Leggere qualcosa, ogni tanto, non fa
male, se volete una lettura che rompe (finalmente) gli schemi di un dibattito
ozioso e ammuffito, vi consigliamo “Il tradimento. Globalizzazione e
immigrazione, le menzogne delle élite” di Federico Rampini. 204 pagine di buona
lettura, anche se poi alla fine ne potevano bastare cento.
Ma quello che conta non è la lunghezza,
è il contenuto, e dobbiamo dire, con un certo stupore, che per la prima volta
siamo al 99,9% d’accordo con quello che Rampini scrive sulla situazione del
mondo.
Quello che ci ha colpito di più, è stata
la sua critica (che poi in buona parte è anche una autocritica) a quelle che lui definisce le Élite, una
critica feroce alla loro miopia, alla loro protervia intellettuale. Un vero e
proprio schiaffo in faccia a quella classe di persone che per disponibilità finanziaria,
posizione sociale, origini, mentalità, forma ormai una classe transnazionale.
Una classe con gli stessi gusti, gli stessi interessi e, per certi versi, le
stesse aspettative. Una classe che galleggia sopra la gente comune e pretende
che le sue idee, le sue concezioni della vita, mirabilmente rappresentate in
certe pubblicità, diventino il pane quotidiano anche per coloro che non
arrivano alla fine del mese ed hanno in molti casi il frigorifero tristemente
vuoto.
