La vicenda su presunti casi di
corruzione nel settore dei rifiuti che riguardano l’ATO Toscana Sud, può essere
l’occasione per aprire una riflessione politica (brutta parola di questi tempi, ma non ne conosciamo altre) sul ruolo che, in settori decisivi come energia,
rifiuti, acqua possono e debbono giocare le amministrazioni locali.
Per anni ci si è ubriacati pensando
che la presenza del privato, introducendo elementi di mercato, fosse di aiuto alle
aziende pubbliche per migliorare le prestazioni, per garantire efficienza e, in
prospettiva, per calmierare le tariffe. Ambiti più grandi dovevano portare a
economie di scala e le professionalità esterne dovevano garantire il salto di
qualità.
Purtroppo le cose non sono granché migliorate,
è vero che ci sono stati investimenti, per esempio nel servizio idrico, ma
dentro un mercato protetto, dove l’investimento era ed è garantito dalle
tariffe per cui, alla fine, il rischio d’impresa si riduce a zero.
In altre parole forse non ci sarebbe
stato bisogno di capitali privati e consulenti per arrivare a quel risultato.
E’ giunta l’ora per la politica di
recitare il “mea culpa” e ammettere che in molti casi si è sbagliato. Si è sbagliato
a cedere i servizi pubblici a una logica privatistica (non privata), dove i
margini di redditività, necessari perché altrimenti un’impresa va gambe ritte, finiscono nelle tasche dei soci privati invece di trasformarsi in servizi
per la gente.

