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martedì 25 settembre 2018

CASTIGLIONI: IL CENTRO STORICO SALVATO DAL COMMERCIO E DALL’ARTE


Che cosa può salvare l’anima e il destino dei centri storici?
La risposta non è per niente facile, non a caso, generazioni di amministratori si sono dannate senza, alla fine, trovare una soluzione che accontentasse tutti.
La prima cosa da dire è che i centri storici non sono uguali: ci sono quelli isolati, ci sono quelli che si collegano con le periferie, ci sono quelli ridotti a città fantasma. E poi, senza offendere nessuno, ci sono quelli belli e quelli brutti, ci sono quelli pieni di storia e quelli imbottiti di miserie.  
Castiglion Fiorentino rientra nella categoria dei centri storici belli e per certi versi incontaminati: basta un giro in via Adimari, a S.Lazzo, in Via Rosa, in vicolo Bongini, per rendersi conto di quello che dico.

La parte storica di Castiglioni ha grandissime potenzialità e può diventare il volano di un nuovo modello di sviluppo. Ma, per essere tale, deve diventare il luogo dell’efficienza, un contenitore d’idee, un incubatore di progetti. Uno spazio fisico dove la capacità amministrativa sfidi, senza paure, i luoghi comuni e i pregiudizi.
Il primo tema è quello del traffico e della sosta, ci sono le condizioni, almeno d’estate, per liberarci dal traffico e da una sosta invasiva e pervasiva?
Una volta fatto questo, ci sono le condizioni per recuperare, attraverso un piano d’iniziativa pubblico-privata, i fondi commerciali e artigianali sfitti e/o in abbandono?
È possibile pensare a un piano di valorizzazione economico/culturale dei palazzi storici o almeno di alcuni di essi? In ultimo ma non ultimo, è possibile rivitalizzare la rete commerciale che, di fatto, rappresenta la spina dorsale di ogni centro storico?  
Un tempo c’erano tante piccole botteghe. Oggi, sono sopravvissuti pochi punti vendita tradizionali, in compenso si è assistito a uno sviluppo, assai interessante, di ristoranti e gastronomie, concentrato però nell'asse principale. E’ un passo avanti ma non basta, perché la grande bellezza del nostro centro storico è data dall'armonia del suo insieme e non possano convivere aree piene di vita con altre soggette al degrado e all'abbandono.  
Il commercio, in tal senso, può svolgere una funzione essenziale. Per questo va aiutato e sostenuto con sgravi fiscali, aiuti ai giovani, nuovi modelli imprenditoriali. L’obiettivo deve essere duplice: più lavoro e tutela di un bene immenso fatto di storia e arte.
Attenti però a non cadere nel rimpianto per i bei tempi andati. Qui si parla di modernità, le nuove botteghe devono essere smart, connesse con il mondo, multifunzionali, animate, devono rappresentare un esempio di futuro positivo.
Serve uno sforzo collettivo, un’alleanza tra istituzioni, associazioni di categoria e cittadini per ridisegnare insieme il futuro del paese.
Paolo Brandi

lunedì 10 settembre 2018

CASTIGLION FIORENTINO: LA GRANDE BELLEZZA DI S. AGOSTINO


La grande bellezza dell’Italia non è fatta solo dall'architettura e dagli edifici che disegnano i nostri centri storici, ma anche dalla vita che pulsa tra le loro mura.
Castiglion Fiorentino, con il suo intreccio di strade, vicoli e piazze, in cui si affacciano edifici pieni di storia, è un bell'esempio di come la socialità si sia coniugata, nel tempo, all'armonia urbana.
Purtroppo, come gran parte dei centri storici, subisce la violenza del tempo e degli uomini. Piazze, che non erano pensate a quello scopo, sono diventate parcheggi, vicoli, un tempo pieni di vita, sono diventati terreno di conquista di erbe e cartacce. Le stesse strade maestre, che da secoli svolgono egregiamente la loro funzione, cominciano a subire il peso di del traffico e di un’usura che gli antichi architetti non potevano preventivare.
I centri storici sono come organismi viventi, hanno bisogno di cure di attenzioni e, più sono vecchi, più l’affetto e il rispetto verso di loro deve essere grande. Per renderli vivi ci vogliono il commercio, la residenza, servizi, quelle attività che li rendano vivaci ogni giorno dell’anno. Il turismo, per quanto importante, non può essere la sola risposta in grado di evitare la polverizzazione del tessuto sociale, commerciale e produttivo, né possono esserlo le manifestazioni, per quanto belle e ben organizzate. Ma di queste avremo modo di parlare.

sabato 8 settembre 2018

DUE PICCOLI CARTELLI APPESI ALLE COLONNE DELLA MAESTÀ’ DI MAMMI

Qualcuno ha avuto l’idea di attaccare, con il nastro adesivo, due frasi, una di Bukowski, l’altra di Conrad, sulle colonnette che sorreggono il piccolo porticato della Maestà di Mammi.
Non conosco la ragione del gesto, comunque sia lo considero un atto gentile. Se è vero come diceva Goethe che “si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole” quell'atto così bizzarro, mi appare meno bizzarro. 
M’indica che le parole poetiche, nella loro relazione grammaticale e sentimentale, ci aiutano a capire il mondo meglio delle immagini di una Polaroid e delle frasi da 120 battute.
So bene che è faticoso concentrarsi nella lettura, perché costringe a pensare e non è detto che alla fine ci si capisca qualcosa. Però, come dicevo, aiuta. Per questo forse dovremo, per qualche minuto, mettere il silenziatore alla grancassa e fermarsi, come suggeriva Goethe, ad ascoltare musica, a leggere e alla fine tirare fuori qualche frase sensata.
Accolgo l’obiezione di chi dice che queste cose si possono fare con la pancia piena. E’ vero, è più facile essere incazzati che tranquilli quando c’è incertezza, quando le ingiustizie sono palesi, quando al merito si sostituisce la raccomandazione, quando assistiamo impotenti a un mondo che si ribalta su se stesso. 
Non è facile perdersi tra le note musicali quando intorno soffia la tempesta. Però uno sforzo dobbiamo pur farlo. Ci sono tante cose da scoprire e da recuperare: sicurezze, principi, identità. Ma per far questo non serve affidarsi all'istinto predatorio, mostrando i canini come lupi, perché mordi, mordi, alla fine non rimarrà più nulla da sbranare. 
L’unica strada è trovare un equilibrio diverso, che però non metta in crisi i nostri valori, che io continuo a considerare parte fondamentale della nostra storia. E la storia, nella vita delle persone, è importante perché “chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.
Per questo ringrazio chi ha appeso quelle frasi sulle colonne della Maestà, perché mi ha dato una mano a riflettere.

Paolo Brandi