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venerdì 22 dicembre 2017

MARIA ELENA BOSCHI CANDIDATA AD AREZZO? PERCHÉ' NO?

E’ bello poter tornare a scrivere senza pesi sulla testa, con la leggerezza di chi può dire quello che vuole perché libero da condizionamenti.  
Stavolta mi va di parlare di una storia che più passa il tempo più assume contorni grotteschi. Mi riferisco alla vicenda di Maria Elena Boschi e di Banca Etruria.
Una doverosa premessa: io sono tra chi sostiene che la politica è fatta di competenza, spirito etico e una dose inevitabile di furbizia e spregiudicatezza. Per questo, in tempi non sospetti, ho sostenuto che, all’indomani del risultato del referendum costituzionale quando già v’erano segnali preoccupanti sul sistema bancario locale, la ministra Boschi avrebbe dovuto ritirarsi in buon ordine. Non per andare sotto un ponte a dormire sui cartoni ma per liberare se stessa e il PD dalla tempesta perfetta che si stava preparando.
Questo non perché avesse responsabilità precise, ma perchè nella vita pubblica la “moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”.

Ma detto ciò io oggi sto con la Boschi perché è ignobile quello che sta accadendo. E’ ignobile che gente che fino all'altro giorno la venerava come la Madonna di Fatima oggi prenda le distanze come se avesse la peste, è ignobile che il PD non sia stato in grado di dettare una linea di condotta che non sia il blaterare scempio di chi, in altri tempi, al massimo avrebbe fatto il segretario di sezione.

martedì 27 dicembre 2016

AREZZO E SIENA, DUE BANCHE, DUE PESI, DUE MISURE. IL PD BATTA UN COLPO

Il Segretario provinciale del #Pd fa bene a protestare contro gli episodi d’inciviltà che hanno colpito la sede provinciale del partito: manifesti strappati, lancio di fumogeni e volantini appiccicati sul portone. Tutto questo nel corso dell’ennesima manifestazione contro i decreti salva-banche. In verità, se fossimo tra i risparmiatori aretini, anche noi saremmo incazzati per la palese discriminazione tra i clienti di #Banca Etruria e quelli del Monte dei Paschi. Due pesi e due misure non vanno bene, ancorché le situazioni siano diverse. La verità, come hanno fatto rilevare commentatori ben più autorevoli di noi è che nella vicenda #Monte dei Paschi è stato fatto un bel regalo di Natale ai detentori di obbligazioni subordinate di quell'istituto. Con il rischio concreto di premiare chi ha acquistato le obbligazioni sul mercato secondario nei mesi scorsi, sfruttando la disperazione dei piccoli risparmiatori o peggio premiando i gestori degli hedge fund che questa estate hanno fatto razzia di titoli subordinati di Mps, nonostante l’investimento apparisse privo di ogni fondamento logico.

Insomma si ricompensano i #furbetti, ma il problema, almeno per il PD aretino è un altro.
Ed è quello di non essere stati chiari sulla vicenda di banca Etruria, per cui questa banca dai giornali nazionali, un po’ meno da quelli locali che conoscono i fatti, è stata catalogata come una banca “rossa”. Ma quando mai? Basta vedere le scelte portate avanti nel corso del tempo per capire come questa banca con il variegato mondo della economia che gravita intorno alla sinistra c’entra come il cavolo a merenda.
Però il PD su questa vicenda si è mosso male.

lunedì 5 dicembre 2016

REFERENDUM, E' ARRIVATA LA BUFERA E' ARRIVATO IL TEMPORALE...

Stamattina abbiamo evitato di leggere i giornali, così che i nostri giudizi, per quanto miseri nella forma e nel contenuto, risulteranno scevri da qualunque influenza esterna.
Il fatto del giorno è la sconfitta, netta e inequivocabile, delle riforme costituzionali proposte dal governo Renzi. Alcune brevissime e schematiche considerazioni.
1)    La minoranza del PD potrà anche dirsi contenta del risultato, se fossimo in loro la saremmo molto meno, non solo perché i numeri elettorali aprono prospettive incerte per il PD , e la barca è la stessa per tutti, ma perché hanno fatto una figura pessima sul piano umano e politico. Non si può, infatti, approvare una legge in parlamento e poi dire di votare contro quella stessa legge al referendum. Sarebbe stato più coerente esprimersi in maniera contraria in parlamento e poi sostenere le ragioni del NO. E non vengano a tirare fuori la storia del combinato con la legge elettorale, la legge elettorale c’era anche prima.
2)    Non sopportiamo chi parla di festa della democrazia, questi termini abusati andrebbero messi in un cassetto. Questo non è stato un referendum come tutti gli altri ma un’ordalia, cioè un giudizio popolare su Renzi e il suo operato. E il governo ne è uscito a pezzi. Non a caso il capo del Governo ha annunciato che si dimetterà. Il che non significa che non sia un atto democratico ma non è una festa.
3)    Perché c’è stato questo voto?
Qui la considerazione è complessa, dentro quel 60% c’è di tutto, per cui metterci sopra un cappello politico è operazione complicata. Il buon Salvini non penserà mica che tutta quella gente domani sia disponibile a sostenere le sue fantasticherie?  Noi crediamo che ci stia soprattutto la disperazione di un paese che non vede all'orizzonte un futuro e soffre molto più di altri in Europa l’effetto della crisi e l’emergenza dei migranti. E’ inutile che Renzi, nel suo discorso di commiato, continui a sciorinare numeri sull'economia che non corrispondono alla realtà della vita quotidiana delle persone. L’abbiamo già detto, sarebbe utile che ministri e parlamentari si facessero quotidianamente un giro sui tram e sui treni dei pendolari per fare tesoro dei discorsi della gente.

giovedì 17 novembre 2016

GLI 80 EURO E IL REFERENDUM

Le cronache riferiscono che la ministra Boschi, durante la trasmissione “Porta a Porta”, abbia detto che, se per caso, dovesse vincere il No al referendum sparirebbero i famosi 80 euro in busta paga. Siccome siamo piuttosto refrattari alle trasmissioni di Bruno Vespa non abbiamo udito con le nostre orecchie questa dichiarazione,  né in quale contesto sia stata pronunciata. Però, indipendentemente dalla circostanza, la battuta induce a riflettere sull'immiserimento della politica.



Qui stiamo ragionando di una riforma costituzionale che, nel bene o nel male, cambierà in parte i destini del nostro paese e riduciamo tutto a 80 euro? Siamo forse al mercato rionale dove si contratta sul prezzo delle cipolle e delle mele? 

lunedì 17 ottobre 2016

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: SVENDITA DEI BOSCHI DEL SERRISTORI


Da parte di qualche faccia di bronzo, si continua a sostenere che la svendita del patrimonio del Serristori sia stata un affarone per l’Ente e per i castiglionesi. Noi continuiamo a sostenere che il business l’ha fatto chi ha comprato.
Invece di sparare stupidaggini il presidente del Serristori dovrebbe chiarire se dentro le vendite erano ricompresi o meno i volumi delle vecchie case, in questo caso l’affare per l’acquirente sarebbe doppio.
Una voce diffusa ad arte racconta che il compratore, con quest’acquisto,  avrebbe fatto un favore alla nostra comunità. Noi non abbiamo mai visto un imprenditore che butta i soldi dalla finestra ed infatti le notizie che abbiamo raccolto dicono esattamente il contrario.

Guarda caso una delle nuove tendenze dell’economia è di capitalizzare in boschi e foreste. Molti investitori stanno collocando i propri denari in fondi che comprano e gestiscono aree boschive che, nel medio periodo, si dimostrano un’ottima forma di guadagno.
Se questa è la situazione chi è che ha auto l’occhio lungo?
Il presidente dell’Ente che liquida a prezzo di realizzo un patrimonio o l’imprenditore intelligente che guarda avanti e coglie al volo l’affare?

giovedì 26 maggio 2016

RESISTENZA, COSTITUZIONE E RIFORMA ELETTORALE. QUALCOSA SU CUI SPARLARE

Il 26 maggio del 1944 fu fucilato a Talla Licio Nencetti, uno dei comandanti partigiani più noti della provincia di Arezzo.  Al momento della morte aveva appena 18 anni, era nato a Lucignano  il 31 marzo del 1926.
A un’età in cui si pensa a ben altre cose, questo giovane della Valdichiana aveva organizzato una formazione agguerrita che operava dal Casentino fino alle estreme propaggini della nostra vallata. A dimostrazione che non è l’età che fa la differenza ma la passione, la disponibilità al sacrificio, la fedeltà a un ideale.
Il ricordo di Licio ci serve per introdurre un argomento che nei giorni passati è stato oggetto di molte polemiche.

Tutto è nato dalla presa di posizione dell’ANPI sul referendum costituzionale.
L’Associazione dei Partigiani si è espressa a maggioranza per il NO. Dal loro punto di vista è una posizione legittima e, per certi aspetti, comprensibile.

IL TUBO ROTTO, LA POLITICA E UNA PESSIMA FIGURA

Quello che è successo a #Firenze viene definito dai tecnici “evento meccanico accidentale”, in altre parole si è rotta una grossa tubatura e  le infiltrazioni hanno provocato un cedimento lungo 200 metri e largo 7. Se lo stesso evento fosse accaduto nella zona del Galluzzo, la notizia sarebbe rimasta confinata nelle pagine di cronaca. Fatalità ha voluto che questo “incidente” accadesse sul lungarno Torrigiani, in pieno centro, in uno dei luoghi più esposti all'attenzione dei mass media mondiali. Ed ecco che la “rottura del tubo” diventa un caso nazionale. Con riflessi perfino sul governo.

La manutenzione di quel tubo malandrino spettava, infatti, a #Publiacqua, la partecipata del comune di Firenze che si occupa di servizio idrico integrato e del consiglio di Amministrazione di Publiacqua faceva parte la ministra #Boschi, ergo nella testa di qualche genio, se il tubo s’è rotto la colpa è delle Boschi e del sistema di potere renziano.