Sempre
più spesso, visto che la SR 71, in certe ore del giorno, è un “inferno”, prendo
il treno per spostarmi da Castiglioni ad Arezzo e ritorno.
Dieci
minuti di viaggio, senza code, senza lavori in corso e senza imbecilli che sorpassano,
come se fosse in autodromo, sono un toccasana per il fegato e lo stress. Per altro, un treno ogni ora, consente di
programmare la giornata senza affanni e rincorse.
Purtroppo
ho notato un paio di cose che non vanno.
La
prima, la meno prosaica, ma non per questo meno importante, è che da anni i bagni sono sbarrati. E questo
fatto non va bene vista la quantità di persone che transitano per la stazione.
La
seconda, più eclatante, è la chiusura della biglietteria, preannunciata da un
malinconico cartello che avverte della chiusura ma non dice quando verrà
riaperta.
Se,
come dice qualcuno, i centri storici sono l'anima di una città e la stazione è
il suo biglietto da visita, possiamo dire che il biglietto da visita di Castiglioni
si sia un pò sgualcito.
E
questo fatto è ancor più grave perché la stazione castiglionese serve un bacino
molto più ampio di quello comunale, si parla di centinaia di persone il giorno:
pendolari, turisti, semplici viaggiatori.
Perché
privarli di un servizio così importante?
Il
problema non è solo dove fare i biglietti, c’è anche quello, perché, a certe
ore del giorno, i rivenditori sono chiusi e non sempre le macchine automatiche
funzionano. Ma oltre a questo vengono fuori anche altri problemi: c’è un problema di presidio per evitare il degrado,
c’è un problema di informazione nei confronti dei turisti, che spesso
utilizzano il nostro paese come base per poi vistare le città: ad Arezzo si
arriva in dieci minuti, a Firenze in un’ora e a Roma in due ore e mezzo. C’è un
problema di un’utenza anziana che spesso non s’intende di automatismi e rimane
spiazzata.
La
battaglia per la biglietteria alla stazione non è una battaglia di gente che
non accetta la modernità, la battaglia per la biglietteria è una questione di
civiltà. Non si può gradualmente smantellare la stazione di un comune di oltre
13.000 abitanti e che serve un territorio che spazia da Rigutino a Foiano.
E
poi, lasciatemelo dire, le stazioni meritano rispetto perché sono luoghi
incantati.
Come
diceva Zafron: “Avevo sempre pensato che le vecchie stazioni ferroviarie
fossero tra i pochi luoghi magici rimasti al mondo. I fantasmi di ricordi e di
addii vi si mescolano con l'inizio di centinaia di viaggi per destinazioni
lontane, senza ritorno. Se un giorno dovessi perdermi, che mi cerchino in una
stazione ferroviaria".
Paolo Brandi










