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giovedì 28 febbraio 2019

HA RAGIONE GIACHETTI: A ROMA COME AD AREZZO CI VUOLE CHIAREZZA


Del pensiero di Roberto Giachetti non condivido molto, di lui però apprezzo quel tipo di coerenza che fece dire a Bernard Berenson: “La coerenza richiede di ignorare oggi come si ignorava un anno fa”. 
Concordo però con lui quando esclude la possibilità di una segreteria unitaria per guidare il Pd.
Bravo Roberto!    
Non se ne può più del “volemose bene” per forza, non serve una mano di biacca per nascondere le crepe. La verità è che dentro il PD convivono idee politiche, scelte culturali, prospettive molto diverse da loro.
Fino a oggi come hanno fatto a convivere? Prima c’erano i “padri nobili” che, in virtù della loro storia e della loro autorevolezza, tenevano insieme la famiglia, poi è arrivato il cemento del potere, gestito alla maniera degli stati feudali. Tuttavia, quando le sconfitte hanno messo il re a nudo, è successo come in Jugoslavia: è scomparso lo stato e sono venute fuori le piccole patrie.  

Detto questo che succede dalle nostre parti? La scelta per rimettere in carreggiata un partito provinciale provato da sconfitte storiche, disorganizzazione e perdita di peso è stata quella di un triumvirato dove ai due uomini (io averi preferito anche qualche donna) indicati dalle aree politiche, si è aggiunto il regionale. Una scelta inevitabile, quasi obbligata, ma che serve solo a rinviare i problemi.

venerdì 2 novembre 2018

ELEZIONI PROVINCIALI: IL PIANTO DEL GIORNO DOPO


C’è un film intitolato “L’uomo del giorno dopo” , oggi, dopo l’oscenità  delle elezioni per la presidenza della provincia assistiamo al “pianto del giorno dopo”.  
Mentre la destra plaude e improvvisa balli di gioia, nel centrosinistra sono tutti affranti, col cuore a pezzi e l’animo che stenta a ripartire.
Mi nasce spontanea una domanda: e prima a cosa pensavano? A cosa pensavano quei bravi ragazzi (e ragazze)? Che cosa hanno fatto perché quello che è successo non accadesse? 
Eppure di schiaffi in faccia ne avevamo presi tanti, ma non è bastato. 
Viene il dubbio, ma è solo un’iperbole per carità, che come successe alla repubblica spagnola nel 1936, ci sia una quinta colonna che lavora “scientificamente” per la distruzione. Non per la distruzione del PD, per quella si danno da fare a  Roma, ma per l’annichilimento di una storia politica di un intero territorio, quasi che le radici di sinistra fossero una cosa da cui emendare la provincia di Arezzo.

Ai piagnoni di oggi, che vengono fuori come funghi dopo la pioggia, dico solo che forse con un pò più di impegno, di onestà, di lealtà da parte di tutti si potevano evitare tante sconfitte nei comuni e oggi, di conseguenza, non saremmo  a discutere della provincia.
Certo la colpa, se di colpa vogliamo parlare, è di quei farabutti che hanno cambiato la preferenza nel segreto dell’urna, di chi si è astenuto, di chi ha preferito la festa di Halloween all'impegno istituzionale. Certo, sono loro i sicari, ma la storia è ben più lunga anche se nessuno e dico nessuno, se la vuol sentire raccontare.
Lo so che sono parole buttate al vento. Perché un partito che ha smesso da tempo di interrogarsi non ha bisogno di parole, come diceva qualcuno, le “parole sono pietre”. Sono pesanti e quando arrivano in testa fanno male.  
Meglio, molto meglio camminare sul filo al pari degli equilibristi per salvare se stessi e fregarsene di quello che succede intorno. Senza rendersi conto che quando la nave affonda, affoga l’intera ciurma: marinai, mozzi e capitani.
Oggi tutti indossano le gramaglie del lutto e ne hanno ben donde, ma non abbiate timore, domani,  quando si affacceranno le elezioni amministrative o più ancora quelle regionali, rindosseranno la divisa da parata e la danza macabra, che ci ha portato a questo punto, ricomincerà.
Io sono indignato, arcistufo di stare a guardare la rovina di quello che i nostri padri, i nostri nonni e prima di loro altre generazioni hanno costruito in più di un secolo di storia.  So altrettanto bene che indignarsi non serve a niente, in certi ambenti ovattati la risposta sarà sempre  –chissenefrega-. 
Ma  io lo grido lo stesso, quantomeno non avrò sulla coscienza il peccato di omissione.
Un’ultima cosa smettiamola di piangere e ricominciamo sorridere, ma non tra noi, in mezzo alla gente.  
Paolo Brandi

domenica 7 ottobre 2018

I PROFESSIONISTI DELL’ INFORMAZIONE CHE TRASFORMANO IL RE CARNEVALE NEL RE SOLE


Se tutto si consuma in fretta, in fugaci immagini, in corbellerie spacciate per cose serie, se tutto diventa chiacchera senza memoria, la colpa non è di chi, per calcolo o incapacità, fa il buffone o lancia segnali che ricordano quelli del “caudillo Peron”.
No, signori cari, la colpa non è loro. Quelli fanno il loro mestiere, si difendono con le armi che hanno. La colpa, se vogliamo dirla tutta, è di chi, dalle grandi città alle nostre piccole comunità, non sente un moto di rigetto, la colpa è di chi, pur avendo argomenti, sta zitto, la colpa è di chi, e qui ci metto il carico da undici, pur facendo per mestiere informazione, mette sul  trono “re carnevale” facendolo passare come il Re Sole.

Il mio non vuol essere un ragionamento di parte, di esempi del deterioramento della intelligenza ne troviamo a bizzeffe a destra quanto a sinistra. Quello che mi preoccupa è il silenzio, che non è il silenzio degli innocenti ma dei colpevoli. Il silenzio in questo caso non è d’oro, il silenzio è pavidità, illusione che le cose cambino da sole. Che errore! Le cose mutano non perché a noi ripugnano, le cose cambiano, o meglio possono cambiare, solo con l’impegno, la dedizione, il lavoro. Possono cambiare se c’è passione nel fare le cose e non mero calcolo. Oggi mi sento pessimista, però, come diceva Scarlett O'Hara in “Via col vento”,
-Dopotutto, domani è un altro giorno.-
Paolo Brandi


martedì 18 settembre 2018

PER RISOLLEVARE IL PD CI VOGLIONO CACCIARI, SAVIANO e BARCA



Quando osservo le vicende del PD mi pare di sfogliare il “Libro della Giungla”. È una selva dove s’inseguono lupi, scimmie, serpenti e pavoni. 
Che ci crediate o no, ho il cuore a pezzi, nel veder disperdere, in mille rivoli, un’eredità gloriosa costruita, con tanti sacrifici, dalle generazioni passate. Sacrifici veri, mica chiacchere, perchè ci sono state persone finite in galera per quelle idee, costrette all'esilio, discriminate sui posti di lavoro. È retorica? No, è storia, e la storia, come si sa, va avanti per corsi e ricorsi, non è un processo lineare, tocca punte altissime e poi precipita. Oggi siamo a un punto molto basso.
Prendete per esempio la polemica sulle cene. Calenda invita Gentiloni, Renzi e Minniti e Zingaretti se ne va in trattoria con uno studente, un piccolo imprenditore e un operaio.  
Ma è possibile, mi domando io, ridurre la politica a queste scempiaggini?
Ormai ci ridono tutti dietro: c’è chi parla di “Ultima cena”, chi della “Cena delle beffe”, qualcuno, più carogna, rammenta il film “La cena dei cretini” e via dicendo.
Invece delle cene ci vorrebbe un bel digiuno, quell'astinenza dal cibo che induceva Pietro Crisologo a dire “Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare“.
Il problema è tutto lì, questi sono ormai disconnessi dalla realtà, e sembrano non capire che forse sarebbe meglio andare a un fast food, non per farsi un panino, ma per domandare ai ragazzi che lavorano lì, con poco stipendio e meno diritti, per chi hanno votato.  

Ma ormai siamo arrivati alla scissione dalla logica oltre che dalla realtà.
Quando il Presidente di un partito, leggi Orfini, che per funzione dovrebbe garantire le regole, propone di stracciare lo statuto del PD e andare a costruire un altro soggetto politico, vuol dire che siamo alla frutta.
Attenzione, l’idea non è strampalata, che ci sia necessità di un fronte ampio, in grado andare oltre il Pd e interpretare a livello europeo i sentimenti di libertà, tolleranza, uguaglianza, solidarietà è necessario, ma non può farsi carico di quest’idea chi ha contribuito allo sfascio.
Forse c’è bisogno di un cambio e siccome le idee viaggiano sulle gambe degli uomini, c’è bisogno che qualcuno, con umiltà, ceda il passo. Che non si sia capita questa necessità è dimostrato dalle vicende del PD toscano, dove si va, in un clima di sconforto, a un congresso che dovrebbe essere cruciale, visto che incombono  le amministrative del 2019 e le regionali del 2020.
Lo sconforto di costatare che un gruppo dirigente, che ha perso tutto quello che c’era da perdere, pretenda di guidare ancora il PD Toscano riparandosi dietro una persona capace come Simona Bonafè. L’alternativa? Il candidato della “sinistra” in verità c’entra poco con le politiche fallimentari, ma non si risolvono i dilemmi dei democratici toscani con i dejà vu.
Ma dove vogliamo andare in queste condizioni?  C’è chi litiga e accetta compromessi su poltrone, seggiole e strapuntini che, tra due anni, forse non ci saranno più. La cosa migliore è evitare di intraprendere un viaggio in questo deserto d’idee. Andate a leggere le linee programmatiche dei due candidati e capirete a cosa mi riferisco.  
Qualcuno potrà dire: tu parli bene ma la ricetta ce l’hai? Non sono un cuoco e non ho ricette, mi è rimasto solo un po’ di buon senso e anche quello va scemando. Volete per forza una soluzione? Mettiamo alla testa di un fronte ampio, di cui farà parte anche il PD, tre persone: Massimo  Cacciari, Roberto Saviano e Fabrizio Barca. Come a dire intelligenza, rigore morale e il sentimento di una sinistra solidale e poi vediamo come va a finire.

Paolo Brandi


martedì 14 agosto 2018

DITE PURE CHE SONO RAZZISTA…..

Posso essere accusato di molte nefandezze ma non di essere razzista, non credo che esistano razze, ma uomini e ritengo che le persone debbano essere giudicate non dal colore della pelle, ma dai comportamenti.
Per questo mi è difficile parlare di certe cose, il rischio di essere frainteso è grande. Accetto l’azzardo e dico le cose che penso.
Lo spunto me l’ha dato la vicenda della capotreno che al microfono avrebbe detto: «I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perché avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i c...».
Apriti cielo e spalancati terra, sono partire accuse di razzismo, xenofobia, richiami all’apartheid e chi più ne ha, più ne metta.
La capotreno ha sbagliato e quindi non è, come dice qualcuno, meritevole di un premio. Certe cose, in questo paese, si possono pensare ma non urlare a un microfono, specie se si è dipendenti di un servizio pubblico.
Nonostante questo non credo che si tratti di razzismo, è questo lo sbaglio che una parte dell’intellighenzia (di sinistra) di questo paese continua a fare.  
Parliamoci chiaro, c’è una fetta di Italia che è razzista, che ritiene che i bianchi siano stati creati per comandare e i neri per servire. Salvo poi, quando arrivano gli sceicchi pieni di soldi e o i dittatori africani carichi d’oro, mettersi proni in attesa della mancia, ma così va il mondo.
Il caso della capotreno è diverso, il suo non è razzismo, è esasperazione.
La stessa esasperazione che ha portato tante persone, anche nella nostra Toscana, a votare per la Lega.

giovedì 21 giugno 2018

PAROLE CHIARE SU IMMIGRAZIONE E DISUGUAGLIANZA


E’ certo che le “politiche” del ministro Salvini su migranti e rom raccolgano un largo consenso. Le ragioni sono diverse: esiste in una parte della nostra gente, una disposizione al razzismo. Una disposizione alimenta da pregiudizi ma anche da comportamenti irrispettosi che alcuni migranti hanno nei confronti del vivere civile. C’è poi un tabù antico verso gli “zingari”, un preconcetto che nasce dalla diffidenza degli stanziali nei confronti dei nomadi ma che trova spiegazione in atteggiamenti come l’accattonaggio, i borseggi, i furti.
Sia chiaro, non dico di esser d’accordo, dico che questo spirito da apartheid nella testa della gente esiste ed è duro da estirpare, per fortuna riguarda una minoranza.
C’è poi la paura dettata dall'insicurezza.  Pur non essendo vero che tutti i migranti sono delinquenti, è altrettanto vero che i numeri sono impietosi.
 
Al 1 gennaio 2016 le persone nate all’estero ma residenti in Italia rappresentavano l’8,3% del totale della popolazione, mentre sfioravano il 27% nella popolazione carceraria. Le ragioni sono tante ma anche spiegandole, difficilmente, riusciremo a convincere le persone spaventate perché la notte non possono passeggiare tranquillamente, oppure le donne che subiscono molestie se attraversano un parco cittadino.
C’è poi un terzo elemento, a mio avviso il più forte di tutti, che porta acqua al mulino dell’intolleranza.  
Si chiama disagio economico e allora per combattere il populismo non bisogna diventare populisti ma aggredire le cause che lo generano.  
In questo paese la gente soffre di una crescente diseguaglianza. 
Da una parte lavori precari, contratti bloccati, stipendi bassi, scarsa mobilità sociale, fisco esoso, burocrazia alle stelle, dall’altra un pezzo di società che si arricchisce sempre di più, infischiandosene di tutto e di tutti.
In questa situazione è logico che gli animi si esasperino. Chi non può pagare l’asilo nido si arrabbia col figlio del migrante, chi non ha casa s’infuria se si vede scavalcato nella graduatoria delle case popolari da uno straniero, chi non ha un lavoro e vive di precariato  diventa idrofobo  se vede spendere miliardi per l’accoglienza. E di esempi se ne potrebbe fare molti altri. A fronte di questa situazione la sinistra ha perso la bussola, lasciando in mano ai demagoghi il tema della lotta alla disuguaglianza e ai privilegi. 
E’ dura recuperare lo svantaggio ma non impossibile.  In primo luogo occorre spogliarsi di una veste troppo stretta che ci siamo cuciti addosso. Ci vuole più umiltà, più capacità di ascolto, ci vuole più popolo e meno élite. Bisogna scegliere da che parte stare: con i grandi gruppi industriali e finanziari o con la gente comune?
Proviamo a dare una risposta e forse daremo una svolta al nostro futuro.  

Paolo Brandi

giovedì 16 febbraio 2017

PD: LA NAVE AFFONDA E L’ORCHESTRA SUONA. A ROMA E AD AREZZO CI VUOLE UN MATTO


Chissà cosa succederà alla prossima assemblea nazionale del PD. Il clima non è dei migliori e i vari attori non fanno niente per migliorarlo.
Renzi va avanti come un treno senza macchinista e la minoranza cerca i motivi che dividono rispetto a quelli che uniscono.   La cosa singolare è che in questo colloquio tra sordi mancano due cose fondamentali: la voce degli iscritti e il programma politico.
Un programma minimo che torni a parlare dei problemi veri: lavoro, sviluppo, ambiente, sicurezza e non le quattro fregnacce che da qualche tempo occupano le pagine dei giornali.
In questo clima il PD rischia di fare la fine del bicarbonato in un bicchiere d’acqua, sciogliersi lentamente in un ribollire di bollicine gassose. Ma almeno il bicarbonato aiuta a digerire, questa mistura invece fa venire il mal di fegato.
Fa venire il mal di fegato a chi aveva sperato che in Italia fosse possibile costruire un moderno partito riformista, in grado di far lavorare i cervelli migliori e che non mettesse nel cassonetto la storia ma la riaggiornasse sul terreno dell’innovazione, del cambiamento e della modernità.
Purtroppo il cambiamento è stato declinato nel modo peggiore, con un “fatti più in là” gridato in faccia ai vecchi. Il cambiamento non è stato la metamorfosi da bruco a farfalla ma un ascensore per salire ai piani alti. Insomma è stato uno scambio di culi, più o meno belli, sulle poltrone. Con il bel risultato di promuovere, nel migliore dei casi, degli incompetenti, nel peggiore dei piccoli trafficanti.
Il risultato? Potenti sganassoni su tutti i fronti, dalle elezioni locali fino al referendum, perché la gente è meno fessa di quanto si creda.
Ma il bello è che nessuno si mette in discussione, nemmeno chi, come Raffaella Paita, una che a suo tempo fece fuori Sergio Cofferati alle primarie per la regione Liguria grazie all'appoggio del Nuovo Centrodestra per poi regalare alla destra la regione. Questa signora invece di andare a meditare al Santuario della Madonna della Guardia si permette di intervenire con una certa protervia alla direzione nazionale. In verità la Paita dovrebbe essere accompagnata nel suo ritiro spirituale da una lunga teoria di personaggi, basta pensare a quello che è successo a Roma, a Napoli e in decine di altri comuni, compresa la città di Arezzo.

Ma alla fine questo è il problema minore. Il problema è un Partito che, come dice lucidamente Mario Tronti, “si è interessato alla politica dei diritti, trascurando i bisogni. Va bene la politica dell’Auditorium, e quella del tappeto rosso al Festival del cinema, ma coniugandole con le cose che contano davvero».
Insomma le ombre sono così tante da rischiare la cecità.
Per tornare a casa nostra è interessante quello che succede ad Arezzo. 

venerdì 10 febbraio 2017

LA POLITICA OLTRE CHE LA SERIETÀ' HA PERSO PURE L'ITALIANO

Serietà e compostezza sono diventate parole irreperibili nel vocabolario della politica, ormai si liscia il pelo a qualunque bestia, foss’anche un ratto di fogna, pur di avere visibilità. Lasciatecelo dire: quest’andazzo fa schifo. 
E non basta affermare che la classe politica è lo specchio della società, perché è vero anche il contrario, e cioè che la classe dirigente di un paese dovrebbe fungere da modello per tutto il resto.
Vogliamo segnalare un caso. Un buon numero di eminenti professori universitari sostiene che la maggioranza degli studenti non sa più scrivere in italiano, può darsi che sia vero. Una cosa però è certa, gli esempi che vengono dall'alto non aiutano ad amare la lingua di Dante. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’hastag#famostocongresso, lanciato dal senatore PD Stefano Esposito noto, oltre che per lo spirito polemico, anche  per questa frase da filosofo confuciano «gioire per la sconfitta della Juve è come essere impotenti ed esultare se qualcuno fa godere la moglie». Niente male.
 
Non entriamo nel merito se il congresso PD debba essere fatto subito, di una cosa  però siamo sicuri, “famo” non è parola italiana. Ma perché allora il bravo senatore la usa? Semplice, perchè scimmiotta il tormentone romanista per convincere a fare lo stadio della Roma.
Ma la politica deve per forza mimare i cori da stadio?

giovedì 2 febbraio 2017

PD: ORFINI, CAPILISTA BLOCCATI E CIUCCI AL POTERE. Una piccola proposta.

Finché Orfini parla, abbiamo diritto di commentare e siccome ogni giorno ne dice una è giocoforza ragionarci sopra perché da Presidente del PD dovrebbe, con le sue esternazioni, essere garante di autenticità.
L’ultima è di una limpidezza cristallina. Infatti, dopo aver avviato un percorso di modifica della legge elettorale con due forze politiche note per la loro affidabilità: Lega e Movimento 5 stelle, pare sia nato subito un problema. E cioè che Grillo e o suoi non vogliono i capilista bloccati.
Cosa risponde il Presidente del PD?
 “Beppe Grillo non vuole i capilista bloccati? Allora fa finta, non è vero che vuole andare a votare subito”.
Quindi, almeno per una parte del PD la questione dei capilista scelti dal partito diventa decisiva per l’approvazione di una legge elettorale. Pazzesco. Siamo difronte a una situazione dove il mondo cambia, l’economia non decolla, la disoccupazione giovanile aumenta, l’insicurezza cresce e ci si preoccupa di 100 capilista bloccati?
Che piccolezza, che meschinità. I capilista bloccati sarebbero davvero il “pons asinorum”, cioè un ostacolo insormontabile?

Per fortuna Orfini & C. erano nati per combattere le vecchie canaglie appiccicate col vinavil alle poltrone.  Non prendiamoci in giro, è evidente che la scelta dei capilista da parte del partito significa un chiaro marchio di fabbrica della maggioranza sulle nomine. Legittimo, sia chiaro. Lo diventa un po’ meno dopo che la sconfitta alle amministrative e al referendum richiederebbe una pur minima riflessione politica per capire per davvero se l’attuale maggioranza ha ancora il diritto di vita o di morte  sulla quasi totalità della maggioranza del futuro gruppo parlamentare PD.

venerdì 25 novembre 2016

QUANDO LA POLITICA RISCHIA DI DIVENTARE LIQUAME

La politica è ormai diventata uno spettacolo, a tratti divertente, a tratti indecente, a tratti indecoroso. Marchiato dalla necessità di visibilità, dal bisogno di marcare il territorio come un cane che piscia addosso a un albero. 
Il territorio si può segnare in molti modi facendo i buffoni, mostrano il dito medio alla telecamera, mandando affanculo il mondo, associando l’avversario a un animale più o meno sgradevole, minacciando di mandarlo in galera, massacrandolo nei social, fino ad arrivare al punto di negargli l’ultimo saluto, come è accaduto in Spagna alla senatrice del PP Rita Barbera recentemente scomparsa.

Alle Cortes (la camera dei deputati) è stato osservato un minuto di silenzio in sua memoria, ma i deputati di Podemos hanno polemicamente lasciato l'aula. "Ci dispiace per la morte di Barbera, ma non possiamo partecipare a un tributo politico per una persona la cui carriera è segnata dalla corruzione" ha detto Pablo Iglesias, leader del movimento. Salvo poi rendersi conto di aver fatto una puttanata e così al Senato e nel Consiglio comunale di Valencia (città di cui la senatrice è stata Sindaca per lunghi anni) Podemos è rimasto al suo posto.
Non sta a noi giudicare le accuse della magistratura spagnola, quello che ci interessa è mostrare come partiti e movimenti, pur di distinguersi, siano disponibili a superare i limiti della civile convivenza, perdendo di vista il rispetto della persona.

sabato 19 novembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo: CASTIGLIONI UN SISTEMA BEN POCO TRASPARENTE OVVERO LA GRANDE ABBUFFATA


A #Castiglion Fiorentino abbiamo un esempio di come, a parole, s’invochi la trasparenza e nei fatti ci si comporti all'opposto. E le nostre non sono supposizioni ma fatti avvalorati da atti pubblici
Ci dispiace fare nomi ma, quando si assumono incarichi amministrativi , si diventa, a tutti gli effetti, personaggi pubblici per cui ne deriva il buono e il “cattivo”.
VEDIAMO COME STANNO I FATTI
-CON DETERMINA n. 372del 14/05/2015 è stato affidato il noleggio di 35 personal computer adibiti agli uffici comunali, per due anni, per una spesa di 31.057 euro alla azienda di informatica di cui Alessandro Concettoni (Presidente dell' Ente Serristori nonché coordinatore di Forza Italia) è socio e Vicepresidente.
L’atto sarà pure legittimo ma è sicuramente inopportuno che il Presidente di una partecipata, nominato dal Sindaco, diventi anche fornitore della stessa amministrazione.
-CON DETERMINA n.1097 del 31/12/2014 è stato affidato l’incarico per i corsi di formazione per la sicurezza negli ambienti di lavoro e al personale comunale per un importo di 4.770 euro a un' azienda tra i cui titolari figura l’attuale Consigliere Comunale di maggioranza Marcello Orlandesi. Quando è stato affidato l'incarico, l'Ing. Orlandesi risultava il primo dei non eletti nella lista Libera Castiglioni e solo dopo è entrato a far parte del Consiglio Comunale. Ci risulta però che i corsi di formazione al personale siano stati fatti dall’ Ing. Orlandesi quando era già Consigliere Comunale. Niente d’illegittimo, è però poco opportuno che un Consigliere Comunale faccia corsi di formazione al personale dell’Amministrazione in cui è stato eletto, avrebbe dovuto rinunciare all’incarico. Recentemente ha ricevuto anche l'incarico di Direttore dei lavori impiantistici nell' ambito della ristrutturazione della Casa di Riposo chi è che il proprietario della Casa di riposo?  L’ Ente Serristori, cioè un Ente controllato dal Comune.

-CON DETERMINA n.65 del 3/2/2016 si è decisa l’assunzione a tempo parziale e determinato di un istruttore amministrativo per 15 ore settimanali, per un impegno di spesa di 12.000 euro, per l' UFFICIO DI SUPPORTO AGLI ORGANI DI DIREZIONE POLITICA. La prescelta è la signora SABRINA BILIOTTI, assunta senza selezione. La Signora Biliotti, prima di assumere questo incarico, ha svolto, durante la campagna elettorale, il ruolo di portavoce del candidato Agnelli. In seguito ha prestato volontariamente la propria opera nella veste, del tutto informale, di segretaria del sindaco, poi è stata assunta su obbiettivi a tempo determinato. Una volta scaduto questo incarico è stata assunta per coordinare l'attività politica del Sindaco. Quest’aspetto è davvero singolare perché in una situazione dove tutti lamentano scarse risorse economiche, quel ruolo è del tutto superfluo.
Con gli stessi soldi si potevano assumere due unità in più per l'ufficio tecnico da destinare a lavori stagionali di manutenzione. Niente d’illegittimo ma sicuramente molto inopportuno.

mercoledì 16 novembre 2016

I TRADIMENTI DELLE ELITE' UN LIBRO DA LEGGERE

Leggere qualcosa, ogni tanto, non fa male, se volete una lettura che rompe (finalmente) gli schemi di un dibattito ozioso e ammuffito, vi consigliamo “Il tradimento. Globalizzazione e immigrazione, le menzogne delle élite” di Federico Rampini. 204 pagine di buona lettura, anche se poi alla fine ne potevano bastare cento.
Ma quello che conta non è la lunghezza, è il contenuto, e dobbiamo dire, con un certo stupore, che per la prima volta siamo al 99,9% d’accordo con quello che Rampini scrive sulla situazione del mondo.

Quello che ci ha colpito di più, è stata la sua critica (che poi in buona parte è anche una autocritica)  a quelle che lui definisce le Élite, una critica feroce alla loro miopia, alla loro protervia intellettuale. Un vero e proprio schiaffo in faccia a quella classe di persone che per disponibilità finanziaria, posizione sociale, origini, mentalità, forma ormai una classe transnazionale. Una classe con gli stessi gusti, gli stessi interessi e, per certi versi, le stesse aspettative. Una classe che galleggia sopra la gente comune e pretende che le sue idee, le sue concezioni della vita, mirabilmente rappresentate in certe pubblicità, diventino il pane quotidiano anche per coloro che non arrivano alla fine del mese ed hanno in molti casi il frigorifero tristemente vuoto.

venerdì 21 ottobre 2016

QUATTRO COSE QUATTRO DA CHIEDERE AI NOSTRI AMMINISTRATORI

“Trasparenza” è stato il grido di battaglia con cui tanti nuovi sindaci hanno vinto le ultime elezioni amministrative. La loro furia moralizzatrice era così grande, così convinta, così urlata da far sembrare  che i comuni, del nostro bel paese, fossero tutti piombati in un medioevo gotico, piene di nebbie e trabocchetti.  Però, una volta insediati, quasi tutti hanno mandato affanculo la trasparenza, limitandosi a quello che la legge prevede. Per esempio la pubblicazione degli atti on-line.  Un brodino caldo a confronto di quello che succede in certi comuni.

Inoltre gli atti sono scritti in maniera tale che la gente normale fa fatica a raccapezzarsi e qualche volta  sono così fuorvianti che, per cercare qualcosa, ci vuole il cane da tartufo. 
Eppure tre o quattro cose si potrebbero fare da subito, ma la maggior parte dei nostri bravi amministratori  si guarda bene dal farle, dimenticandosi  degli impegni che si erano presi con i cittadini in campagna elettorale. Ma si sa le campagne elettorali sono ormai una commedia dell’arte dove prevalgono i buffoni, gli arlecchini, i pulcinella con tutto il codazzo di leccaculo e ruffiani.
Comunque anche dalle opposizioni (destra e sinistra pari son) non ci pare che arrivino grandi spinte in questo senso. Eppure le cose da chiedere non sono così complicate.
Vediamo un po’ cosa si potrebbe domandare a un sindaco, a un assessore o un presidente di una partecipata per aumentare il livello di trasparenza.

mercoledì 7 settembre 2016

L'INFORMAZIONE ALLA MULINO BIANCO

Quando leggiamo le cronache nazionali, ma più spesso quelle locali, ci piglia un accidente. Possibile che le cose siano davvero queste? 
Ci riflettiamo sopra, tiriamo le somme ed il risultato è pari a zero. Probabilmente le nostre lenti sono deformate ma ci sembra che i fatti spesso stiano in un altro modo.  
Siamo sempre più convinti che un giornalismo, un’informazione alla “mulino bianco” non serve a un tubo. L’enfasi sulla bontà dei sentimenti, sulle notiziole che diventano novelle da propinare ai bambini prima di addormentarsi, sono il contrario dell’informazione. Ci vuole disturbo, polemica, satira, approfondimenti, al limite studio. Senza la paura di dare sulle mani a qualcuno.
Invece questo miele che gronda è solo istupidimento, apparenza di un mondo a senso unico che non esiste, dove tutto è bello, roseo, funzionale. Lo sappiamo, per essere pungenti ci sono solo due strade o si diventa vespe oppure si prende il coraggio a due mani.  
Ma quale coraggio possono avere quelli che, come si dice, “tengono famiglia” e  si accontentano?

Non è un male tirare a campare, anzi qualche volta, quando lo si fa con fatica e sacrificio diventa un merito. Ma quando al tirare a campare si danno le vesti di una filosofia, il discorso cambia. In quel caso non c’è perdono o remissione della colpa. Si è colpevoli e basta. Colpevoli di omissione, colpevoli di pavidità, colpevoli di perbenismo interessato, colpevoli perchè non è così che si migliora quello che abbiamo intorno.

mercoledì 10 agosto 2016

DIFENDIAMO LE CICCIOTTELLE E DIFENDIAMO TASSI

Giuseppe #Tassi, direttore sportivo di #Qs Quotidiano Sportivo, licenziato in tronco per aver titolato sul Resto del Carlino: "Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico", potrebbe essere definito un “martire dell’idea”. 
Di quale idea si parla?
Dell’idea del “politicamente corretto” che attraversa come una punta di freccia intrisa di falso perbenismo, #moralismo d’accatto e parecchia ipocrisia la stampa e l’opinione pubblica. 

Una delle poche voci dissonanti è stata quella del Segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti: "Prendo atto che cicciottelle è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra?“
Bravo!  
E che dire dei pochi o tanti giornalisti che di giorno e di notte, la mattina e la sera giocano a sputtanare le persone, senza mai correggere, senza mai scusarsi, oppure trascorrono gran parte del tempo a leccare il culo ai potenti di turno?
Questi passano come eroi dell’informazione libera, invece l’uso del termine #cicciottelle diventa un’onta da lavare col sangue.

venerdì 6 maggio 2016

Riceviamo e pubblichiamo. ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'AFFIDAMENTO DEL CAMPO SPORTIVO DE LA NAVE

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del PD Castiglionese sul Campo de "La Nave"


A Lodi è stato arrestato il Sindaco (PD), l’accusa riguarda la gestione di due piscine comunali, per il quale era previsto un pagamento di 4000 euro l’anno. Secondo il magistrato il bando di gara è stato alterato per affidare gli impianti a una società di cui il Comune possiede il 45 per cento delle azioni.
Noi siamo dell’avviso che tutti i reati, quando ci sono, debbano essere perseguiti, sarà la giustizia a stabilire se il comportamento del Sindaco sia stato corretto e se sia giusto averlo messo in carcere.

mercoledì 27 aprile 2016

QUELLE ORRENDE SCRITTE A CASTIGLIONI

In uno degli incroci più trafficati di Castiglion Fiorentino è apparsa tracciata su di un muro una scritta: “Senesi Anna Frank”.  Detto così non vuol dire un cavolo, però accanto a questa ce ne sono altre che inneggiano alla squadra di calcio dell’Arezzo.
Allora tutto diventa più chiaro, niente contro la squadra del “cavallino rampante” ma certe tipologie di tifosi, per quanto Ultras, fanno più male che bene. Specialmente quando, come in questo caso, si equiparano rivali storici, i senesi, con #Anna Frank e quindi con gli #ebrei. Ebreo diventa un’offesa e si sottende che agli avversari si augura di fare la stessa fine dentro le camere a gas.

Chi ha tracciato quelle due parole crede probabilmente di aver fatto una cosa intelligente, i riferimenti storici sono sempre giudicati indici di preparazione ma in questo caso dimostra solo una grande superficialità, per non dire di peggio.

mercoledì 20 aprile 2016

DOPO REFERENDUM: EVITIAMO DI FARE I CAPITAN FRACASSA

E’ una sana abitudine, prima di dare giudizi, far passare qualche giorno. Abbiamo applicato questo metodo al referendum sulle trivelle. Concordiamo con molti commentatori nel dire che non ha vinto nessuno.
Che la consultazione non potesse arrivare al quorum era scritto: quando ormai il 40% degli elettori diserta le urne per le elezioni, quando c’è un diffuso appello all'astensione, è scontato che non si arrivi alla fatidica soglia del 50 più uno.  C’è poi da tenere conto che il quesito interessava solo alcune regioni e soprattutto si è voluto trasformare (sbagliando) la battaglia referendaria in uno scontro con Renzi.

giovedì 14 aprile 2016

NOTE A MARGINE DI UNA VIGNETTA DI VAURO

Siamo veramente un paese di farisei e sepolcri imbiancati: organizziamo manifestazioni e sit-in per difendere la satira (spesso pesante e ingenerosa) di Charlie Hebdoe e poi lanciamo strali contro Vauro colpevole di aver disegnato una vignetta dove si vede un burattino con le sembianze di Beppe Grillo "esanime", con i fili lasciati a terra.
Un chiaro riferimento al fatto che, morto il burattinaio (Casaleggio), non ci sarà futuro nemmeno per il burattino (Grillo).
 L’autore è stato definito indegno, idiota, insensibile, vergognoso e altri epiteti che non riportiamo. Tutto questo in nome del fatto che, difronte alla morte, occorre tacere, perché la morte è la grande livella che mette ogni essere umano sullo stesso piano, buoni e cattivi, persone di cuore ed egoisti. Tutti diventano retti e onesti rinchiusi dentro una bara.

martedì 12 aprile 2016

BRUCE SPRINGSTEEN, CASTIGLION FIORENTINO E LE UNIONI CIVILI

Qualche tempo orsono, un commentatore di cui apprezziamo l’arguzia, spese parole intelligenti sulla presenza di Max Weinberg, batterista della E Street Band di Bruce Springsteen, a Castiglion Fiorentino. Al di là della esibizione in piazza con un tamburo, fatto di per se eccezionale per un artista di quel calibro, l’opinionista in questione annotò come interventi di questo tipo, ritrasmessi sui social, facessero conoscere il nome di Castiglioni ben più di centomila dépliant turistici sparsi per il mondo. Parole sante.

Se però domandassimo oggi al signor Max Weinberg se fosse disponibile a fare un concerto a Castiglion Fiorentino forse risponderebbe come ha risposto il suo “boss” Bruce Springsteen alle autorità di Greensboro (North Carolina) quando ha deciso di annullare il suo concerto per protesta contro le discriminazioni verso gli omosessuali: “intendo manifestare contro coloro che continuano a volerci riportare indietro. Alcune cose sono più importanti di un concerto e questa battaglia contro il pregiudizio e l’intolleranza è una di queste”.