Un
autore, di cui non ricordiamo il nome, diceva che “il senno di poi è come essere lungimiranti sul
passato”, aveva perfettamente ragione. In questo caso ci riferiamo alla
ormai celebrata (in senso negativo) trasmissione di Bruno Vespa dove è stato
invitato il figlio di Totò Riina.
Tutti
gridano allo scandalo, noi non ci uniamo al coro, ma non perché giudichiamo
positivo il fatto che il figlio di un boss sia andato in TV con un atteggiamento
omertoso, ma perché Vespa ha fatto quello che tantissimi altri fanno
quotidianamente senza suscitare alcun scalpore.
Vespa ha promosso la sua trasmissione lanciando un petardone gigante che
ha prodotto molto rumore, il petardone si chiama Salvo Riina.
Dal
suo punto di vista ha fatto bene, con questa mossa ha rivitalizzato un
programma che si stava avviando a un lento declino dopo anni di leccamenti a
destra e a sinistra. Quelli che oggi piangono lacrime amare, dalla Commissione
di Vigilanza ai vertici RAI, dovevano intervenire prima e non si sarebbe
trattato di censura, come qualche sbadato dice, ma di un intervento di sanificazione
dell’informazione.
Un
po’ come quando si spurgano i pozzi neri, ma troppi pozzi ci sarebbero da
spurgare.
