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lunedì 28 maggio 2018

IL PRESIDENTE POTEVA ANDARE A VEDERE SE SI TRATTAVA DI UN BLUFF.


"Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole" diceva Mao, dunque la confusione che si è creata dopo la rinuncia di Conte a costruire un governo dovrebbe essere la più favorevole del mondo, ma per chi?
Risposta scontata, per chi ha interesse a destabilizzare.  
E qui ci viene in soccorso Sun Tzu, un tipino che di strategia se ne intendeva, il quale sosteneva che “con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza”.
Affrontiamo quindi le cose con la giusta dose di autocontrollo.
In molti, alcuni convintamente, altri perché sono dei pappagalli, gridano al Golpe perché il Presidente Mattarella ha deciso di esercitare fino in fondo le prerogative costituzionali rifiutando il nome di un ministro.
Andiamoci piano con le parole, è pur vero che i Golpe non sono solo quelli con i carrarmati nelle piazze. Ci sono anche i Golpe “bianchi” che avvengono senza tintinnio di sciabole. Ma non è questo il caso, l’articolo 92 della Costituzione è chiaro “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”: nomina non prende atto.
Altra cosa è dire se il Presidente ha fatto bene a rifiutare la nomina di un ministro dando il via a una campagna elettorale dai toni veementi per non dire violenti.
Non credo che abbia fatto bene, anche se c’è qualcosa che non torna.
Se quello giallo-verde doveva essere il governo del cambiamento io dico che non si è mai visto un governo “rivoluzionario” che si impicca sul nome di un ministro: il bene comune viene prima dei nomi. Quindi vien da pensare che qualcuno ha fatto il furbo.
 
Però in democrazia, per quanto la cosa possa far storcere il naso, contano i numeri ed è fuor di dubbio che l’inedita alleanza giallo-verde i numeri li aveva conquistati sul campo. Conquistati per demerito di chi c’era prima non per merito proprio ma così è, ed è inutile piangere sul latte versato.

lunedì 14 maggio 2018

RENZI DEVE DIRE COSA VUOLE


Per come la vedo il governo 5 stelle e Lega si farà, nonostante il giallo verde non sia un grande accostamento cromatico, pur avendo dei precedenti illustri nel mondo dei pali: è giallo verde la Nobile Contrada del Bruco a Siena e Borgo S. Lazzaro ad Asti.
Nel mondo del calcio invece il binomio giallo-verde, senza voler togliere nulla a nessuno non ha progenitori nobili. Le ricerche ci dicono che si fregiano di quest’abbinamento ben poche squadre, due fra tutte lo Şanlıurfa Spor Kulübü che gioca in seconda divisione Turca e il Melfi che milita in eccellenza. Altra cosa sarebbe stata un governo rosso-nero, bianco-nero, neroazzurro, biancorosso ma gli elettori hanno scelto diversamente.
Così il giallo verde è arrivato alla seria A della politica e c’è arrivato sulla scorta di un sentimento diffuso che mette insieme disperazione e speranza, voglia di cambiamento e conservazione, lotta ai privilegi e difesa delle piccole patrie.  

Ma nonostante le molte contraddizioni, il cambiamento c’è stato. Ha ragione Di Maio quando dice “qui si fa la storia”. Oddio poteva utilizzare una frase diversa, visto che è la stessa del colonnello Amon Goeth nel film Schindler's List quando parla dello sterminio degli ebrei di Cracovia, ma nella sostanza è corretta.
Con questo governo, se nascerà, si riscriverà un pezzo di storia. E’ la prima volta che partiti o movimenti che non appartengono alle grandi famiglie politiche europee: liberali, conservatori, socialisti, nazionalisti, si presentano uniti alla prova del governo.

sabato 5 maggio 2018

LA POLITICA RIDOTTA A GIOCO DELL’OCA: roba da star male.



Quando leggo le cronache politiche mi viene un dubbio, anzi più di uno, ma uno in particolare: manca da parte di tutti il senso di realtà. 
Cioè quella qualità che chi si occupa della cosa pubblica dovrebbe possedere al massimo grado. 
In altre parole i problemi della gente passano in secondo piano rispetto a una serie di veti, controveti, subordinate, condizioni, cavilli. Come se invece di formare un governo per affrontare i problemi si giocasse al “gioco dell’Oca”: Fai due passi avanti, torna al via, resta fermo un giro. 

Eppure le cose son più semplici di quanto si voglia far credere, c’è per esempio la volontà da parte di qualcuno di affrontare un tema come quella delle disuguaglianze in questo paese? C’è la volontà di giocare da protagonisti e non da comprimari le partite internazionali? C’è la volontà di dire che l'italia non riparte fin quando il costo del lavoro è uno dei più alti al mondo e gli stipendi tra i più bassi d’Europa. C’è la volontà di dire che la tassazione nazionale e locale è spesso ingiusta? 
Se ci sono queste condizioni non è difficile trovarsi d’accordo. In caso contrario continuino pure il teatrino, consapevoli che qualcuno, prima o poi vincerà nei numeri, anche se , come accaduto recentemente in Friuli, il 50% degli elettori sta a casa. E quando metà dell’elettorato non va a votare non è mai un buon segno.
Paolo Brandi

giovedì 3 maggio 2018

CI VUOLE UN REFERENDUM NEL PD. MENO CHIACCHIERE E PIÙ’ FATTI


Un partito che ha paura di se stesso è destinato a finire come l’uroboro, per chi non s’intende di simboli l’uroboro è una specie di serpente che si morde la coda e si divora. Nella mitologia si mangia per poi rinascere nel caso del PD si mangia e basta.
Io però non sono pessimista. Dal punto di vista elettorale abbiamo toccato il fondo, il che non significa che si deve risalire per forza. Spesso il fondo nasconde delle insidie e si può rimanere prigionieri del fango.  Per tornare a respirare occorre un vigoroso colpo di reni.
Ma che colpo di reni può mai dare una direzione nazionale, come quella del PD, che non rappresenta più la realtà e vive di una luce riflessa che non c’è più?
La soluzione? Semplice tornare al partito o almeno a quello che resta.  Cioè a quelle persone che ancora s’impegnano per tenere in piedi un’ipotesi di centro sinistra in questo paese.

Non serve perdersi in diatribe dentro la direzione, non serve il sottobosco di accordi, accordicchi, inciuci e caminetti, quello che ci vuole è un pronunciamento degli iscritti.
Perché se è vera l’ipotesi che circola di un governo di centro destra con l’appoggio del Pd è giusto e necessario sottoporre quest’ ipotesi al voto di chi ancora fa parte del partito, così come sarebbe stato giusto sottoporre al voto l’idea di un accordo con i 5stelle. Spiegando le ragioni e i vantaggi per l’Italia, per la gente, per le imprese, per coloro che ogni giorno salgono su un treno o montano in macchina per andare a lavorare. Sembra che questa gente sia diventata invisibile, tutti ne parlano ma nessuno fa niente.
Ma c’è anche di più, e per questo la vicenda diventa avvincente come un libro giallo: se qualcuno, come pare, crede che il PD e il centro sinistra e le ragioni della sinistra siano superate e non abbiano più ragione di esistere deve dirlo con chiarezza. Basta sotterfugi, basta messaggi lanciati a mezza voce nei social e alla TV.

giovedì 18 gennaio 2018

GHINELLI, LA BOSCHI E LE 3 C

La dichiarazione del Sindaco Ghinelli di voler “far causa” a Maria Elena Boschi per il danno d’immagine subito da Arezzo per la vicenda di banca Etruria ha raggiunto in pieno lo scopo.
L’annuncio è, infatti, rimbalzato come una pallina “pazza” su Tv, social e testate giornalistiche. Un bel colpo pubblicitario, degno di una campagna elettorale dove “vince chi la spara più grossa”. Parole, parole, parole….perchè alla fine l’esito pratico sarà nullo.
In questo senso c’è un precedente e meraviglia che nessuno l’abbia fatto rilevare, e cioè che il Comune di Arezzo aveva già provato a imboccare questa strada quando decise di costituirsi parte civile nel processo Banca Etruria, motivando questa scelta con l’"opportunità di procedere alla costituzione di parte civile dell'amministrazione comunale già in questa sede di udienza preliminare per richiedere il risarcimento di tutti gli ingenti danni anche d’immagine subiti dalla collettività aretina e quindi dall'amministrazione comunale". Il risultato fu, nel novembre scorso, l’esclusione del comune dalle parti civili.
Insomma “tanto rumor per nulla”? Può essere, però qualche considerazione è bene farla.
Il Sindaco Ghinelli, che è persona seria ed equilibrata, avrebbe potuto evitare non la sparata che, come abbiamo visto il bersaglio, l’ha centrato, ma l’utilizzo di termini del tipo “città martire” riferito ad Arezzo per la querelle della banca.

Personalmente comprendo la rabbia dei risparmiatori ma le città martiri sono altre. Sono quelle che sono state massacrate dalla guerra e dagli eccidi. Per intendersi è città martire Marzabotto e dalle nostre parti Civitella. Insomma non confondiamo il sacro col profano. Le esagerazioni non portano mai bene, perché oltre a confondere, esasperano gli animi.
Io, sia chiaro, non sono tra quelli che vorrebbero stendere un velo di silenzio e reputo normale che il centrodestra o i 5 stelle utilizzino questa vicenda in campagna elettorale. A parti inverse, verosimilmente, seppur con altri toni, lo avrebbe fatto anche il PD. 

venerdì 21 luglio 2017

SULLA QUESTIONE DEI MIGRANTI QUALCOSA IN PIÙ SI PUÒ FARE di P. Brandi



Questa faccenda dei #migranti a #Castiglioni mi sembra degna di approfondimento, non tanto perché il tema non sia conosciuto, ma perché è il termometro di quello che può accadere quando qualcosa entra “di prepotenza” nel corpo di una comunità. Non a caso utilizzo la parola “prepotenza” perché con l’emergenza, perchè di una #emergenza si tratta, stanno saltando per aria alcune regole fondamentali come quella che spetta alle comunità locali decidere del proprio territorio.
A detta del sindaco i migranti a Castiglioni sono circa una cinquantina cioè, in termini percentuali, lo 0,4% della popolazione.  Se si guarda alle indicazioni del ministero che prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti grossomodo è stato raggiunto il punto di saturazione. Qualsiasi assegnazione in più, non concordata, è una “prepotenza” e il Sindaco farebbe bene a opporsi.
A questo proposito il nostro Sindaco dice di avere le mani legate perché non è informato dell’arrivo di queste persone. Però la Prefettura afferma il contrario, e cioè che il comune era ed è informato. Chi dice il falso? Basterebbe andare a vedere i verbali delle riunioni per conoscere la verità.
Ma Agnelli va più in là. Dichiara che le cooperative e le associazioni che accolgono i migranti a Castiglioni non si comportano bene. Quali sono i compiti delle cooperative e delle associazioni, oltre a quello di fornire pasti, vestiti e un tetto sulla testa a queste persone?
La Regione Toscana ha approvato un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni a dover stringere convenzioni. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, sponde dei fiumi.
Il nostro comune qualcosa ha fatto in questa direzione perché non si prosegue con decisione su questa strada?  
Chi è ospite, ne siamo arciconvinti, deve in qualche modo ripagare l’ospitalità.
Inoltre le cooperative o le associazioni che accolgono i migranti devono dare loro assistenza con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento, insegnare loro l’italiano e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. A Castiglioni questo avviene?
Forse il sindaco dovrebbe interessarsi anche a questi aspetti. E se ci sono comportamenti difformi dalla legge spetta a lui intervenire come autorità di pubblica sicurezza.
Io credo però che si debba parlare dei migranti oltre che come numeri anche come persone. Persone con delle storie da raccontare e vite da narrare. Qualcuno a Castiglioni si è mai posto il problema di sapere di che nazionalità sono, perché sono scappati, con quali mezzi hanno raggiunto l’Italia, quali sono le loro speranze?
L’unica cosa che sappiamo, scusate la brutalità, è che sono neri, il resto non interessa a nessuno.  
Forse un approccio diverso da parte del comune, dei partiti, delle associazioni, dei mezzi d’informazione locale sarebbe stato utile per anestetizzare i peggiori istinti che albergano nella pancia di tutti noi, me compreso. Invece qui avviene il contrario si attizzano le paure e i timori.

Paure e timori invero non del tutto ingiustificati. Perché qui non siamo difronte a un fenomeno passeggero ma a una vera ondata migratoria (dove le guerre c’entrano fino a un certo punto) e dove prevalgono ragioni economiche. E’ l’aspettativa di stare meglio che spinge questa gente sulle nostre coste. Io non sono convinto che questa marea sia di per se positiva, che serva, come dice qualcuno alla nostra economia. Qualcosa non torna: abbiamo una disoccupazione alta eppure i migranti sono utili a incrementare le casse dell’INPS? No, qualcosa non torna. Allora è necessario per evitare piccole speculazioni (come sta avvenendo a Castiglioni) a grandi speculazioni politiche (come avviene in tutta Europa) prendere il coraggio a due mani e ribadire una cosa assai semplice: Che l’Europa non può accogliere all'infinito masse di diseredati e che le soluzioni vanno cercate a casa loro. 

martedì 11 luglio 2017

LEGGI CONTRO LA PROPAGANDA FASCISTA? PANNICELLI CALDI PER NASCONDERE UNA CRISI POLITICA A ROMA E NEL NOSTRO PICCOLO A CASTIGLIONI

Si torna a parlare di proposte di legge contro la propaganda nazifascista, e se ne torna a parlare dopo settantadue anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Evidentemente c’è un motivo. Il motivo è semplice: da qualche anno (e non da ora) si assiste a un profluvio di propaganda “nazi” sui social, a curve degli stadi imbottite di svastiche e rune, a slogan e braccia tese nel saluto romano in occasione di ricorrenze storiche.  Oltre, ovviamente, alla solita oggettistica accendini col fascio, busti del Duce e manganelli con l’immancabile scritta “me ne frego”.
Questa recrudescenza, amplificata a dismisura da internet, ha indotto alcuni parlamentari a presentare  un disegno di legge intitolato “ Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.
Diciamo subito che il provvedimento ci sconcerta. Perché quando c’è necessità di una legge per rispondere a un fenomeno politico vuol dire che si è impotenti su altri fronti.
A noi non piacciono le leggi che mettono sotto torchio le idee, per quanto quelle idee possano essere aberranti e politicamente oscene. Non ci piacciono perché sono il segnale di un fallimento. Il fallimento è quello che dopo settanta anni si è costretti a intervenire con provvedimenti coercitivi per combattere la diffusione della propaganda nazi-fascista nel nostro paese.

La stessa cosa non avviene in Germania che pure è stata la culla dell’hitlerismo, la stessa cosa non avviene in Spagna con il franchismo, la stessa cosa non avviene in Portogallo con il Salazarismo. Qual è il motivo di questa differenza di approccio ai fascismi?
Nessuno si pone questa domanda, perché è una domanda importuna. La verità è che da noi non si è mai fatto i conti con il fascismo. Non si è voluto riconoscere che faceva parte della nostra storia e che la sua natura era connaturata a larga parte del popolo italiano. Se oggi un Mussolini redivivo (quello vero non qualche suo pallido imitatore) si presentasse alle elezioni raccoglierebbe percentuali a due cifre.
Da dove nasce l’amore per l’uomo forte?  

lunedì 20 febbraio 2017

AGNELLI VS. GHINELLI, SOLO FANTASIA?



Il modo in cui le persone selezionano le informazioni dovrebbe porre seri quesiti a chi, nel rapporto con l’opinione pubblica, trova la sua ragione di esistere. Ci riferiamo in primo luogo ai partiti politici che per quanto bistrattati, malmessi e ridotti a simulacri si nutrono di consenso, e il consenso passa attraverso il convincimento e quest’ultimo si struttura tramite quella che alcuni definiscono “opinione diffusa”. Insomma le battaglie politiche prima ancora che nei luoghi deputati, in parlamento, nei consigli regionali e comunali si combattono e si vincono sul piano dell’informazione.
Per esempio a Castiglion Fiorentino la “battaglia dell’aglione” desta più interesse del dibattito sulle “aree di crisi industriale” e sul destino dell’area ex SADAM. Castiglioni non è un’eccezione, basta leggere un po’ di cronache per capire che la qualità della discussione ormai vola all'altezza del famoso “uccello padulo”.

Bisogna prenderne atto, senza però arrendersi alla banalità che converte tutto in barzelletta, perché poi alla fine le cose serie presentano sempre il conto.
Per esempio una notizia che è passata sotto traccia è il comunicato del Comune di Castiglion Fiorentino sulla quotazione in borsa della società ESTRA e sulla ventilata fusione COINGAS-ESTRA.
Il comunicato dice “L'appoggio del comune di Castiglion Fiorentino alle scelte strategiche del Comune Capoluogo (Arezzo ndr) sulle partecipate non è né scontato né tanto meno automatico”.
In sintesi si dichiara il proprio accordo sull'ingresso di ESTRA in borsa mentre sul secondo punto “è necessaria una condivisione politico-amministrativa di certe operazioni senza le quali il comune di Castiglion Fiorentino non potrà dare il suo consenso”.

venerdì 3 febbraio 2017

CASTIGLIONI ARRENDERSI, PERIRE O COMBATTERE?

C’eravamo riproposti di parlare il minimo indispensabile di questioni locali, francamente delle baruffe in Consiglio Comunale, ancorché offerte in streaming, o delle facezie, più o meno intelligenti, che trapelano dalle  interviste ne facciamo volentieri a meno.
Non per supponenza ma perché altri, per ruolo politico e istituzionale, sarebbero più di noi deputati a farlo.
In questo momento ci piace molto di più il posto in platea e proprio perché semplici spettatori ci concediamo il lusso di valutare la rappresentazione e, se qualcuno si offende per i nostri appunti, ci duole ma non possiamo farci niente.

Dal punto dove siamo seduti appare, ma può essere un problema di prospettiva, che a Castiglioni il ruolo dell’opposizione sia relegato ai margini e questo non per l’impegno dei Consiglieri che, ne siamo convinti, ce la mettono tutta, ma perché la politica, anche quella locale, ha cambiato pelle, dimensione, ruolo, impostazione.
Non si gioca più nell'austera aula del Consiglio Comunale, da qualche tempo trasformata, come disse qualcuno “in bivacco per i miei manipoli”, ma nei comunicati stampa, nelle immagini che rimbalzano dai social, nel presenzialismo esasperato fino al parossismo, nella battuta o, se preferite, nella cazzata assurta a verità, tanto chi va a verificare? Di notte tutte le vacche sono bigie.  
La gente comune presa da problemi ben più pressanti fa un ragionamento facile, facile: ”Vi ho votato, fate il vostro dovere, poi alla fine giudicherò”.

martedì 17 gennaio 2017

IL PD ARETINO E IL SUICIDIO COLLETTIVO

I futuri saperi, secondo gli esperti, richiederanno negli anni a venire un metodo assai diverso da quello attuale: “lavorare in gruppo, far circolare le idee, sperimentare. E incoraggiare il così detto pensiero divergente: la scuola e la società italiana insegnano a rispondere in un solo modo a una domanda, quando invece le risposte possibili sono sempre molte di più”.
“Nihil sub sole novum” direbbe il saggio, “niente di nuovo sotto il sole”. E’ ormai da qualche tempo, infatti, che questi concetti trovano applicazione pratica, non a caso sono gli stessi che hanno consentito il fiorire di una nuova economia, un esempio per tutti la rivoluzione digitale.
Però questo metodo trova difficoltà ad affermarsi in altri campi, per esempio in quell’arte difficile che è la politica. Perché se è vero quello che diceva Lenin che “ogni cuoca dovrebbe imparare a governare lo Stato” si tratta appunto di imparare.

E’ possibile allora applicare il metodo dei nuovi saperi alla politica?  Lavorare in gruppo, tornare tra la gente, discutere non per una poltrona ma per le idee, senza pensare, come fanno tanti leaderini, che la loro verità è unica e incriticabile.
Questa sarebbe la speranza, la realtà è invece parecchio diversa. Basta guardare quello che succede dalle nostre parti. 

lunedì 5 dicembre 2016

REFERENDUM, E' ARRIVATA LA BUFERA E' ARRIVATO IL TEMPORALE...

Stamattina abbiamo evitato di leggere i giornali, così che i nostri giudizi, per quanto miseri nella forma e nel contenuto, risulteranno scevri da qualunque influenza esterna.
Il fatto del giorno è la sconfitta, netta e inequivocabile, delle riforme costituzionali proposte dal governo Renzi. Alcune brevissime e schematiche considerazioni.
1)    La minoranza del PD potrà anche dirsi contenta del risultato, se fossimo in loro la saremmo molto meno, non solo perché i numeri elettorali aprono prospettive incerte per il PD , e la barca è la stessa per tutti, ma perché hanno fatto una figura pessima sul piano umano e politico. Non si può, infatti, approvare una legge in parlamento e poi dire di votare contro quella stessa legge al referendum. Sarebbe stato più coerente esprimersi in maniera contraria in parlamento e poi sostenere le ragioni del NO. E non vengano a tirare fuori la storia del combinato con la legge elettorale, la legge elettorale c’era anche prima.
2)    Non sopportiamo chi parla di festa della democrazia, questi termini abusati andrebbero messi in un cassetto. Questo non è stato un referendum come tutti gli altri ma un’ordalia, cioè un giudizio popolare su Renzi e il suo operato. E il governo ne è uscito a pezzi. Non a caso il capo del Governo ha annunciato che si dimetterà. Il che non significa che non sia un atto democratico ma non è una festa.
3)    Perché c’è stato questo voto?
Qui la considerazione è complessa, dentro quel 60% c’è di tutto, per cui metterci sopra un cappello politico è operazione complicata. Il buon Salvini non penserà mica che tutta quella gente domani sia disponibile a sostenere le sue fantasticherie?  Noi crediamo che ci stia soprattutto la disperazione di un paese che non vede all'orizzonte un futuro e soffre molto più di altri in Europa l’effetto della crisi e l’emergenza dei migranti. E’ inutile che Renzi, nel suo discorso di commiato, continui a sciorinare numeri sull'economia che non corrispondono alla realtà della vita quotidiana delle persone. L’abbiamo già detto, sarebbe utile che ministri e parlamentari si facessero quotidianamente un giro sui tram e sui treni dei pendolari per fare tesoro dei discorsi della gente.

giovedì 1 dicembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo: LA VICENDA DI CASTIGLIONI INNOVA tra luci e ombre

                                                                    

La vicenda della Castiglioni Innova sembra arrivata alla fine, ma ci arriva nel modo peggiore, senza un minimo di chiarezza e soprattutto infarcita di demagogia e mezze verità. Non a caso la pratica è stata portata in tutta fretta in Consiglio Comunale per impedire alle minoranze qualunque approfondimento.
In Consiglio è stato affermato che così si “piccona” il sistema di potere del PD e si smonta un poltronifico. Sono fanfaronate, con questi atti non si piccona il PD, si piccona il buonsenso.  Possiamo perdonare il giovane consigliere che si è espresso in questi termini perchè privo di memoria storica. Chi non perdoniamo è il Sindaco che da oltre vent’anni siede in Consiglio Comunale e sa benissimo come sono andate le cose. Senza Castiglioni Innova non avremmo avuto l’urbanizzazione della zona artigianale (oltre quattro milioni d’investimenti), senza Castiglioni Innova alcune aziende sarebbero andate via da Castiglioni o  non sarebbero mai venute, senza Castiglioni Innova il Comune non avrebbe avuto a disposizione un moderno capannone per  il rimessaggio dei mezzi e delle attrezzature. In quanto al poltronifico Agnelli sa bene che nei consigli di amministrazione della Castiglioni Innova c’erano anche rappresentanti della minoranza, che lui stesso indicava, e nessuno di loro ha mai sollevato obbiezioni sull'andamento della società o sulle indennità percepite.

Ma quello che ci interessa è di ben altro tenore, tre sono le questioni che richiedono un immediato chiarimento.

martedì 8 novembre 2016

CASTIGLION FIORENTINO, NON CI PREOCCUPANO GLI STRISCIONI, CI PREOCCUPA LA MANCANZA DI IDEE

Un nostro lettore, piuttosto crucciato, ci ha inviato le foto che pubblichiamo e che testimoniano la presenza di alcuni striscioni del Blocco Studentesco sulla scalinata che porta all'istituto ex Vasari di Castiglion Fiorentino, proprio davanti all'ingresso del Liceo di via Roma.
Non ci interessa esaminare il contenuto degli striscioni. La discussione sui rifugiati meriterebbe ben altro approfondimento. Anche perché un conto sono i rifugiati, un conto sono gli immigrati più o meno clandestini. Ma il problema non è questo.
Il problema è capire perché certi fenomeni di appartenenza politica si sviluppano e crescono. Noi non siamo tra quelli che demonizzano la destra, anche quella estrema, non siamo per intendersi tra coloro che si inalberano perchè in quel di Pavia Casa Pound, Forza Nuova e altre formazioni  organizzano un corteo in ricordo di Emanuele Zilli, un giovane di destra  morto in circostanze poco chiare nel lontano 1973.

In questi casi o ci si oppone davvero, ma non è più il tempo, oppure è meglio cercare di comprendere perché oggi la destra estrema si può presentare con una patente di affidabilità.
La soluzione non è urlare il proprio sdegno in piazza, ma rispondere dal punto di vista politico, sempre che questa parola abbia ancora un senso.
Un esempio semplicissimo, così almeno capiscono tutti: perché il PD ma più in generale la sinistra non si è ancora posta il problema del perché in un comune come Castiglion Fiorentino esista e prosperi un circolo legato a Casa Pound la cui influenza si sta estendendo alla Valdichiana e di come circoli di questo tipo siano di supporto alle liste più o meno civiche che la destra istituzionale presenta in giro?

giovedì 3 novembre 2016

QUALCHE IDEA PER IL FUTURO DELLA VALDICHIANA, A PARTIRE DAL SIGARO.

In Valdichiana si discute troppo poco del futuro. Il cono d’ombra maggiore è dato dall'assenza di una strategia politico-amministrativa in grado di ridare una prospettiva alla nostra vallata.  
La crisi ha lasciato un’eredità pesante: imprese chiuse, altre ridimensionate, aumento della disoccupazione, scarse possibilità per i giovani. E’ pur vero che esistono punte di eccellenza, ma non bastano a compensare quello che si è perso.
Da quanto tempo manca una riflessione, sia a destra sia a sinistra, sul destino della Valdichiana?

Al di là della retorica su agricoltura di qualità, biologico, turismo, servizi avanzati si avverte pesante il vuoto di idee. Che fare? Di fronte a questa domanda in parecchi scuotono la testa.