In una scuola di Moncalieri (TO), un
alunno è stato sospeso perché vendeva snack e merendine ai compagni di studi. In
questa sua attività il ragazzo ha mostrato una notevole capacità imprenditoriale,
infatti, sondava i prezzi migliori nei supermercati, e attraverso Whatsapp monitorava
i gusti della clientela. Tanto per fare un esempio, il giovane imprenditore
pagava gli snack 30 centesimi, li rivendeva a 50 mentre al distributore
automatico della scuola costavano un euro. Margini minimi ma tutti erano
contenti.
Tutti meno che le autorità, perché essere
troppo intraprendenti, può diventare un rogna perché, come spiega il preside
della scuola, “è un problema di legalità. La scuola, insieme ai saperi, alle conoscenze,
alle abilità, deve anche insegnare a questi ragazzi a essere cittadini e dunque
a rispettare le legge”».
Noi siamo rispettosi della legge, però,
francamente, non ce la sentiamo di condannare un ragazzo che s'ingegna a fare
qualche soldo vendendo merendine. Sarebbe stato parecchio peggio se avesse
venduto anfetamine, coca o coltelli a serramanico.
Ancora una volta riaffiora un vecchio
vizio italico, quello per cui, per fare qualunque cosa, ci vogliono licenze, timbri,
marche da bollo e senza questi pezzi di carta si va incontro a una censura o
anche peggio.


















