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venerdì 30 marzo 2018

SANITÀ IN VALDICHIANA: “IL MEDICO PIETOSO FA LA PIAGA VERMINOSA”


“Il medico pietoso fa la piaga verminosa”, è finito il tempo delle mediazioni, dei convegni, delle senserie che non portano a niente. In sanità, e non solo lì, bisogna cominciare ad affrontare le cose per quello che sono.  
Qualcuno dirà che sono polemico. Può darsi, ma mi sono accorto che la diplomazia, quando cozza con i diritti della gente, si trasforma in colpevole omissione.
Come tanti altri ho letto il “grido di dolore” del sindaco Agnelli sulla mancanza di medici per il settore dell’emergenza.  Un grido giustificato.
Però rimango sempre con una domanda sulla punta della lingua: ma un sindaco ormai ha solo il potere di urlare al mondo la propria impotenza? Oppure ha il diritto/dovere di fare qualcosa di più?
Detto in altri termini è mai possibile, come sostiene Agnelli, che si vada avanti nella sanità e non solo in quella, a forza di promesse non mantenute?

Ancora in maniera più esplicita: è mai possibile che la conferenza dei sindaci, che in sanità, checché se ne dica, ha un grosso potere, non possa intervenire?
Con questo non intendi dire che i sindaci non facciano nulla, tutt'altro, forse fanno fin troppo. E allora gli intoppi dove sono?
Credo che il riassetto sanitario, insieme con alcune cose positive, abbia purtroppo prodotto un allontanamento dai territori. 
Ci sono troppi livelli decisionali, una burocrazia attorcigliata, un intreccio di competenze dove, per sbrogliarsi, serve il machete.

venerdì 23 dicembre 2016

IL TIR ASSASSINO E LA MALEDETTA BUROCRAZIA

Qualche volta sarebbe necessario che chi ha il potere di decidere si mangiasse a colazione e a pranzo una fetta di vergogna per quello che succede intorno a noi. I morti di Berlino, dobbiamo gridarlo forte, sono purtroppo il frutto di provvedimenti sbagliati e chi ha il potere di cambiare le cose deve farlo senza indugi.
E’ sufficiente leggersi la storia del tunisino che pare fosse alla guida del TIR  assassino  per rendersene conto. Quest’Anais, o come diavolo si chiama, visto che ha ben sei identità diverse, era stato imprigionato in Italia per quasi quattro anni. Finito il soggiorno nelle patrie galere è stato trasferito al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta. Nel frattempo gli organi di polizia si erano accorti che il tipo si era, come si dice, radicalizzato e trasformato in un possibile combattente della Jihad .  
Però che succede? Succede che l’espulsione nei sessanta giorni previsti dalla legge non avviene, ne consegue che il signor Anais viene messo fuori dai cancelli  con un foglio rilasciato dalla  questura che gli intima di lasciare autonomamente il territorio italiano entro sette giorni. Secondo voi se ne sarà andato?  
Col piffero!

Lascia l’Italia e raggiunge la Germania dove, come raccontano le cronache, “chiede asilo politico. Scommettendo sulla sua arte di dissimulazione. Sui suoi tanti nomi. Sulla farraginosità di burocrazie che non comunicano in tempo reale e che, dunque, impiegheranno del tempo per scoprire la sua storia.”
Quello che succede in seguito lo sappiamo.