Un
partito che ha paura di se stesso è destinato a finire come l’uroboro, per chi
non s’intende di simboli l’uroboro è una specie di serpente che si morde la
coda e si divora. Nella mitologia si mangia per poi rinascere nel caso del PD
si mangia e basta.
Io
però non sono pessimista. Dal punto di vista elettorale abbiamo toccato il fondo,
il che non significa che si deve risalire per forza. Spesso il fondo nasconde
delle insidie e si può rimanere prigionieri del fango. Per tornare a respirare occorre un vigoroso colpo
di reni.
Ma
che colpo di reni può mai dare una direzione nazionale, come quella del PD, che
non rappresenta più la realtà e vive di una luce riflessa che non c’è più?
La
soluzione? Semplice tornare al partito o almeno a quello che resta. Cioè a quelle persone che ancora s’impegnano
per tenere in piedi un’ipotesi di centro sinistra in questo paese.
Non
serve perdersi in diatribe dentro la direzione, non serve il sottobosco di accordi,
accordicchi, inciuci e caminetti, quello che ci vuole è un pronunciamento degli
iscritti.
Perché
se è vera l’ipotesi che circola di un governo di centro destra con l’appoggio del
Pd è giusto e necessario sottoporre quest’ ipotesi al voto di chi ancora fa
parte del partito, così come sarebbe stato giusto sottoporre al voto l’idea di
un accordo con i 5stelle. Spiegando le ragioni e i vantaggi per l’Italia, per
la gente, per le imprese, per coloro che ogni giorno salgono su un treno o
montano in macchina per andare a lavorare. Sembra che questa gente sia diventata
invisibile, tutti ne parlano ma nessuno fa niente.
Ma
c’è anche di più, e per questo la vicenda diventa avvincente come un libro
giallo: se qualcuno, come pare, crede che il PD e il centro sinistra e le
ragioni della sinistra siano superate e non abbiano più ragione di esistere deve
dirlo con chiarezza. Basta sotterfugi, basta messaggi lanciati a mezza voce nei
social e alla TV.
