E’ uscito in questi giorni un libro di Tommaso Cerno
dove si sostiene che la mentalità del ventennio fascista è ancora ben radicata
nella politica e nella società del nostro paese.
Difronte a queste affermazioni c’è chi storcerà il
naso, come se avesse pestato una cacca di cane, a noi invece fanno l’effetto
opposto. Guardare le cose da un punto di vista inedito, aiuta a trovare delle
spiegazioni a fatti che altrimenti avrebbero solo flebili ragioni per esistere.
Cerno sostiene che “ il 1945, la data che mette fine
ai regimi fascista e nazista in Europa, non è una data che l’Italia abbia
davvero digerito. Certo sul piano ufficiale, nei proclami, nelle affermazioni
di principio, così come nella retorica di Stato, il fascismo è morto e sepolto,
giace sotto strati e strati di antidoto costituzionale, democratico,
parlamentare” ma nei fatti non è così. Atteggiamenti, modi di pensare, pensieri
più o meno reconditi rimangono quelli del
ventennio, “l’affermazione di essere antifascista, per quanto eticamente
giustificabile, non basta a cancellare ciò che del fascismo è dentro di noi…” sostiene
Cerno.
