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lunedì 3 settembre 2018

PD: BASTA COL GIOCO DELLE TRE CARTE!


Dire quello che si pensa non deve essere un’eccezione ma la regola, ed io voglio dire quello che penso.
Cosa penso?
Penso che sia ora di farla finita con il gioco delle tre carte.
Un esempio è la battuta, per modo di dire di Del Rio, persona per altro seria, quando, alla festa dell’Unità di Ravenna, afferma, sulla possibilità di un dialogo PD 5stelle, “ad aprile era molto difficile, gli elettori in gran parte erano contrari. Non è stata colpa di Renzi".

Il ragionamento, in un partito che si dice democratico, non farebbe una grinza, c’è solo un piccolo problema che nessuno, in quell’occasione, ha sentito quello che ne pensavano veramente iscritti e simpatizzanti del PD.
Se ne deduce che qualcuno ha interpretato quella presunta volontà provocando un abbraccio mortale tra Lega e 5stelle.
Con il dialogo si sarebbe arrivati a un accordo? Non lo so, probabilmente no, ma era doveroso provarci.
Ma al di là di questo io affermo che il PD non deve avere paura dei propri militanti. Mi domando perché l’SPD tedesca chieda, con un referendum ai propri iscritti, se sono d’accordo a fare un governo con la  CDU e invece da noi questo non si fa?
Quanti errori, compreso il referendum costituzionale, si sarebbero potuti evitare se si ascoltava, prima di prendere una decisione, i sentimenti della gente del PD.
Io non voglio più che qualcuno interpreti quello che penso.
Dirò di più pretendo, esigo, reclamo a gran voce che quell’aggettivo “democratico” abbia un valore qualitativo e quella qualità può essere data solo da un voto. I militanti del PD vogliono decidere e non fare solo i portatori d’acqua.
E per sgombrare il campo da qualunque equivoco dico anche che quando una decisione è presa, in maniera democratica e trasparente, si rispetta, anche se si pensa in maniera diversa.

Paolo Brandi

venerdì 1 giugno 2018

AL PD LA MEDICINA AMARA DELL'OPPOSIZIONE PUÒ' FAR BENE


Anch’io, come credo un bel pò d’italiani, sono curioso di capire cosa combinerà il nuovo governo giallo-verde.
Sarà davvero il “governo del cambiamento”?
Oppure rappresenterà il covile di nuovi gattopardi?
Vedremo.
Non sono abituato a dare giudizi, scusate il gioco di parole, dettati dal pregiudizio, per me contano i fatti.
Di una cosa però son sicuro, è sbagliato etichettare questo governo come un “governo di destra”.
Parlare di un governo di destra avrebbe senso solo se dall’altra parte esistesse una sinistra.
Quindi la domanda è: “Esiste una sinistra in questo paese?”
E con questo non intendo un vago sentimento di giustizia sociale, di redistribuzione della ricchezza, di universalità dei diritti, di rispetto per l’ambiente.
Intendo una forza politica organizzata in grado di prospettare un’idea di futuro.
No, in questo momento non c’è.

Però la sinistra o il centro sinistra se preferite, nonostante la loro disarticolazione hanno, in questo momento, una grande occasione, una occasione che nasce dal ruolo di unica opposizione, perché Forza Italia farà una resistenza blanda e priva di nerbo.
Bere l’amaro calice può essere una cura per liberarsi dalle molte tossine che si sono accumulate in questi anni e consentire, in primo luogo al PD, di decontaminarsi dal potere e dai suoi inganni ed essere così in grado di attaccare le radici del populismo.
Radici profonde che parlano anche al cuore della gente di sinistra.

lunedì 28 maggio 2018

IL PRESIDENTE POTEVA ANDARE A VEDERE SE SI TRATTAVA DI UN BLUFF.


"Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole" diceva Mao, dunque la confusione che si è creata dopo la rinuncia di Conte a costruire un governo dovrebbe essere la più favorevole del mondo, ma per chi?
Risposta scontata, per chi ha interesse a destabilizzare.  
E qui ci viene in soccorso Sun Tzu, un tipino che di strategia se ne intendeva, il quale sosteneva che “con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza”.
Affrontiamo quindi le cose con la giusta dose di autocontrollo.
In molti, alcuni convintamente, altri perché sono dei pappagalli, gridano al Golpe perché il Presidente Mattarella ha deciso di esercitare fino in fondo le prerogative costituzionali rifiutando il nome di un ministro.
Andiamoci piano con le parole, è pur vero che i Golpe non sono solo quelli con i carrarmati nelle piazze. Ci sono anche i Golpe “bianchi” che avvengono senza tintinnio di sciabole. Ma non è questo il caso, l’articolo 92 della Costituzione è chiaro “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”: nomina non prende atto.
Altra cosa è dire se il Presidente ha fatto bene a rifiutare la nomina di un ministro dando il via a una campagna elettorale dai toni veementi per non dire violenti.
Non credo che abbia fatto bene, anche se c’è qualcosa che non torna.
Se quello giallo-verde doveva essere il governo del cambiamento io dico che non si è mai visto un governo “rivoluzionario” che si impicca sul nome di un ministro: il bene comune viene prima dei nomi. Quindi vien da pensare che qualcuno ha fatto il furbo.
 
Però in democrazia, per quanto la cosa possa far storcere il naso, contano i numeri ed è fuor di dubbio che l’inedita alleanza giallo-verde i numeri li aveva conquistati sul campo. Conquistati per demerito di chi c’era prima non per merito proprio ma così è, ed è inutile piangere sul latte versato.

giovedì 17 maggio 2018

Discussioni da Bar: I PIFFERAI MAGICI E LE COLPE DEL PD


“Se non si comportano bene mandiamo a casa anche questi…” è stato il lapidario commento di una signora al bar mentre un uomo ben vestito leggeva ad alta voce i punti del contratto tra 5 stelle e Lega, ricavati dalla prima pagina di un giornale.
In quell’affermazione c’è un condensato di tutto quello che è accaduto negli ultimi anni di vita politica in Italia: la delusione palpabile per quelli che c’erano prima. La mobilità dell’elettorato, una persona che parla così in passato ha votato Berlusconi e poi il Pd e l’ultima volta forse i 5 stelle. Sempre con l’idea di cambiare in meglio.
Ma cos'è il meglio? Per quella signora il meglio, ne sono convinto, è fatto di cose semplici: sentirsi più sicura quando cammina per strada, non assistere alle ruberie, avere uno stipendio o una pensione dignitosi, una sanità che funziona, un posto di lavoro per il figlio. Cose normali in un paese normale.
E qui sta la colpa, l’immensa responsabilità di chi fino ad oggi ha governato: aver costretto quella signora e con lei milioni di altre persone, a seguire, più per disperazione che convinzione, i pifferai magici che promettono tutto e il contrario di tutto.

Perché lo capisce anche un bambino che non è possibile ridurre le tasse e dare il reddito di cittadinanza, chiedere alla BCE di rinunciare al debito con l’Italia e nel frattempo sostenere l’uscita dall’Euro.
A questo punto giacché, come io credo, tante promesse saranno mancate, toccherà a qualcun altro dare risposte ai bisogni di quella donna.

lunedì 14 maggio 2018

RENZI DEVE DIRE COSA VUOLE


Per come la vedo il governo 5 stelle e Lega si farà, nonostante il giallo verde non sia un grande accostamento cromatico, pur avendo dei precedenti illustri nel mondo dei pali: è giallo verde la Nobile Contrada del Bruco a Siena e Borgo S. Lazzaro ad Asti.
Nel mondo del calcio invece il binomio giallo-verde, senza voler togliere nulla a nessuno non ha progenitori nobili. Le ricerche ci dicono che si fregiano di quest’abbinamento ben poche squadre, due fra tutte lo Şanlıurfa Spor Kulübü che gioca in seconda divisione Turca e il Melfi che milita in eccellenza. Altra cosa sarebbe stata un governo rosso-nero, bianco-nero, neroazzurro, biancorosso ma gli elettori hanno scelto diversamente.
Così il giallo verde è arrivato alla seria A della politica e c’è arrivato sulla scorta di un sentimento diffuso che mette insieme disperazione e speranza, voglia di cambiamento e conservazione, lotta ai privilegi e difesa delle piccole patrie.  

Ma nonostante le molte contraddizioni, il cambiamento c’è stato. Ha ragione Di Maio quando dice “qui si fa la storia”. Oddio poteva utilizzare una frase diversa, visto che è la stessa del colonnello Amon Goeth nel film Schindler's List quando parla dello sterminio degli ebrei di Cracovia, ma nella sostanza è corretta.
Con questo governo, se nascerà, si riscriverà un pezzo di storia. E’ la prima volta che partiti o movimenti che non appartengono alle grandi famiglie politiche europee: liberali, conservatori, socialisti, nazionalisti, si presentano uniti alla prova del governo.

sabato 5 maggio 2018

LA POLITICA RIDOTTA A GIOCO DELL’OCA: roba da star male.



Quando leggo le cronache politiche mi viene un dubbio, anzi più di uno, ma uno in particolare: manca da parte di tutti il senso di realtà. 
Cioè quella qualità che chi si occupa della cosa pubblica dovrebbe possedere al massimo grado. 
In altre parole i problemi della gente passano in secondo piano rispetto a una serie di veti, controveti, subordinate, condizioni, cavilli. Come se invece di formare un governo per affrontare i problemi si giocasse al “gioco dell’Oca”: Fai due passi avanti, torna al via, resta fermo un giro. 

Eppure le cose son più semplici di quanto si voglia far credere, c’è per esempio la volontà da parte di qualcuno di affrontare un tema come quella delle disuguaglianze in questo paese? C’è la volontà di giocare da protagonisti e non da comprimari le partite internazionali? C’è la volontà di dire che l'italia non riparte fin quando il costo del lavoro è uno dei più alti al mondo e gli stipendi tra i più bassi d’Europa. C’è la volontà di dire che la tassazione nazionale e locale è spesso ingiusta? 
Se ci sono queste condizioni non è difficile trovarsi d’accordo. In caso contrario continuino pure il teatrino, consapevoli che qualcuno, prima o poi vincerà nei numeri, anche se , come accaduto recentemente in Friuli, il 50% degli elettori sta a casa. E quando metà dell’elettorato non va a votare non è mai un buon segno.
Paolo Brandi

giovedì 3 maggio 2018

CI VUOLE UN REFERENDUM NEL PD. MENO CHIACCHIERE E PIÙ’ FATTI


Un partito che ha paura di se stesso è destinato a finire come l’uroboro, per chi non s’intende di simboli l’uroboro è una specie di serpente che si morde la coda e si divora. Nella mitologia si mangia per poi rinascere nel caso del PD si mangia e basta.
Io però non sono pessimista. Dal punto di vista elettorale abbiamo toccato il fondo, il che non significa che si deve risalire per forza. Spesso il fondo nasconde delle insidie e si può rimanere prigionieri del fango.  Per tornare a respirare occorre un vigoroso colpo di reni.
Ma che colpo di reni può mai dare una direzione nazionale, come quella del PD, che non rappresenta più la realtà e vive di una luce riflessa che non c’è più?
La soluzione? Semplice tornare al partito o almeno a quello che resta.  Cioè a quelle persone che ancora s’impegnano per tenere in piedi un’ipotesi di centro sinistra in questo paese.

Non serve perdersi in diatribe dentro la direzione, non serve il sottobosco di accordi, accordicchi, inciuci e caminetti, quello che ci vuole è un pronunciamento degli iscritti.
Perché se è vera l’ipotesi che circola di un governo di centro destra con l’appoggio del Pd è giusto e necessario sottoporre quest’ ipotesi al voto di chi ancora fa parte del partito, così come sarebbe stato giusto sottoporre al voto l’idea di un accordo con i 5stelle. Spiegando le ragioni e i vantaggi per l’Italia, per la gente, per le imprese, per coloro che ogni giorno salgono su un treno o montano in macchina per andare a lavorare. Sembra che questa gente sia diventata invisibile, tutti ne parlano ma nessuno fa niente.
Ma c’è anche di più, e per questo la vicenda diventa avvincente come un libro giallo: se qualcuno, come pare, crede che il PD e il centro sinistra e le ragioni della sinistra siano superate e non abbiano più ragione di esistere deve dirlo con chiarezza. Basta sotterfugi, basta messaggi lanciati a mezza voce nei social e alla TV.

mercoledì 7 marzo 2018

“MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI” IO NON CI STO. LA LETTERA DI LUIGI DI MAIO E IL RUOLO DEL PD.



Su Repubblica del 7 marzo è stata pubblicata una lettera di Luigi di Maio che si presta a più di una riflessione.
La politica e i casi della vita mi hanno reso sospettoso ed ho la tendenza a trovare più strumentalità che buona fede nelle parole di chi mi sta davanti, specialmente se si tratta di un politico.
Questo per dire che le parole del rappresentante dei 5 stelle non mi incantano, però ho imparato anche che bisogna dividere il grano dalla pula e trovare sempre il buono nelle cose.

Se smontiamo la lettera nei suoi punti principali, trovo alcune argomentazioni condivisibili. Non fraintendetemi, questo non vuol dire che sono di quelli che montano sul carro del vincitore, anche perché non mi farebbero salire, significa che ritrovo nella lettera alcuni ragionamenti che da tempo sostengo.
Vediamo un po’.
  • ·         Anche io sono convinto che il 4 marzo rappresenti uno spartiacque, nel senso che nulla potrà essere come prima. Aggiungo che l’antipolitica che diventa politica è un fatto del tutto inedito e che costringe a una riflessione sui nuovi modelli comunicativi, sull'organizzazione, sulla capacità di ascoltare i messaggi che arrivano dalla gente.
  • ·         E’ vero come dice di Maio che i cittadini “hanno votato per mettere al centro i temi che vivono nella propria quotidianità e per migliorare la propria qualità di vita. La narrazione del “va tutto bene” non ha retto di fronte alla realtà vissuta dagli italiani”.
  • ·         E’ vero che le priorità sono lotta all'iniquità, l’affermazione della sicurezza come diritto e la riduzione della disoccupazione. Tutte cose che appartenevano e appartengono in buona misura al patrimonio della sinistra. A questi argomenti occorre aggiungerne altri che di Maio non cita: la scuola, l’ innovazione, la ricerca e una tassazione equa.
  • ·         Concordo che la politica debba eliminare sprechi, privilegi, conflitti d’interesse, voltagabbana e tutto l’armamentario che conosciamo.


giovedì 18 gennaio 2018

GHINELLI, LA BOSCHI E LE 3 C

La dichiarazione del Sindaco Ghinelli di voler “far causa” a Maria Elena Boschi per il danno d’immagine subito da Arezzo per la vicenda di banca Etruria ha raggiunto in pieno lo scopo.
L’annuncio è, infatti, rimbalzato come una pallina “pazza” su Tv, social e testate giornalistiche. Un bel colpo pubblicitario, degno di una campagna elettorale dove “vince chi la spara più grossa”. Parole, parole, parole….perchè alla fine l’esito pratico sarà nullo.
In questo senso c’è un precedente e meraviglia che nessuno l’abbia fatto rilevare, e cioè che il Comune di Arezzo aveva già provato a imboccare questa strada quando decise di costituirsi parte civile nel processo Banca Etruria, motivando questa scelta con l’"opportunità di procedere alla costituzione di parte civile dell'amministrazione comunale già in questa sede di udienza preliminare per richiedere il risarcimento di tutti gli ingenti danni anche d’immagine subiti dalla collettività aretina e quindi dall'amministrazione comunale". Il risultato fu, nel novembre scorso, l’esclusione del comune dalle parti civili.
Insomma “tanto rumor per nulla”? Può essere, però qualche considerazione è bene farla.
Il Sindaco Ghinelli, che è persona seria ed equilibrata, avrebbe potuto evitare non la sparata che, come abbiamo visto il bersaglio, l’ha centrato, ma l’utilizzo di termini del tipo “città martire” riferito ad Arezzo per la querelle della banca.

Personalmente comprendo la rabbia dei risparmiatori ma le città martiri sono altre. Sono quelle che sono state massacrate dalla guerra e dagli eccidi. Per intendersi è città martire Marzabotto e dalle nostre parti Civitella. Insomma non confondiamo il sacro col profano. Le esagerazioni non portano mai bene, perché oltre a confondere, esasperano gli animi.
Io, sia chiaro, non sono tra quelli che vorrebbero stendere un velo di silenzio e reputo normale che il centrodestra o i 5 stelle utilizzino questa vicenda in campagna elettorale. A parti inverse, verosimilmente, seppur con altri toni, lo avrebbe fatto anche il PD. 

venerdì 24 giugno 2016

LA MADIA PARLA DI ROMA E DI AREZZO CHI PARLA?

Le vicende post-elettorali si arricchiscono ogni giorno di nuovi capitoli. L’ultimo, in ordine di tempo, riguarda la ministra Marianna #Madia con la quale, forse per la prima volta, ci troviamo d’accordo. Che cosa ha detto la responsabile per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel Governo #Renzi riguardo a #Roma?
Una cosa giustappunto semplicissima "il voto ci dice una cosa chiara: nella mia città, che non è l'ultimo borgo d'Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito se a Roma "il tappo" è #Orfini allora "si dimetta da commissario".


Una logica inoppugnabile, anche se il problema non è essere più o meno “tappi”, il problema è assumersi la responsabilità politica di una vicenda sconclusionata con un finale già scritto.
Prima l’elezione di Marino, poi la scoperta che il sindaco era inadatto a guidare una città piena di contraddizioni e malaffare, quindi il dimissionamento di Marino, a seguire l’individuazione di un candidato come Giachetti (persona degna ma politicamente debole) e infine la sconfitta secca e bruciante contro il movimento cinquestelle, con l’aggravante che se la destra fosse stata unita il PD probabilmente non sarebbe arrivato nemmeno al ballottaggio.

giovedì 9 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE: NAPOLI O AREZZO SON CAZZOTTI SUL MUSO

Dopo le ultime elezioni amministrative la gran parte dei commentatori ha puntato i fari su Milano e Roma, mettendo in penombra Napoli. Grave errore. Se si guarda al panorama del voto nella città delle 500 cupole è successa una cosa quantomeno insolita, il PD non è arrivato al ballottaggio. E pensare che nel 1996 il candidato della sinistra raggiunse  la stratosferica cifra del  72,9% dei voti al primo turno.
“Secoli fa” direbbe qualcuno, è vero in politica i giorni valgono anni, ma nel 2006  l’ultimo sindaco del centrosinistra fu eletto con il 57%.  
“Il mondo cambia” direbbe il solito interlocutore scassapalle. Possibile che cambi sempre in peggio? Qualcosa deve essere pur successo.

Benché qualche testa pensante insista a dire che quanto è avvenuto sotto il Vesuvio sia un caso a parte, noi non ne siamo troppo convinti. Anzi aggiungiamo che il caso Napoli, fatte salve alcune differenze, è fornito di un valore esemplare rispetto a ciò che è capitato dalle nostre parti.

giovedì 19 maggio 2016

IN DEMOCRAZIA CONTA IL VOTO, IL RESTO SONO SCIOCCHEZZE

Giachetti, candidato PD al Comune di Roma e l’ineffabile Serracchiani, si sono arrabbiati perché la signora Raggi, candidata a Sindaco della capitale per conto del movimento 5 stelle, ha dichiarato che ci sarà uno staff composto dai garanti del Movimento “che dovrà dare un'approvazione preventiva alle nomine del sindaco”. L'avvocatessa  ha precisato che "si tratta di uno staff tecnico legale coordinato dai garanti. Avvocati che ci aiutano, per esempio, a fare ricerche legali sulle persone da nominare".

Noi non comprendiamo il motivo dell’incazzatura di Giachetti e della Serracchiani, siamo, infatti, dell’avviso che dentro un quadro di regole generali, quelle stabilite dal secondo comma dell'articolo 97 della Costituzione:« I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione » ogni azione è ammessa.

giovedì 14 aprile 2016

NOTE A MARGINE DI UNA VIGNETTA DI VAURO

Siamo veramente un paese di farisei e sepolcri imbiancati: organizziamo manifestazioni e sit-in per difendere la satira (spesso pesante e ingenerosa) di Charlie Hebdoe e poi lanciamo strali contro Vauro colpevole di aver disegnato una vignetta dove si vede un burattino con le sembianze di Beppe Grillo "esanime", con i fili lasciati a terra.
Un chiaro riferimento al fatto che, morto il burattinaio (Casaleggio), non ci sarà futuro nemmeno per il burattino (Grillo).
 L’autore è stato definito indegno, idiota, insensibile, vergognoso e altri epiteti che non riportiamo. Tutto questo in nome del fatto che, difronte alla morte, occorre tacere, perché la morte è la grande livella che mette ogni essere umano sullo stesso piano, buoni e cattivi, persone di cuore ed egoisti. Tutti diventano retti e onesti rinchiusi dentro una bara.

mercoledì 30 marzo 2016

SULLA SCIA DI MARINO E ALEMANNO UN BEL LIBRO SU CASTIGLIONI

Gli ex sindaci della Capitale Ignazio Marino e Gianni Alemanno affidano la loro storia a due libri di prossima uscita, tutti e due escono in concomitanza con le elezioni amministrative, mai come in questo caso politica e mercato (editoriale) coincidono.
Quello di Ignazio Marino s’intitola, in maniera efficace “Un marziano a Roma”, quello di Gianni Alemanno, ancor più enfatico, “Verità Capitale”.
Entrambi i testi, pur da sponde diverse, suonano come atti di accusa verso un apparato politico che si nutre d’intrighi e tradimenti, di un sistema imprenditoriale onnivoro e affamato, di un proliferare d’affari più o meno leciti che attraversano il sottosuolo di Roma.

Marino accusa senza mezzi termini Renzi di averlo fatto fuori, di aver avuto contro i giornali di certi gruppi economici.

giovedì 24 marzo 2016

ROMA: LA RAGGI HA DETTO COSE CHE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE

Non sappiamo se abbia ragione il governatore della Puglia Emiliano a dire che nel Pd c’è chi utilizza “metodi da venditore di pentole”, certo è che si è smesso da tempo di fare analisi politica e questo comporta un restringimento del dibattito. La politica è una cosa seria perché riguarda la vita delle persone e pensare di semplificarla, tagliandola a fette come un salame, non ci pare una bella soluzione perché rimane solo il culaccino, che sarà pure buono ma vuol dire che siamo alla fine.
Sapete perché ci è venuto in mente questo paragone?  Perché abbiamo letto gli attacchi di alcuni esponenti del PD alla candidata cinque stelle a sindaco di Roma Virginia Raggi. Lungi da noi di essere accusati di simpatie per i Pentastellati, però non sopportiamo le strumentalizzazioni.

Quale sarebbe la colpa della Raggi? Quella di aver dichiarato, rispetto a ACEA, la multiservizi romana i cui interessi spaziano dall'acquaall'energiaall'ambiente: “Dobbiamo valutare, di sicuro cambieremo il management e inizieremo a fare investimenti sulle reti. Vedremo come agire per tutelare la volontà dei cittadini".

martedì 15 marzo 2016

LA CANDIDATA RINUNCIA PER RIMANERE UNA PERSONA NORMALE. E NON SCAPPA IL GIORNO PRIMA.

La candidata dei 5 stelle a sindaco di Milano Patrizia Bedori ha deciso di ritirarsi dalla corsa elettorale, la sua scelta,  come riportano i giornali, sarebbe  giustificata da motivi personali: "Ho capito di non essere tagliata per fare questo (…) c’è una tensione pazzesca da parte dei mass media che è difficile da reggere per un cittadino comune come me. Io soffro ogni volta che devo rilasciare un'intervista. E la macchina del fango è già partita, per questo mi sento ferita”.

Brava Patrizia, vale più questa dichiarazione che cento comizi, perchè dimostra che per rimanere coerenti si può rinunciare, male che vada, a fare il capogruppo di opposizione in Consiglio Comunale a Milano, un ruolo non di secondo piano, per il quale ci sarebbe gente disposta a vendere la madre.

martedì 1 marzo 2016

I TRADITORI IN GUERRA SI FUCILANO, IN POLITICA SI PROMUOVONO

Tutti parlano di Verdini e della fiducia da lui concessa al governo Renzi, è giusto che se ne discuta perché non è vero, come sembra teorizzare la ministra Boschi, “che i voti non puzzano”.  Alcuni voti come i soldi “iniziano a puzzare” se non si capisce da dove arrivano e soprattutto perché arrivano. 
Non siamo però così ingenui da non capire che la questione Verdini fa parte della politica, cioè entra a pieno titolo nelle dinamiche dell’arte del governo.

A chi oggi fa lo schizzinoso, ricordiamo il precedente di Cossiga e il sostegno bipartisan al governo Letta. Detto altrimenti la politica si regge su equilibri e spesso “Parigi val bene una messa” come disse Enrico di Navarra. Però tutto deve avvenire nella chiarezza.
Un fenomeno invece che si può senz'altro definire di “putrefazione” della politica è quello dei transfughi. Tutti s’incazzano per Verdini e nessuno prende carta e penna per denunciare che un parlamentare su quattro ha cambiato partito: ben 226, 121 a Montecitorio e 105 a Palazzo Madama. Se fondassero il “Partito dei disertori” rappresenterebbero il secondo gruppo parlamentare.

giovedì 18 febbraio 2016

UNIONI CIVILI, SE SALTANO DI CHI E' LA COLPA?

Ancora non sappiamo come finirà la legge sulle Unioni Civili, una lezione, però l’abbiamo imparata: con le astuzie si vince tatticamente ma poi si rischia di perdere la guerra.
Non siamo tra coloro che oggi mettono sotto tiro i cinque stelle perché hanno deciso di votare contro la norma “canguro” che consente di accantonare un bel mucchio di emendamenti. I pentastellati fanno il loro mestiere: hanno visto la maggioranza in difficoltà e si sono buttati a pesce. Il problema dunque è tutto interno alla maggioranza di governo. Ed è qui che le astuzie di qualche stratega da tavolino hanno mostrato la corda.
Nel pacchetto sulle Unioni Civili, atto di grandissima civiltà, perché i sentimenti hanno bisogno di essere talvolta codificati, si è voluto inserire una norma, quella sull'adozione del figlio naturale (stepchild adoption è un termine incomprensibile alla maggioranza del popolo e quindi andrebbe stralciato) che si sapeva avrebbe incontrato non poche difficoltà.

martedì 16 febbraio 2016

PAURA DI VINCERE

Questa non l’avevamo mai sentita, secondo una senatrice grillina che di nome fa Taverna, sostantivo vagamente etilico (Nomen omen), esisterebbe un complotto per far vincere i cinque stelle a Roma. Superata la sorpresa, abbiamo provato a ragionarci sopra.
Da che mondo è mondo i complotti si fanno per far perdere ma macchinazioni messe in piedi per far vincere è una novità assoluta. La sottile tesi della Taverna è questa: ci vogliono far vincere per poi tagliarci i fondi, farci fare brutta figura e dimostrare che non siamo capaci di governare. Tesi invero piuttosto ardita. I fondi regionali e statali sono governati da leggi precise, non sono come la cannella dell’acqua pubblica per cui basta un semplice stagnino per interrompere il flusso. Insomma “tagliare” per dispetto i denari destinati a Roma (a nostro avviso fin troppi) sarebbe arduo sul piano legislativo oltre che su quello politico.
Noi crediamo che il problema sia più di natura psicologica, in termini tecnici si chiama Nikefobia, cioè "paura di vincere".

venerdì 22 gennaio 2016

LA METAMORFOSI DEL PD


Die Verwandlung, cioè La Metamorfosi, è un racconto di Kafka in cui si narra la storia di un uomo che si risveglia un bel mattino trasformato "in un gigantesco insetto". Il resto delle pagine descrive i tentativi compiuti del protagonista per organizzare la propria vita a questa sua nuova condizione. Chissà perché mi è venuto in mente questo racconto quando ho letto le ultime cronache della politica.  

Mettiamo in fila gli accadimenti: il Senato da il via libera al ddl di riforma costituzionale grazie all’«aiutino determinante» del gruppo di Ala e di altri fuoriusciti di Lega e Pdl.
Il giorno dopo i verdiniani incassano tre vicepresidenze di Commissione a Palazzo Madama: Pietro Langella al Bilancio (V); Giuseppe Compagnone alla Difesa (IV); Eva Longo alle Finanze (VI). Tutti eletti in “quota maggioranza” (presidenze e vicepresidenze sono distribuite tra forze di governo e forze di opposizione).