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lunedì 5 dicembre 2016

REFERENDUM, E' ARRIVATA LA BUFERA E' ARRIVATO IL TEMPORALE...

Stamattina abbiamo evitato di leggere i giornali, così che i nostri giudizi, per quanto miseri nella forma e nel contenuto, risulteranno scevri da qualunque influenza esterna.
Il fatto del giorno è la sconfitta, netta e inequivocabile, delle riforme costituzionali proposte dal governo Renzi. Alcune brevissime e schematiche considerazioni.
1)    La minoranza del PD potrà anche dirsi contenta del risultato, se fossimo in loro la saremmo molto meno, non solo perché i numeri elettorali aprono prospettive incerte per il PD , e la barca è la stessa per tutti, ma perché hanno fatto una figura pessima sul piano umano e politico. Non si può, infatti, approvare una legge in parlamento e poi dire di votare contro quella stessa legge al referendum. Sarebbe stato più coerente esprimersi in maniera contraria in parlamento e poi sostenere le ragioni del NO. E non vengano a tirare fuori la storia del combinato con la legge elettorale, la legge elettorale c’era anche prima.
2)    Non sopportiamo chi parla di festa della democrazia, questi termini abusati andrebbero messi in un cassetto. Questo non è stato un referendum come tutti gli altri ma un’ordalia, cioè un giudizio popolare su Renzi e il suo operato. E il governo ne è uscito a pezzi. Non a caso il capo del Governo ha annunciato che si dimetterà. Il che non significa che non sia un atto democratico ma non è una festa.
3)    Perché c’è stato questo voto?
Qui la considerazione è complessa, dentro quel 60% c’è di tutto, per cui metterci sopra un cappello politico è operazione complicata. Il buon Salvini non penserà mica che tutta quella gente domani sia disponibile a sostenere le sue fantasticherie?  Noi crediamo che ci stia soprattutto la disperazione di un paese che non vede all'orizzonte un futuro e soffre molto più di altri in Europa l’effetto della crisi e l’emergenza dei migranti. E’ inutile che Renzi, nel suo discorso di commiato, continui a sciorinare numeri sull'economia che non corrispondono alla realtà della vita quotidiana delle persone. L’abbiamo già detto, sarebbe utile che ministri e parlamentari si facessero quotidianamente un giro sui tram e sui treni dei pendolari per fare tesoro dei discorsi della gente.

giovedì 9 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE: NAPOLI O AREZZO SON CAZZOTTI SUL MUSO

Dopo le ultime elezioni amministrative la gran parte dei commentatori ha puntato i fari su Milano e Roma, mettendo in penombra Napoli. Grave errore. Se si guarda al panorama del voto nella città delle 500 cupole è successa una cosa quantomeno insolita, il PD non è arrivato al ballottaggio. E pensare che nel 1996 il candidato della sinistra raggiunse  la stratosferica cifra del  72,9% dei voti al primo turno.
“Secoli fa” direbbe qualcuno, è vero in politica i giorni valgono anni, ma nel 2006  l’ultimo sindaco del centrosinistra fu eletto con il 57%.  
“Il mondo cambia” direbbe il solito interlocutore scassapalle. Possibile che cambi sempre in peggio? Qualcosa deve essere pur successo.

Benché qualche testa pensante insista a dire che quanto è avvenuto sotto il Vesuvio sia un caso a parte, noi non ne siamo troppo convinti. Anzi aggiungiamo che il caso Napoli, fatte salve alcune differenze, è fornito di un valore esemplare rispetto a ciò che è capitato dalle nostre parti.

lunedì 21 marzo 2016

LA POLITICA COME EREDITA' DI FAMIGLIA

Non siamo tra coloro che da un singolo episodio ricavano una regola, però quello che è accaduto al congresso dei Giovani Democratici della Campania ci ha fatto riflettere.
Le assise era iniziata male, infarcita di polemiche e scissioni e si è conclusa peggio, con un rinvio tra urla, contestazioni e scene ben poco dignitose.
Qualcuno ha cercato di minimizzare la cosa evocando la vecchia canzone di Peppino Fiorelli “Simme e’ Napule paisà”. Quasi che da quelle parti ci sia un clima antropologicamente diverso dal resto d’Italia.
 
Noi non crediamo all'influenza degli astri sui congressi di partito, quando ci si accapiglia ci sono sempre delle ragioni più o meno nobili. Ma alla fine, tirate le somme, non è nemmeno questo il problema. Che dentro il crogiolo dei partiti si fondano ambizioni, passioni, interessi e aspettative è un fatto scontato, per cui è normale che si discuta, si litighi e ci si guardi in cagnesco, pur appartenendo tutti alla stessa squadra.
Quello che invece emerge dal congresso dei Giovani Democratici napoletani è un altro tratto, che in verità un pochino ci preoccupa.

lunedì 8 febbraio 2016

A NOI DE LUCA E' SIMPATICO

Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca ha pubblicato su facebook, all'indomani della sentenza che l’ha visto assolto nel procedimento penale che lo riguardava, questo post:
“Anni di pesante aggressione politica e mediatica per nulla. Anni di un calvario che avrebbe fatto scoppiare il cuore a chiunque. Ho retto per le profonde motivazioni ideali e morali, e per l'assoluta serenità della mia coscienza. Esprimo il mio rispetto per la magistratura, la cui autonomia è un bene per i cittadini onesti e non un privilegio di alcuni. Il controllo di legalità nei confronti di chiunque è doveroso in democrazia. Mi auguro che nel dibattito pubblico si esaurisca la tendenza dilagante a calpestare con disinvoltura la dignità di persone e famiglie oltre le regole di uno stato di diritto. Mi auguro che si affermi l'abitudine a confrontarsi civilmente, in un clima di rispetto reciproco. L'essere uomini è più importante delle bandiere di partito”.

A noi De Luca sta simpatico, intanto perché ha dimostrato, come sindaco di Salerno, di essere un ottimo amministratore e poi perché ha dato prova di possedere tre requisiti, fondamentali in politica, che gli spagnoli sintetizzano nella formula  “Cabeza, Corazón y Cojones”.