che per bisogno (altrimenti chi diavolo lo farebbe?), frugano nei cassonetti in cerca di cibo. E’ facile prendersela con gli ultimi, con i più deboli, ma è così che si risolvono i problemi?  La ragione direbbe di no, eppure c’è sempre più gente che lo pensa. Sia chiaro, questo non vuol dire che chi delinque, chi si comporta male, debba sempre avere una giustificazione. Il tempo del libro “Cuore” è finito e chi compiere un crimine, grande o piccolo che sia, va punito.
Un vecchio proverbio cinese dice: “Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito”, per questo io sono arrabbiato con me stesso. Perché alla stazione, ieri sera, ho guardato il dito ed ho sentito crescere dentro di me un fastidio, un timore per i quali provo vergogna.

Paolo Brandi  

domenica 21 ottobre 2018

POLITICA, BRUTTA PAROLA. I ROMANI CI INSEGNANO, SE POI NON VOGLIAMO IMPARARE SONO CAVOLI NOSTRI


Tutti parlano, parlano e ciarlano, ciarlano e parlano, eppure basterebbe citare alcuni brevi motti, ricavati dalla saggezza latina per capire il senso delle cose e provare a rimediare ai danni fatti:
Parvum parva decet: Le piccole preoccupazioni fanno parlare quelle grandi lasciano muti.
Smettiamo dunque di pensare che i piccoli problemi quotidiani non contino nulla di fronte al formarsi di un’opinione sociale. Fa molto più danno vedere qualcuno che non paga il biglietto su di un treno e con arroganza si ribella al controllore che cento discorsi da un palco.
Parvula despiciens conquirit maxima nunquam: Disprezzando le piccole cose non si conquistano quelle grandi.
Non è sottovalutando le cose che pesano nella vita della gente comune: le liste di attesa a un pronto soccorso, le difficoltà a pagare un mutuo, la sofferenza di non avere i denari per mandare il figlio all’asilo nido,  una pensione che non consente di pagare contemporaneamente le bollette e una visita specialistica, che si raggiungono i grandi obbiettivi. Perché, in democrazia, le spinte che arrivano dal basso sono importanti quanto le teorie dei grandi pensatori.

Parvus pendetur fur, magnus abire videtur: il piccolo ladro viene impiccato mentre il grande viene visto fuggire.
Non possiamo non considerare la sete di giusta della gente, un moto che qualcuno ha trasformato furbescamente in una rivolta disordinata. La lotta ai privilegi, alla diseguaglianza, all’opulenza che diventa spreco è nel DNA della sinistra, perché l’abbiamo persa? Cominciamo a darci delle risposte e forse troveremo la strada.  
Patria mea totus hic mundus est: La mia patria è tutto questo mondo. Questo è un concetto bello ma complicato, se non lo colleghiamo con un altro e cioè Patria est ubicumque est bene: La patria è dove si sta bene. E se dentro questi schemi che si chiamano globalizzazione, multiculturalità, la gente si sente insicura, impaurita dobbiamo capire come rimediare. Perchè altrimenti prende ragione chi vuol tornare alle piccole patrie, che è come dire andiamo fare le comparse nel palcoscenico della storia. Tuttavia non possiamo nemmeno pretendere di fare gli attori abdicando ai nostri valori, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni.
I nostri antenati avevano capito molte cose che oggi noi tendiamo a dimenticare. Non vogliamo ragione di siffatte questioni con spirito libero e senza schemi pre-costituiti? Benissimo, “ognun per se e Dio per tutti”. Però Il pericolo l’abbiamo davanti agli occhi: quello che per rabbia, disperazione, rassegnazione o vacua speranza si affidi l'ovile pieno al lupo di montagna: Plenum montano credis ovile lupo.
Con tutto quello che ne consegue.

Paolo Brandi