In giro ci sono strani personaggi che,
secondo i dati statistici del giorno, degli sponsor o degli inserzionisti s’inventano
improbabili riprese dell’economia locale, oppure, di converso, parlano di crisi
senza fine.
Anche stavolta assistiamo a questa
pantomima. Fino a qualche mese fa l’economia aretina sembrava aver ripreso a
tirare come una locomotiva, oggi, invece, siamo di nuovo sull'orlo del baratro.
In effetti, gli ultimi dati che arrivano
dagli istituti di ricerca non inducono all'ottimismo. I numeri sono impietosi
per la provincia di Arezzo e in parte anche per la Toscana.
La Toscana si colloca, infatti, in una
fascia mediana rispetto al PIL nazionale con un +0.8, mezzo punto in più delle
regioni del sud ma con tre decimali in meno rispetto alle aree geografiche più dinamiche.
Purtroppo la nostra regione, nonostante
le sue enormi potenzialità, che vanno dal manifatturiero d’eccellenza al turismo,
sembra impaludata, prigioniera della sua bellezza, soffocata dalla burocrazia e
destinata, se non cambia marcia, a specchiarsi solo su se stessa.
Ma l’argomento che ci interessa di più
è quello che riguarda la provincia di Arezzo.
