L’intervista di Matteo #Renzi al
giornale La #Repubblica è interessante e istruttiva, soprattutto perché più che
offrire soluzioni indica problemi. Problemi che ovviamente attendono di essere
affrontati, ma già il fatto che siano messi sopra il tavolo, dopo un periodo in
cui sembrava di vivere nel paese delle meraviglie, è già qualcosa.
Il primo punto è che dopo tanto
rottamare si torna a parlare di tenere insieme tradizione e futuro. Chi non
potrebbe essere d’accordo? Rimanendo legati al passato si rischia di perdere i
treni ma anche prendendo le carrozze al volo, c’è il pericolo di finire stritolati
sotto le ruote.
Si tratterebbe di capire che cosa
siano questa tradizione e questo futuro. E qui si entra nella seconda parte del
ragionamento renziano, e cioè la necessità di un approccio che non sia solo
mediatico, internettiano ma anche culturale. Con la fatica che questo
comporta. Ridefinire i confini della
sinistra è operazione complessa in un mondo, dove il lavoro non è più quello di
un tempo, i rapporti sociali sono cambiati e le attese si sono modificate. Dove
l’economia s’intreccia con la tecnologia, la sociologia si sposa con la cibernetica
e la storia e la filosofia, quella filosofia tanto bistrattata dai futurologhi,
riprendono il ruolo che gli spetta per approfondire la comprensione del mondo.
