Per
questo mi è difficile parlare di certe cose, il rischio di essere frainteso è
grande. Accetto l’azzardo e dico le cose che penso.
Lo
spunto me l’ha dato la vicenda della capotreno che al microfono avrebbe detto: «I
passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perché
avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché
avete rotto i c...».
Apriti cielo e spalancati terra, sono partire accuse di razzismo, xenofobia, richiami all’apartheid
e chi più ne ha, più ne metta.
La
capotreno ha sbagliato e quindi non è, come dice qualcuno, meritevole di un
premio. Certe cose, in questo paese, si possono pensare ma non urlare a un
microfono, specie se si è dipendenti di un servizio pubblico.
Nonostante
questo non credo che si tratti di razzismo, è questo lo sbaglio che una parte dell’intellighenzia
(di sinistra) di questo paese continua a fare.
Parliamoci
chiaro, c’è una fetta di Italia che è razzista, che ritiene che i bianchi siano
stati creati per comandare e i neri per servire. Salvo poi, quando arrivano gli
sceicchi pieni di soldi e o i dittatori africani carichi d’oro, mettersi proni
in attesa della mancia, ma così va il mondo.
Il
caso della capotreno è diverso, il suo non è razzismo, è esasperazione.
La
stessa esasperazione che ha portato tante persone, anche nella nostra Toscana,
a votare per la Lega.













