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sabato 8 settembre 2018

DUE PICCOLI CARTELLI APPESI ALLE COLONNE DELLA MAESTÀ’ DI MAMMI

Qualcuno ha avuto l’idea di attaccare, con il nastro adesivo, due frasi, una di Bukowski, l’altra di Conrad, sulle colonnette che sorreggono il piccolo porticato della Maestà di Mammi.
Non conosco la ragione del gesto, comunque sia lo considero un atto gentile. Se è vero come diceva Goethe che “si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole” quell'atto così bizzarro, mi appare meno bizzarro. 
M’indica che le parole poetiche, nella loro relazione grammaticale e sentimentale, ci aiutano a capire il mondo meglio delle immagini di una Polaroid e delle frasi da 120 battute.
So bene che è faticoso concentrarsi nella lettura, perché costringe a pensare e non è detto che alla fine ci si capisca qualcosa. Però, come dicevo, aiuta. Per questo forse dovremo, per qualche minuto, mettere il silenziatore alla grancassa e fermarsi, come suggeriva Goethe, ad ascoltare musica, a leggere e alla fine tirare fuori qualche frase sensata.
Accolgo l’obiezione di chi dice che queste cose si possono fare con la pancia piena. E’ vero, è più facile essere incazzati che tranquilli quando c’è incertezza, quando le ingiustizie sono palesi, quando al merito si sostituisce la raccomandazione, quando assistiamo impotenti a un mondo che si ribalta su se stesso. 
Non è facile perdersi tra le note musicali quando intorno soffia la tempesta. Però uno sforzo dobbiamo pur farlo. Ci sono tante cose da scoprire e da recuperare: sicurezze, principi, identità. Ma per far questo non serve affidarsi all'istinto predatorio, mostrando i canini come lupi, perché mordi, mordi, alla fine non rimarrà più nulla da sbranare. 
L’unica strada è trovare un equilibrio diverso, che però non metta in crisi i nostri valori, che io continuo a considerare parte fondamentale della nostra storia. E la storia, nella vita delle persone, è importante perché “chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.
Per questo ringrazio chi ha appeso quelle frasi sulle colonne della Maestà, perché mi ha dato una mano a riflettere.

Paolo Brandi

venerdì 2 febbraio 2018

LA LEZIONE DELLA STORIA NON E’ MAI FUORI MODA



In Polonia, per legge, si riscrive la Storia. Il parlamento polacco ha stabilito che da oggi, dentro i confini della Rzeczpospolita Polska, non si potrà più dire che l’antisemitismo è stato una componente politica nella Polonia del ventesimo secolo.
E dico politica con ragione.
L’antisemitismo polacco non era ideologico e razziale. Un polacco degli anni trenta non avrebbe mai definito gli ebrei "Untermensch" cioè sub-umani, oppure larve di un corpo in corruzione, pestilenze, calabroni scansafatiche, ragni che succhiano  il sangue delle nazioni, banda di topi, parassiti, microbi dannosi, sanguisughe e vampiri. L’antisemitismo polacco era il brodo di cultura con cui i nazionalisti nutrivano il consenso, accusando gli ebrei di essere avversari dell’identità, storica e cattolica, della Polonia.
Questa posizione politica ha portato una parte della popolazione polacca, durante l’occupazione nazista, in particolare nelle campagne, a denunciare e massacrare gli ebrei e in molti casi a rubare i loro beni.

Questi sono fatti documentati, così com’è altrettanto sicuro che moltissimi polacchi abbiano salvato gli ebrei, più che in qualsiasi altro paese dell’Europa occupata.
Tutto vero, però, se qualcuno oggi affermasse queste cose a Varsavia a Cracovia o a Lublino rischierebbe di essere processato e condannato. 
Eppure al di là di qualche blanda condanna non si farà nulla. Il problema è che non ci sono strumenti efficaci per combattere questo tipo di posizioni e forse non c’è nemmeno la convenienza. Non si spiega in altro modo la sottovalutazione (indotta e voluta) con cui si guarda a movimenti che propugnano il negazionismo, l’esaltazione della violenza, l’intolleranza. Basta affacciarsi alla finestra per accorgersi di quanto questo fenomeno sia ormai diffuso e non solo nei partiti estremisti e xenofobi.
La verità è che la parte progressista e avanzata d’Europa, in particolare in Italia, ha rinunciato da tempo  alla storia, ha rinunciato alla Paideia cioè alla educazione e alla formazione, ha rinunciato alla Weltanschauung, cioè alla sua visione del mondo.
Certo la storia va depurata dalla mitologia. Penso, per esempio, alla mitologia dell’antifascismo, perché è ben strano un paese come l’Italia, che prima del 25 luglio del 1943 era fascista, il giorno dopo si scopre, nella stragrande maggioranza, antifascista.
I mali di oggi, forse, derivano anche dal non aver fatto i conti fino in fondo col passato. Le ragioni sono tante e alcune perfino giustificabili. Di una cosa però sono certo: senza storia e senza memoria siamo destinati a vivere in un eterno presente e nel presente si guada solo all'interesse immediato. Non c’è respiro profondo nel presente. E non è nemmeno vero che per proiettarsi nel futuro bisogna cancellare quello che ci sta alle spalle.
Paolo Brandi

Trascrivo una poesia della poetessa Zuzanna Ginczanka, dedicata, guarda caso alla signora polacca che la segnalò ai nazisti per appropriarsi delle sue poche sostanze.
Forse con la nuova legge approvata in Polonia questa poesia sarebbe passibile di denuncia.

Non omnis moriar – i miei fieri beni,

I prati delle mie tovaglie, i saldi armadi,

Gli ampi lenzuoli, le coperte preziose

E gli abiti resteranno dopo di me.

Non ho lasciato qui nessuna eredità,

Le semitiche cose il tuo fiuto rintracci,

Chominowa (1), audace moglie di una spia,

Delatrice svelta, madre di un folksdojcz

Siano utili a te e ai tuoi, non ad estranei.

Voi miei cari – non sono parole vuote.

Vi ricordo, e quando arrivarono gli szupo (3),

Anche voi vi siete ricordati di me.

Che i miei amici siedano con le coppe alzate

E brindino al mio funerale e a ciò che avranno:

Kilim e arazzi, piatti, candelabri –

Bevano tutta la notte, e all’ultima stella

Comincino a cercare gioielli e oro

Nei divani, materassi, sotto i tappeti.

Oh, come lavoreranno bene e in fretta,

Nugoli di crine di cavallo e di fieno,

Nuvole di cuscini e piumini squarciati,

Le mani piumose diventeranno ali;

Il mio sangue la stoppa e le piume incollerà

E così alati in angeli si muteranno.

(1) Chominowa – Zofia Chominowa, proprietaria dell’edificio dove abitava Zuzanna Ginczanka, durante il suo soggiorno a Lwów negli anni 1939-1942. La Chominowa e suo figlio Marian furono accusati di delazione nei confronti della poetessa. Nel processo svoltosi a Varsavia a novembre del 1948, Marian Chomin fu assolto. Zofia Chominowa invece fu condannata a quattro anni di reclus