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mercoledì 14 novembre 2018

I GIORNALISTI E LE PROSTITUTE. BREVE RIFLESSIONE E NESSUN SI SENTA OFFESO


Non amo la servitù delle parole, non amo chi, pur avendo l’intelligenza e la capacità di capire le cose si mette “a servizio”, confermando quel che disse un certo Bakunin, e cioè che il “servilismo è una schiavitù volontaria”. 
Ne consegue che mentre lo schiavo non è colpevole, i servi sono, in molti casi, meritevoli di condanna. 
Attenzione, non parlo di coloro che si mettono al servizio di un’idea, rischiando del proprio. Ho sempre avuto una segreta ammirazione per chi, pur stando dalla parte sbagliata, mostra coerenza e coraggio e dunque onoro i morti, quelli che stanno al “Campo della memoria” e quelli che stanno nei cimiteri partigiani e chi conosce un pò di storia sa a cosa mi riferisco. Sarà questa la ragione per cui ho sempre più difficoltà nel distinguere i buoni dai cattivi, specialmente quando la storia è scritta dai vincitori.

Io nego la mia solidarietà a chi si mette prono non per convinzione ma per interesse. Parlo di chi per mestiere dovrebbe informare e invece ignora fatti macroscopici e, di converso, esalta minuzie da niente. Allo stesso tempo però ritengo eccessivi i giudizi trancianti su tutta una categoria, sanno di razzismo intellettuale. Non è vero che i giornalisti sono tutti prostitute, alcuni però lo sono.

Mi si potrà rispondere che ci sono prostitute e prostituti in tutte le professioni. E’ vero. Ma ci sono mestieri come quello dell’insegnate o del giornalista che si portano dietro una responsabilità in più, perché formano la testa delle persone, le opinioni, orientano la mente. E questi lavori dovrebbero essere liberi dalla sottomissione che deriva dai mercanteggiamenti.
Non posso amare questa gente: cosa penseremmo di un macchinista che ferma il treno in aperta campagna, perché così conviene al suo amico o di un medico che sbaglia di proposito le diagnosi? Lo stesso succede a chi vende le parole. Ferma l’attenzione secondo i desideri di chi lo paga e confonde le analisi per favorire chi lo favorisce.  
Non tutti sono così, però, se ci guardiamo intorno, anche nel nostro piccolo modo antico, dobbiamo onestamente riconoscere che parecchi sono così.  
Paolo Brandi

domenica 7 ottobre 2018

I PROFESSIONISTI DELL’ INFORMAZIONE CHE TRASFORMANO IL RE CARNEVALE NEL RE SOLE


Se tutto si consuma in fretta, in fugaci immagini, in corbellerie spacciate per cose serie, se tutto diventa chiacchera senza memoria, la colpa non è di chi, per calcolo o incapacità, fa il buffone o lancia segnali che ricordano quelli del “caudillo Peron”.
No, signori cari, la colpa non è loro. Quelli fanno il loro mestiere, si difendono con le armi che hanno. La colpa, se vogliamo dirla tutta, è di chi, dalle grandi città alle nostre piccole comunità, non sente un moto di rigetto, la colpa è di chi, pur avendo argomenti, sta zitto, la colpa è di chi, e qui ci metto il carico da undici, pur facendo per mestiere informazione, mette sul  trono “re carnevale” facendolo passare come il Re Sole.

Il mio non vuol essere un ragionamento di parte, di esempi del deterioramento della intelligenza ne troviamo a bizzeffe a destra quanto a sinistra. Quello che mi preoccupa è il silenzio, che non è il silenzio degli innocenti ma dei colpevoli. Il silenzio in questo caso non è d’oro, il silenzio è pavidità, illusione che le cose cambino da sole. Che errore! Le cose mutano non perché a noi ripugnano, le cose cambiano, o meglio possono cambiare, solo con l’impegno, la dedizione, il lavoro. Possono cambiare se c’è passione nel fare le cose e non mero calcolo. Oggi mi sento pessimista, però, come diceva Scarlett O'Hara in “Via col vento”,
-Dopotutto, domani è un altro giorno.-
Paolo Brandi


venerdì 21 luglio 2017

SULLA QUESTIONE DEI MIGRANTI QUALCOSA IN PIÙ SI PUÒ FARE di P. Brandi



Questa faccenda dei #migranti a #Castiglioni mi sembra degna di approfondimento, non tanto perché il tema non sia conosciuto, ma perché è il termometro di quello che può accadere quando qualcosa entra “di prepotenza” nel corpo di una comunità. Non a caso utilizzo la parola “prepotenza” perché con l’emergenza, perchè di una #emergenza si tratta, stanno saltando per aria alcune regole fondamentali come quella che spetta alle comunità locali decidere del proprio territorio.
A detta del sindaco i migranti a Castiglioni sono circa una cinquantina cioè, in termini percentuali, lo 0,4% della popolazione.  Se si guarda alle indicazioni del ministero che prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti grossomodo è stato raggiunto il punto di saturazione. Qualsiasi assegnazione in più, non concordata, è una “prepotenza” e il Sindaco farebbe bene a opporsi.
A questo proposito il nostro Sindaco dice di avere le mani legate perché non è informato dell’arrivo di queste persone. Però la Prefettura afferma il contrario, e cioè che il comune era ed è informato. Chi dice il falso? Basterebbe andare a vedere i verbali delle riunioni per conoscere la verità.
Ma Agnelli va più in là. Dichiara che le cooperative e le associazioni che accolgono i migranti a Castiglioni non si comportano bene. Quali sono i compiti delle cooperative e delle associazioni, oltre a quello di fornire pasti, vestiti e un tetto sulla testa a queste persone?
La Regione Toscana ha approvato un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni a dover stringere convenzioni. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, sponde dei fiumi.
Il nostro comune qualcosa ha fatto in questa direzione perché non si prosegue con decisione su questa strada?  
Chi è ospite, ne siamo arciconvinti, deve in qualche modo ripagare l’ospitalità.
Inoltre le cooperative o le associazioni che accolgono i migranti devono dare loro assistenza con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento, insegnare loro l’italiano e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. A Castiglioni questo avviene?
Forse il sindaco dovrebbe interessarsi anche a questi aspetti. E se ci sono comportamenti difformi dalla legge spetta a lui intervenire come autorità di pubblica sicurezza.
Io credo però che si debba parlare dei migranti oltre che come numeri anche come persone. Persone con delle storie da raccontare e vite da narrare. Qualcuno a Castiglioni si è mai posto il problema di sapere di che nazionalità sono, perché sono scappati, con quali mezzi hanno raggiunto l’Italia, quali sono le loro speranze?
L’unica cosa che sappiamo, scusate la brutalità, è che sono neri, il resto non interessa a nessuno.  
Forse un approccio diverso da parte del comune, dei partiti, delle associazioni, dei mezzi d’informazione locale sarebbe stato utile per anestetizzare i peggiori istinti che albergano nella pancia di tutti noi, me compreso. Invece qui avviene il contrario si attizzano le paure e i timori.

Paure e timori invero non del tutto ingiustificati. Perché qui non siamo difronte a un fenomeno passeggero ma a una vera ondata migratoria (dove le guerre c’entrano fino a un certo punto) e dove prevalgono ragioni economiche. E’ l’aspettativa di stare meglio che spinge questa gente sulle nostre coste. Io non sono convinto che questa marea sia di per se positiva, che serva, come dice qualcuno alla nostra economia. Qualcosa non torna: abbiamo una disoccupazione alta eppure i migranti sono utili a incrementare le casse dell’INPS? No, qualcosa non torna. Allora è necessario per evitare piccole speculazioni (come sta avvenendo a Castiglioni) a grandi speculazioni politiche (come avviene in tutta Europa) prendere il coraggio a due mani e ribadire una cosa assai semplice: Che l’Europa non può accogliere all'infinito masse di diseredati e che le soluzioni vanno cercate a casa loro. 

mercoledì 7 settembre 2016

L'INFORMAZIONE ALLA MULINO BIANCO

Quando leggiamo le cronache nazionali, ma più spesso quelle locali, ci piglia un accidente. Possibile che le cose siano davvero queste? 
Ci riflettiamo sopra, tiriamo le somme ed il risultato è pari a zero. Probabilmente le nostre lenti sono deformate ma ci sembra che i fatti spesso stiano in un altro modo.  
Siamo sempre più convinti che un giornalismo, un’informazione alla “mulino bianco” non serve a un tubo. L’enfasi sulla bontà dei sentimenti, sulle notiziole che diventano novelle da propinare ai bambini prima di addormentarsi, sono il contrario dell’informazione. Ci vuole disturbo, polemica, satira, approfondimenti, al limite studio. Senza la paura di dare sulle mani a qualcuno.
Invece questo miele che gronda è solo istupidimento, apparenza di un mondo a senso unico che non esiste, dove tutto è bello, roseo, funzionale. Lo sappiamo, per essere pungenti ci sono solo due strade o si diventa vespe oppure si prende il coraggio a due mani.  
Ma quale coraggio possono avere quelli che, come si dice, “tengono famiglia” e  si accontentano?

Non è un male tirare a campare, anzi qualche volta, quando lo si fa con fatica e sacrificio diventa un merito. Ma quando al tirare a campare si danno le vesti di una filosofia, il discorso cambia. In quel caso non c’è perdono o remissione della colpa. Si è colpevoli e basta. Colpevoli di omissione, colpevoli di pavidità, colpevoli di perbenismo interessato, colpevoli perchè non è così che si migliora quello che abbiamo intorno.