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mercoledì 26 ottobre 2016

DOPO LE PROVINCIE LE REGIONI. ALLA FINE NE RIMARRÀ' UNO SOLO

Il referendum del 4 dicembre non riguarda solo la riforma del senato, anche se il grosso della discussione sembra concentrato solo su quel punto. La sterzata, che qualcuno ha voluto dare alla campagna referendaria, per acchiappare voti, è, infatti, mirata ai costi della politica e indubbiamente la riduzione dei senatori porta a un contenimento della spesa. Però limitare il senso di una riforma costituzionale solo a una questione di soldi è pericoloso perché, che come dimostrano recenti proposte di legge, un obbiettivo analogo e forse più consistente, si potrebbe raggiungere modulando, a livelli europei, gli emolumenti dei parlamentari. Però su questo punto gli sforbiciatoci delle spese della politica fanno “melina” mostrando come, alla fine, la questione del risparmio sta in secondo piano rispetto agli obbiettivi politici.

Ma in pentola non c’è solo la riforma del senato, c’è un altro aspetto altrettanto interessante relativo alla revisione delle competenze regionali. Un passaggio che passa sotto silenzio ma che mette in un angolo lunghi anni di discussione sul regionalismo, sul decentramento e registra un cambio di rotta rispetto a tante battaglie che avevano visto impegnato le forze politiche.  
La riforma Boschi “de facto” riaccentra le competenze a favore dello Stato a scapito delle regioni. Secondo i sostenitori della riforma questa modifica si rende necessaria per evitare duplicazioni e superare l’enorme contenzioso apertosi alla Corte Costituzionale.

giovedì 5 maggio 2016

VOGLIONO IL SUD TIROLO? OTTIMA OCCASIONE PER PARLARE DELLE REGIONI AUTONOME

Il leader della destra (estrema) austriaca Heinz-Christian Strache, grande vincitore, assieme al candidato Hofburg Norbert Hofer, del primo turno delle elezioni presidenziali, ha recentemente dichiarato che punta alla riunificazione del Tirolo. Rimettendo così in discussione i confini tracciati all’indomani della prima guerra mondiale.
Ovviamente non pensa a un’annessione “manu militari” ma a un ben più democratico referendum. Niente di nuovo, da parecchio tempo cova sotto la cenere un sentimento di questo tipo in alcuni ambienti politici austriaci.

E a guardare quello che è successo in Europa negli ultimi trent’anni non c’è nemmeno da dargli torto. Culturalmente, linguisticamente ed etnicamente il Sud Tirolo è più Austria che Italia, non guarda verso Roma (tranne che per i trasferimenti statali, perché i soldi non puzzano) ma verso Nord.