Noi siamo tra chi ritiene che assumere
cariche pubbliche significhi accettare un di più di responsabilità. Se fai il
sindaco, il consigliere regionale, il parlamentare , il ministro non sei uguale a tutta le altre persone, perché non rappresenti
solo te stesso e all'occorrenza devi portare un fardello più pesante di altri.
Un fardello che è fatto talvolta d’insulti,
anatemi, pessimi articoli di giornale. Per
questo chi prendere su di sé un incarico pubblico, deve essere capace di
separarsi dal proprio destino personale.
Qualcuno potrebbe pensare che questa
sia roba da romantici, da eroi risorgimentali, da idealisti un po’ coglioni,
non è così, è invece l’abbiccì di chi vuol fare della politica un servizio e
non una professione.
Per questo, lo diciamo senza piaggeria,
abbiamo apprezzato il gesto di Matteo Renzi che si è dimesso dopo l’esito
negativo del referendum. A onor del vero la stessa cosa fece D’Alema all'indomani
di elezioni regionali disastrose per il centrosinistra.
Abbiamo apprezzato meno che ministri,
che pure portavano la responsabilità di quel fallimento referendario, siano
rimasti al governo ed altri parlamentari, che pure quella riforma avevano
contribuito ad elaborare, siano stati promossi ministri.
Qualcuno dirà ma Renzi continua a
tirare le fila, può darsi, ma intano lui è a Pontassieve e gli altri sono a
Roma. E per citare Renzi, che suo tempo disse “Il futuro non è uno spazio da aspettare, il futuro è un
luogo da conquistare” rammentiamo che il futuro è nelle mani di Dio, per cui niente
è già scritto.
