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venerdì 23 novembre 2018

LA DIFESA DEL PRESEPE E LE POLITICHE SOCIALI


Non capisco perché le festività del Natale debbano diventare terreno di polemica. Ultima (e a dire il vero ricorrente) in ordine di tempo è quella sull'allestimento nel Presepe nelle scuole.
Personalmente amo il Presepe, probabilmente lo amo molto di più dell’albero di Natale, e lo difenderò sempre. Ma questo non m’impedisce di dire che su queste questioni c’è sempre chi cerca di farsi pubblicità, in specie quando riveste una carica pubblica. E credo che abbia ragione chi sostiene che le priorità, per un’amministrazione, dovrebbero essere altre: la povertà, la marginalità, le famiglie che non arrivano alla fine del mese, gli anziani che rinunciano a scaldarsi oppure non comprano le medicine perché non hanno i soldi.  

Tutto questo ormai non sembra più far parte dell’orizzonte della politica. Difatti mentre si spende fior di quattrini per organizzare feste sempre più splendide, con una sorta di gara tra i comuni a chi allestisce il Natale più bello, dall'altro si riducono le risorse per chi ha bisogno. Perciò la difesa del Presepio che arriva da certi ambienti ha il sapore acido del latte avariato. Bisogna essere conseguenti con quei valori che si dice di voler difendere, e sarebbe meglio, nelle spese pubbliche, tagliare il superfluo per dare qualcosa a chi ha bisogno.

venerdì 16 novembre 2018

IL CENTRO STORICO DI CASTIGLIONI COME MODELLO PER CREARE LAVORO E SVILUPPO


La parola che mi viene in mente, quando penso al nostro centro storico, è “riabilitare” nel significato di “renderlo di nuovo capace di svolgere determinate funzioni”. Non si tratta di tornare indietro nel tempo, quando il centro storico era il “centro” non solo geografico ma anche amministrativo, economico e politico della comunità. Si tratta di inventarsi qualcosa di nuovo, per non perdere definitivamente la memoria dei luoghi e la ricchezza di cultura, storia e tradizione che i centri storici, in particolare quello di Castiglion Fiorentino, si portano dietro.
Ci sono zone della “città murata” che presentano un degrado incipiente nonostante i residenti s’impegnino per  mantenere il decoro e l’ordine. Il problema nasce in gran parte dallo spopolamento, dalla perdita di attività economica e dobbiamo dirlo, con un certo rammarico, dal disinteresse e dallo scarso senso civico. Troppe volte si leggono dichiarazioni rassegnate di politici o di amministratori, sull'impossibilità materiale di fare qualcosa. Una resa inaccettabile perché molto può essere fatto, purché si abbia in testa un progetto. Talvolta occorre andare per tentativi, attraverso quelle che si chiamano congetture e confutazioni. Ci siamo accorti per esempio che aiutare economicamente le attività serve a poco, se non c’è un programma per riportare la gente dentro le mura. Così come ci siamo accorti che le politiche degli eventi per quanto rappresentino un’iniezione di fiducia non sono la soluzione. Un giorno puoi avere migliaia di persone ma per i restanti 364 giorni non hai nessuno. E c’è una differenza fondamentale tra avere le “luci delle case accese e il divertimentificio senza controllo”.

In questo senso occorrono riflessioni ragionate. Per esempio su quel che potrebbero fare le università, comprese quelle straniere, con le loro attività di ricerca. Oppure le imprese: quanti servizi non strettamente legati alla produzione possono tornare o essere collocati dentro le mura? Penso alle strutture di comunicazione, agli studi professionali, alle attività di servizio a tutto quello che viene prima e dopo la produzione.  
Non possiamo però pretendere di avere tutto e subito, occorre andare per gradi: la prima cosa è recuperare il decoro urbano, non esiste che intere zone siano abbandonate a se stesse. Penso alla Badiola, a piazza S. Agostino, ai vicoli che fanno da contorno alla parte alta del Corso Italia. La seconda operazione è lavorare su incentivi mirati per il recupero funzionale dei fondi commerciali e artigianali che oggi hanno le serrande abbassate. Un altro aspetto è la rivisitazione delle aree a parcheggio e del transito dei veicoli. In ultimo bisogna pesare a favorire la residenza anche con iniziative di edilizia pubblica in specie per le giovani coppie e anziani. Dopo si può passare a un'altra fase: per esempio il recupero della funzione scolastica, ci sono spazi inutilizzati come l’ex ospedale che potrebbero essere riacquisti a questo scopo . E’ un’ottima cosa l’idea di utilizzare la chiesa di S. Agostino per usi convegnistici ma non basta avere un grande spazio se poi mancano le strutture di supporto che fanno da contorno all'aula principale. Un'altra idea, mutuata da altre esperienze, è recuperare la vocazione artistica e artigianale del paese. Si potrebbe pensare alla via S. Michele come una strada dedicata a questo scopo. Agevolando con incentivi l’uso degli spazi commerciali e offrendoli gratuitamente, almeno per qualche mese a chi vuole mettere in piedi un laboratorio, una mostra, una piccola attività artigianale. In ultimo è necessario rafforzare la rete museale. Castiglion Fiorentino aveva una vera e propria rete costituita dal Museo archeologico, dalla Pinacoteca, dagli scavi sotterranei, dal museo della Pieve, dalla Torre del Cassero, dalla Porta Etrusca. Oggi questo tessuto si è arricchito di nuove collezioni sarebbe bello che il cuore del paese ricominciasse a pulsare al ritmo della grande ricchezza culturale ereditata dai secoli passati.
Tutto questo non significa abbandonare le periferie, anzi vuol dire il contrario, perché un centro stico vitale è volano per tutto il territorio. Castiglion Fiorentino ha enormi possibilità occorre trovare la chiave giusta per aprire la porta di un nuovo sviluppo.
Paolo Brandi


lunedì 29 ottobre 2018

I CAMPI DI STERMINIO RIDOTTI A PARCO GIOCHI. LA BANALITÀ DELL’IDIOZIA



Il 28 ottobre, anniversario della “Marcia su Roma”, si sono radunati, in quel di Predappio, qualche migliaio di fascisti, non trovo altro termine per definirli e non credo che i partecipanti lo considerino offensivo.
Non mi meraviglia che, ancor oggi, dopo quasi 100 anni, tante persone si riuniscano per celebrare quello che si può considerare l’avvio della dittatura nel nostro paese. Non mi meraviglia perché l’Italia non ha mai fatto i conti con la propria storia. Questo paese tende a digerire di tutto, un pò come accade ai biodigestori che dagli scarti organici (compreso il letame), ricavano energia.
Diciamo la verità quei conti non sono stati fatti perché il fascismo, non quello folkloristico dei fez e delle aquile sul berretto, è connaturato alla nostra storia.
L’unico che capì da subito come stavano le cose fu Gramsci che nel 1921 scrisse: “Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato”.


Ma di quella lezione non è rimasto niente e aver ignorato quest’aspetto è una delle grandi colpe dei partiti. In oltre settanta anni di Repubblica, a destra come a sinistra, si è evitata una pedagogia della democrazia preferendo invece la gestione del potere. E i risultati si toccano con mano.
Ma non è questo il punto che voglio rilevare. Quello che mi ha spinto a scrivere queste riflessioni è stata la “goliardata” di una signora, di cui per carità di patria non cito il nome, la quale si è presentata a Predappio con una maglietta con la scritta "Auschwitzland”, fatta coi caratteri della Disney e accompagnata dal disegno del campo di concentramento. Insomma il campo di sterminio trasformato a parco giochi.
La signora intervista ha risposto che trattasi di “humor nero". Che sia nero non c’è dubbio che faccia ridere è da dimostrare. Per di più alla domanda se sapesse che ad Auschwitz sono state ammazzate più di un milione di persone, ha risposto che “è stata un’esagerazione, una cosa sbagliata, dei nazisti”. Come se il problema fosse che ne hanno gassati troppi, insomma una questione di numeri e basta.
Il pericolo sta tutto lì, nel banalizzare, nel ridurre tutto a una “goliardata” infarcita di imbecillità. Ormai siamo portati a giustificare ogni cosa sulla base di un relativismo etico e storico che fa perdere di vista i valori. Tolleriamo qualunque stupidaggine in nome della leggerezza del vivere e, mi verrebbe da dire, del quieto vivere.
Tutto questo fa il paio con la perdita di autorità delle istituzioni, il declassamento della scuola, il menefreghismo imperante, in nome di una libertà che alla lunga si trasforma in sopraffazione. Attenzione, quando dico queste cose, non penso solo alla destra che cavalca antiche e nuove paure, penso anche a una parte di sinistra che, in nome di una sociologia d’accatto, scagiona ogni eccesso, compresi quelli di chi delinque e non rispetta leggi e valori della convivenza. Insomma a partire da quella maglietta immorale ci sono motivi di riflessione per tutti. 
E ora potete pure sputarmi addosso, da destra e da sinistra.

Paolo Brandi


mercoledì 26 settembre 2018

BIGLIETTERIA CHIUSA ALLA STAZIONE CASTIGLIONESE. È INCIVILTÀ’



Sempre più spesso, visto che la SR 71, in certe ore del giorno, è un “inferno”, prendo il treno per spostarmi da Castiglioni ad Arezzo e ritorno. 
Dieci minuti di viaggio, senza code, senza lavori in corso e senza imbecilli che sorpassano, come se fosse in autodromo, sono un toccasana per il fegato e lo stress.  Per altro, un treno ogni ora, consente di programmare la giornata senza affanni e rincorse.
Purtroppo ho notato un paio di cose che non vanno.
La prima, la meno prosaica, ma non per questo meno importante,  è che da anni i bagni sono sbarrati. E questo fatto non va bene vista la quantità di persone che transitano per la stazione.
La seconda, più eclatante, è la chiusura della biglietteria, preannunciata da un malinconico cartello che avverte della chiusura ma non dice quando verrà riaperta.
Se, come dice qualcuno, i centri storici sono l'anima di una città e la stazione è il suo biglietto da visita, possiamo dire che il biglietto da visita di Castiglioni si sia un pò sgualcito.

E questo fatto è ancor più grave perché la stazione castiglionese serve un bacino molto più ampio di quello comunale, si parla di centinaia di persone il giorno: pendolari, turisti, semplici viaggiatori.
Perché privarli di un servizio così importante? 
Il problema non è solo dove fare i biglietti, c’è anche quello, perché, a certe ore del giorno, i rivenditori sono chiusi e non sempre le macchine automatiche funzionano. Ma oltre a questo vengono fuori anche altri problemi:  c’è un problema di presidio per evitare il degrado, c’è un problema di informazione nei confronti dei turisti, che spesso utilizzano il nostro paese come base per poi vistare le città: ad Arezzo si arriva in dieci minuti, a Firenze in un’ora e a Roma in due ore e mezzo. C’è un problema di un’utenza anziana che spesso non s’intende di automatismi e rimane spiazzata.
La battaglia per la biglietteria alla stazione non è una battaglia di gente che non accetta la modernità, la battaglia per la biglietteria è una questione di civiltà. Non si può gradualmente smantellare la stazione di un comune di oltre 13.000 abitanti e che serve un territorio che spazia da Rigutino a Foiano.
E poi, lasciatemelo dire, le stazioni meritano rispetto perché sono luoghi incantati.
Come diceva Zafron: “Avevo sempre pensato che le vecchie stazioni ferroviarie fossero tra i pochi luoghi magici rimasti al mondo. I fantasmi di ricordi e di addii vi si mescolano con l'inizio di centinaia di viaggi per destinazioni lontane, senza ritorno. Se un giorno dovessi perdermi, che mi cerchino in una stazione ferroviaria". 

Paolo Brandi




martedì 25 settembre 2018

CASTIGLIONI: IL CENTRO STORICO SALVATO DAL COMMERCIO E DALL’ARTE


Che cosa può salvare l’anima e il destino dei centri storici?
La risposta non è per niente facile, non a caso, generazioni di amministratori si sono dannate senza, alla fine, trovare una soluzione che accontentasse tutti.
La prima cosa da dire è che i centri storici non sono uguali: ci sono quelli isolati, ci sono quelli che si collegano con le periferie, ci sono quelli ridotti a città fantasma. E poi, senza offendere nessuno, ci sono quelli belli e quelli brutti, ci sono quelli pieni di storia e quelli imbottiti di miserie.  
Castiglion Fiorentino rientra nella categoria dei centri storici belli e per certi versi incontaminati: basta un giro in via Adimari, a S.Lazzo, in Via Rosa, in vicolo Bongini, per rendersi conto di quello che dico.

La parte storica di Castiglioni ha grandissime potenzialità e può diventare il volano di un nuovo modello di sviluppo. Ma, per essere tale, deve diventare il luogo dell’efficienza, un contenitore d’idee, un incubatore di progetti. Uno spazio fisico dove la capacità amministrativa sfidi, senza paure, i luoghi comuni e i pregiudizi.
Il primo tema è quello del traffico e della sosta, ci sono le condizioni, almeno d’estate, per liberarci dal traffico e da una sosta invasiva e pervasiva?
Una volta fatto questo, ci sono le condizioni per recuperare, attraverso un piano d’iniziativa pubblico-privata, i fondi commerciali e artigianali sfitti e/o in abbandono?
È possibile pensare a un piano di valorizzazione economico/culturale dei palazzi storici o almeno di alcuni di essi? In ultimo ma non ultimo, è possibile rivitalizzare la rete commerciale che, di fatto, rappresenta la spina dorsale di ogni centro storico?  
Un tempo c’erano tante piccole botteghe. Oggi, sono sopravvissuti pochi punti vendita tradizionali, in compenso si è assistito a uno sviluppo, assai interessante, di ristoranti e gastronomie, concentrato però nell'asse principale. E’ un passo avanti ma non basta, perché la grande bellezza del nostro centro storico è data dall'armonia del suo insieme e non possano convivere aree piene di vita con altre soggette al degrado e all'abbandono.  
Il commercio, in tal senso, può svolgere una funzione essenziale. Per questo va aiutato e sostenuto con sgravi fiscali, aiuti ai giovani, nuovi modelli imprenditoriali. L’obiettivo deve essere duplice: più lavoro e tutela di un bene immenso fatto di storia e arte.
Attenti però a non cadere nel rimpianto per i bei tempi andati. Qui si parla di modernità, le nuove botteghe devono essere smart, connesse con il mondo, multifunzionali, animate, devono rappresentare un esempio di futuro positivo.
Serve uno sforzo collettivo, un’alleanza tra istituzioni, associazioni di categoria e cittadini per ridisegnare insieme il futuro del paese.
Paolo Brandi

lunedì 10 settembre 2018

CASTIGLION FIORENTINO: LA GRANDE BELLEZZA DI S. AGOSTINO


La grande bellezza dell’Italia non è fatta solo dall'architettura e dagli edifici che disegnano i nostri centri storici, ma anche dalla vita che pulsa tra le loro mura.
Castiglion Fiorentino, con il suo intreccio di strade, vicoli e piazze, in cui si affacciano edifici pieni di storia, è un bell'esempio di come la socialità si sia coniugata, nel tempo, all'armonia urbana.
Purtroppo, come gran parte dei centri storici, subisce la violenza del tempo e degli uomini. Piazze, che non erano pensate a quello scopo, sono diventate parcheggi, vicoli, un tempo pieni di vita, sono diventati terreno di conquista di erbe e cartacce. Le stesse strade maestre, che da secoli svolgono egregiamente la loro funzione, cominciano a subire il peso di del traffico e di un’usura che gli antichi architetti non potevano preventivare.
I centri storici sono come organismi viventi, hanno bisogno di cure di attenzioni e, più sono vecchi, più l’affetto e il rispetto verso di loro deve essere grande. Per renderli vivi ci vogliono il commercio, la residenza, servizi, quelle attività che li rendano vivaci ogni giorno dell’anno. Il turismo, per quanto importante, non può essere la sola risposta in grado di evitare la polverizzazione del tessuto sociale, commerciale e produttivo, né possono esserlo le manifestazioni, per quanto belle e ben organizzate. Ma di queste avremo modo di parlare.

mercoledì 1 agosto 2018

IL SOLDATO PETER PAN



Qualche giorno fa sono andato a visitare il sacrario del Grappa. Era un impegno che avevo preso con me stesso mentre stendevo le ultime righe della mia tesi sul monumento ai caduti di Castiglion Fiorentino.
I morti castiglionesi sono sparsi su tutto l’arco del fronte ma in particolare nell’altopiano di Asiago, sul Montello e sul massiccio del Grappa. È partita da lì l’idea di una sorta di pellegrinaggio.  
Non sono andato in bicicletta, nonostante molti ardimentosi si cimentino sui trenta chilometri di salita spietata che portano alla cima, però anche in auto, quando si arriva, sembra di stare in un altro mondo. Saranno le suggestioni della storia o l’aria della montagna però ci si ritrova per un attimo fuori dal tempo.
Mal realtà reclama subito il suo posto mettendoci davanti agli occhi l’immenso sacrario con le spoglie di 22.910 soldati: 12.615 Italiani e 10.295 Austroungarici.
Tra le tombe di quelli che allora erano i nemici ce ne è una che è diventata famosa, non perché contenga i resti di un generale o di un eroe ma perché il nome che la contrassegna è “Peter Pan”.


Si, avete capito bene, quel soldatino portava il nome del famoso personaggio letterario creato nel 1902 dalla fantasia dello scrittore scozzese James Matthew Barrie.
Mi sono incuriosito ed ho scoperto che un giornalista, Ferdinando Celi, aveva scritto di questo ragazzo dal nome tanto celebrato.
Anche la Croce Nera Austriaca, l’istituzione del governo di Vienna che si occupa delle sepolture militari, aveva fatto delle ricerche ed è venuto fuori che Peter Pan non era austriaco ma ungherese. Apparteneva alla 7/a Compagnia del 30/o Reggimento Fanteria Honvèd ed era morto il 19 settembre del 1918 durante un'azione a Col Caprile una delle cime che fanno da contorno al Monte Grappa.
Chi era Peter Pan?

giovedì 14 giugno 2018

SABATO MATTINA A CORTONA PER IL MIO LIBRO CON ANDREA VIGNINI E ALBANO RICCI



Sabato mattina sarò a Cortona a presentare il mio ultimo libro “Il Club degli atleti”, nonostante siano citati gli atleti, non credo si parlerà di sport. Il libro parla, infatti, di tutt'altre cose, qualcuno l’ha definito un romanzo hard boiled, insomma una storia un po’ fosca  non adatta a stomaci delicati.
Può essere, anzi è sicuramente così, d’altra parte è la realtà a non essere aggraziata, anzi spesso supera le fantasie più tetre e malate.
La cosa singolare di questa presentazione, che sarà condotta dal giornalista Massimo Pucci, è la presenza intorno allo stesso tavolo di Andrea Vignini, ex sindaco di Cortona ed esponente di LEU, Albano Ricci, ex assessore al comune di Cortona e attuale segretario provinciale del Pd e il sottoscritto che un po’ di esperienza amministrativa e politica nella sua vita l’ha messa insieme.
Immagino, e non lo dico per mettere le mani avanti, che ci sarà già qualcuno col naso arricciato che dirà –ma che ci incastrano questi con un romanzo? Tutta gente che ha fatto o fa politica, ma cosa cercano?-

Grave errore. L’hard boiled la politica, checché se ne dica, si sposano bene tra loro, un po’ come il burro e le acciughe.  Sono un pessimista? Date un’occhiata al panorama pubblico degli ultimi vent’anni, l’hard boiled è fatto di intrighi, violenza, sesso e una tonnellata  di cinismo. Ci vedete molte differenze? So bene che c’è anche altro, ci sono tante brave persone, ma purtroppo, come nelle più brutte favole, gli orchi sopravanzano gli elfi.
Alla fine verrebbe da dire che un politico è più adatto a parlare di un romanzo dai toni duri più di un fine letterato. 
Ma la verità per cui ho invitato Andrea e Albano è che entrambi leggano, scrivono, e conoscono le belle lettere. Caratteristiche che pochi politici di oggi possiedono. Il problema non sono i congiuntivi sbagliati, con cui spesso ci deliziano nei comizi, il problema è la mancanza d’idee, solo slogan, parole fritte e rifritte, messaggi di 120 caratteri e cazzate, un mare di cazzate che sommerge il buonsenso.
Una cosa che ho imparato è che se non si ha un disegno più ampio del piccolo perimetro che delimita l’interesse immediato, non si va da nessuna parte: non bisogna aver paura di superare i confini.
Paolo Brandi

martedì 12 giugno 2018

RIFLESSIONI SU UNA SIRINGA ABBANDONATA NEL CENTRO STORICO



Cari amici, ho visto su internet la fotografia di una siringa e altri accessori che, come veniva spiegato, era stata scattata in una strada del centro storico, in una di quelle strade che formano un mezzo anello intorno all’area  del Cassero.
Non so se quella siringa abbandonata sia appartenuta a un tossicodipendente, qualcuno commentando l’immagine ha detto che non è quello il “modello” utilizzato per certe operazioni. Confesso che ci sono rimasto male lo stesso, perché un tempo quelli erano luoghi dove pulsava la vita del paese e la gente se ne stava fuori, sugli scalini, a godersi il fresco delle notti estive.
Oggi tutto è cambiato e certi vicoli, certe stradicciole, certe piazze si sono trasformate, loro malgrado, in luoghi del degrado. 

Non voglio polemizzare con nessuno, so bene che spesso le autorità pubbliche siano esse gialle, rosse, nere o verdi, per vari motivi, si ritrovano le mani legate.  La mia vuol essere una riflessione sulla realtà che ci circonda e ci stringe da ogni lato.
Da una parte un mondo di lustrini, d’immagi patinate, di giovani e meno giovani che grondano opulenza (vera o falsa non importa) e si atteggiano come se si trovassero a Londra dalle parti di Shoreditch oppure a El Raval di Barcellona.
Intendiamoci, la gente fa bene a divertirsi, a gioire, a tentare di esser felice. Ma non bisogna dimenticare che la realtà non è solo quella.  Anche nel nostro comune, che non è certo una metropoli, basta percorrere duecento metri per ritrovarsi proiettati sull’altra faccia della luna.
Quella siringa non è di un tossicomane? Può essere, però domandate ai residenti di quelle zone come vivono quando arriva la notte. Andate a guardare  quei luoghi che per la storia che si portano dietro dovrebbero essere un vanto dal punto di vista architettonico, storico, culturale e osservate il loro stato.
Non m’interessa dire di chi è la colpa. La colpa probabilmente va ripartita un po’ tra tutti noi che ci accontentiamo di guardare in superfice, senza capire il disagio, le difficoltà in cui vivono le persone e non comprendiamo che le difficoltà si trasformano in rabbia, in odio e in certi casi in autodistruzione.   
Vorrei, ma mi rendo conto che è solo una flebile speranza, che guardassimo la realtà  per quella che è e non per quella che ci raccontano spalmandogli sopra una bello strato di nutella, che rende dolce anche il pane ammuffito.  
Tornerò a parlare del centro storico, perchè per me continua a rappresentare il cuore di una comunità.

Paolo Brandi

domenica 15 aprile 2018

IL CLUB DEGLI ATLETI VERITÀ O FANTASIA? A DOMANDA RISPONDO



Quando si scrive,  che sia una frase, un pensiero o qualcosa di più ponderoso come  un libro ci si mette sempre una parte di noi.
A meno che non si tratti di quelle frasi ad effetto che spesso fioriscono sulle labbra di tanti imbonitori di piazza. Ma, anche in tal caso, c’è sempre un disvelamento di quello che siamo.
Che cosa? E’ facile rispondere, in quella gente c’è  l'atavica furbizia del guitto, la capacità oratoria del trombone e sempre più spesso anche una dose di meschina volgarità da osteria che di questi tempi fa aumentare l’audience.
Io sono al quarto libro pubblicato, ho ancora qualche idea nel cassetto  ma è li ferma al buio che aspetta di venir fuori.  

Sta nascosta forse perché si vergogna di guardarsi allo specchio, forse perché è timorosa o forse, molto più semplicemente, perché non è ancora ben vestita  ed andarsene in giro nudi non è giudicato segno di eleganza.
Cosa c’è invece nel “Club degli atleti’”?  
Una trama che prende  spunto da un fatto vero. Ma non chiedetemi dove e non chiedetemi quando, tanto non parlerò.  
Vi posso solo dire che sono cose successe qui vicino. Ma di là dallo spunto (reale) subito dopo parte il turbo della fantasia che si dipana su strade lontane. Viaggerete in città che pochi conoscono, terre di confine tra realtà e sogno, dove la battaglia per l’esistenza è cruda e non consente esitazioni.
Il “Club degli Atleti” è un libro duro, non è fatto per palati raffinati, abituati alla produzione letteraria di chi di mestiere vende se stesso e i sentimenti. E’ un periplo  tra quotidianità e fantasia dove il sangue si mischia a una misura di follia e quest’ultima ripaga con improvvise accelerazioni .
Fatemi sapere cosa ne pensate, naturalmente una volta che l’avrete letto.

Paolo Brandi


giovedì 12 aprile 2018

IL NOME DELLA TOSCANA TRASFORMATO IN CARTA IGIENICA


Il marchio è importante ma è mai possibile, mi domando, vedere sul retro degli autobus la pubblicità di asciuga tutto, tovagliolini , fazzoletti e perfino carta igienica contrassegnati con il nome #Tuscany?
La Toscana è una delle due regioni italiane, l’altra è la Sicilia, ad avere una traduzione inglese del proprio appellativo, questo a significare l’importanza che riveste nel mondo.
Personalmente non ho niente contro gli asciuga tutto e la carta da toilette, strumenti per certi versi indispensabili, però mi ha fatto un brutto effetto vederli associati al nome della nostra regione.  Così facendo si trasforma una regione in un veicolo di promozione di prodotti che poco hanno a che vedere con la sua storia.

Oddio è vero che in una parte di Toscana esiste una tradizione cartaria importante, per esempio la fabbricazione della carta a Lucca ha origini lontane, già nel  1300 esiste in quella città una Corporazione dei Cartolai, ma a quell'epoca si produceva carta pergamena, non rotoloni da cucina.
E’ vero che nel 1500 nasce, sempre a Lucca, la prima cartiera e nel secolo successivo ne sbocciano molte altre, ma anche in questo caso si producono risme di carta pregiata non pacchi di carta igienica.
E’ vero che ancora a Lucca nasce la carta paglia e nel 1911 ci sono ben 106 cartiere.
Insomma tutte queste storie giustificano una memoria ma da questo a utilizzare il marchio Tuscany ce ne corre parecchio.  
Mi pare davvero uno svilimento usare un nome che appartiene al mondo per fare marketing magari su mercati lontani dove invece l’appellativo Tuscany è associato all'arte, al Rinascimento, ai paesaggi.
No, credo che usare il nome Tuscany per identificare la “papier cul”, per usare un francesismo, non faccia bene a nessuno e mi domando come sia possibile che non si possa intervenire per sanare una simile ferita.
Paolo Brandi


martedì 27 marzo 2018

UN GRANDE CASTIGLIONESE DIMENTICATO (IN PATRIA)


 In queste ultime settimane mi sono piacevolmente “dopato di politica”, alla faccia di chi dice che dovrei andare in pensione. Mi dispiace deludervi, ma le passioni sono come gli amori, sono irrazionali e finché avrò dentro questo fuoco, sarà difficile che vada a pescare le rane in Chiana.
Ma, giacché mi devo disintossicare, non parlerò di politica ma di storia: la storia di un uomo nato tanti anni fa a Castiglion Fiorentino.
Da qualche tempo noto che la vita culturale della nostra comunità frizza come spumante d’annata. L’ultimo piacevole pizzicore mi è stato offerto dall'inaugurazione del medagliere napoleonico. Ottima iniziativa, che consentirà di inserire, ne son convinto, Castiglioni all'interno degli itinerari napoleonici che si snodano tra Piemonte e Liguria per arrivare fin all'isola d’Elba.   

Ma se è giusto mettere in esposizione il “grande corso”, ancor più giusto sarebbe raccontare le vicende e le opere di un castiglionese, misconosciuto ai più, ma la cui memoria travalica i confini nazionali, fino ad essere diventato oggetto di studio per esimi professori d’importanti università.
Forse quest’uomo, nato nel 1530 da una modesta famiglia nel terziere di Retina, è stato un po’ penalizzato dal cognome: Porcacchi non è un bel biglietto da visita. Ma al contrario del cognome la sua opera è bella e di valore.

martedì 11 luglio 2017

LEGGI CONTRO LA PROPAGANDA FASCISTA? PANNICELLI CALDI PER NASCONDERE UNA CRISI POLITICA A ROMA E NEL NOSTRO PICCOLO A CASTIGLIONI

Si torna a parlare di proposte di legge contro la propaganda nazifascista, e se ne torna a parlare dopo settantadue anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Evidentemente c’è un motivo. Il motivo è semplice: da qualche anno (e non da ora) si assiste a un profluvio di propaganda “nazi” sui social, a curve degli stadi imbottite di svastiche e rune, a slogan e braccia tese nel saluto romano in occasione di ricorrenze storiche.  Oltre, ovviamente, alla solita oggettistica accendini col fascio, busti del Duce e manganelli con l’immancabile scritta “me ne frego”.
Questa recrudescenza, amplificata a dismisura da internet, ha indotto alcuni parlamentari a presentare  un disegno di legge intitolato “ Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.
Diciamo subito che il provvedimento ci sconcerta. Perché quando c’è necessità di una legge per rispondere a un fenomeno politico vuol dire che si è impotenti su altri fronti.
A noi non piacciono le leggi che mettono sotto torchio le idee, per quanto quelle idee possano essere aberranti e politicamente oscene. Non ci piacciono perché sono il segnale di un fallimento. Il fallimento è quello che dopo settanta anni si è costretti a intervenire con provvedimenti coercitivi per combattere la diffusione della propaganda nazi-fascista nel nostro paese.

La stessa cosa non avviene in Germania che pure è stata la culla dell’hitlerismo, la stessa cosa non avviene in Spagna con il franchismo, la stessa cosa non avviene in Portogallo con il Salazarismo. Qual è il motivo di questa differenza di approccio ai fascismi?
Nessuno si pone questa domanda, perché è una domanda importuna. La verità è che da noi non si è mai fatto i conti con il fascismo. Non si è voluto riconoscere che faceva parte della nostra storia e che la sua natura era connaturata a larga parte del popolo italiano. Se oggi un Mussolini redivivo (quello vero non qualche suo pallido imitatore) si presentasse alle elezioni raccoglierebbe percentuali a due cifre.
Da dove nasce l’amore per l’uomo forte?  

giovedì 11 maggio 2017

IL NULLA UMANO. IL NUOVO ROMANZO DI STEFANO MILIGHETTI

“Il nulla umano” di Stefano Milighetti, 0111 edizioni è la seconda opera di questo giovane autore. Un libro che arriva circa un anno dopo la pubblicazione di “Anima nera” il suo romanzo di esordio.  
Ma mentre “Anima nera” ti arriva come un pugno nello stomaco, “il nulla umano” ti scava dentro come un punteruolo e ti costringe a leggere almeno due volte le sue pagine. Non perché sia ermetico ma perché prestandosi a una doppia chiave di lettura, richiede un supplemento d’indagine.
Sia chiaro il nulla umano di cui parla l’autore, non ha nulla di filosofico, non è per intendersi, l’essere e il nulla di Sartre, è qualcosa di corposo come lo sono gli spigoli dell’esistenza.
Per questo va esplorato in due volte: la prima per conoscere, quella successiva per evitare di sbattere la testa su quegli angoli acuti.
E quando la seconda volta riprendi in mano il libro, ti si apre sotto i piedi un abisso dove precipiti a capo fitto in un crescendo di tensione.
Al primo impatto la sensazione che abbiamo avuto è stata quella che prova il viaggiatore di un treno notturno che dal finestrino osserva le case lungo la linea ferrata.
A ogni finestra corrisponde uno sprazzo di vita.
Così sono i capitoli del “nulla umano”, si aprono come finestre su vite diverse: Serena, Monica, Samantha, David e sulla voce narrante che le tiene insieme come un filo di Arianna.  

Solo alla fine, quando hai esaurito tutte le ipotesi, capisci che quella voce non appartiene a nessuno dei protagonisti o meglio appartiene all'unico vero protagonista del romanzo: l’odio.
Un odio sordo, implacabile, del color della notte senza luna.

lunedì 21 novembre 2016

DAI CAMMINI DI SAN FRANCESCO UN PROGETTO PER CASTIGLIONI

Il comune di Castiglion Fiorentino ha deciso di aderire all'associazione “Cammini di San Francesco in Toscana”. E’ una buona scelta, infatti, non da ora, sosteniamo che la valorizzazione del territorio non passa da manifestazioni estemporanee ma da progetti che possono consolidarsi nel tempo nello spazio.
In questo senso il recupero dei cammini, dei luoghi della fede, oltre che rivalutare la nostra storia e le nostre radici, contribuisce a incrementare le presenze, aiuta a sviluppare un pezzetto di economia e per finire svolge una funzione pedagogica, verso residenti e turisti, di cui oggi si è persa l’importanza.

In questo senso gli esempi non mancano,  basta pensare al  Cammino di Santiago o alla via Francigena. Castiglion Fiorentino in questo senso ha buonissime carte da giocare, a cominciare dalla valorizzazione di un periodo storico come il medioevo o meglio, uno scorcio dell’epoca di mezzo, che va dal principio del 1200 fin quasi alla sua fine. 

lunedì 3 ottobre 2016

CI VOGLIONO CERVELLONI ANCHE IN POLITICA

La notizia è di quelle che fanno leccare i baffi perché segna un cambio d’inversione, parliamo del progetto del governo, che sarà inserito nella prossima legge di Bilancio, per individuare 500 ragazzi da seguire negli studi universitari.
Tradotto in soldoni, vuol dire che 500 studenti “plus-dotati”, al quarto e quinto anno delle scuole medie superiori, saranno sostenuti, o per meglio dire adottati dallo Stato: “finanziati con un assegno mensile e seguiti da un tutor fino al compimento degli studi, scuole di specializzazione e master all'estero compresi”.

E’ una bella scommessa sul futuro del nostro paese. Finalmente si decide di investire sull'intelligenza, sulle idee, sul capitale umano, sulla possibilità che gente con il cervello possa dare un contributo al proprio paese invece di andare a spendere i propri talenti all'estero.
Senza essere polemici sarebbe bello che lo stesso criterio fosse adottato anche nell'agone politico dove, a parte qualche lodevole eccezione, pare (il dubbio in questi casi è d’obbligo) che vengano premiati non i più intelligenti, i più bravi, quelli con un po’ di sale nella zucca ma quelli più capaci a dire di “si”.

venerdì 9 settembre 2016

VALDICHIANA:L'ESTREMA DESTRA E LE CONTRADDIZIONI DI CHI NON VUOL VEDERE

L’8 settembre non è una gran data. Infatti, non la celebra nessuno.
L’8 settembre 1943, è il giorno dell'armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio con gli Angloamericani.
Dall’oggi al domani gli alleati di ieri erano diventati nemici, e agli avversari si ritrovarono improvvisante amici.
Un pasticciaccio che lasciò buona parte dell’Italia in balia delle forze tedesche, l’esercito nazionale allo sbando, e cancellò d’un tratto la memoria di un’intera nazione.
Non a caso, da allora, si parla di “memoria divisa”. Perché ognuno, dal suo punto di vista, che si guardi dalla parte dei cobelligeranti, oppure da chi scelse Salò, cioè la repubblica del nord rimasta alleata dei tedeschi, ha ragioni da accampare.

Le stesse ragioni, mai risolte, che consentono oggi, anche dalle nostre parti, nella più completa indifferenza dell’opinione pubblica e dei partiti che si definiscono di sinistra o di centrosinistra, una sorta di revival di circoli e gruppi della destra estrema.

giovedì 18 agosto 2016

Riceviamo e pubblichiamo: CHE CE FREGA DER BENIGNI, NOI C'AVEMO ASSAYAS

                            
Il Sindaco Agnelli non perde occasione pur di apparire. L’ultima sparata l’ha fatta nella circostanza della visita a Castiglion Fiorentino del grande regista francese Oliver Assayas.
Invece di valorizzare nel migliore dei modi questo incontro, l’ha sfruttato per avviare un’assurda polemica con un altro famoso uomo di cinema, Roberto Benigni.
 
Memore forse di vecchi slogan calcistici, materia della quale pare sia esperto, il Sindaco ha riesumato un motto romanista che diceva “Che ce frega der cileno (Salas), noi c'avemo Totti gol". Lui, per non essere da meno, s’è inventato “CHE CE FREGA DER BENIGNI, NOI C'AVEMO ASSAYAS”.

venerdì 12 agosto 2016

CENTRO STORICO DA DIFENDERE: ALCUNE IDEE

I centri storici non possono diventare solo prodotti da mettere in vetrina,  i centri storici rappresentano la tradizione, l’anima di un paese e di una città.
La lenta decadenza delle zone più antiche riguarda, purtroppo, buona parte dei comuni della nostra provincia. Non c’è da illudersi, non esistono soluzioni miracolistiche, questo, però, non significa arrendersi.
Cominciamo a interrogarci sulle cause: i centri storici non sono più un polo di attrazione come avveniva un tempo, quando, dalle campagne e dal circondario, ci si riversava in paese per gli acquisti, per andare in farmacia o dal dottore, per recarsi in comune o alle poste.
Non ha senso essere nostalgici di quel passato. Il piccolo mondo antico fatto di osterie, di piazze animate dai mercati settimanali, di piccoli negozi dove trovavi di tutto, non c’è più e non ritornerà.
I centri commerciali hanno ucciso il commercio di vicinato, la gente vuole muoversi, vuole guardare oltre le mura di casa e oggi esistono milioni di finestre affacciate sul mondo: per comprare, per viaggiare, per ottenere servizi.
La soluzione era bloccare tutto questo? Impossibile, forse regole più stringenti avrebbero rallentato la malattia ma, alla lunga, il risultato non sarebbe cambiato.
Del lento declino dei centri storici ha risentito inevitabilmente anche la residenza: meno opportunità, meno abitanti e con il calo dei residenti diminuisce la qualità.
Trovare soluzioni non è facile.
A Castiglioni il centro storico ancora funziona (almeno in parte) perché ci sono i servizi: poste, uffici comunali, professionisti e per fortuna e nonostante tutto, un buon numero di negozi.
Ma il futuro non appare roseo. Qualche anima bella è convinta che il turismo possa diventare il toccasana di tutti i mali.
Di quale turismo parliamo? Parliamo forse di un turismo di massa in grado, con gli incassi di una stagione, di creare reddito per tutto l’anno? No, il nostro non è quel tipo di turismo.
Sicuramente è importante incrementarlo e sostenerlo ma da solo non basta.
Un centro storico come il nostro può vivere solo se punta alla qualità e alla residenza.  Per questo occorre muoversi con una strategia che coinvolga tutti: residenti, commercianti, professionisti, istituzioni e associazioni.

Oggi l’Amministrazione propone piani di recupero urbano, è una bella sfida ri-progettare porzioni di Centro Storico, vedremo cosa si riuscirà a realizzare.
Ma c’è anche di più, con un recente provvedimento sono stati messi a disposizione, da parte del Comune, finanziamenti per le imprese che intendono insediarsi nel perimetro delle mura del paese. Ottima idea ma che rischia di naufragare tra i marosi dell’incertezza.

mercoledì 10 agosto 2016

DIFENDIAMO LE CICCIOTTELLE E DIFENDIAMO TASSI

Giuseppe #Tassi, direttore sportivo di #Qs Quotidiano Sportivo, licenziato in tronco per aver titolato sul Resto del Carlino: "Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico", potrebbe essere definito un “martire dell’idea”. 
Di quale idea si parla?
Dell’idea del “politicamente corretto” che attraversa come una punta di freccia intrisa di falso perbenismo, #moralismo d’accatto e parecchia ipocrisia la stampa e l’opinione pubblica. 

Una delle poche voci dissonanti è stata quella del Segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti: "Prendo atto che cicciottelle è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra?“
Bravo!  
E che dire dei pochi o tanti giornalisti che di giorno e di notte, la mattina e la sera giocano a sputtanare le persone, senza mai correggere, senza mai scusarsi, oppure trascorrono gran parte del tempo a leccare il culo ai potenti di turno?
Questi passano come eroi dell’informazione libera, invece l’uso del termine #cicciottelle diventa un’onta da lavare col sangue.