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martedì 11 settembre 2018

COSA SUCCEDEREBBE ALL’OUTLET CON LA CHIUSURA DOMENICALE?


L’argomento del giorno è l’obbligo di chiusura domenicale per le attività commerciali. Dal punto di vista dei principi il riposo settimanale non solo è sacrosanto ma è garantito dalla carta costituzionale: “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale” (articolo 36).
Ciò detto bisogna anche capire cosa accadrebbe se questa norma venisse applicata in un mondo che non ha più i bioritmi del passato. Ho fatto qualche domanda in giro e ne ho ricavato un quadro ben poco tranquillizzante.
Prendiamo ad esempio l’outlet, vien fuori che un divieto come quello che è stato anticipato produrrebbe i seguenti effetti:
Un calo del fatturato intorno al 30%, una riduzione di circa 300 posti di lavoro, una diminuzione drastica delle assunzioni stagionali, un calo considerevole dell’indotto, con conseguente perdita di reddito e ulteriori posti di lavoro. Senza considerare che ormai i grandi centri commerciali sono diventati le piazze degli anni 2000, ci si scapiterebbe oltre che economicamente anche socialmente.
Tutto sbagliato dunque proporre la chiusura domenicale?

No, perché in punta di diritto le aperture domenicali (e in altri giorni festivi) contrastano in molti casi con un altro principio costituzionale, quello che dice, riguardo alle donne lavoratrici ma potremmo estendere il concetto anche agli uomini : “Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.” (articolo 37).
È indubbio che lavorare di domenica rompe equilibri familiari e costringe a molte rinunce.
Queste questioni tuttavia non si affrontano con atti d’imperio, tanto più se si va a incidere sulla sfera di libertà d’iniziativa privata.
Non è riportando indietro le lancette dell’orologio che si risolvono i problemi ma affrontandoli con una prospettiva diversa che tenga insieme diritti e occupazione, libertà e autonomia.

giovedì 9 febbraio 2017

A CASTIGLIONE E' SCOPPIATA LA GUERRA DELL'AGLIONE. Riflessioni semiserie sul fatto del giorno.

“Ex malo bono” dicevano i latini, noi potremmo parafrasare “da una cazzata può nascere una riflessione seria”.
La cazzata è la conflagrazione mediatica scatenata a Castiglioni dalla “guerra dell’Aglione”, un conflitto che, come tutte le contese che si rispettino, ha un antefatto e uno svolgimento.
Il casus belli, a quel che è dato sapere, è un’intervista di un assessore castiglionese il quale, presentando l’adesione del comune all'Associazione per la tutela dell’Aglione, pareva che annunciasse l’ingresso del comune nel Consiglio di sicurezza dell’ONU.
A seguito di ciò il PD aveva ironicamente inviato l’assessore ad aderire, a titolo personale, all'associazione per la difesa del carciofo.
La faccenda, invece di finire in una generale risata, era proseguita in consiglio comunale dove il Sindaco, non si sa bene se per tutelare il buon nome del carciofo o quello dell’aglione, aveva inviato i consiglieri del PD a dissociarsi da questo modo di fare politica, come se una battuta al sapore di ortaggi avesse chissà quale riflesso negativo sull'etica, la morale e il buon nome del comune.

Anche in questo caso si pensava che la vicenda fosse conclusa. Invece no, da parte del comune è partita la controffensiva orticola con l’invio, in busta intesta di un bel pacchetto contenente aglione (ma non carciofi), all'indirizzo della segretaria del PD.
Fin qui la cazzata.

martedì 6 dicembre 2016

DOPO IL REFERENDUM SULLE PROVINCE E' IL CAOS

Tra le tante cose che la bocciatura delle riforme costituzionali lascia in eredità c’è la questione delle province.
Il perché è presto detto, la riforma Delrio, quella che un po’ pomposamente era stata definita come la legge che aboliva le province, abolizione per modo di dire visto che le trasformava in enti di secondo grado, anticipava di fatto gli effetti della riforma costituzionale. Poiché la riforma costituzionale non c’è più  si apre un bel problema.
Purtroppo gli effetti della riforma non sono stati cancellati: blocco delle assunzioni, trasferimento di circa 20 mila dipendenti verso altre amministrazioni, centinaia di lavoratori abbandonati nell’incertezza, servizi come  il lavoro che non si sa che fine faranno, diminuzione drastica dei trasferimenti, con rischi reali di mandare gli enti di secondo grado a gambe ritte. Tutto «in attesa» di una riforma costituzionale mai entrata in vigore.

Adesso che succederà? C’è la possibilità, concreta, che tutta la norma venga  dichiarata incostituzionale il che dimostra che non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. La fretta è cattiva consigliera, si è voluto sacrificare le province, un ente che almeno in Toscana funzionava, sull’altare del populismo e dell’antipolitica ed ecco i risultati: caos normativo, dipendenti sbandati, diminuzione di risorse sul territorio, cittadini che vedono peggiorare i servizi. Davvero un bel capolavoro. 

lunedì 14 novembre 2016

DOPO IL 4 DICEMBRE DELLE ASSEMBLEE PER SPIEGARE PERCHÉ NON SI POSSONO TAGLIARE LE INDENNITA'

Ospite a “Che Tempo che Fa”, Matteo Renzi, parlando delle ragioni del Sì, ha detto: “Se la gente vota NO non troverebbe un solo politico disposto a ridursi lo stipendio”.
L’equazione ha una sua logica, perchè è del tutto evidente che, non cambiando nulla, ognuno si sentirebbe legittimato a mantenere privilegi e franchigie.

E’ però altrettanto certo che il “tutto deve cambiare perché….tutto resti come prima”, come purtroppo sta avvenendo, oltre che gattopardesco suona come una presa in giro. Infatti, è pur vero che tanti suonatori sono stati sostituiti ma lo spartito, quando si parla di indennità, rimborsi e quant'altro rimane sempre quello.
Però le parole del capo del governo inducono a una successiva riflessione. 

lunedì 24 ottobre 2016

LA VITA VERA NON SI FERMA E QUALCOSA SI PUÒ' ANCORA FARE

Il referendum somiglia a uno di quei giganteschi carri armati che spianano tutto quello che trovavano davanti, allo stesso modo il dibattito sul quesito referendario schiaccia ogni altra notizia.
Non è un bene che sia così. Perché la vita delle persone (la vita vera) non si ferma e non riparte grazie alla riforma della Costituzione.
Alla gente normale interessa la tranquillità, il lavoro, la qualità del tempo libero, la possibilità di essere curati, il futuro dei propri figli. Purtroppo ognuno di questi aspetti sembra oggi congelato, in attesa della fatidica data del 4 dicembre. Invece non è così, in particolare l’economia è un animale strano, che si muove, anche quando sembra fermo, e nel suo agitarsi mostra numeri preoccupanti.

Diminuiscono le assunzioni, in particolare quelle a tempo indeterminato, e aumentano i licenziamenti. E non lo dice un sindacalista malevolo ma i dati dell’INPS. I licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato sono passati, infatti, dai 290.656 del 2015 a 304.437, con un aumento del 4,7 per cento.
Nei primi 8 mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. E si conferma il massiccio utilizzo dei voucher, quelli da 10 euro, venduti fino ad agosto arrivano a 96,6 milioni, con un aumento del 35,9% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Insomma l’occupazione stabile è in crisi e aumentano le forme di precariato.

venerdì 21 ottobre 2016

QUATTRO COSE QUATTRO DA CHIEDERE AI NOSTRI AMMINISTRATORI

“Trasparenza” è stato il grido di battaglia con cui tanti nuovi sindaci hanno vinto le ultime elezioni amministrative. La loro furia moralizzatrice era così grande, così convinta, così urlata da far sembrare  che i comuni, del nostro bel paese, fossero tutti piombati in un medioevo gotico, piene di nebbie e trabocchetti.  Però, una volta insediati, quasi tutti hanno mandato affanculo la trasparenza, limitandosi a quello che la legge prevede. Per esempio la pubblicazione degli atti on-line.  Un brodino caldo a confronto di quello che succede in certi comuni.

Inoltre gli atti sono scritti in maniera tale che la gente normale fa fatica a raccapezzarsi e qualche volta  sono così fuorvianti che, per cercare qualcosa, ci vuole il cane da tartufo. 
Eppure tre o quattro cose si potrebbero fare da subito, ma la maggior parte dei nostri bravi amministratori  si guarda bene dal farle, dimenticandosi  degli impegni che si erano presi con i cittadini in campagna elettorale. Ma si sa le campagne elettorali sono ormai una commedia dell’arte dove prevalgono i buffoni, gli arlecchini, i pulcinella con tutto il codazzo di leccaculo e ruffiani.
Comunque anche dalle opposizioni (destra e sinistra pari son) non ci pare che arrivino grandi spinte in questo senso. Eppure le cose da chiedere non sono così complicate.
Vediamo un po’ cosa si potrebbe domandare a un sindaco, a un assessore o un presidente di una partecipata per aumentare il livello di trasparenza.

giovedì 20 ottobre 2016

NUOVI AMMINISTRATORI E VECCHIE NEBBIE

E’ stato recentemente dato alle stampe un saggio intitolato “Tangentopoli nera. Malaffare, corruzione e ricatti all'ombra del fascismo nelle carte segrete di Mussolini”.
Il libro, com'era prevedibile, ha suscitato un vespaio perché da parte di alcuni si è subito detto che il fascismo sarà stato pure un regime autoritario, ma nessuno rubava. Francamente a noi non interessa un accidente se, anche nel ventennio, ci fossero dei corrotti, i corrotti ci sono sempre stati, a ogni latitudine.
La cosa interessante è invece l’attualità di alcuni capitoli. Prendiamo la parte in cui gli autori parlano della situazione di Milano.
Sotto la protezione di Arnaldo Mussolini, fratello del duce, un gruppo di potere mise le mani sulla città. Tra loro si distingueva il federale Mario Giampaoli, un tale Roberto Rossi, che faceva da addetto stampa e il podestà Roberto Belloni.
Le caratteristiche di questi soggetti sono indicative, quasi paradigmatiche e richiamano personaggi della nostra epoca.
Il Federale, innanzi alla marcia su Roma, era un poveraccio. Dal momento in cui diventò capo del partito a Milano gli organi di polizia, segnalarono un’impennata delle sue fortune economiche. In sostanza prima di assumere la carica era nullatenente poi si trasformò in un agiato alto borghese. Per di più amava circondarsi di una cricca che, come dicono i rapporti era “composta da ladri, bari di professione, cocainomani, ricattatori e tenutari di bordelli”.
Il Rossi invece era proprio un malavitoso, indagato per una rapina, però da quando diventò addetto stampa si concesse una vita lussuosa, fatta di macchine sportive, ville e un notevole conto in banca. In quanto al podestà era un impiegato. Appena nominato, fece ottenere al suo datore di lavoro la carica di Senatore in cambio del ritiro di una denuncia a suo carico per ammanchi nelle casse della ditta. Non contento approfittò del ruolo pubblico per intessere una vasta rete di affari.

C’è chi dice che rinvangare il passato non serve, non siamo per niente d’accordo. La storia non sarà maestra di vita, giacché nonostante tutto si continuano a ripetere gli errori, però qualcosa ci può insegnare.
Per prevenire basterebbe poco: ad esempio perchè coloro che sono chiamati a ricoprire incarichi istituzionali o politici non rendono pubblica, al momento dell’insediamento,  la propria dichiarazione dei redditi? In seguito sarebbe interessante confrontarla con quelle degli anni successivi. Siamo convinti che ne vedremmo delle belle anche dalle nostre parti.

giovedì 13 ottobre 2016

PORNOGRAFIA POLITICA E IMMIGRAZIONE. UN BINOMIO INSCINDIBILE

In Italia esiste un milione di figli d’immigrati nati o cresciuti qui che sono italiani in tutto, tranne che nei documenti. Recentemente è partita una campagna sbocciata con lo slogan “non siamo numeri, ma persone”.  
Quella della cittadinanza è una battaglia di civiltà che vale per tantissimi ragazzi e ragazze che sono venuti al mondo qua, parlano la nostra lingua, seguono nella maggior parte le nostre mode, hanno le stesse aspirazioni degli italiani. Perché negargli questo diritto?
Certo devono anche sottostare alle nostre leggi e non pretendere, in nome di vecchie tradizioni, di esser qualcosa d’altro rispetto alla società che li ha accolti. In questo senso gli esempi che arrivano dall'estero non sono positivi e dovremo farne tesoro. Non possiamo permetterci le banlieue francesi, oppure avere quartieri dove prospera l’estremismo come a Molenbeek. Sia chiaro, qui non stiamo parlando di immigrati che arrivano con i barconi, ma di bambini e giovani cresciuti nelle nostre scuole e per le nostre strade.

Però, anche rispetto agli immigrati o migranti o chiamateli come cavolo vi pare occorre fare chiarezza, senza demagogia e dicendo pane al pane e vino al vino.
La verità è che siamo difronte a un’emergenza non controllabile, l’Italia, se qualcuno sa un po’ di geografia, è una penisola lunga e stretta protesa nel mare Mediterraneo e per il nostro meridione le coste africane sono più vicine del Brennero.  
In questo momento la gente scappa dal Medioriente e dal Nord Africa, non dal Polo Nord o dalla Siberia.
Certo è facile per Austriaci, Inglesi, Ungheresi, tirare su dei muri, per noi è materialmente impossibile.
Da qui in avanti occorre chiedersi quali soluzioni adottare.
Prendere a cannonate le barche? E’ una possibilità, che però nessuno, nemmeno i governi di destra, ha avuto il coraggio di applicare. Si potrebbe intervenire sui porti d’imbarco, ma per quest’operazione occorrerebbe mandare sulle coste della Libia o della Tunisia i nostri soldati. Abbiamo il coraggio di farlo?
Bisogna dunque arrendersi? No, bisogna curare di più lo sviluppo di certi paesi, occorre smetterla di sostenere guerre e guerricciole che servono agli interessi delle multinazionali, bisogna intervenire radicalmente contro chi delinque e non rispetta la nostra storia e le nostre tradizioni.
Per questo pur comprendendone le ragioni degli amministratori locali, non si può, infatti, scaricare sui comuni il peso dell’emergenza, proviamo una repulsione nei confronti di chi, di questa vicenda, fa pornografia politica.

Arezzo: UN FONDO PER LE GIOVANI IMPRESE

Premesso che un paese che non favorisce le imprese è un paese destinato a morire; premesso che le imprese di solito portano novità, inventiva, fantasia; premesso che il mondo dell’impresa può offrire uno sbocco occupazionale; premesso che è necessario non farsi ingannare dai numeri, con tutto il rispetto aprire cento bar e un milione di tavole calde non cambia la qualità dell’economia. Premesso tutto questo, l’Italia è sclerotizzata.
Quello che cambia il senso di marcia in un paese sono le imprese innovative, quelle che cavalcano l’onda del cambiamento e sono in grado di creare, per germinazione, posti di lavoro e idee sempre fresche.

Le ragioni per cui fare impresa in Italia è una “fatica titanica” sono molteplici.

venerdì 12 agosto 2016

CENTRO STORICO DA DIFENDERE: ALCUNE IDEE

I centri storici non possono diventare solo prodotti da mettere in vetrina,  i centri storici rappresentano la tradizione, l’anima di un paese e di una città.
La lenta decadenza delle zone più antiche riguarda, purtroppo, buona parte dei comuni della nostra provincia. Non c’è da illudersi, non esistono soluzioni miracolistiche, questo, però, non significa arrendersi.
Cominciamo a interrogarci sulle cause: i centri storici non sono più un polo di attrazione come avveniva un tempo, quando, dalle campagne e dal circondario, ci si riversava in paese per gli acquisti, per andare in farmacia o dal dottore, per recarsi in comune o alle poste.
Non ha senso essere nostalgici di quel passato. Il piccolo mondo antico fatto di osterie, di piazze animate dai mercati settimanali, di piccoli negozi dove trovavi di tutto, non c’è più e non ritornerà.
I centri commerciali hanno ucciso il commercio di vicinato, la gente vuole muoversi, vuole guardare oltre le mura di casa e oggi esistono milioni di finestre affacciate sul mondo: per comprare, per viaggiare, per ottenere servizi.
La soluzione era bloccare tutto questo? Impossibile, forse regole più stringenti avrebbero rallentato la malattia ma, alla lunga, il risultato non sarebbe cambiato.
Del lento declino dei centri storici ha risentito inevitabilmente anche la residenza: meno opportunità, meno abitanti e con il calo dei residenti diminuisce la qualità.
Trovare soluzioni non è facile.
A Castiglioni il centro storico ancora funziona (almeno in parte) perché ci sono i servizi: poste, uffici comunali, professionisti e per fortuna e nonostante tutto, un buon numero di negozi.
Ma il futuro non appare roseo. Qualche anima bella è convinta che il turismo possa diventare il toccasana di tutti i mali.
Di quale turismo parliamo? Parliamo forse di un turismo di massa in grado, con gli incassi di una stagione, di creare reddito per tutto l’anno? No, il nostro non è quel tipo di turismo.
Sicuramente è importante incrementarlo e sostenerlo ma da solo non basta.
Un centro storico come il nostro può vivere solo se punta alla qualità e alla residenza.  Per questo occorre muoversi con una strategia che coinvolga tutti: residenti, commercianti, professionisti, istituzioni e associazioni.

Oggi l’Amministrazione propone piani di recupero urbano, è una bella sfida ri-progettare porzioni di Centro Storico, vedremo cosa si riuscirà a realizzare.
Ma c’è anche di più, con un recente provvedimento sono stati messi a disposizione, da parte del Comune, finanziamenti per le imprese che intendono insediarsi nel perimetro delle mura del paese. Ottima idea ma che rischia di naufragare tra i marosi dell’incertezza.

venerdì 27 maggio 2016

Riceviamo e pubblichiamo: CASTIGLION FIORENTINO - UN CONSIGLIO COMUNALE RICCO DI SPUNTI



Riceviamo e pubblichiamo due interessanti Ordini del Giorno presentati giovedì 26 maggio nell'ultimo Consiglio Comunale di Castiglion Fiorentino.
Una data da segnare con la matita blu perché, per la prima volta in questa legislatura, la maggioranza ha votato un documento presentato dalle opposizioni, le quali, anch'esse per la prima volta, hanno presentato un ordine del giorno unitario.
L’argomento riguardava la situazione della SADAM, niente di nuovo sotto il sole direbbe il saggio, è vero, ma almeno si sono messi dei punti fermi su questa vicenda.
Primo punto la questione Zuccherificio deve assumere le caratteristiche di una questione regionale con tutto quello che ne consegue. Punto secondo occorre un impegno unitario delle Istituzioni locali, dei soggetti imprenditoriali che intendono investire in Valdichiana, delle associazioni agricole e dei sindacati. Terzo si rilancia con forza la necessità di un rapporto tra agricoltura e industria. Insomma nei prossimi mesi ci sarà pane da mordere per tutti e speriamo che le cose vadano bene.
Il secondo ODG riguardava un argomento assai delicato, ed è stato presentato dal gruppo dei Democratici per Castiglioni. Si chiedeva, vista la fine del dissesto celebrata in pompa magna dall'attuale Amministrazione, con tanto di piantumazione di “albero della vita”, di procedere a una riduzione delle tasse locali.

giovedì 26 maggio 2016

IL TUBO ROTTO, LA POLITICA E UNA PESSIMA FIGURA

Quello che è successo a #Firenze viene definito dai tecnici “evento meccanico accidentale”, in altre parole si è rotta una grossa tubatura e  le infiltrazioni hanno provocato un cedimento lungo 200 metri e largo 7. Se lo stesso evento fosse accaduto nella zona del Galluzzo, la notizia sarebbe rimasta confinata nelle pagine di cronaca. Fatalità ha voluto che questo “incidente” accadesse sul lungarno Torrigiani, in pieno centro, in uno dei luoghi più esposti all'attenzione dei mass media mondiali. Ed ecco che la “rottura del tubo” diventa un caso nazionale. Con riflessi perfino sul governo.

La manutenzione di quel tubo malandrino spettava, infatti, a #Publiacqua, la partecipata del comune di Firenze che si occupa di servizio idrico integrato e del consiglio di Amministrazione di Publiacqua faceva parte la ministra #Boschi, ergo nella testa di qualche genio, se il tubo s’è rotto la colpa è delle Boschi e del sistema di potere renziano.

venerdì 20 maggio 2016

Riceviamo e pubblichiamo: LA CASA DELLA SALUTE DEDICATA A BRUNO BENIGNI

Sabato 21 maggio sarà intitolata a Bruno Benigni la Casa della Salute di Castiglion Fiorentino. Questa struttura è stata il primo esempio in Toscana, e uno tra i primi in Italia, di riconversione di un complesso ospedaliero dismesso, in struttura al servizio della comunità.

Grande merito di questo progetto va a Bruno Benigni che è stato tra i teorici più lucidi a livello nazionale del progetto “Case della Salute”.  Un disegno lungimirante che, dopo Castiglion Fiorentino, è stato replicato in molte altre parti del nostro Paese mettendo assieme cura, prevenzione, informazione, volontariato e Medici di base. Grazie alla presenza di questi ultimi da semplice distretto socio-sanitario si è passati all'innovazione della Casa della Salute poiché garantiscono la continuità assistenziale.

venerdì 13 maggio 2016

CASTIGLIONI , CHE FINE HA FATTO IL MARCHIO EUROPEO?

Circa un anno fa, esattamente il 2 maggio del 2015, fu annunciato che #Castiglion Fiorentino era in lizza per il #Marchio del Patrimonio Europeo: "European heritage label”, un riconoscimento prestigioso che si propone di evidenziare i siti che simbolizzano l'integrazione, gli ideali e la storia dell'unione europea. Il progetto, presentato da Castiglioni, ruotava intorno alla figura di #Fra Mansueto, il francescano che a cavallo tra duecento e trecento viaggiò tra le corti d’Europa per riportare pace e unità in un mondo cristiano profondamente diviso.

Al messaggio fu data correttamente grande enfasi. Su questo premio vennero organizzate conferenze stampa e approntati un bel po’ di lanci su giornali, TV e social.

martedì 12 aprile 2016

BRUCE SPRINGSTEEN, CASTIGLION FIORENTINO E LE UNIONI CIVILI

Qualche tempo orsono, un commentatore di cui apprezziamo l’arguzia, spese parole intelligenti sulla presenza di Max Weinberg, batterista della E Street Band di Bruce Springsteen, a Castiglion Fiorentino. Al di là della esibizione in piazza con un tamburo, fatto di per se eccezionale per un artista di quel calibro, l’opinionista in questione annotò come interventi di questo tipo, ritrasmessi sui social, facessero conoscere il nome di Castiglioni ben più di centomila dépliant turistici sparsi per il mondo. Parole sante.

Se però domandassimo oggi al signor Max Weinberg se fosse disponibile a fare un concerto a Castiglion Fiorentino forse risponderebbe come ha risposto il suo “boss” Bruce Springsteen alle autorità di Greensboro (North Carolina) quando ha deciso di annullare il suo concerto per protesta contro le discriminazioni verso gli omosessuali: “intendo manifestare contro coloro che continuano a volerci riportare indietro. Alcune cose sono più importanti di un concerto e questa battaglia contro il pregiudizio e l’intolleranza è una di queste”. 

martedì 5 aprile 2016

LA SINDACA E IL VOTO DI SCAMBIO (analisi politicamente scorretta)

Il politically correct, il così detto politicamente corretto ha valore in un mondo dove esiste la reciprocità degli atteggiamenti. Quando quest’ultimo aspetto viene meno, diventa inevitabile diventare antipatici, scorretti, sgarbati, ma soprattutto nasce spontaneo buttarsi a pesce su argomenti che la “gente a modo” giudica sconvenienti e quindi “politicamente scorretti”.

Oggi ne trattiamo uno per il quale opinione pubblica, social e TV hanno già emesso la loro sentenza.
Si tratta del caso dell’ex Sindaca di Corleto Perticara Rosaria Vicino.
A quello che scrivono i giornali la signora è una tipa tosta che,  benché  alla guida di un comunello di appena 2.500 abitanti,  riusciva a tenere sotto scacco multinazionali come la Total. Oggi la Procura di Potenza gli dedica un corposo fascicolo con ben 13 capi d’accusa.
Secondo i dossier giudiziari l’ex sindaca non si è fatta mancare niente: usava la macchina di servizio per andare dal parrucchiere, si faceva pagare l’affitto di casa dall’azienda che lavorava ai pozzi petroliferi del suo paese, teneva bloccati atti e concessioni a sua discrezione. Tra le altre gli viene mossa anche un’altra imputazione, un’ accusa che a nostro modestissimo e “politicamente scorretto” parere ce la rende se non  simpatica almeno sopportabile.

giovedì 31 marzo 2016

BARATTO AMMINISTRATIVO BOCCIATO. MA ANDATE AL DIAVOLO!


Tempo fa avevamo parlato della possibilità di introdurre nei nostri comuni, con un apposito regolamento, il c.d. BARATTO AMMINISTRATIVO.  
La norma prevedeva la possibilità di svolgere lavori socialmente utili invece di pagare un tributo locale. Uno scambio virtuoso: ti faccio lo sconto sul pagamento (o l'esenzione) di una tassa locale o un altro debito con le casse municipali, come ad esempio una vecchia multa, in cambio del tuo impegno concreto per “migliorare” il territorio, come la pulizia del parco comunale o la piccola manutenzione della scuola elementare.

Su quest’argomento parecchi comuni avevano iniziato a dotarsi degli strumenti necessari, l’idea, per una volta, era di quelle semplici ed efficaci: non hai i denari per pagare una tassa? Nessun problema, ci mettiamo d’accordo, svolgi un lavoro per la tua comunità e i conti vanno in pareggio. Un po’ come quando al ristorante non ci sono i soldi per pagare il conto e ti mettono a lavare i piatti.

mercoledì 30 marzo 2016

SULLA SCIA DI MARINO E ALEMANNO UN BEL LIBRO SU CASTIGLIONI

Gli ex sindaci della Capitale Ignazio Marino e Gianni Alemanno affidano la loro storia a due libri di prossima uscita, tutti e due escono in concomitanza con le elezioni amministrative, mai come in questo caso politica e mercato (editoriale) coincidono.
Quello di Ignazio Marino s’intitola, in maniera efficace “Un marziano a Roma”, quello di Gianni Alemanno, ancor più enfatico, “Verità Capitale”.
Entrambi i testi, pur da sponde diverse, suonano come atti di accusa verso un apparato politico che si nutre d’intrighi e tradimenti, di un sistema imprenditoriale onnivoro e affamato, di un proliferare d’affari più o meno leciti che attraversano il sottosuolo di Roma.

Marino accusa senza mezzi termini Renzi di averlo fatto fuori, di aver avuto contro i giornali di certi gruppi economici.

giovedì 24 marzo 2016

Riceviamo e pubblichiamo: DIGNITA’ E VERITA’: PAROLE SCOMODE E SCONOSCIUTE ALL’ AMMINISTRAZIONE AGNELLI

Il Consiglio Comunale del 22 marzo ha chiarito in maniera definitiva come stanno le cose a Palazzo S. Michele.  A fronte di un’esposizione chiara dell’Assessore al bilancio Turchi sulla situazione economico-finanziaria del Comune, a fronte dell’intervento del Presidente dell’OSL Dott. Zito, che ha ufficializzato la chiusura del dissesto è esplosa la rabbia del Sindaco e di un paio di Assessori.

La pietra dello scandalo è stata la lettura, da parte della Consigliera Sara Rapini, di una relazione in cui si evidenziava il percorso che ha portato allo stato di dissesto del Comune. All'interno di quei fogli si esponevano con chiarezza le cifre e si riportava nella giusta dimensione la situazione del Comune. Fino a oggi Castiglioni era rappresentato peggio di un Comune terremotato, i fatti hanno dimostrato che le cose stavano in maniera diversa. La limpidezza di esposizione e l’inconfutabilità dei dati hanno fatto esplodere la rabbia di un Sindaco che ha costruito le sue fortune politiche proprio sull'esasperare al massimo la questione dissesto, senza per altro avere nessun merito nel riassestamento dei conti del comune.

martedì 22 marzo 2016

LA BUROCRAZIA E' UN MOSTRO

La burocrazia è un mostro che ha fame, una fame atavica che ha avuto inizio da quando Hammurabi s’inventò i suoi codici e solo gli illusi possono pensare che sostituire i documenti di carta con quelli elettronici semplifichi la vita. Al massimo si può risparmiare spazio negli archivi ma la sostanza rimane quella.

Il problema è molto semplice laddove esistono delle norme ci sono regole da far rispettare laddove ci sono delle regole c’è necessità di controlli. Oggi il problema principale della burocrazia è il vaglio delle richieste, la loro corrispondenza alle leggi, la giustezza delle cifre. E sulla base di questo la richiesta di integrazioni, le prescrizioni, le disposizioni più o meno transitorie, una massa di cose, spesso inutili, che bloccano gli ingranaggi e allungano i tempi.  A questo si aggiunge talvolta la complessità assurda della modulistica e delle procedure, in particolare quelle (guarda caso) che riguardano passaggi che hanno a che hanno a che vedere con norme europee.