Tra
qualche giorno si celebrerà il 25 aprile. Una ricorrenza istituita, lo rammentiamo
per chi ha la memoria corta, il 27 maggio 1949, con la
dicitura “Anniversario della Liberazione”.
Liberazione da chi e da cosa? La riposta
all'apparenza è facile: liberazione dall'occupazione nazista, dal fascismo di Salò,
e “mutatis mutandis” dall'orrore della guerra, anche se il secondo conflitto
mondiale è continuato fino ai primi di maggio.
Da allora quest’anniversario è
stato celebrato, con più o meno convinzione, in tutta Italia. In moltissimi casi
occorre dire con scarsissima convinzione. Le ragioni sono essenzialmente due,
da una parte perché la resistenza è stata, con un’operazione storica
discutibile, assimilata in tutto e per tutto alla tradizione comunista. E le
piazze del 25 aprile, dove la facevano da padroni fazzoletti e bandiere rosse, erano
viste dai “moderati” con sospetto.
Il movimento partigiano, in effetti, è stato
una questione complessa, che ha visto comunisti, socialisti, democratici
cristiani, monarchici, azionisti combattere sullo stesso fronte ma con
obbiettivi diversi e non è stato solo una epopea gloriosa ma vi sono stati
orrori, nefandezze, viltà e tradimenti. Quindi la semplificazione resistenza
uguale comunisti e marcia trionfale verso la libertà storicamente non regge.


















