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domenica 25 novembre 2018

COSA RISERVA IL FUTURO A PAESI COME CASTIGLION FIORENTINO?




"Il modello dei grandi centri commerciali è in crisi in tutto il mondo. E segna il passo persino in Italia, dove nel 2018 le chiusure di questi paradisi dello shopping (10) sono state per la prima volta più delle aperture (9). A mettere in ginocchio il settore è l’implacabile evoluzione darwiniana della specie, in questo caso quella dei consumatori. Gli iper hanno soffocato i negozi di vicinato. Ora, per la legge del contrappasso,
l’e-commerce — dove corre ormai il 10% degli acquisti al dettaglio mondiali — sta togliendo l’ossigeno a loro.”
Questa notizia, contenuta in un articolo di un importante quotidiano, mi ha fatto riflettere sul destino di territori come il nostro.  Il commercio ha, infatti, svolto un ruolo importante nello sviluppo locale. Senza i commerci non sarebbero nate le città e i nostri paesi hanno funzionato, per lunghi anni, come “centri commerciali naturali”. 
Oggi, che tutto cambia in maniera vorticosa, si tratta di capire cosa fare per non arrendersi a quello che sembra un ineluttabile destino di lenta, ma costante decrescita, più o meno felice.

Detto in altre parole quali idee si possono tirare fuori per guardare con ragionevole speranza al futuro.  

venerdì 16 novembre 2018

IL CENTRO STORICO DI CASTIGLIONI COME MODELLO PER CREARE LAVORO E SVILUPPO


La parola che mi viene in mente, quando penso al nostro centro storico, è “riabilitare” nel significato di “renderlo di nuovo capace di svolgere determinate funzioni”. Non si tratta di tornare indietro nel tempo, quando il centro storico era il “centro” non solo geografico ma anche amministrativo, economico e politico della comunità. Si tratta di inventarsi qualcosa di nuovo, per non perdere definitivamente la memoria dei luoghi e la ricchezza di cultura, storia e tradizione che i centri storici, in particolare quello di Castiglion Fiorentino, si portano dietro.
Ci sono zone della “città murata” che presentano un degrado incipiente nonostante i residenti s’impegnino per  mantenere il decoro e l’ordine. Il problema nasce in gran parte dallo spopolamento, dalla perdita di attività economica e dobbiamo dirlo, con un certo rammarico, dal disinteresse e dallo scarso senso civico. Troppe volte si leggono dichiarazioni rassegnate di politici o di amministratori, sull'impossibilità materiale di fare qualcosa. Una resa inaccettabile perché molto può essere fatto, purché si abbia in testa un progetto. Talvolta occorre andare per tentativi, attraverso quelle che si chiamano congetture e confutazioni. Ci siamo accorti per esempio che aiutare economicamente le attività serve a poco, se non c’è un programma per riportare la gente dentro le mura. Così come ci siamo accorti che le politiche degli eventi per quanto rappresentino un’iniezione di fiducia non sono la soluzione. Un giorno puoi avere migliaia di persone ma per i restanti 364 giorni non hai nessuno. E c’è una differenza fondamentale tra avere le “luci delle case accese e il divertimentificio senza controllo”.

In questo senso occorrono riflessioni ragionate. Per esempio su quel che potrebbero fare le università, comprese quelle straniere, con le loro attività di ricerca. Oppure le imprese: quanti servizi non strettamente legati alla produzione possono tornare o essere collocati dentro le mura? Penso alle strutture di comunicazione, agli studi professionali, alle attività di servizio a tutto quello che viene prima e dopo la produzione.  
Non possiamo però pretendere di avere tutto e subito, occorre andare per gradi: la prima cosa è recuperare il decoro urbano, non esiste che intere zone siano abbandonate a se stesse. Penso alla Badiola, a piazza S. Agostino, ai vicoli che fanno da contorno alla parte alta del Corso Italia. La seconda operazione è lavorare su incentivi mirati per il recupero funzionale dei fondi commerciali e artigianali che oggi hanno le serrande abbassate. Un altro aspetto è la rivisitazione delle aree a parcheggio e del transito dei veicoli. In ultimo bisogna pesare a favorire la residenza anche con iniziative di edilizia pubblica in specie per le giovani coppie e anziani. Dopo si può passare a un'altra fase: per esempio il recupero della funzione scolastica, ci sono spazi inutilizzati come l’ex ospedale che potrebbero essere riacquisti a questo scopo . E’ un’ottima cosa l’idea di utilizzare la chiesa di S. Agostino per usi convegnistici ma non basta avere un grande spazio se poi mancano le strutture di supporto che fanno da contorno all'aula principale. Un'altra idea, mutuata da altre esperienze, è recuperare la vocazione artistica e artigianale del paese. Si potrebbe pensare alla via S. Michele come una strada dedicata a questo scopo. Agevolando con incentivi l’uso degli spazi commerciali e offrendoli gratuitamente, almeno per qualche mese a chi vuole mettere in piedi un laboratorio, una mostra, una piccola attività artigianale. In ultimo è necessario rafforzare la rete museale. Castiglion Fiorentino aveva una vera e propria rete costituita dal Museo archeologico, dalla Pinacoteca, dagli scavi sotterranei, dal museo della Pieve, dalla Torre del Cassero, dalla Porta Etrusca. Oggi questo tessuto si è arricchito di nuove collezioni sarebbe bello che il cuore del paese ricominciasse a pulsare al ritmo della grande ricchezza culturale ereditata dai secoli passati.
Tutto questo non significa abbandonare le periferie, anzi vuol dire il contrario, perché un centro stico vitale è volano per tutto il territorio. Castiglion Fiorentino ha enormi possibilità occorre trovare la chiave giusta per aprire la porta di un nuovo sviluppo.
Paolo Brandi


martedì 25 settembre 2018

CASTIGLIONI: IL CENTRO STORICO SALVATO DAL COMMERCIO E DALL’ARTE


Che cosa può salvare l’anima e il destino dei centri storici?
La risposta non è per niente facile, non a caso, generazioni di amministratori si sono dannate senza, alla fine, trovare una soluzione che accontentasse tutti.
La prima cosa da dire è che i centri storici non sono uguali: ci sono quelli isolati, ci sono quelli che si collegano con le periferie, ci sono quelli ridotti a città fantasma. E poi, senza offendere nessuno, ci sono quelli belli e quelli brutti, ci sono quelli pieni di storia e quelli imbottiti di miserie.  
Castiglion Fiorentino rientra nella categoria dei centri storici belli e per certi versi incontaminati: basta un giro in via Adimari, a S.Lazzo, in Via Rosa, in vicolo Bongini, per rendersi conto di quello che dico.

La parte storica di Castiglioni ha grandissime potenzialità e può diventare il volano di un nuovo modello di sviluppo. Ma, per essere tale, deve diventare il luogo dell’efficienza, un contenitore d’idee, un incubatore di progetti. Uno spazio fisico dove la capacità amministrativa sfidi, senza paure, i luoghi comuni e i pregiudizi.
Il primo tema è quello del traffico e della sosta, ci sono le condizioni, almeno d’estate, per liberarci dal traffico e da una sosta invasiva e pervasiva?
Una volta fatto questo, ci sono le condizioni per recuperare, attraverso un piano d’iniziativa pubblico-privata, i fondi commerciali e artigianali sfitti e/o in abbandono?
È possibile pensare a un piano di valorizzazione economico/culturale dei palazzi storici o almeno di alcuni di essi? In ultimo ma non ultimo, è possibile rivitalizzare la rete commerciale che, di fatto, rappresenta la spina dorsale di ogni centro storico?  
Un tempo c’erano tante piccole botteghe. Oggi, sono sopravvissuti pochi punti vendita tradizionali, in compenso si è assistito a uno sviluppo, assai interessante, di ristoranti e gastronomie, concentrato però nell'asse principale. E’ un passo avanti ma non basta, perché la grande bellezza del nostro centro storico è data dall'armonia del suo insieme e non possano convivere aree piene di vita con altre soggette al degrado e all'abbandono.  
Il commercio, in tal senso, può svolgere una funzione essenziale. Per questo va aiutato e sostenuto con sgravi fiscali, aiuti ai giovani, nuovi modelli imprenditoriali. L’obiettivo deve essere duplice: più lavoro e tutela di un bene immenso fatto di storia e arte.
Attenti però a non cadere nel rimpianto per i bei tempi andati. Qui si parla di modernità, le nuove botteghe devono essere smart, connesse con il mondo, multifunzionali, animate, devono rappresentare un esempio di futuro positivo.
Serve uno sforzo collettivo, un’alleanza tra istituzioni, associazioni di categoria e cittadini per ridisegnare insieme il futuro del paese.
Paolo Brandi

martedì 11 settembre 2018

COSA SUCCEDEREBBE ALL’OUTLET CON LA CHIUSURA DOMENICALE?


L’argomento del giorno è l’obbligo di chiusura domenicale per le attività commerciali. Dal punto di vista dei principi il riposo settimanale non solo è sacrosanto ma è garantito dalla carta costituzionale: “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale” (articolo 36).
Ciò detto bisogna anche capire cosa accadrebbe se questa norma venisse applicata in un mondo che non ha più i bioritmi del passato. Ho fatto qualche domanda in giro e ne ho ricavato un quadro ben poco tranquillizzante.
Prendiamo ad esempio l’outlet, vien fuori che un divieto come quello che è stato anticipato produrrebbe i seguenti effetti:
Un calo del fatturato intorno al 30%, una riduzione di circa 300 posti di lavoro, una diminuzione drastica delle assunzioni stagionali, un calo considerevole dell’indotto, con conseguente perdita di reddito e ulteriori posti di lavoro. Senza considerare che ormai i grandi centri commerciali sono diventati le piazze degli anni 2000, ci si scapiterebbe oltre che economicamente anche socialmente.
Tutto sbagliato dunque proporre la chiusura domenicale?

No, perché in punta di diritto le aperture domenicali (e in altri giorni festivi) contrastano in molti casi con un altro principio costituzionale, quello che dice, riguardo alle donne lavoratrici ma potremmo estendere il concetto anche agli uomini : “Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.” (articolo 37).
È indubbio che lavorare di domenica rompe equilibri familiari e costringe a molte rinunce.
Queste questioni tuttavia non si affrontano con atti d’imperio, tanto più se si va a incidere sulla sfera di libertà d’iniziativa privata.
Non è riportando indietro le lancette dell’orologio che si risolvono i problemi ma affrontandoli con una prospettiva diversa che tenga insieme diritti e occupazione, libertà e autonomia.

lunedì 10 settembre 2018

CASTIGLION FIORENTINO: LA GRANDE BELLEZZA DI S. AGOSTINO


La grande bellezza dell’Italia non è fatta solo dall'architettura e dagli edifici che disegnano i nostri centri storici, ma anche dalla vita che pulsa tra le loro mura.
Castiglion Fiorentino, con il suo intreccio di strade, vicoli e piazze, in cui si affacciano edifici pieni di storia, è un bell'esempio di come la socialità si sia coniugata, nel tempo, all'armonia urbana.
Purtroppo, come gran parte dei centri storici, subisce la violenza del tempo e degli uomini. Piazze, che non erano pensate a quello scopo, sono diventate parcheggi, vicoli, un tempo pieni di vita, sono diventati terreno di conquista di erbe e cartacce. Le stesse strade maestre, che da secoli svolgono egregiamente la loro funzione, cominciano a subire il peso di del traffico e di un’usura che gli antichi architetti non potevano preventivare.
I centri storici sono come organismi viventi, hanno bisogno di cure di attenzioni e, più sono vecchi, più l’affetto e il rispetto verso di loro deve essere grande. Per renderli vivi ci vogliono il commercio, la residenza, servizi, quelle attività che li rendano vivaci ogni giorno dell’anno. Il turismo, per quanto importante, non può essere la sola risposta in grado di evitare la polverizzazione del tessuto sociale, commerciale e produttivo, né possono esserlo le manifestazioni, per quanto belle e ben organizzate. Ma di queste avremo modo di parlare.

giovedì 14 aprile 2016

UN PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PER PORTA ROMANA

Abbiamo letto con grande attenzione un articolo dove l’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino annunciava la pubblicazione sul BURT del “piano attuativo di iniziativa pubblica finalizzato al recupero della zona di Porta Romana”. Si tratta di un progetto che riguarda la riqualificazione del vicolo dei Galli, l’accesso pedonale da via Trento, la riqualificazione di piazza del Collegio, del Loggiato il passaggio pedonale dall'ex porta San Giuliano, la manutenzione di piazza della Collegiata e del Belvedere Rossano Naldi.
 
Insomma un’operazione che, come affermano i rappresentanti della Amministrazione, "prevede un intervento condiviso tra pubblico e privato con l’obbiettivo di incentivare e consolidare la permanenza della popolazione residente oltre all'apertura di nuove attività commerciali, artigianali, culturali e turistiche a tal fine l'Amministrazione Comunale presenterà un regolamento per stabilire le modalità di erogazione di contributi al fine di favorire il nuovo inserimento di attività artigianali, commerciali e socio-culturali. Il progetto non peserà sulle casse comunali. La realizzazione è stata possibile, infatti, grazie a un contributo regionale”.

lunedì 14 marzo 2016

EVVIVA LE SAGRE

Le sagre sembrano diventate il nemico numero uno, da tutte le parti arrivano bordate, richieste di limitazioni, regolamenti comunali restrittivi. Il motivo di tanta avversione è che tali iniziative, secondo alcuni, “ucciderebbero” la ristorazione tradizionale.

Su questo punto abbiamo più di un dubbio. Può capitare che tra coloro che vanno a gustarsi, sotto un tendone, una pizza, una rana fritta, un fungo porcino possano essere potenziali clienti di un ristorante. Ma noi rimaniamo convinti che la stragrande maggioranza, cioè quelli che fanno massa, non sarebbero mai andati da un’altra parte se la sagra non ci fosse stata.

giovedì 10 marzo 2016

VALDICHIANA E DEMOGRAFIA. IL TERMOMETRO SEGNA FEBBRE


Qualche tempo fa avevamo riportato la notizia che dal 2011 al 2015 c’era stato a Castiglion Fiorentino un calo della popolazione residente di circa 400 unità. Per noi non era una buona notizia, anche se qualche “furbacchione” aveva commentato: “Tanto sono tutti stranieri….”.
A parte il fatto che una analisi dei numeri ci dice che dentro quei 400 ci sono 200 italiani, quello che ci si ostina a non capire è che anche gli stranieri hanno una bocca, sentono il freddo e un tetto sopra la testa lo devono avere.  Quando spariscono centinaia di persone non è positivo per l’economia locale, perché bene o male tutta quella gente  consuma, spenda, paga affitti e compra vestiti.

Quella notizia ci ha spinto a fare una piccola indagine in Valdichiana e abbiamo scoperto che dal 2011 al 2015 la situazione, divisa per comune è stata questa:
Cortona ha perso 500 residenti
Castiglion Fiorentino ha perso 400 residenti
Lucignano ha perso 108 residenti
Foiano ne ha acquisiti 145
Marciano ne ha acquisiti 53.

martedì 1 marzo 2016

CALO DI ABITANTI A CASTIGLIONI. SOLO QUESTIONE DI NUMERI?

E’ passata sotto traccia la notizia che, negli ultimi quattro anni, a Castiglion Fiorentino c’è stato un brusco calo di residenti. Sembra che qualcuno abbia accolto questa novità con grande soddisfazione: “la crisi economica ha spinto le popolazioni straniere a lasciare il territorio» dicono dalle stanze di palazzo S. Michele. Come a dire “se ne vanno quelli brutti, sporchi e cattivi”.

Saranno pure brutti, sporchi e cattivi, però affittano case, consumano, comprano. Insomma è un po’ troppo semplicistico lanciare i fuochi d’artificio perché diminuiscono i cittadini stranieri a Castiglioni. La demografia è una brutta bestia, perché dietro i numeri di coloro che arrivano e di quelli che partono, ci sta sempre l’economia e se si guarda i numeri questi dicono una cosa un po’ diversa rispetto alla “fuga di popolazioni straniere” dal paese del Cassero.

lunedì 15 febbraio 2016

POLITICHE TERRITORIALI IN VALDICHIANA? FATTI NON PAROLE

Il Sindaco di Castiglion Fiorentino pone un problema serio, anzi serissimo, la necessità di costruire politiche di zona in grado di rilanciare il ruolo e l’immagine della Valdichiana come soggetto territoriale, politico ed economico. 
Prendendo lo spunto dal Carnevale di Foiano, argomento piuttosto inappropriato visto il tono scherzoso di questa festa, il primo cittadino di Castiglioni lancia la sua proposta: E’ arrivato il momento di darsi da fare “ per definire politiche di vallata che non riguardino solo il turismo, ma tutta una serie di servizi che possono favorire efficienza e razionalizzazione”.
Chi tra noi non sarebbe d’accordo? 

venerdì 5 febbraio 2016

ALCUNE PROPOSTE PER LO SVILUPPO LOCALE

Da qualche tempo alcuni amministratori locali si esercitano in analisi economiche senza né capo né coda, pontificando sulla crisi di Banca Etruria (e speculando sul comprensibile risentimento di chi ha perso i propri risparmi) oppure ragionando di mercato del lavoro senza nemmeno uno straccio di numero su cui confrontarsi.
Dalle nostre parti si chiacchera molto e si costruisce poco mentre, in altre aree del paese, le cose vanno in maniera diversa. 
Recentemente in Lombardia è stato presentato da Confindustria il “Piano Strategico Lombardia 2030”. 

martedì 2 febbraio 2016

L'ECONOMIA DELLA VALDICHIANA : IL "SEDERE SULLE ORTICHE"

Il Vicesindaco di Castiglion Fiorentino, in un recente articolo, ha criticato le politiche economiche del governo, citando nientemeno che il "New York Times". E’ sempre pericoloso far riferimento ai giornali stranieri perché, dall'altra parte, qualcuno potrebbe rispondere che l’altrettanto prestigioso Financial Time ha promosso il Jobs Act.
Ma al di là di questo particolare, del tutto insignificante, le cose che dice l’amministratore castiglionese corrispondono in buona parte a verità. In particolare per quanto riguarda la Valdichiana gli effetti benefici dei provvedimenti del governo non si sono in buona parte visti.

Tante imprese hanno sprangato i cancelli o si sono ridimensionate, le costruzioni languono, i piccoli negozi faticano e parecchi giovani sono a spasso, non per divertimento ma perché non hanno niente da fare.
Ha fatto bene il Vicesindaco a sollevare il problema ma, con questa dichiarazione, ha però messo come si dice con espressione poco elegante ma efficace, “il sedere sulle ortiche”.

lunedì 1 febbraio 2016

BANCA, POLITICA E TERRITORIO


E’ cosa buona che una Banca organizzi appuntamenti per incontrare imprese, associazioni e istituzioni per capire quello che bolle in pentola e quali siano le sollecitazioni che nascono del territorio. L’ha fatto Banca Valdichiana, confermando così la sua vocazione all'ascolto delle istanze che nascono dal basso.
Dopo settimane di bombardamento sul sistema bancario, bombardamento non immotivato, una piccola iniezione di fiducia ci voleva.
Detto, questo crediamo che i risultati debbano essere approfonditi e, come si dice, metabolizzati.

martedì 26 gennaio 2016

OLIO TUNISINO SOLIDALE

La Commissione Commercio internazionale del Parlamento Europeo ha dato il via libera “all'accesso temporaneo, supplementare, sul mercato dell’Unione” di 35 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino a dazio zero per il 2016 e 2017.

La misura è stata proposta per mostrare concretamente la solidarietà dell’Unione nei confronti della Tunisia in grave crisi economica dopo gli attacchi terroristi. 
Premesso che la solidarietà tra stati difficilmente esiste, anche in caso di disastri naturali (terremoti, alluvioni, tsunami) la fratellanza spesso si trasforma in affari, non si comprende perché la solidarietà, ammesso che si tratti di questo, debba essere fatta a danno dei nostri produttori.

mercoledì 13 gennaio 2016

CENTRI COMMERCIALI: INUTILE PIANGERE SUL LATTE VERSATO

Un’associazione di categoria dei commercianti ha sollevato il problema del proliferare di grandi strutture commerciali (gestite in gran parte da cittadini cinesi) nel nostro territorio. Secondo la loro valutazione queste iniziative porterebbero a un graduale impoverimento dell’offerta commerciale tradizionale e al declino dei nostri centri storici.
Protesta giusta ma tardiva: è inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo. 

Come diceva il povero Jannacci “se me lo dicevi prima…”. Forse sarebbe stato meglio ragionare (prima) con le Amministrazioni Comunali, per esempio quando redigevano i piani strutturali e individuavano le zone adibite a commercio e quelle suscettibili di sviluppo.