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domenica 7 ottobre 2018

I PROFESSIONISTI DELL’ INFORMAZIONE CHE TRASFORMANO IL RE CARNEVALE NEL RE SOLE


Se tutto si consuma in fretta, in fugaci immagini, in corbellerie spacciate per cose serie, se tutto diventa chiacchera senza memoria, la colpa non è di chi, per calcolo o incapacità, fa il buffone o lancia segnali che ricordano quelli del “caudillo Peron”.
No, signori cari, la colpa non è loro. Quelli fanno il loro mestiere, si difendono con le armi che hanno. La colpa, se vogliamo dirla tutta, è di chi, dalle grandi città alle nostre piccole comunità, non sente un moto di rigetto, la colpa è di chi, pur avendo argomenti, sta zitto, la colpa è di chi, e qui ci metto il carico da undici, pur facendo per mestiere informazione, mette sul  trono “re carnevale” facendolo passare come il Re Sole.

Il mio non vuol essere un ragionamento di parte, di esempi del deterioramento della intelligenza ne troviamo a bizzeffe a destra quanto a sinistra. Quello che mi preoccupa è il silenzio, che non è il silenzio degli innocenti ma dei colpevoli. Il silenzio in questo caso non è d’oro, il silenzio è pavidità, illusione che le cose cambino da sole. Che errore! Le cose mutano non perché a noi ripugnano, le cose cambiano, o meglio possono cambiare, solo con l’impegno, la dedizione, il lavoro. Possono cambiare se c’è passione nel fare le cose e non mero calcolo. Oggi mi sento pessimista, però, come diceva Scarlett O'Hara in “Via col vento”,
-Dopotutto, domani è un altro giorno.-
Paolo Brandi


mercoledì 22 agosto 2018

INVECE CHE FESTE DELL'UNITA' CHIAMIAMOLE FESTE DELL'UMILTA'


Diceva Albert O. Hirschman che "non c'è peggior categoria di politici di coloro che credono di sapere sempre come stanno le cose, senza bisogno di confrontarsi con chi non la pensa come loro poiché, oltre ad aver la mente chiusa al dubbio e all'apprendimento, hanno la supponenza di chi non ha nulla da imparare".
Quelle parole mi risuonano in testa come una campana a lutto. Quanta ragione e quanta difficoltà nell'applicare quella dote che si chiama Umiltà. Umiltà nello smettere di pensare che ragione e verità stiano da una parte sola, umiltà come servizio nel mettere se stessi e le proprie azioni a disposizione degli altri.
E’ un esercizio difficile lo so, basta vedere come l’agire politico che, per sua natura, dovrebbe essere finalizzato al bene comune, e dunque non avere bisogno di esaltazioni su face book, instagram e chi più ne ha più ne metta, diventi sempre più spesso spettacolo per coprire il vuoto d’idee e proposte.
Dobbiamo scendere dal piedistallo e tornare a immergerci nella vita reale delle persone: quelle che prendono il treno dei pendolari, quelle che fanno la fila allo sportello ella USL, quelle che vanno nei supermercati  a fare la spesa, quelle che arrivavano a stento a fine mese, quelle che pagano il 47% del proprio reddito in tasse, quelle che non capiscono perchè la bolletta del gas costa più di tasse che di consumi. L’elenco potrebbe continuare a lungo: lotta ai privilegi, prezzo dei libri scolastici, tasse universitarie, rette degli asili nido e delle case di riposo ma non voglio tediarvi. Umiltà e dedizione due vocaboli che sembrano scomparsi dal nostro vocabolario politico e che invece vanno rimessi al centro.
Una proposta: per un anno, due e forse anche tre invece le Feste dell'Unità chiamiamole feste dell'Umiltà.
Paolo Brandi

domenica 19 agosto 2018

QUELLI CHE PIANGONO E POI TI FREGANO, OVVERO POPULISMO VS. DEMAGOGIA





Il populismo, come ho cercato di spiegare, non è di per se negativo,  perché aiuta a capire quello che vuole la gente.  Diventa negativo quando si assecondano gli istinti peggiori e si promette ciò che non può essere mantenuto, perché così si produce ancor più scontentezza e alla fine si arriva, non solo metaforicamente, a tagliare le teste in piazza.  Il fatto di incolpare sempre qualcun altro senza assumersi responsabilità e soprattutto senza indicare soluzione, può accontentare tanta gente ma non risolve i problemi
Ecco perché io continuo a dire che attaccare i privilegi, l’ingiustizia sociale, garantire la sicurezza, pretendere il rispetto dei valori della nostra civiltà, diminuire la burocrazia, lottare contro la corruzione, dare un futuro ai giovani non è demagogia è rispondere ai bisogni. Poi, però, è necessario darsi da fare, non piangere sempre come gatti in amore.  «Chiagne e fotte» dicono a Napoli dei tipi così.

Bisogna farlo smettendo di bluffare, senza rilanciare sempre come se fosse una partita di poker. Di bluffatori ne abbiamo visti tanti e i risultati si toccano con mano. Chi è chiamato a governare deve risolvere i problemi punto e basta, sarà poi il popolo sovrano a giudicare.  
E l’opposizione che fa? Riproduce il solito copione, “tu dici una cosa a me, io dico una cosa a te”, teatrino, solo teatrino, ridotto a dichiarazioni da trenta secondi e twitter che non dicono più niente.  È indubbio che occorra difendersi dalla menzogne e dalle accuse ma questo non basta. O l’opposizione rilancia una sua proposta rispetti ai temi che ho elencati oppure è condannata alla estinzione, perché se si accetta la logica del “circo” vince sempre  il clown che per una stagione raccoglie tanti applausi e dopo che è venuto a noia colleziona solo insulti.

Paolo Brandi

giovedì 21 giugno 2018

PAROLE CHIARE SU IMMIGRAZIONE E DISUGUAGLIANZA


E’ certo che le “politiche” del ministro Salvini su migranti e rom raccolgano un largo consenso. Le ragioni sono diverse: esiste in una parte della nostra gente, una disposizione al razzismo. Una disposizione alimenta da pregiudizi ma anche da comportamenti irrispettosi che alcuni migranti hanno nei confronti del vivere civile. C’è poi un tabù antico verso gli “zingari”, un preconcetto che nasce dalla diffidenza degli stanziali nei confronti dei nomadi ma che trova spiegazione in atteggiamenti come l’accattonaggio, i borseggi, i furti.
Sia chiaro, non dico di esser d’accordo, dico che questo spirito da apartheid nella testa della gente esiste ed è duro da estirpare, per fortuna riguarda una minoranza.
C’è poi la paura dettata dall'insicurezza.  Pur non essendo vero che tutti i migranti sono delinquenti, è altrettanto vero che i numeri sono impietosi.
 
Al 1 gennaio 2016 le persone nate all’estero ma residenti in Italia rappresentavano l’8,3% del totale della popolazione, mentre sfioravano il 27% nella popolazione carceraria. Le ragioni sono tante ma anche spiegandole, difficilmente, riusciremo a convincere le persone spaventate perché la notte non possono passeggiare tranquillamente, oppure le donne che subiscono molestie se attraversano un parco cittadino.
C’è poi un terzo elemento, a mio avviso il più forte di tutti, che porta acqua al mulino dell’intolleranza.  
Si chiama disagio economico e allora per combattere il populismo non bisogna diventare populisti ma aggredire le cause che lo generano.  
In questo paese la gente soffre di una crescente diseguaglianza. 
Da una parte lavori precari, contratti bloccati, stipendi bassi, scarsa mobilità sociale, fisco esoso, burocrazia alle stelle, dall’altra un pezzo di società che si arricchisce sempre di più, infischiandosene di tutto e di tutti.
In questa situazione è logico che gli animi si esasperino. Chi non può pagare l’asilo nido si arrabbia col figlio del migrante, chi non ha casa s’infuria se si vede scavalcato nella graduatoria delle case popolari da uno straniero, chi non ha un lavoro e vive di precariato  diventa idrofobo  se vede spendere miliardi per l’accoglienza. E di esempi se ne potrebbe fare molti altri. A fronte di questa situazione la sinistra ha perso la bussola, lasciando in mano ai demagoghi il tema della lotta alla disuguaglianza e ai privilegi. 
E’ dura recuperare lo svantaggio ma non impossibile.  In primo luogo occorre spogliarsi di una veste troppo stretta che ci siamo cuciti addosso. Ci vuole più umiltà, più capacità di ascolto, ci vuole più popolo e meno élite. Bisogna scegliere da che parte stare: con i grandi gruppi industriali e finanziari o con la gente comune?
Proviamo a dare una risposta e forse daremo una svolta al nostro futuro.  

Paolo Brandi

lunedì 4 giugno 2018

I CURRICULUM DEI MINISTRI, UNA COSA DA RIDERE



Questa storia dei curriculum dei ministri mi fa un po’ sorridere, conosco gente con la terza media che ha più sensibilità, intelligenza e responsabilità di parecchi laureati.  
Questo però non significa trasformare tutta nella sagra di Santa Ignoranza, una specie di carnevale dove chi meno sa è più degno di rispetto e merita una rapida ascesa nell’olimpo della politica.
Governare una nazione, una regione, una metropoli, un comune non è un esercizio facile perché si decide del destino di tante persone. Perciò, chi governa, non può vantarsi di “non sapere”.  
Detto in altre parole se uno sceglie un medico o un commercialista non va a cercare quelli messi peggio ma quelli che per competenza, esperienza ed affidabilità garantiscono il miglior risultato.

Lo stesso dovrebbe avvenire per chi fa politica con una dote in più: la propensione a guardare più al bene del prossimo che al proprio.  
Giovanni Marcora (chi è? Dirà qualcuno) è stato uno dei più grandi ministri dell’agricoltura di questo paese, però non era laureato e non era nemmeno un perito agrario, era un geometra.
Gianfranco Bartolini (chi era?) è stato presidente della Regione Toscana, iniziò a lavorare giovanissimo nella bottega di fabbro del padre e poi fece l’operaio.  
Eppure nei libri è ricordato come un valente amministratore.
Per cui, se mi è consentito, se è stupido dire che uno non può fare il ministro se non è laureato, è altrettanto stupido dire che uno può far bene il ministro del turismo perchè possiede una agenzia di viaggi. 
L’esperienza mi ha insegnato che le persone si misurano sui fatti non coi titoli.
Paolo Brandi


venerdì 1 giugno 2018

AL PD LA MEDICINA AMARA DELL'OPPOSIZIONE PUÒ' FAR BENE


Anch’io, come credo un bel pò d’italiani, sono curioso di capire cosa combinerà il nuovo governo giallo-verde.
Sarà davvero il “governo del cambiamento”?
Oppure rappresenterà il covile di nuovi gattopardi?
Vedremo.
Non sono abituato a dare giudizi, scusate il gioco di parole, dettati dal pregiudizio, per me contano i fatti.
Di una cosa però son sicuro, è sbagliato etichettare questo governo come un “governo di destra”.
Parlare di un governo di destra avrebbe senso solo se dall’altra parte esistesse una sinistra.
Quindi la domanda è: “Esiste una sinistra in questo paese?”
E con questo non intendo un vago sentimento di giustizia sociale, di redistribuzione della ricchezza, di universalità dei diritti, di rispetto per l’ambiente.
Intendo una forza politica organizzata in grado di prospettare un’idea di futuro.
No, in questo momento non c’è.

Però la sinistra o il centro sinistra se preferite, nonostante la loro disarticolazione hanno, in questo momento, una grande occasione, una occasione che nasce dal ruolo di unica opposizione, perché Forza Italia farà una resistenza blanda e priva di nerbo.
Bere l’amaro calice può essere una cura per liberarsi dalle molte tossine che si sono accumulate in questi anni e consentire, in primo luogo al PD, di decontaminarsi dal potere e dai suoi inganni ed essere così in grado di attaccare le radici del populismo.
Radici profonde che parlano anche al cuore della gente di sinistra.

sabato 5 maggio 2018

LA POLITICA RIDOTTA A GIOCO DELL’OCA: roba da star male.



Quando leggo le cronache politiche mi viene un dubbio, anzi più di uno, ma uno in particolare: manca da parte di tutti il senso di realtà. 
Cioè quella qualità che chi si occupa della cosa pubblica dovrebbe possedere al massimo grado. 
In altre parole i problemi della gente passano in secondo piano rispetto a una serie di veti, controveti, subordinate, condizioni, cavilli. Come se invece di formare un governo per affrontare i problemi si giocasse al “gioco dell’Oca”: Fai due passi avanti, torna al via, resta fermo un giro. 

Eppure le cose son più semplici di quanto si voglia far credere, c’è per esempio la volontà da parte di qualcuno di affrontare un tema come quella delle disuguaglianze in questo paese? C’è la volontà di giocare da protagonisti e non da comprimari le partite internazionali? C’è la volontà di dire che l'italia non riparte fin quando il costo del lavoro è uno dei più alti al mondo e gli stipendi tra i più bassi d’Europa. C’è la volontà di dire che la tassazione nazionale e locale è spesso ingiusta? 
Se ci sono queste condizioni non è difficile trovarsi d’accordo. In caso contrario continuino pure il teatrino, consapevoli che qualcuno, prima o poi vincerà nei numeri, anche se , come accaduto recentemente in Friuli, il 50% degli elettori sta a casa. E quando metà dell’elettorato non va a votare non è mai un buon segno.
Paolo Brandi

martedì 4 luglio 2017

CUORE NERO – NON BASTA CONDANNARE



Riceviamo e pubblichiamo l’articolo dell’Unione Comunale del Pd di Castiglion Fiorentino. Un articolo che lancia l’allarme su una situazione che già avevamo avuto modo di trattare all'indomani della comparsa di scritte antisemite suoi muri del paese. Ora il PD segnala altri fatti che mostrano come vi sia una chiara mescolanza tra atteggiamenti “goliardici”, come li definisce qualcuno, e inclinazioni di tipo politico.
Le svastiche proiettate dai riflettori a una festa rionale non sono solo un lampo di luce destinato a perdersi nel buio ma un segnale preciso che deve essere colto.
Però non basta sollevare il problema. Bisogna capirlo. E per capirlo occorre entrare nella testa della gente. Domandarsi perché a Castiglion Fiorentino ma anche in altri centri della Valdichiana vi sia un sollevarsi di questa marea che riprende temi e simboli di un radicalismo che non appartiene alla storia politica della nostra terra. In verità, non gli è appartenuto negli ultimi trent'anni, perchè in precedenza, se si scorrono le cronache, quella faglia tra quiete di provincia e politica radicale era già avvenuta.


Ma allora si trattava di gruppetti minoritari a cui facevano da pendant altre fazioni di segno opposto, oggi il fenomeno appare più imponente e per certi aspetti più ambiguo. Ma perché sta accadendo questo?

lunedì 20 febbraio 2017

AGNELLI VS. GHINELLI, SOLO FANTASIA?



Il modo in cui le persone selezionano le informazioni dovrebbe porre seri quesiti a chi, nel rapporto con l’opinione pubblica, trova la sua ragione di esistere. Ci riferiamo in primo luogo ai partiti politici che per quanto bistrattati, malmessi e ridotti a simulacri si nutrono di consenso, e il consenso passa attraverso il convincimento e quest’ultimo si struttura tramite quella che alcuni definiscono “opinione diffusa”. Insomma le battaglie politiche prima ancora che nei luoghi deputati, in parlamento, nei consigli regionali e comunali si combattono e si vincono sul piano dell’informazione.
Per esempio a Castiglion Fiorentino la “battaglia dell’aglione” desta più interesse del dibattito sulle “aree di crisi industriale” e sul destino dell’area ex SADAM. Castiglioni non è un’eccezione, basta leggere un po’ di cronache per capire che la qualità della discussione ormai vola all'altezza del famoso “uccello padulo”.

Bisogna prenderne atto, senza però arrendersi alla banalità che converte tutto in barzelletta, perché poi alla fine le cose serie presentano sempre il conto.
Per esempio una notizia che è passata sotto traccia è il comunicato del Comune di Castiglion Fiorentino sulla quotazione in borsa della società ESTRA e sulla ventilata fusione COINGAS-ESTRA.
Il comunicato dice “L'appoggio del comune di Castiglion Fiorentino alle scelte strategiche del Comune Capoluogo (Arezzo ndr) sulle partecipate non è né scontato né tanto meno automatico”.
In sintesi si dichiara il proprio accordo sull'ingresso di ESTRA in borsa mentre sul secondo punto “è necessaria una condivisione politico-amministrativa di certe operazioni senza le quali il comune di Castiglion Fiorentino non potrà dare il suo consenso”.

giovedì 16 febbraio 2017

PD: LA NAVE AFFONDA E L’ORCHESTRA SUONA. A ROMA E AD AREZZO CI VUOLE UN MATTO


Chissà cosa succederà alla prossima assemblea nazionale del PD. Il clima non è dei migliori e i vari attori non fanno niente per migliorarlo.
Renzi va avanti come un treno senza macchinista e la minoranza cerca i motivi che dividono rispetto a quelli che uniscono.   La cosa singolare è che in questo colloquio tra sordi mancano due cose fondamentali: la voce degli iscritti e il programma politico.
Un programma minimo che torni a parlare dei problemi veri: lavoro, sviluppo, ambiente, sicurezza e non le quattro fregnacce che da qualche tempo occupano le pagine dei giornali.
In questo clima il PD rischia di fare la fine del bicarbonato in un bicchiere d’acqua, sciogliersi lentamente in un ribollire di bollicine gassose. Ma almeno il bicarbonato aiuta a digerire, questa mistura invece fa venire il mal di fegato.
Fa venire il mal di fegato a chi aveva sperato che in Italia fosse possibile costruire un moderno partito riformista, in grado di far lavorare i cervelli migliori e che non mettesse nel cassonetto la storia ma la riaggiornasse sul terreno dell’innovazione, del cambiamento e della modernità.
Purtroppo il cambiamento è stato declinato nel modo peggiore, con un “fatti più in là” gridato in faccia ai vecchi. Il cambiamento non è stato la metamorfosi da bruco a farfalla ma un ascensore per salire ai piani alti. Insomma è stato uno scambio di culi, più o meno belli, sulle poltrone. Con il bel risultato di promuovere, nel migliore dei casi, degli incompetenti, nel peggiore dei piccoli trafficanti.
Il risultato? Potenti sganassoni su tutti i fronti, dalle elezioni locali fino al referendum, perché la gente è meno fessa di quanto si creda.
Ma il bello è che nessuno si mette in discussione, nemmeno chi, come Raffaella Paita, una che a suo tempo fece fuori Sergio Cofferati alle primarie per la regione Liguria grazie all'appoggio del Nuovo Centrodestra per poi regalare alla destra la regione. Questa signora invece di andare a meditare al Santuario della Madonna della Guardia si permette di intervenire con una certa protervia alla direzione nazionale. In verità la Paita dovrebbe essere accompagnata nel suo ritiro spirituale da una lunga teoria di personaggi, basta pensare a quello che è successo a Roma, a Napoli e in decine di altri comuni, compresa la città di Arezzo.

Ma alla fine questo è il problema minore. Il problema è un Partito che, come dice lucidamente Mario Tronti, “si è interessato alla politica dei diritti, trascurando i bisogni. Va bene la politica dell’Auditorium, e quella del tappeto rosso al Festival del cinema, ma coniugandole con le cose che contano davvero».
Insomma le ombre sono così tante da rischiare la cecità.
Per tornare a casa nostra è interessante quello che succede ad Arezzo. 

martedì 27 dicembre 2016

AREZZO E SIENA, DUE BANCHE, DUE PESI, DUE MISURE. IL PD BATTA UN COLPO

Il Segretario provinciale del #Pd fa bene a protestare contro gli episodi d’inciviltà che hanno colpito la sede provinciale del partito: manifesti strappati, lancio di fumogeni e volantini appiccicati sul portone. Tutto questo nel corso dell’ennesima manifestazione contro i decreti salva-banche. In verità, se fossimo tra i risparmiatori aretini, anche noi saremmo incazzati per la palese discriminazione tra i clienti di #Banca Etruria e quelli del Monte dei Paschi. Due pesi e due misure non vanno bene, ancorché le situazioni siano diverse. La verità, come hanno fatto rilevare commentatori ben più autorevoli di noi è che nella vicenda #Monte dei Paschi è stato fatto un bel regalo di Natale ai detentori di obbligazioni subordinate di quell'istituto. Con il rischio concreto di premiare chi ha acquistato le obbligazioni sul mercato secondario nei mesi scorsi, sfruttando la disperazione dei piccoli risparmiatori o peggio premiando i gestori degli hedge fund che questa estate hanno fatto razzia di titoli subordinati di Mps, nonostante l’investimento apparisse privo di ogni fondamento logico.

Insomma si ricompensano i #furbetti, ma il problema, almeno per il PD aretino è un altro.
Ed è quello di non essere stati chiari sulla vicenda di banca Etruria, per cui questa banca dai giornali nazionali, un po’ meno da quelli locali che conoscono i fatti, è stata catalogata come una banca “rossa”. Ma quando mai? Basta vedere le scelte portate avanti nel corso del tempo per capire come questa banca con il variegato mondo della economia che gravita intorno alla sinistra c’entra come il cavolo a merenda.
Però il PD su questa vicenda si è mosso male.

giovedì 15 dicembre 2016

MODERNIZZARE PER FARE COSA?

Modernizzare è una parola che si presta a molte interpretazioni per questo non è sufficiente per vestire di panni nuovi un programma di governo.  Nella storia ci sono stati innovatoti, modernizzatori, rivoluzionari che hanno provocato grandi danni per cui la cautela in questi casi è d’obbligo.  
Ma soprattutto quando si parla di modernizzare occorre avere lucidità sugli obbiettivi che si vogliono raggiungere.

Per esempio un partito che si definisce riformatore e progressista deve metter al centro della sua azione uno sviluppo regolato, rispettoso dell’ambiente e della dignità del lavoro. Non è chiedere troppo è chiedere il minimo.

giovedì 1 dicembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo: LA VICENDA DI CASTIGLIONI INNOVA tra luci e ombre

                                                                    

La vicenda della Castiglioni Innova sembra arrivata alla fine, ma ci arriva nel modo peggiore, senza un minimo di chiarezza e soprattutto infarcita di demagogia e mezze verità. Non a caso la pratica è stata portata in tutta fretta in Consiglio Comunale per impedire alle minoranze qualunque approfondimento.
In Consiglio è stato affermato che così si “piccona” il sistema di potere del PD e si smonta un poltronifico. Sono fanfaronate, con questi atti non si piccona il PD, si piccona il buonsenso.  Possiamo perdonare il giovane consigliere che si è espresso in questi termini perchè privo di memoria storica. Chi non perdoniamo è il Sindaco che da oltre vent’anni siede in Consiglio Comunale e sa benissimo come sono andate le cose. Senza Castiglioni Innova non avremmo avuto l’urbanizzazione della zona artigianale (oltre quattro milioni d’investimenti), senza Castiglioni Innova alcune aziende sarebbero andate via da Castiglioni o  non sarebbero mai venute, senza Castiglioni Innova il Comune non avrebbe avuto a disposizione un moderno capannone per  il rimessaggio dei mezzi e delle attrezzature. In quanto al poltronifico Agnelli sa bene che nei consigli di amministrazione della Castiglioni Innova c’erano anche rappresentanti della minoranza, che lui stesso indicava, e nessuno di loro ha mai sollevato obbiezioni sull'andamento della società o sulle indennità percepite.

Ma quello che ci interessa è di ben altro tenore, tre sono le questioni che richiedono un immediato chiarimento.

lunedì 28 novembre 2016

IL PD E LA VALDICHIANA

Comunque andrà a finire, dopo il 4 dicembre, niente sarà più come prima. Non solo per quanto riguarda gli scenari di governo ma anche dentro gli stessi partiti. Questo vale in particolare per il PD che, tra tutti, è quello che ha sofferto, in questa tornata referendaria, le maggiori lacerazioni.
Non stiano qui a discutere se la colpa sia dei “traditori”, come sono stati bollati coloro che nel Pd hanno deciso di votare No, oppure di chi ha voluto giocare l’intera posta in una mano sola, fregandosene di tutto e di tutti.
La velocità in politica è essenziale, ne siamo convinti, ma non va confusa con la fretta perché, come dice il vecchio adagio, “la gattina frettolosa fece i gattini ciechi”.
In ogni caso il PD, anche per il “dopo”, dovrà caricarsi di una grande responsabilità, quella di tentare, per quanto possibile, di ri-costruire il senso di una prospettiva politica che faccia argine ai nuovi e vecchi populismi.
 
Per questo sarebbe un errore pensare di risolvere le diatribe interne a colpi di accetta. L’arte sottile della mediazione, per quanto faticosa, è l’unica possibile. Ma non c’è solo questo, c’è da ripartire sul piano delle idee e del programma.
Ma da dove? Da quelli che sono gli elementi identificativi di una forza progressista.
Il lavoro prima di tutto, la scuola, la sanità. Chi pensa che queste tre cose siano slegate e che debbano essere affrontate separandole, come gli spicchi di una mela, capisce ben poco. E’ vero che il mondo è cambiato ma non sono mutati i bisogni elementari delle persone.
La dignità del lavoro, un’istruzione che funzioni, il diritto di essere curati, a prescindere dalla propria ricchezza, sono forse cose che la globalizzazione ha affossato?
Ecco allora che il PD ha un ruolo da svolgere, un compito che altri non possono portare avanti impregnati come sono di xenofobia, populismo a buon mercato, moralismo d’accatto.

venerdì 25 novembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo: PER UN TITOLO DI GIORNALE VENDEREBBERO L' ANIMA (IL COMUNE ESCE DALL’ ANCI)

Gli attuali amministratori stanno trascinando Castiglioni su di un binario morto, di fatto non c’è un’idea di come portare avanti lo sviluppo del paese, si limitano a portare avanti o ricopiare i progetti delle Amministrazioni precedenti. Le uniche iniziative sono state la vendita del Serristori e quella del capannone di Castiglioni Innova. In compenso sono tantoattivi sul piano dell’immagine. Adesso ne hanno inventata un’altra: quella di uscire dall’ANCI, cioè dall'Associazione dei Comuni Italiani. Probabilmente pochi castiglionesi sanno di cosa si tratta. L’Anci è stata fondata nel lontano 1901 e tra i suoi fondatori si possono ricordare Don Luigi Sturzo e Turati.
 
Di fatto a cosa serve? Serve a rappresentare in sede nazionale gli interessi dei comuni, a prestare consulenza su svariati campi dell’amministrazione, a risolvere le problematiche che riguardano i dipendenti e a promuovere iniziative di educazione civica. Come molte associazioni anche l’ANCI avrebbe bisogno di essere riformata, per esempio ci sarebbero da eliminare tanti sprechi, ma da questo a chiamarsi fuori ce ne corre. 
Con quest’atto, portato avanti fino a oggi solo dai comuni di fede leghista, il sindaco Agnelli forse vuole, ancora una volta, conquistare le pagine dei giornali, seguendo il vecchio detto “nella stupidità è meglio sembrare che essere”. E lui di stupidità ne ha dette tante, pur di finire in prima pagina: dagli immigrati, alle unioni civili, dai crocefissi nelle scuole alle vacche chianine. 

QUANDO LA POLITICA RISCHIA DI DIVENTARE LIQUAME

La politica è ormai diventata uno spettacolo, a tratti divertente, a tratti indecente, a tratti indecoroso. Marchiato dalla necessità di visibilità, dal bisogno di marcare il territorio come un cane che piscia addosso a un albero. 
Il territorio si può segnare in molti modi facendo i buffoni, mostrano il dito medio alla telecamera, mandando affanculo il mondo, associando l’avversario a un animale più o meno sgradevole, minacciando di mandarlo in galera, massacrandolo nei social, fino ad arrivare al punto di negargli l’ultimo saluto, come è accaduto in Spagna alla senatrice del PP Rita Barbera recentemente scomparsa.

Alle Cortes (la camera dei deputati) è stato osservato un minuto di silenzio in sua memoria, ma i deputati di Podemos hanno polemicamente lasciato l'aula. "Ci dispiace per la morte di Barbera, ma non possiamo partecipare a un tributo politico per una persona la cui carriera è segnata dalla corruzione" ha detto Pablo Iglesias, leader del movimento. Salvo poi rendersi conto di aver fatto una puttanata e così al Senato e nel Consiglio comunale di Valencia (città di cui la senatrice è stata Sindaca per lunghi anni) Podemos è rimasto al suo posto.
Non sta a noi giudicare le accuse della magistratura spagnola, quello che ci interessa è mostrare come partiti e movimenti, pur di distinguersi, siano disponibili a superare i limiti della civile convivenza, perdendo di vista il rispetto della persona.

lunedì 14 novembre 2016

A CASTIGLIONI ANCORA SCRITTE ANTISEMITE

Il cinque maggio scorso avevamo evidenziato, in un nostro articolo, la presenza di scritte antisemite sui muri all'ingresso del paese di Castiglioni. In quell'occasione chiedemmo, cortesemente, che qualcuno provvedesse a cancellarle perché quegli insulti non facevano onore alla città.
Le autorità se ne sono infischiate ed è stato solo grazie all'intervento di alcuni partiti, sindacati e associazioni che mani “pietose” hanno provveduto a ricoprire quella vergogna.
Oggi la musica non è cambiata.  Come segnalano alcuni post su facebook e commenti di cittadini sui social, le scritte antisemite riaffiorano sui muri del centro storico.


“Ragazzate” dirà qualcuno e in parte ha ragione.
La testa di chi scarabocchia quelle cose mostra una memoria ristretta, come la possiedono i bambini che, spesso, sono incapaci di distinguere il bene dal male.
Ma il fatto che siano “ragazzate” non vuol dire che siano “cazzate”, cioè robetta da sottovalutare aspettando che i pennellatori colpiscano di nuovo.

martedì 8 novembre 2016

CASTIGLION FIORENTINO, NON CI PREOCCUPANO GLI STRISCIONI, CI PREOCCUPA LA MANCANZA DI IDEE

Un nostro lettore, piuttosto crucciato, ci ha inviato le foto che pubblichiamo e che testimoniano la presenza di alcuni striscioni del Blocco Studentesco sulla scalinata che porta all'istituto ex Vasari di Castiglion Fiorentino, proprio davanti all'ingresso del Liceo di via Roma.
Non ci interessa esaminare il contenuto degli striscioni. La discussione sui rifugiati meriterebbe ben altro approfondimento. Anche perché un conto sono i rifugiati, un conto sono gli immigrati più o meno clandestini. Ma il problema non è questo.
Il problema è capire perché certi fenomeni di appartenenza politica si sviluppano e crescono. Noi non siamo tra quelli che demonizzano la destra, anche quella estrema, non siamo per intendersi tra coloro che si inalberano perchè in quel di Pavia Casa Pound, Forza Nuova e altre formazioni  organizzano un corteo in ricordo di Emanuele Zilli, un giovane di destra  morto in circostanze poco chiare nel lontano 1973.

In questi casi o ci si oppone davvero, ma non è più il tempo, oppure è meglio cercare di comprendere perché oggi la destra estrema si può presentare con una patente di affidabilità.
La soluzione non è urlare il proprio sdegno in piazza, ma rispondere dal punto di vista politico, sempre che questa parola abbia ancora un senso.
Un esempio semplicissimo, così almeno capiscono tutti: perché il PD ma più in generale la sinistra non si è ancora posta il problema del perché in un comune come Castiglion Fiorentino esista e prosperi un circolo legato a Casa Pound la cui influenza si sta estendendo alla Valdichiana e di come circoli di questo tipo siano di supporto alle liste più o meno civiche che la destra istituzionale presenta in giro?

giovedì 13 ottobre 2016

PORNOGRAFIA POLITICA E IMMIGRAZIONE. UN BINOMIO INSCINDIBILE

In Italia esiste un milione di figli d’immigrati nati o cresciuti qui che sono italiani in tutto, tranne che nei documenti. Recentemente è partita una campagna sbocciata con lo slogan “non siamo numeri, ma persone”.  
Quella della cittadinanza è una battaglia di civiltà che vale per tantissimi ragazzi e ragazze che sono venuti al mondo qua, parlano la nostra lingua, seguono nella maggior parte le nostre mode, hanno le stesse aspirazioni degli italiani. Perché negargli questo diritto?
Certo devono anche sottostare alle nostre leggi e non pretendere, in nome di vecchie tradizioni, di esser qualcosa d’altro rispetto alla società che li ha accolti. In questo senso gli esempi che arrivano dall'estero non sono positivi e dovremo farne tesoro. Non possiamo permetterci le banlieue francesi, oppure avere quartieri dove prospera l’estremismo come a Molenbeek. Sia chiaro, qui non stiamo parlando di immigrati che arrivano con i barconi, ma di bambini e giovani cresciuti nelle nostre scuole e per le nostre strade.

Però, anche rispetto agli immigrati o migranti o chiamateli come cavolo vi pare occorre fare chiarezza, senza demagogia e dicendo pane al pane e vino al vino.
La verità è che siamo difronte a un’emergenza non controllabile, l’Italia, se qualcuno sa un po’ di geografia, è una penisola lunga e stretta protesa nel mare Mediterraneo e per il nostro meridione le coste africane sono più vicine del Brennero.  
In questo momento la gente scappa dal Medioriente e dal Nord Africa, non dal Polo Nord o dalla Siberia.
Certo è facile per Austriaci, Inglesi, Ungheresi, tirare su dei muri, per noi è materialmente impossibile.
Da qui in avanti occorre chiedersi quali soluzioni adottare.
Prendere a cannonate le barche? E’ una possibilità, che però nessuno, nemmeno i governi di destra, ha avuto il coraggio di applicare. Si potrebbe intervenire sui porti d’imbarco, ma per quest’operazione occorrerebbe mandare sulle coste della Libia o della Tunisia i nostri soldati. Abbiamo il coraggio di farlo?
Bisogna dunque arrendersi? No, bisogna curare di più lo sviluppo di certi paesi, occorre smetterla di sostenere guerre e guerricciole che servono agli interessi delle multinazionali, bisogna intervenire radicalmente contro chi delinque e non rispetta la nostra storia e le nostre tradizioni.
Per questo pur comprendendone le ragioni degli amministratori locali, non si può, infatti, scaricare sui comuni il peso dell’emergenza, proviamo una repulsione nei confronti di chi, di questa vicenda, fa pornografia politica.

lunedì 3 ottobre 2016

Riceviamo e pubblichiamo: LO SCUOLABUS DONATO A ZAPPONETA …..E' UN REGALO O PUBBLICITÀ ?


Siamo ben contenti che il sindaco di Castiglioni faccia solidarietà nei confronti di Zapponeta, un comune di 3.600 abitanti paralizzato da un debito di 17 milioni di euro. Aiutare chi è in difficoltà è un obbligo morale. Le buone notizie però finiscono qui perché l’aiuto promesso da Agnelli consiste in uno scuolabus da scegliere tra quelli dismessi dal Comune di Castiglion Fiorentino. Scuolabus messi all'asta dopo che un professionista esterno (lautamente remunerato dal nostro comune) ha stabilito che bisognava rivedere le linee e privatizzare.
FINO A IERI QUEI PULMINI ERANO DEFINITI DALL'ASSESSORE MILIGHETTI INADEGUATI, OBSOLETI, FACENDO INTENDERE CHE ERANO PERFINO PERICOLOSI PER L’INCOLUMITÀ DEGLI ALUNNI. OGGI INVECE DIVENTANO UN PACCO DONO PER UN ALTRO COMUNE MA SOPRATTUTTO UN MOTIVO PER FARSI PUBBLICITÀ.
MA CHI VOGLIONO PRENDERE IN GIRO?

Quella di Agnelli è una solidarietà “pelosa”, il nostro primo cittadino, infatti, se ne frega di Zapponeta e di tutti suoi abitanti, quello che gli importa è finire sulle pagine dei giornali.
Ma la situazione di Zapponeta ci dice anche un’altra cosa, che un comune veramente dissestato non è in grado di garantire servizi e funzioni.