La
scuola sembra diventata un campo di battaglia.
Un campo di battaglia a senso
unico, dove sempre più spesso maestri e professori sono vittime di violenze
verbali e fisiche da parte di alunni e genitori.
E’
una delle tante vergognose peculiarità che contraddistinguono il nostro bel paese.
Qualcuno, in vena di paragoni, dirà che in America gli studenti sparano col
fucile mitragliatore, ma il fatto che negli Stati Uniti vi sia un livello endemico
di violenza non giustifica le nostre cazzate.
La
verità è che l’Italia riverbera nella scuola la sua anima più brutta: decadenza
dei valori, svilimento dell’educazione, caduta del principio di autorità.
Tutto
è possibile quando non vi sono più regole e ogni aberrazione è consentita.
La
patria potestà, l’iper-protezione diventano giustificazioni sufficienti per
spaccare il muso a un professore, magari riprendendo col telefonino per
ritrasmetterlo sui social.
Tutto
è possibile quando personaggi dall’ignoranza abissale e talvolta dalla dubbia
moralità, si permettono di valutare curriculum scolastici, pagelle, giudizi e
quant’altro concorre a formare l’educazione di un ragazzo. Sarebbe come se qualcuno
in sala operatoria, senza avere nessuna nozione di medicina, dicesse al
chirurgo cosa fare e come comportarsi.
Lo
accettereste?
Lo
ripeto, è un’infamia che i nostri maestri e professori siano sottopagati, con
un livello di retribuzione tra i più bassi d’Europa. Che il loro ruolo sociale
sia in sostanza ridotto a zero e che tutto quello che ruota intorno alla scuola
sia considerato un inutile orpello.
