Seguire
la “Leopolda” sui giornali e alle TV è sempre uno spettacolo: scrutare i volti,
ascoltare gli interventi, studiare il parterre degli invitati è come scorrere i
capitoli di un romanzo. Perché proprio di un romanzo si tratta, di una
narrazione intensa che, partita sei anni orsono, è arrivata come un’onda di
marea fino ai nostri giorni.
Il
primo capitolo è quello del sogno di una generazione che vuole diventare
protagonista di un pezzo della storia italiana. E lo fa con intelligenza,
contrapponendo il vecchio al nuovo, i giovani agli anziani, la primavera
renziana al plumbeo grigiore della vetusta classe politica.
Una
formula che funziona perché coglie il sentimento di milioni di persone, tant'è che in meno di sei anni quella generazione diventa classe di governo.
Sei
anni in politica sono un tempo lunghissimo, oppure brevissimo e Renzi ha il
merito di aver dato una accelerazione mostruosa alla politica italiana e quando
si accelera in maniera repentina (e la macchina non è pronta) è normale che si
perdano dei pezzi per strada. Ma l’importante
è arrivare al traguardo. E Renzi e i suoi ci sono arrivati.
Qui
iniziano gli altri capitoli del “romanzo della Leopolda” che ricordano, in
alcune parti e fatti i dovuti distinguo, lo “Spaccio della Bestia Trionfante”
di Giordano Bruno dove, per “spacciare” si intende il “cacciar
via dal cielo vecchi vizi per sostituirli con nuove virtù”. Questa era la lieta
novella che veniva annunciata nelle piazze mediatiche.
