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giovedì 8 novembre 2018

Castiglion Fiorentino: LA STAZIONE E LA PAURA


Sono arrabbiato, anzi di più, sono incazzato nero con me stesso. La causa è in quello che mi è accaduto ieri. Da un pò di tempo evito di viaggiare in macchina lungo la SR 71, in certi momenti quella strada è un alveare, meglio prendersela comoda e sfruttare il fatto che Castiglion Fiorentino ha un ottimo collegamento ferroviario con Arezzo. 
Ieri, a pomeriggio inoltrato, sono andato alla stazione e, da quel momento in poi, due cose mi hanno fatto infuriare. 
La prima incavolatura è stata cagionata dal fatto che la nostra stazione non ha più una biglietteria. Ho già segnalato questa cosa ma pare che non interessi a nessuno. Eppure le biglietterie sono utili: funzionano da presidio, offrono un servizio a turisti ed anziani,rendono viva una stazione tuttavia, chi dovrebbe risolvere il problema, se ne strafotte, lasciando le cose come sono. Ma non è questa la ragione principale della mia rabbia.
La ragione principale è che a quell'ora sulla banchina, in attesa del treno, c’ero io, un paio di ragazzine e un bel pò di stranieri, in gran parte persone di colore. Sia chiaro, non facevano nulla di male, eppure mi sono sentito a disagio.
Mi sono chiesto: se uno come me, una persona normale, di media cultura, più o meno aperto al mondo, si sente così, la stessa cosa può allora capitare a tante altre persone. E con più ragione può accadere a chi vive in quartieri degradati, in periferie urbane assediate, in stazioni ferroviarie dove puoi trovare di tutto.

In quel preciso istante, di fronte al mio ingiustificato disagio, ho capito la rabbia che sento montare in giro. Una rabbia sorda, primordiale che non cresce nei quartieri eleganti, ma turbina, come un uragano, laddove vive la gente semplice. Una rabbia generata dalla paura.
La paura, alla faccia di chi la nega, è un fatto concreto, si tocca con mano, ti fa soffrire quanto la fame e la sete, la paura ti rende fragile perché inquina l’anima e la fa diventare permeabile a qualunque dottrina, comprese quelle che predicano l’odio e la violenza. La paura è tanto più forte quando si combina col disagio economico, alla lotta quotidiana per la sopravvivenza. Oggi sopravvivere non significa solo arrovellarsi per un tozzo di pane, significa trovare i soldi per pagare il mutuo, cercare un lavoro, curarsi senza spendere un patrimonio. La paura, com'è capitato a me su quella banchina, ottenebra la ragione e ti fa pensare che il problema in questo paese siano i poveri e non invece i troppo ricchi.
A Genova multano quelli che per bisogno (altrimenti chi diavolo lo farebbe?), frugano nei cassonetti in cerca di cibo. E’ facile prendersela con gli ultimi, con i più deboli, ma è così che si risolvono i problemi?  La ragione direbbe di no, eppure c’è sempre più gente che lo pensa. Sia chiaro, questo non vuol dire che chi delinque, chi si comporta male, debba sempre avere una giustificazione. Il tempo del libro “Cuore” è finito e chi compiere un crimine, grande o piccolo che sia, va punito.
Un vecchio proverbio cinese dice: “Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito”, per questo io sono arrabbiato con me stesso. Perché alla stazione, ieri sera, ho guardato il dito ed ho sentito crescere dentro di me un fastidio, un timore per i quali provo vergogna.

Paolo Brandi  

domenica 21 ottobre 2018

POLITICA, BRUTTA PAROLA. I ROMANI CI INSEGNANO, SE POI NON VOGLIAMO IMPARARE SONO CAVOLI NOSTRI


Tutti parlano, parlano e ciarlano, ciarlano e parlano, eppure basterebbe citare alcuni brevi motti, ricavati dalla saggezza latina per capire il senso delle cose e provare a rimediare ai danni fatti:
Parvum parva decet: Le piccole preoccupazioni fanno parlare quelle grandi lasciano muti.
Smettiamo dunque di pensare che i piccoli problemi quotidiani non contino nulla di fronte al formarsi di un’opinione sociale. Fa molto più danno vedere qualcuno che non paga il biglietto su di un treno e con arroganza si ribella al controllore che cento discorsi da un palco.
Parvula despiciens conquirit maxima nunquam: Disprezzando le piccole cose non si conquistano quelle grandi.
Non è sottovalutando le cose che pesano nella vita della gente comune: le liste di attesa a un pronto soccorso, le difficoltà a pagare un mutuo, la sofferenza di non avere i denari per mandare il figlio all’asilo nido,  una pensione che non consente di pagare contemporaneamente le bollette e una visita specialistica, che si raggiungono i grandi obbiettivi. Perché, in democrazia, le spinte che arrivano dal basso sono importanti quanto le teorie dei grandi pensatori.

Parvus pendetur fur, magnus abire videtur: il piccolo ladro viene impiccato mentre il grande viene visto fuggire.
Non possiamo non considerare la sete di giusta della gente, un moto che qualcuno ha trasformato furbescamente in una rivolta disordinata. La lotta ai privilegi, alla diseguaglianza, all’opulenza che diventa spreco è nel DNA della sinistra, perché l’abbiamo persa? Cominciamo a darci delle risposte e forse troveremo la strada.  
Patria mea totus hic mundus est: La mia patria è tutto questo mondo. Questo è un concetto bello ma complicato, se non lo colleghiamo con un altro e cioè Patria est ubicumque est bene: La patria è dove si sta bene. E se dentro questi schemi che si chiamano globalizzazione, multiculturalità, la gente si sente insicura, impaurita dobbiamo capire come rimediare. Perchè altrimenti prende ragione chi vuol tornare alle piccole patrie, che è come dire andiamo fare le comparse nel palcoscenico della storia. Tuttavia non possiamo nemmeno pretendere di fare gli attori abdicando ai nostri valori, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni.
I nostri antenati avevano capito molte cose che oggi noi tendiamo a dimenticare. Non vogliamo ragione di siffatte questioni con spirito libero e senza schemi pre-costituiti? Benissimo, “ognun per se e Dio per tutti”. Però Il pericolo l’abbiamo davanti agli occhi: quello che per rabbia, disperazione, rassegnazione o vacua speranza si affidi l'ovile pieno al lupo di montagna: Plenum montano credis ovile lupo.
Con tutto quello che ne consegue.

Paolo Brandi


lunedì 25 giugno 2018

ELEZIONI CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO. In Italia e ad Arezzo cambio di marcia per non arrendersi


Ecco che arrivano i mediconi, tutti in fila a spiegarci perché la sinistra ha fatto un tonfo storico in quelle che una volta erano roccaforti inespugnabili.
E’ tutta gente dalla memoria corta. Già dopo le elezioni regionali della Liguria, madre di molte sconfitte, qualcuno avrebbe dovuto capire che forse era il caso di rimettere in discussione una politica che divideva a sinistra e ci faceva perdere i collegamenti col nostro mondo.
Si è preferito far finta di niente e così sono arrivate disfatte a catena: elezioni amministrative, referendum, politiche. Débâcle brucianti che però non hanno scalfito la pelle di certi rinoceronti.
In Toscana un disastro dopo l’altro: Arezzo, Grosseto, Pistoia, Livorno. Un massacro politico ridotto a fatto locale per evitare di assumersi qualunque responsabilità. Oggi Siena, Pisa, Massa, anche questi solo fatti locali? 

Anche da noi, dopo la sconfitta al comune capoluogo e in molti centri della provincia si è liquidato tutto con un’alzata di spalle, senza rendersi conto che era invece necessaria un’analisi seria per capire come la crisi avesse cambiato la struttura economica e sociale dei territori. Un approfondimento necessario per capire le difficoltà delle famiglie, del perchè i giovani ci voltassero le spalle, i motivi per cui il nostro popolo non riconoscesse più la bontà del governo locale. Non abbiamo capito che la crisi si portava dietro molte cose: l’incertezza del futuro, le paure, il disagio sociale che, con l’arrivo nei nostri paesi degli immigrati, tanti o pochi non importa, è diventato una miscela esplosiva.
Ci s’illudeva di arginare la piena e invece la piena ci ha travolto e in parecchi oggi allargano le braccia come a dire, non si può fare niente.

giovedì 21 giugno 2018

PAROLE CHIARE SU IMMIGRAZIONE E DISUGUAGLIANZA


E’ certo che le “politiche” del ministro Salvini su migranti e rom raccolgano un largo consenso. Le ragioni sono diverse: esiste in una parte della nostra gente, una disposizione al razzismo. Una disposizione alimenta da pregiudizi ma anche da comportamenti irrispettosi che alcuni migranti hanno nei confronti del vivere civile. C’è poi un tabù antico verso gli “zingari”, un preconcetto che nasce dalla diffidenza degli stanziali nei confronti dei nomadi ma che trova spiegazione in atteggiamenti come l’accattonaggio, i borseggi, i furti.
Sia chiaro, non dico di esser d’accordo, dico che questo spirito da apartheid nella testa della gente esiste ed è duro da estirpare, per fortuna riguarda una minoranza.
C’è poi la paura dettata dall'insicurezza.  Pur non essendo vero che tutti i migranti sono delinquenti, è altrettanto vero che i numeri sono impietosi.
 
Al 1 gennaio 2016 le persone nate all’estero ma residenti in Italia rappresentavano l’8,3% del totale della popolazione, mentre sfioravano il 27% nella popolazione carceraria. Le ragioni sono tante ma anche spiegandole, difficilmente, riusciremo a convincere le persone spaventate perché la notte non possono passeggiare tranquillamente, oppure le donne che subiscono molestie se attraversano un parco cittadino.
C’è poi un terzo elemento, a mio avviso il più forte di tutti, che porta acqua al mulino dell’intolleranza.  
Si chiama disagio economico e allora per combattere il populismo non bisogna diventare populisti ma aggredire le cause che lo generano.  
In questo paese la gente soffre di una crescente diseguaglianza. 
Da una parte lavori precari, contratti bloccati, stipendi bassi, scarsa mobilità sociale, fisco esoso, burocrazia alle stelle, dall’altra un pezzo di società che si arricchisce sempre di più, infischiandosene di tutto e di tutti.
In questa situazione è logico che gli animi si esasperino. Chi non può pagare l’asilo nido si arrabbia col figlio del migrante, chi non ha casa s’infuria se si vede scavalcato nella graduatoria delle case popolari da uno straniero, chi non ha un lavoro e vive di precariato  diventa idrofobo  se vede spendere miliardi per l’accoglienza. E di esempi se ne potrebbe fare molti altri. A fronte di questa situazione la sinistra ha perso la bussola, lasciando in mano ai demagoghi il tema della lotta alla disuguaglianza e ai privilegi. 
E’ dura recuperare lo svantaggio ma non impossibile.  In primo luogo occorre spogliarsi di una veste troppo stretta che ci siamo cuciti addosso. Ci vuole più umiltà, più capacità di ascolto, ci vuole più popolo e meno élite. Bisogna scegliere da che parte stare: con i grandi gruppi industriali e finanziari o con la gente comune?
Proviamo a dare una risposta e forse daremo una svolta al nostro futuro.  

Paolo Brandi

venerdì 21 luglio 2017

SULLA QUESTIONE DEI MIGRANTI QUALCOSA IN PIÙ SI PUÒ FARE di P. Brandi



Questa faccenda dei #migranti a #Castiglioni mi sembra degna di approfondimento, non tanto perché il tema non sia conosciuto, ma perché è il termometro di quello che può accadere quando qualcosa entra “di prepotenza” nel corpo di una comunità. Non a caso utilizzo la parola “prepotenza” perché con l’emergenza, perchè di una #emergenza si tratta, stanno saltando per aria alcune regole fondamentali come quella che spetta alle comunità locali decidere del proprio territorio.
A detta del sindaco i migranti a Castiglioni sono circa una cinquantina cioè, in termini percentuali, lo 0,4% della popolazione.  Se si guarda alle indicazioni del ministero che prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti grossomodo è stato raggiunto il punto di saturazione. Qualsiasi assegnazione in più, non concordata, è una “prepotenza” e il Sindaco farebbe bene a opporsi.
A questo proposito il nostro Sindaco dice di avere le mani legate perché non è informato dell’arrivo di queste persone. Però la Prefettura afferma il contrario, e cioè che il comune era ed è informato. Chi dice il falso? Basterebbe andare a vedere i verbali delle riunioni per conoscere la verità.
Ma Agnelli va più in là. Dichiara che le cooperative e le associazioni che accolgono i migranti a Castiglioni non si comportano bene. Quali sono i compiti delle cooperative e delle associazioni, oltre a quello di fornire pasti, vestiti e un tetto sulla testa a queste persone?
La Regione Toscana ha approvato un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni a dover stringere convenzioni. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, sponde dei fiumi.
Il nostro comune qualcosa ha fatto in questa direzione perché non si prosegue con decisione su questa strada?  
Chi è ospite, ne siamo arciconvinti, deve in qualche modo ripagare l’ospitalità.
Inoltre le cooperative o le associazioni che accolgono i migranti devono dare loro assistenza con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento, insegnare loro l’italiano e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. A Castiglioni questo avviene?
Forse il sindaco dovrebbe interessarsi anche a questi aspetti. E se ci sono comportamenti difformi dalla legge spetta a lui intervenire come autorità di pubblica sicurezza.
Io credo però che si debba parlare dei migranti oltre che come numeri anche come persone. Persone con delle storie da raccontare e vite da narrare. Qualcuno a Castiglioni si è mai posto il problema di sapere di che nazionalità sono, perché sono scappati, con quali mezzi hanno raggiunto l’Italia, quali sono le loro speranze?
L’unica cosa che sappiamo, scusate la brutalità, è che sono neri, il resto non interessa a nessuno.  
Forse un approccio diverso da parte del comune, dei partiti, delle associazioni, dei mezzi d’informazione locale sarebbe stato utile per anestetizzare i peggiori istinti che albergano nella pancia di tutti noi, me compreso. Invece qui avviene il contrario si attizzano le paure e i timori.

Paure e timori invero non del tutto ingiustificati. Perché qui non siamo difronte a un fenomeno passeggero ma a una vera ondata migratoria (dove le guerre c’entrano fino a un certo punto) e dove prevalgono ragioni economiche. E’ l’aspettativa di stare meglio che spinge questa gente sulle nostre coste. Io non sono convinto che questa marea sia di per se positiva, che serva, come dice qualcuno alla nostra economia. Qualcosa non torna: abbiamo una disoccupazione alta eppure i migranti sono utili a incrementare le casse dell’INPS? No, qualcosa non torna. Allora è necessario per evitare piccole speculazioni (come sta avvenendo a Castiglioni) a grandi speculazioni politiche (come avviene in tutta Europa) prendere il coraggio a due mani e ribadire una cosa assai semplice: Che l’Europa non può accogliere all'infinito masse di diseredati e che le soluzioni vanno cercate a casa loro. 

giovedì 13 luglio 2017

LA SFIDA DEI PROSSIMI ANNI E’ FAR CAMBIARE I SONDAGGI. QUESTA SIGNIFICHEREBBE CHE QUALCHE PROBLEMA E’ STATO RISOLTO di Paolo Brandi


Un sondaggio, ma forse sarebbe meglio chiamarlo monitoraggio, visto che non ha pretese di scientificità, tra un campione di castiglionesi ha fatto emergere dei dati che poco si discostano da quelli emersi  a livello nazionale.
Alla domanda quali fossero gli argomenti da affrontare nel nostro territorio le risposte sono state:
Lavoro e sviluppo 41%; Tassazione locale e costo dei servizi 17%; Immigrazione 14%; Politiche sociali 14%
Sicurezza 7%. Il resto, pochi spiccioli, è diviso tra cultura, manutenzioni, centro storico e frazioni.  
Pur piangendomi il cuore per il fatto che le politiche culturali arrivino agli ultimi posti devo riconoscere, con soddisfazione, che nonostante la frivolezza dell’attuale fase politico-amministrativa, tornino alla ribalta i problemi veri,  quelli da cui non si può svicolare con quattro chiacchiere.

Ed è giusto che sia così, la gente normale non è granché interessata al make-up, vuole cose concrete, pretende che la politica risolva i problemi e non li scansi come fossero escrementi di cane.

martedì 31 gennaio 2017

CHE TRUMP NON ABBIA TUTTI I TORTI? Prima di insultare leggere l'articolo.

Le reazioni ai provvedimenti di #Trump in tema d’immigrazione, muri, oleodotti, diminuzione delle norme di tutela ambientale, riduzione della protezione sanitaria per i poveri, protezionismo economico, esorcismi contro l’Europa unita hanno comprensibilmente scatenato una ridda di proteste.
Sospette, parecchio sospette (parliamo delle proteste), quelle delle multinazionali di ogni tipo, le quali, notoriamente prive di solidarietà, sono giustamente (dal loro punto di vista) guidate dalla bussola degli affari.
Il loro malcontento non è generato dall'amore per il genere umano ma dal fatto che con i divieti introdotti sarà più difficile portare in in America cervellini da utilizzare per la ricerca (e aumentare i profitti)  o avere manodopera a basso costo nei fast-food.

Resta il fatto che quei provvedimenti, alcuni dei quali veramente inumani, sono rigettati in toto da chiese (non tutte le confessioni in verità), professori di diritto, giornalisti, giudici e ovviamente avversari politici. Ma siamo così scuri, questo è il punto, che facciano così schifo alla maggioranza della gente?

venerdì 23 dicembre 2016

IL TIR ASSASSINO E LA MALEDETTA BUROCRAZIA

Qualche volta sarebbe necessario che chi ha il potere di decidere si mangiasse a colazione e a pranzo una fetta di vergogna per quello che succede intorno a noi. I morti di Berlino, dobbiamo gridarlo forte, sono purtroppo il frutto di provvedimenti sbagliati e chi ha il potere di cambiare le cose deve farlo senza indugi.
E’ sufficiente leggersi la storia del tunisino che pare fosse alla guida del TIR  assassino  per rendersene conto. Quest’Anais, o come diavolo si chiama, visto che ha ben sei identità diverse, era stato imprigionato in Italia per quasi quattro anni. Finito il soggiorno nelle patrie galere è stato trasferito al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta. Nel frattempo gli organi di polizia si erano accorti che il tipo si era, come si dice, radicalizzato e trasformato in un possibile combattente della Jihad .  
Però che succede? Succede che l’espulsione nei sessanta giorni previsti dalla legge non avviene, ne consegue che il signor Anais viene messo fuori dai cancelli  con un foglio rilasciato dalla  questura che gli intima di lasciare autonomamente il territorio italiano entro sette giorni. Secondo voi se ne sarà andato?  
Col piffero!

Lascia l’Italia e raggiunge la Germania dove, come raccontano le cronache, “chiede asilo politico. Scommettendo sulla sua arte di dissimulazione. Sui suoi tanti nomi. Sulla farraginosità di burocrazie che non comunicano in tempo reale e che, dunque, impiegheranno del tempo per scoprire la sua storia.”
Quello che succede in seguito lo sappiamo.

martedì 20 dicembre 2016

RACCONTO DI NATALE(2): LA BENEFICENZA PELOSA

La beneficenza è diventata il condimento fisso di cene e banchetti, ovunque spunta come un fungo questo magico ingrediente che ci consente di accettare tutto, perfino le “facce a culo”, espressione di gran moda, che per un giorno si mascherano da filantropi famigli. Manca ancora poco e poi la beneficenza verrà inserita nei menù dei ristoranti alla moda, così che, quando ci ingozziamo delle pietanze create dagli artisti del mestolo, avremo perlomeno la sensazione di fare una cosa buona.
Sia chiaro, noi siamo per la beneficenza, per la solidarietà, quella dei volontari laici, dei padri missionari, degli operatori della protezione civile di coloro che rischiano in proprio, qualche volta la pelle,  andando tra i malati, nelle bidonville, nei luoghi di distruzione, nei villaggi sperduti dell’Africa e nelle periferie urbane, che sono diventate più pericolose della giungla. Abbiamo invece le scatole piene della beneficenza ostentata perché ci ricorda troppo da vicino la parabola del ricco Epulone , ricordate l’inizio?

“C'era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco.”
Si sfamava di quello che cadeva, che cosa terribile! Niente di peggio di un uomo che deve contentarsi degli avanzi di un altro uomo. Quel modo di fare beneficenza sottende un mondo sbagliato, un mondo dove la carità pelosa si sostituisce alla giustizia, una forma di redistribuzione che non ci convince per niente.

lunedì 12 dicembre 2016

CASTIGLIONI: LA VISITA DEL VESCOVO IN CONSIGLIO, UN'OCCASIONE PERSA

All'ultimo Consiglio Comunale di Castiglion Fiorentino ha partecipato l’Arcivescovo di Arezzo Monsignor Riccardo Fontana, un incontro programmato da tempo e che aveva lo scopo di far incontrare la massima autorità religiosa della provincia con i consiglieri comunali e gli amministratori che, almeno in teoria,  dovrebbero rappresentare la comunità.
Una comunità che possiede molti pregi ma che affronta anche tante difficoltà.
L’utilità di questi appuntamenti sta nel fatto che, alla presenza di un’autorità morale come il nostro arcivescovo, possono essere messi in chiaro i problemi del paese e le sue prospettive superando, per una volta, il gretto municipalismo e la voglia matta, che in molti hanno, di tenere alto il livello della tensione e dello scontro.
I resoconti della riunione ci dicono però altre cose. Raccontano di capigruppo e amministratori che parlano, parlano molto, senza però affrontare i nodi veri di Castiglioni.
Eppure i problemi sono sotto gli occhi di tutti: lavoro, prospettive incerte per i giovani, integrazione, questioni sociali. Nessuno pretende un colpo di bacchetta magica, ma quando c’è la possibilità bisogna volare alto, non svolazzare rasoterra.  L’unico a tenere la barra diritta è stato proprio Monsignor Fontana che nel suo intervento  ha allargato l’orizzonte, parlando di occupazione, di dignità delle persone, dei dilemmi che assillano le famiglie, invitando tutti a guardare le cose in una prospettiva che non sia solo paesana.

mercoledì 16 novembre 2016

I TRADIMENTI DELLE ELITE' UN LIBRO DA LEGGERE

Leggere qualcosa, ogni tanto, non fa male, se volete una lettura che rompe (finalmente) gli schemi di un dibattito ozioso e ammuffito, vi consigliamo “Il tradimento. Globalizzazione e immigrazione, le menzogne delle élite” di Federico Rampini. 204 pagine di buona lettura, anche se poi alla fine ne potevano bastare cento.
Ma quello che conta non è la lunghezza, è il contenuto, e dobbiamo dire, con un certo stupore, che per la prima volta siamo al 99,9% d’accordo con quello che Rampini scrive sulla situazione del mondo.

Quello che ci ha colpito di più, è stata la sua critica (che poi in buona parte è anche una autocritica)  a quelle che lui definisce le Élite, una critica feroce alla loro miopia, alla loro protervia intellettuale. Un vero e proprio schiaffo in faccia a quella classe di persone che per disponibilità finanziaria, posizione sociale, origini, mentalità, forma ormai una classe transnazionale. Una classe con gli stessi gusti, gli stessi interessi e, per certi versi, le stesse aspettative. Una classe che galleggia sopra la gente comune e pretende che le sue idee, le sue concezioni della vita, mirabilmente rappresentate in certe pubblicità, diventino il pane quotidiano anche per coloro che non arrivano alla fine del mese ed hanno in molti casi il frigorifero tristemente vuoto.

martedì 8 novembre 2016

CASTIGLION FIORENTINO, NON CI PREOCCUPANO GLI STRISCIONI, CI PREOCCUPA LA MANCANZA DI IDEE

Un nostro lettore, piuttosto crucciato, ci ha inviato le foto che pubblichiamo e che testimoniano la presenza di alcuni striscioni del Blocco Studentesco sulla scalinata che porta all'istituto ex Vasari di Castiglion Fiorentino, proprio davanti all'ingresso del Liceo di via Roma.
Non ci interessa esaminare il contenuto degli striscioni. La discussione sui rifugiati meriterebbe ben altro approfondimento. Anche perché un conto sono i rifugiati, un conto sono gli immigrati più o meno clandestini. Ma il problema non è questo.
Il problema è capire perché certi fenomeni di appartenenza politica si sviluppano e crescono. Noi non siamo tra quelli che demonizzano la destra, anche quella estrema, non siamo per intendersi tra coloro che si inalberano perchè in quel di Pavia Casa Pound, Forza Nuova e altre formazioni  organizzano un corteo in ricordo di Emanuele Zilli, un giovane di destra  morto in circostanze poco chiare nel lontano 1973.

In questi casi o ci si oppone davvero, ma non è più il tempo, oppure è meglio cercare di comprendere perché oggi la destra estrema si può presentare con una patente di affidabilità.
La soluzione non è urlare il proprio sdegno in piazza, ma rispondere dal punto di vista politico, sempre che questa parola abbia ancora un senso.
Un esempio semplicissimo, così almeno capiscono tutti: perché il PD ma più in generale la sinistra non si è ancora posta il problema del perché in un comune come Castiglion Fiorentino esista e prosperi un circolo legato a Casa Pound la cui influenza si sta estendendo alla Valdichiana e di come circoli di questo tipo siano di supporto alle liste più o meno civiche che la destra istituzionale presenta in giro?

venerdì 14 ottobre 2016

CENTINAIA DI LAVORATORI AL NERO NEL CHIANTI E IN VALDICHIANA?

La notizia può anche darsi che non scandalizzi nessuno, immaginiamo già qualche commento del tipo “così va il mondo”.
A noi invece ha fatto un po’ impressione sapere che nella “civilissima” Toscana centinaia di stranieri sono reclutati dai caporali per lavorare nei vigneti del Chianti in condizioni durissime.
Ovviamente non si tratta d’inglesi, da sempre appassionati del “Chiantishire”, oppure di scandinavi bensì di profughi pakistani e africani. Rifugiati, richiedenti asilo e anche clandestini. Tanto per capirci si tratta dei più bisognosi, quei “musi neri” che qualcuno vedrebbe bene a far da pasto per i pesci, gli stessi che sono oggetto di vomitevoli dispute politiche dove si dimentica che quella gente non sono alieni, con le squame al posto della pelle, ma uomini e donne con lo stesso nostro sangue, tanto uguale che potrebbero fare i donatori e nessuno si accorgerebbe della differenza.

Queste situazioni sono il riflesso vivente delle nostre ipocrisie dove, per uno strano gioco di specchi, la stessa persona è al tempo stesso sfruttatore di manodopera clandestina, seguace arrabbiato dei movimenti antimmigrazione e lettore del vangelo in Chiesa. Un guazzabuglio di personalità che farebbe impallidire qualunque psichiatra. Ma qui le distorsioni della mente c’entrano poco, c’entra invece il “borsello” e di fronte al “dio denaro” tutti piegano la testa.

giovedì 13 ottobre 2016

PORNOGRAFIA POLITICA E IMMIGRAZIONE. UN BINOMIO INSCINDIBILE

In Italia esiste un milione di figli d’immigrati nati o cresciuti qui che sono italiani in tutto, tranne che nei documenti. Recentemente è partita una campagna sbocciata con lo slogan “non siamo numeri, ma persone”.  
Quella della cittadinanza è una battaglia di civiltà che vale per tantissimi ragazzi e ragazze che sono venuti al mondo qua, parlano la nostra lingua, seguono nella maggior parte le nostre mode, hanno le stesse aspirazioni degli italiani. Perché negargli questo diritto?
Certo devono anche sottostare alle nostre leggi e non pretendere, in nome di vecchie tradizioni, di esser qualcosa d’altro rispetto alla società che li ha accolti. In questo senso gli esempi che arrivano dall'estero non sono positivi e dovremo farne tesoro. Non possiamo permetterci le banlieue francesi, oppure avere quartieri dove prospera l’estremismo come a Molenbeek. Sia chiaro, qui non stiamo parlando di immigrati che arrivano con i barconi, ma di bambini e giovani cresciuti nelle nostre scuole e per le nostre strade.

Però, anche rispetto agli immigrati o migranti o chiamateli come cavolo vi pare occorre fare chiarezza, senza demagogia e dicendo pane al pane e vino al vino.
La verità è che siamo difronte a un’emergenza non controllabile, l’Italia, se qualcuno sa un po’ di geografia, è una penisola lunga e stretta protesa nel mare Mediterraneo e per il nostro meridione le coste africane sono più vicine del Brennero.  
In questo momento la gente scappa dal Medioriente e dal Nord Africa, non dal Polo Nord o dalla Siberia.
Certo è facile per Austriaci, Inglesi, Ungheresi, tirare su dei muri, per noi è materialmente impossibile.
Da qui in avanti occorre chiedersi quali soluzioni adottare.
Prendere a cannonate le barche? E’ una possibilità, che però nessuno, nemmeno i governi di destra, ha avuto il coraggio di applicare. Si potrebbe intervenire sui porti d’imbarco, ma per quest’operazione occorrerebbe mandare sulle coste della Libia o della Tunisia i nostri soldati. Abbiamo il coraggio di farlo?
Bisogna dunque arrendersi? No, bisogna curare di più lo sviluppo di certi paesi, occorre smetterla di sostenere guerre e guerricciole che servono agli interessi delle multinazionali, bisogna intervenire radicalmente contro chi delinque e non rispetta la nostra storia e le nostre tradizioni.
Per questo pur comprendendone le ragioni degli amministratori locali, non si può, infatti, scaricare sui comuni il peso dell’emergenza, proviamo una repulsione nei confronti di chi, di questa vicenda, fa pornografia politica.

giovedì 22 settembre 2016

OPUSCOLO RAZZISTA? GUARDIAMO AI FATTI

L’ipocrisia e il perbenismo (falso) sono quanto di più odioso possa esistere al mondo.  Il fuoco di batteria degli ipocriti si è scatenato in questi giorni contro un  opuscolo prodotto dal Ministero della Salute sulla infertilità. L’accusa è di quelle che fanno male: “razzismo”.
La critica prende le mosse dal fatto che nella parte  superiore di questo dépliant gli stili di vita “sani”  appaiono incarnati da due coppie belle e bianche, mentre i “testimonial” di quelli “pericolosi” sono un rasta, un nero  e  una ragazza sorpresi a fumare non si sa bene quale sostanza.


In effetti la copertina dell’ opuscoletto è veramente brutta, e bisognerebbe domandarci, prima ancora di ragionare di razzismo, a cosa servano queste pubblicazioni.  Ma soprattutto quanto costano alle casse dell’erario queste inutili campagne.  

L’unico servizio che fanno è quello di intrattenere qualche paziente nell'anticamera di un ambulatorio.
Ma di là della reale utilità di questi  strumenti rimane la crepa di una operazione pubblicitaria dove i belli e i bianchi rappresentano il bene e quelli brutti e neri incarnano il male.  Ha buon gioco Saviano a dire che queste immagini richiamano un po’ (solo un po’) un certo tipo di propaganda che andava in voga nel 1936 in Germania. Affermazione forte, che ci sta come il cavolo a merenda.

martedì 20 settembre 2016

IL DEGRADO CHE CI UCCIDERÀ

E’ di ieri la brutta, bruttissima notizia che un signore romano è stato preso a calci e pugni e quasi ammazzato da due giovanotti di 24 e 26 anni (italiani, a scanso di equivoci) perché aveva chiesto loro di spegnere le sigarette in uno spazio vietato al fumo della metropolitana.
Purtroppo, queste scene di ordinaria follia, sono sempre più frequenti. I motivi spesso sono futili: liti per un parcheggio, per uno sguardo di traverso, per un pestone al piede. Stupidaggini, stronzate che rischiano di trasformarsi in tragedia.
Una pazzia collettiva che fa il paio con i gesti di vandalismo, maleducazione, teppismo, sconcezze varie che insozzano le nostre strade.
Un decadimento civico che fa paura perché sembra inarrestabile, complice il menefreghismo della gente, la tolleranza delle istituzioni e leggi assolutamente inadeguate: quanto tempo resteranno in galera quei due delinquenti che hanno massacrato di botte quel signore?
Non stiamo esagerando. Basta frequentare qualunque luogo pubblico, in particolare le stazioni, per accorgersi di quello che accade intorno a noi.
Le stazioni, in questo senso, sono uno spaccato micidiale della realtà. Sono dei “non luoghi”, dei porti franchi dove la parte peggiore viene in superficie, come gli escrementi dal liquame di una cloaca.
Le stazioni ferroviarie diventano ricettacolo di sbandati senza dimora, stranieri in fuga, disperati e bande di ragazzini (maschi e femmine) che mostrano una irresponsabilità che spesso si trasforma in cattiveria.
Lo specchio sul quale siamo abituati a rifletterci si deforma, anche i luoghi comuni vengono meno. Perché questi ragazzi non sono facce nere arrivate coi barconi, sono italiani, figli e nipoti di famiglie perbene che però  stanno subendo, nell'indifferenza generale, una lenta mutazione genetica.

Solo colpa dell’età? Può essere che sia così. Ma quei due che hanno riempito di cazzotti il malcapitato romano non erano adolescenti, erano due persone che in altri tempi avrebbero già fatto il militare e trovato un lavoro. Ecco quello che forse manca: il senso della disciplina e una prospettiva per il futuro. Quando vengono meno queste due cose, vien fuori una miscela altamente infiammabile.

lunedì 12 settembre 2016

LA DIALETTICA AI TEMPI DI RENZI

La dialettica, ai tempi di Renzi, si concentra in alcuni concetti contrapposti: nuovo/vecchio, futuro/passato, cambiamento/conservazione.  In questa logica  vecchio, passato e conservazione diventano sinonimi.
L’esperienza ci dice che non sempre è così ma è altrettanto vero che spesso i vecchi sono tendenzialmente conservatori e rimangono legati, per ovvi motivi, al passato.
Quella che però manca, in questa “fenomenologia della storia”, è la dimensione del presente.

Se la tesi è il nuovo, l’antitesi è il vecchio manca però la sintesi. La sintesi è il presente, ed è col presente che siamo chiamati a fare i conti. Se è indispensabile per un politico guardare al futuro, i famosi pensieri lunghi, è altrettanto vero che non può prescindere da quello che gli accade intorno, altrimenti diventa un utopista e, a quanto ci risulta, le utopie hanno portato più danni che vantaggi.

giovedì 18 agosto 2016

TRASPARENZA E ACCOGLIENZA: LA VICENDA DI CAPALBIO.

La polemica che si è aperta sui profughi, in quel di Capalbio, si presta a più versioni. Sicuramente ha molte ragioni il Sindaco del paese quando dice che “le prefetture non possono far calare dall'alto certe decisioni”.
In effetti, non è facile accettare un provvedimento che assegna 50 profughi a un centro abitato che d’inverno conta appena 130 residenti. La cosa singolare è che è scattata una sorta di rivolta non tanto tra i residenti ma tra i villeggianti che d’estate trascorrono le loro vacanze nel piccolo comune maremmano.

E quei le cose diventano più pepate. Il Presidente della Regione Rossi ha, infatti, dichiarato: “Nobili ambientalisti, boiardi di Stato e intellettuali ex comunisti non vogliono i profughi, non vogliono la strada, (si riferisce alla variante dell’Aurelia ndr) non vogliono nulla, perché le loro vacanze non possono essere disturbate. È una posizione che non condivido e contro cui mi batto: si può conciliare ambiente e sviluppo, tutela del paesaggio e sensibilità sociale”.
Era ora! Certo è che queste parole avrebbero avuto un altro effetto qualche anno orsono. In passato una parte della sinistra toscana ( e non solo toscana)  ha pasciuto e blandito una genia d’intellettuali radical chic, capaci solo di dire no.
Gente con ville da centinaia di metri quadri che però s’incazzano se un povero cristo tira su un capannino per gli attrezzi.

venerdì 17 giugno 2016

ROSARNO: PROVE TECNICHE DI SINISTRA

La domanda che alcuni iniziano a fasi è in cosa si distingua un governo con una “impronta progressista” da un governo tecnico/conservatore.
Teoricamente un governo progressista dovrebbe impostare le politiche economiche, e di conseguenza quelle sociali, spostando la lancetta verso una maggiore equità, un’attenzione ai bisogni dei più deboli, operando per l’eguaglianza delle opportunità. Obiettivi difficili in un’Europa dove dominano le tecnocrazie e l’economia globale risponde a interessi in grado di condizionare le politiche dei singoli stati.

Le ricette del FMI non contemplano un progetto di eguaglianza ma esasperano i concetti di competitività e declassano la spesa pubblica a problema, declinando ogni azione al rispetto degli equilibri di bilancio. Su questo versante le politiche nazionali possono ben poco, come dimostra il caso della Grecia dove Tsipras è stato costretto a tornare sulle sue posizioni (colpevolmente abbandonato anche da quelli che si dicono progressisti).

martedì 17 maggio 2016

IL PAPA E GLI ANIMALI. SMASCHERARE TUTTE LE IPOCRISIE.

Quanta gente attaccata a cani e gatti e poi lascia sola e affamata la vicina. No, per favore no!”.  Questa frase di #Papa Francesco ha suscitato diverse polemiche da parte degli #animalisti, dispute ingiustificate, se si guarda alla sostanza di quelle parole.
Il Papa ha detto una cosa che, nella sua semplicità disvela una verità e mette in mostra una contraddizione dei nostri tempi. E cioè che viviamo in un mondo dove si è molto più attenti ai #diritti di un animale (sacrosanti e che andrebbero difesi con leggi severe) che non al diritto alla vita di chi crepa a un angolo di strada, in mezzo alla indifferenza dei passanti.  

Ma al di là di quest’aspetto, invero piuttosto banale, c’è un altro prospettiva, che i detrattori della frase del Papa, non hanno preso in considerazione.