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martedì 6 dicembre 2016

DOPO IL REFERENDUM SULLE PROVINCE E' IL CAOS

Tra le tante cose che la bocciatura delle riforme costituzionali lascia in eredità c’è la questione delle province.
Il perché è presto detto, la riforma Delrio, quella che un po’ pomposamente era stata definita come la legge che aboliva le province, abolizione per modo di dire visto che le trasformava in enti di secondo grado, anticipava di fatto gli effetti della riforma costituzionale. Poiché la riforma costituzionale non c’è più  si apre un bel problema.
Purtroppo gli effetti della riforma non sono stati cancellati: blocco delle assunzioni, trasferimento di circa 20 mila dipendenti verso altre amministrazioni, centinaia di lavoratori abbandonati nell’incertezza, servizi come  il lavoro che non si sa che fine faranno, diminuzione drastica dei trasferimenti, con rischi reali di mandare gli enti di secondo grado a gambe ritte. Tutto «in attesa» di una riforma costituzionale mai entrata in vigore.

Adesso che succederà? C’è la possibilità, concreta, che tutta la norma venga  dichiarata incostituzionale il che dimostra che non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. La fretta è cattiva consigliera, si è voluto sacrificare le province, un ente che almeno in Toscana funzionava, sull’altare del populismo e dell’antipolitica ed ecco i risultati: caos normativo, dipendenti sbandati, diminuzione di risorse sul territorio, cittadini che vedono peggiorare i servizi. Davvero un bel capolavoro. 

martedì 11 ottobre 2016

REFERENDUM: UN BRUTTO MANIFESTO CHE LA DICE LUNGA

La contesa #referendaria sta assumendo sempre più i contorni di una disputa tra guelfi e ghibellini, dove non conta il merito delle ragioni (ce ne sono di buone da una parte e dall'altra) ma vale solo l’appartenenza, il tifo, la ricerca di smontare le argomentazioni dell’avversario forzando la mano di una propaganda becera e senza costrutto.
Così come non è accettabile, da parte del fronte del NO, utilizzare lo strumento referendario per disarcionare #Renzi è altrettanto disdicevole che il SI faccia gorgogliare la pancia degli elettori con una campagna demagogica.

Non ha senso, per esempio, agitare lo spettro di una #recessione qualora dovessero prevalere i contrari alla riforma. Purtroppo la crisi economica divora ricchezza e posti di lavoro da parecchi anni e, stante la globalizzazione, crediamo proprio che ai cinesi, agli indiani o ai nord americani della riforma costituzionale italiana non gliene freghi proprio niente. I tanto evocati mercati guardano a ben altre cose: all'indice di produttività, alla scarsa propensione all'innovazione, alla fuga dei cervelli, alla lentezza della giustizia amministrativa, non certo alla trasformazione del #senato in camera delle autonomie oppure alla scomparsa del CNEL con annessi e connessi.
Ma quello che ferisce di più nella propaganda del Si è l’utilizzo, senza cautele, dell’antipolitica. E’ come sciogliere un mastino idrofobo per poi accorgersi che morde la mano del padrone.
Quando appaiono manifesti con su scritto “Cara Italia, vuoi diminuire il numero dei politici? Basta un SI”, siamo quasi a un punto di non ritorno.

mercoledì 21 settembre 2016

CORRENTI NEL PD E PROPORZIONALE

“Siamo totalmente disponibili a cambiare l’Italicum” queste pare siano state pronunciate da #Renzi dall'altra sponda dell’Atlantico.  Se fossero vere, darebbero da pensare. Intanto ne escono smentiti tutti gli epigoni che, fino ad oggi,  definivano la #legge elettorale come la più bella del mondo, la più funzionale, quella in grado di garantire un futuro roseo al popolo italiano.
Noi, che abbiamo fatto le elementari in tempi in cui non esisteva il computer e vestivamo con un grembiule nero e il fiocco azzurro, continuiamo a pensare che alla base del benessere di una nazione ci sia un’economia che funziona, in grado di offrire #lavoro e ridistribuire equamente il reddito. 

La legge elettorale, così come le riforme costituzionali non sono da sole garanzia di benessere. La stabilità dei governi è una possibile condizione di crescita ma non necessariamente la condizione essenziale. Se così fosse un regime come quello #sovietico (stabilissimo nella sua nomenclatura) avrebbe dovuto durare in eterno e invece è crollato. 

venerdì 5 agosto 2016

IL PD E LE CORRENTI. NOI SIAMO PER LE CORRENTI AD AREZZO E A ROMA.

Da qualche parte il presidente del Pd Orfini ha dichiarato che bisogna sciogliere le correnti dentro il partito, offrendo la disponibilità, fin da subito,  a sciogliere la sua.
Compito facile da una parte, improbo dall'altra.
La corrente di appartenenza di Orfini, quella detta dei Giovani Turchi, ci mette poco a scomparire dai territori, visto che per trovare qualche “turco”  in periferia bisogna andare a “Chi l’ha visto”. Più complicato chiedere di rinunciare al paracadute a gente che proprio grazie ai “Giovani Turchi” si è trovata catapultata in ministeri, incarichi nazionali, assessorati.

Però il principio sembrerebbe buono a chi, da fuori, assiste alla lenta decomposizione del PD. Invece no! Il principio è sbagliato ed il rimedio è peggiore della malattia.
Noi siamo convinti che il male non stia nelle correnti, man nel fatto che non ci siano e che le divisioni nascano dal tronco di un falso unanimismo dove si innestano potentati di varia natura: politica, economica, aziendale, istituzionale.

giovedì 26 maggio 2016

RESISTENZA, COSTITUZIONE E RIFORMA ELETTORALE. QUALCOSA SU CUI SPARLARE

Il 26 maggio del 1944 fu fucilato a Talla Licio Nencetti, uno dei comandanti partigiani più noti della provincia di Arezzo.  Al momento della morte aveva appena 18 anni, era nato a Lucignano  il 31 marzo del 1926.
A un’età in cui si pensa a ben altre cose, questo giovane della Valdichiana aveva organizzato una formazione agguerrita che operava dal Casentino fino alle estreme propaggini della nostra vallata. A dimostrazione che non è l’età che fa la differenza ma la passione, la disponibilità al sacrificio, la fedeltà a un ideale.
Il ricordo di Licio ci serve per introdurre un argomento che nei giorni passati è stato oggetto di molte polemiche.

Tutto è nato dalla presa di posizione dell’ANPI sul referendum costituzionale.
L’Associazione dei Partigiani si è espressa a maggioranza per il NO. Dal loro punto di vista è una posizione legittima e, per certi aspetti, comprensibile.

martedì 10 maggio 2016

TU STAI CON VERDINI! E TU CON CASA POUND! MA LEVATEVI DI TORNO TUTTI E DUE

Non se ne può più. E’ mai possibile che una cosa seria come la #riforma costituzionale si debba ridurre a una serie di ripicche da bambini dell’asilo?
“Tu voti insieme a #Verdini”
“Tu stai con casa Pound”.

Purtroppo questo è il livello e non giova studiare, approfondire, cercare di capirci qualcosa. Oggi se stai da una parte sei un guelfo, se stai da quell'altra sei un ghibellino, non ci sono storie, la politica ormai è roba da cazzotti sul muso,  più che da confronto civile.