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martedì 14 agosto 2018

DITE PURE CHE SONO RAZZISTA…..

Posso essere accusato di molte nefandezze ma non di essere razzista, non credo che esistano razze, ma uomini e ritengo che le persone debbano essere giudicate non dal colore della pelle, ma dai comportamenti.
Per questo mi è difficile parlare di certe cose, il rischio di essere frainteso è grande. Accetto l’azzardo e dico le cose che penso.
Lo spunto me l’ha dato la vicenda della capotreno che al microfono avrebbe detto: «I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perché avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i c...».
Apriti cielo e spalancati terra, sono partire accuse di razzismo, xenofobia, richiami all’apartheid e chi più ne ha, più ne metta.
La capotreno ha sbagliato e quindi non è, come dice qualcuno, meritevole di un premio. Certe cose, in questo paese, si possono pensare ma non urlare a un microfono, specie se si è dipendenti di un servizio pubblico.
Nonostante questo non credo che si tratti di razzismo, è questo lo sbaglio che una parte dell’intellighenzia (di sinistra) di questo paese continua a fare.  
Parliamoci chiaro, c’è una fetta di Italia che è razzista, che ritiene che i bianchi siano stati creati per comandare e i neri per servire. Salvo poi, quando arrivano gli sceicchi pieni di soldi e o i dittatori africani carichi d’oro, mettersi proni in attesa della mancia, ma così va il mondo.
Il caso della capotreno è diverso, il suo non è razzismo, è esasperazione.
La stessa esasperazione che ha portato tante persone, anche nella nostra Toscana, a votare per la Lega.

lunedì 25 giugno 2018

ELEZIONI CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO. In Italia e ad Arezzo cambio di marcia per non arrendersi


Ecco che arrivano i mediconi, tutti in fila a spiegarci perché la sinistra ha fatto un tonfo storico in quelle che una volta erano roccaforti inespugnabili.
E’ tutta gente dalla memoria corta. Già dopo le elezioni regionali della Liguria, madre di molte sconfitte, qualcuno avrebbe dovuto capire che forse era il caso di rimettere in discussione una politica che divideva a sinistra e ci faceva perdere i collegamenti col nostro mondo.
Si è preferito far finta di niente e così sono arrivate disfatte a catena: elezioni amministrative, referendum, politiche. Débâcle brucianti che però non hanno scalfito la pelle di certi rinoceronti.
In Toscana un disastro dopo l’altro: Arezzo, Grosseto, Pistoia, Livorno. Un massacro politico ridotto a fatto locale per evitare di assumersi qualunque responsabilità. Oggi Siena, Pisa, Massa, anche questi solo fatti locali? 

Anche da noi, dopo la sconfitta al comune capoluogo e in molti centri della provincia si è liquidato tutto con un’alzata di spalle, senza rendersi conto che era invece necessaria un’analisi seria per capire come la crisi avesse cambiato la struttura economica e sociale dei territori. Un approfondimento necessario per capire le difficoltà delle famiglie, del perchè i giovani ci voltassero le spalle, i motivi per cui il nostro popolo non riconoscesse più la bontà del governo locale. Non abbiamo capito che la crisi si portava dietro molte cose: l’incertezza del futuro, le paure, il disagio sociale che, con l’arrivo nei nostri paesi degli immigrati, tanti o pochi non importa, è diventato una miscela esplosiva.
Ci s’illudeva di arginare la piena e invece la piena ci ha travolto e in parecchi oggi allargano le braccia come a dire, non si può fare niente.

giovedì 21 giugno 2018

PAROLE CHIARE SU IMMIGRAZIONE E DISUGUAGLIANZA


E’ certo che le “politiche” del ministro Salvini su migranti e rom raccolgano un largo consenso. Le ragioni sono diverse: esiste in una parte della nostra gente, una disposizione al razzismo. Una disposizione alimenta da pregiudizi ma anche da comportamenti irrispettosi che alcuni migranti hanno nei confronti del vivere civile. C’è poi un tabù antico verso gli “zingari”, un preconcetto che nasce dalla diffidenza degli stanziali nei confronti dei nomadi ma che trova spiegazione in atteggiamenti come l’accattonaggio, i borseggi, i furti.
Sia chiaro, non dico di esser d’accordo, dico che questo spirito da apartheid nella testa della gente esiste ed è duro da estirpare, per fortuna riguarda una minoranza.
C’è poi la paura dettata dall'insicurezza.  Pur non essendo vero che tutti i migranti sono delinquenti, è altrettanto vero che i numeri sono impietosi.
 
Al 1 gennaio 2016 le persone nate all’estero ma residenti in Italia rappresentavano l’8,3% del totale della popolazione, mentre sfioravano il 27% nella popolazione carceraria. Le ragioni sono tante ma anche spiegandole, difficilmente, riusciremo a convincere le persone spaventate perché la notte non possono passeggiare tranquillamente, oppure le donne che subiscono molestie se attraversano un parco cittadino.
C’è poi un terzo elemento, a mio avviso il più forte di tutti, che porta acqua al mulino dell’intolleranza.  
Si chiama disagio economico e allora per combattere il populismo non bisogna diventare populisti ma aggredire le cause che lo generano.  
In questo paese la gente soffre di una crescente diseguaglianza. 
Da una parte lavori precari, contratti bloccati, stipendi bassi, scarsa mobilità sociale, fisco esoso, burocrazia alle stelle, dall’altra un pezzo di società che si arricchisce sempre di più, infischiandosene di tutto e di tutti.
In questa situazione è logico che gli animi si esasperino. Chi non può pagare l’asilo nido si arrabbia col figlio del migrante, chi non ha casa s’infuria se si vede scavalcato nella graduatoria delle case popolari da uno straniero, chi non ha un lavoro e vive di precariato  diventa idrofobo  se vede spendere miliardi per l’accoglienza. E di esempi se ne potrebbe fare molti altri. A fronte di questa situazione la sinistra ha perso la bussola, lasciando in mano ai demagoghi il tema della lotta alla disuguaglianza e ai privilegi. 
E’ dura recuperare lo svantaggio ma non impossibile.  In primo luogo occorre spogliarsi di una veste troppo stretta che ci siamo cuciti addosso. Ci vuole più umiltà, più capacità di ascolto, ci vuole più popolo e meno élite. Bisogna scegliere da che parte stare: con i grandi gruppi industriali e finanziari o con la gente comune?
Proviamo a dare una risposta e forse daremo una svolta al nostro futuro.  

Paolo Brandi

mercoledì 4 aprile 2018

TOSCANA TRA MENO DI DUE ANNI LA STORIA PUÒ CAMBIARE




Dicono che la storia serva ormai a poco, cioè quasi a niente, perché il tempo corre veloce e, come diceva Marinetti nel manifesto dei futuristi: “La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità” e continuava garrulo “noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie”.
Insomma l’obnubilamento della memoria affinché lo slancio verso il futuro non ne esca frenato.
Oggi la politica è questo: dare gas sperando che le ruote mantengano l’aderenza in curva, “chi si ferma è perduto”.
Io invece stavolta non ho fretta, mi voglio fermare a riflettere, non per piagnucolare che di piagnoni ne ho piene le scatole, ma per un doveroso omaggio alla storia e per chi, di quella storia, è stato protagonista.
Mi sono divertito, per modo di dire, a fare il conto di quanto le forze di sinistra e di centrosinistra abbiano pesato nella nostra Toscana e quanto invece valgano oggi in termini elettorali.


Alle politiche del 1948 valevano il 48,7
Alle politiche del 1953 il 50,4
Alle politiche del 1958 il 51, 2
Alle politiche del 1963 il 53,1
Alle politiche del 1968 il 59,4
Alle politiche del 1972 il 53
Alle politiche del 1976 il 57,3
Alle politiche del 1979 il 54,8
Alle politiche del 1983 il 55,8
Alle politiche del 1987 il 56,2
Alle politiche del 1992 il 51,3
Alle politiche del 1994 il 47,6
Alle politiche del 1996 il 52,7
Alle politiche del 2001 il 53,9
Alle politiche del 2006 il 55,2
Alle politiche del 2008 il 54,3
Alle politiche del 2013 il 41,5
Alle politiche del 2018 il 33,6
A che servono questi numeri? Probabilmente a niente giacché non aggiungono nulla di nuovo alle analisi di studiosi ben più preparati di me. Segnalano però un fatto: che il crollo c’era già stato nel 2013 e nessuno l’aveva preso nella giusta considerazione.

venerdì 23 dicembre 2016

IL TIR ASSASSINO E LA MALEDETTA BUROCRAZIA

Qualche volta sarebbe necessario che chi ha il potere di decidere si mangiasse a colazione e a pranzo una fetta di vergogna per quello che succede intorno a noi. I morti di Berlino, dobbiamo gridarlo forte, sono purtroppo il frutto di provvedimenti sbagliati e chi ha il potere di cambiare le cose deve farlo senza indugi.
E’ sufficiente leggersi la storia del tunisino che pare fosse alla guida del TIR  assassino  per rendersene conto. Quest’Anais, o come diavolo si chiama, visto che ha ben sei identità diverse, era stato imprigionato in Italia per quasi quattro anni. Finito il soggiorno nelle patrie galere è stato trasferito al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta. Nel frattempo gli organi di polizia si erano accorti che il tipo si era, come si dice, radicalizzato e trasformato in un possibile combattente della Jihad .  
Però che succede? Succede che l’espulsione nei sessanta giorni previsti dalla legge non avviene, ne consegue che il signor Anais viene messo fuori dai cancelli  con un foglio rilasciato dalla  questura che gli intima di lasciare autonomamente il territorio italiano entro sette giorni. Secondo voi se ne sarà andato?  
Col piffero!

Lascia l’Italia e raggiunge la Germania dove, come raccontano le cronache, “chiede asilo politico. Scommettendo sulla sua arte di dissimulazione. Sui suoi tanti nomi. Sulla farraginosità di burocrazie che non comunicano in tempo reale e che, dunque, impiegheranno del tempo per scoprire la sua storia.”
Quello che succede in seguito lo sappiamo.

giovedì 13 ottobre 2016

PORNOGRAFIA POLITICA E IMMIGRAZIONE. UN BINOMIO INSCINDIBILE

In Italia esiste un milione di figli d’immigrati nati o cresciuti qui che sono italiani in tutto, tranne che nei documenti. Recentemente è partita una campagna sbocciata con lo slogan “non siamo numeri, ma persone”.  
Quella della cittadinanza è una battaglia di civiltà che vale per tantissimi ragazzi e ragazze che sono venuti al mondo qua, parlano la nostra lingua, seguono nella maggior parte le nostre mode, hanno le stesse aspirazioni degli italiani. Perché negargli questo diritto?
Certo devono anche sottostare alle nostre leggi e non pretendere, in nome di vecchie tradizioni, di esser qualcosa d’altro rispetto alla società che li ha accolti. In questo senso gli esempi che arrivano dall'estero non sono positivi e dovremo farne tesoro. Non possiamo permetterci le banlieue francesi, oppure avere quartieri dove prospera l’estremismo come a Molenbeek. Sia chiaro, qui non stiamo parlando di immigrati che arrivano con i barconi, ma di bambini e giovani cresciuti nelle nostre scuole e per le nostre strade.

Però, anche rispetto agli immigrati o migranti o chiamateli come cavolo vi pare occorre fare chiarezza, senza demagogia e dicendo pane al pane e vino al vino.
La verità è che siamo difronte a un’emergenza non controllabile, l’Italia, se qualcuno sa un po’ di geografia, è una penisola lunga e stretta protesa nel mare Mediterraneo e per il nostro meridione le coste africane sono più vicine del Brennero.  
In questo momento la gente scappa dal Medioriente e dal Nord Africa, non dal Polo Nord o dalla Siberia.
Certo è facile per Austriaci, Inglesi, Ungheresi, tirare su dei muri, per noi è materialmente impossibile.
Da qui in avanti occorre chiedersi quali soluzioni adottare.
Prendere a cannonate le barche? E’ una possibilità, che però nessuno, nemmeno i governi di destra, ha avuto il coraggio di applicare. Si potrebbe intervenire sui porti d’imbarco, ma per quest’operazione occorrerebbe mandare sulle coste della Libia o della Tunisia i nostri soldati. Abbiamo il coraggio di farlo?
Bisogna dunque arrendersi? No, bisogna curare di più lo sviluppo di certi paesi, occorre smetterla di sostenere guerre e guerricciole che servono agli interessi delle multinazionali, bisogna intervenire radicalmente contro chi delinque e non rispetta la nostra storia e le nostre tradizioni.
Per questo pur comprendendone le ragioni degli amministratori locali, non si può, infatti, scaricare sui comuni il peso dell’emergenza, proviamo una repulsione nei confronti di chi, di questa vicenda, fa pornografia politica.

giovedì 18 agosto 2016

TRASPARENZA E ACCOGLIENZA: LA VICENDA DI CAPALBIO.

La polemica che si è aperta sui profughi, in quel di Capalbio, si presta a più versioni. Sicuramente ha molte ragioni il Sindaco del paese quando dice che “le prefetture non possono far calare dall'alto certe decisioni”.
In effetti, non è facile accettare un provvedimento che assegna 50 profughi a un centro abitato che d’inverno conta appena 130 residenti. La cosa singolare è che è scattata una sorta di rivolta non tanto tra i residenti ma tra i villeggianti che d’estate trascorrono le loro vacanze nel piccolo comune maremmano.

E quei le cose diventano più pepate. Il Presidente della Regione Rossi ha, infatti, dichiarato: “Nobili ambientalisti, boiardi di Stato e intellettuali ex comunisti non vogliono i profughi, non vogliono la strada, (si riferisce alla variante dell’Aurelia ndr) non vogliono nulla, perché le loro vacanze non possono essere disturbate. È una posizione che non condivido e contro cui mi batto: si può conciliare ambiente e sviluppo, tutela del paesaggio e sensibilità sociale”.
Era ora! Certo è che queste parole avrebbero avuto un altro effetto qualche anno orsono. In passato una parte della sinistra toscana ( e non solo toscana)  ha pasciuto e blandito una genia d’intellettuali radical chic, capaci solo di dire no.
Gente con ville da centinaia di metri quadri che però s’incazzano se un povero cristo tira su un capannino per gli attrezzi.

lunedì 8 agosto 2016

LA LEZIONE DI MARCINELLE

L’otto di agosto di sessant'anni fa è una data che non va dimenticata.  In quel giorno un incendio nella miniera di carbone di Marcinelle in Belgio provocò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani.

Tutto nasce e lo diciamo senza polemiche, perché quelli erano tempi veramente duri, dall'accordo del 23 giugno del 1946 denominato “accordo minatori-carbone”. Cioè l’impegno a favorire l’emigrazione nelle miniere del Belgio di 50.000 lavoratori italiani in cambio di carbone e il carbone era importante per far ripartire la nostra economia, distrutta da cinque anni di guerra.
Uomini in cambio di materie prime, detto oggi sembra una bestemmia allora non era così e forse non poteva essere diversamente. L’emigrazione appariva allora una via necessaria e i nostri migranti dovettero sopportare umiliazioni, durezze, una vita terribile.

giovedì 26 maggio 2016

RESISTENZA, COSTITUZIONE E RIFORMA ELETTORALE. QUALCOSA SU CUI SPARLARE

Il 26 maggio del 1944 fu fucilato a Talla Licio Nencetti, uno dei comandanti partigiani più noti della provincia di Arezzo.  Al momento della morte aveva appena 18 anni, era nato a Lucignano  il 31 marzo del 1926.
A un’età in cui si pensa a ben altre cose, questo giovane della Valdichiana aveva organizzato una formazione agguerrita che operava dal Casentino fino alle estreme propaggini della nostra vallata. A dimostrazione che non è l’età che fa la differenza ma la passione, la disponibilità al sacrificio, la fedeltà a un ideale.
Il ricordo di Licio ci serve per introdurre un argomento che nei giorni passati è stato oggetto di molte polemiche.

Tutto è nato dalla presa di posizione dell’ANPI sul referendum costituzionale.
L’Associazione dei Partigiani si è espressa a maggioranza per il NO. Dal loro punto di vista è una posizione legittima e, per certi aspetti, comprensibile.

venerdì 22 aprile 2016

LEGITTIMA DIFESA, DIBATTITO APERTO

Il testo di legge sulla #LEGITTIMA DIFESA, che doveva essere dibattuto alla Camera, è stato rispedito in Commissione Giustizia per contrasti nella maggioranza. 
La pratica italica del rinvio colpisce ancora e la politica non riesce a dare una risposta chiara a un’opinione pubblica esasperata. L’argomento è, infatti, tornato di stretta attualità dopo che persone che avevano reagito con la forza a furti e rapine sono state incriminate per eccesso di legittima difesa.
Si spiega in questo senso il grande successo riscosso dalla legge d’iniziativa popolare promossa dall’IDV che, in pochissimo tempo, ha raccolto migliaia di firme.

La proposta è molto chiara, oltre a chiedere un inasprimento delle pene per i furti in appartamento mira a introdurre una modifica all'articolo 55 del Codice penale, quello dell’eccesso colposo di difesa. Si chiede che all'articolo 55 del codice penale venga aggiunto un paragrafo: “Non sussiste eccesso colposo in legittima difesa quando la condotta è diretta alla salvaguardia della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui nei casi previsti dal secondo e dal terzo comma dell’articolo 52”.

giovedì 10 marzo 2016

VALDICHIANA E DEMOGRAFIA. IL TERMOMETRO SEGNA FEBBRE


Qualche tempo fa avevamo riportato la notizia che dal 2011 al 2015 c’era stato a Castiglion Fiorentino un calo della popolazione residente di circa 400 unità. Per noi non era una buona notizia, anche se qualche “furbacchione” aveva commentato: “Tanto sono tutti stranieri….”.
A parte il fatto che una analisi dei numeri ci dice che dentro quei 400 ci sono 200 italiani, quello che ci si ostina a non capire è che anche gli stranieri hanno una bocca, sentono il freddo e un tetto sopra la testa lo devono avere.  Quando spariscono centinaia di persone non è positivo per l’economia locale, perché bene o male tutta quella gente  consuma, spenda, paga affitti e compra vestiti.

Quella notizia ci ha spinto a fare una piccola indagine in Valdichiana e abbiamo scoperto che dal 2011 al 2015 la situazione, divisa per comune è stata questa:
Cortona ha perso 500 residenti
Castiglion Fiorentino ha perso 400 residenti
Lucignano ha perso 108 residenti
Foiano ne ha acquisiti 145
Marciano ne ha acquisiti 53.

martedì 1 marzo 2016

CALO DI ABITANTI A CASTIGLIONI. SOLO QUESTIONE DI NUMERI?

E’ passata sotto traccia la notizia che, negli ultimi quattro anni, a Castiglion Fiorentino c’è stato un brusco calo di residenti. Sembra che qualcuno abbia accolto questa novità con grande soddisfazione: “la crisi economica ha spinto le popolazioni straniere a lasciare il territorio» dicono dalle stanze di palazzo S. Michele. Come a dire “se ne vanno quelli brutti, sporchi e cattivi”.

Saranno pure brutti, sporchi e cattivi, però affittano case, consumano, comprano. Insomma è un po’ troppo semplicistico lanciare i fuochi d’artificio perché diminuiscono i cittadini stranieri a Castiglioni. La demografia è una brutta bestia, perché dietro i numeri di coloro che arrivano e di quelli che partono, ci sta sempre l’economia e se si guarda i numeri questi dicono una cosa un po’ diversa rispetto alla “fuga di popolazioni straniere” dal paese del Cassero.

lunedì 1 febbraio 2016

CI STIAMO ARRENDENDO ALLA CRIMINALITÀ?

Da Napoli arrivano segnali di resa dello Stato. La decisione di modificare le corse notturne dei bus nell'area di Scampia a causa delle bande di teppistelli che prendono a sassate mezzi e passeggeri, è un segnale inequivocabile. Si tratta di una capitolazione difronte all'illegalità e alla prepotenza.

I soliti sociologi d’accatto riconducono tutto al degrado e all'imbarbarimento, i legulei invece sostengono che non è possibile intervenire perché, trattandosi di bande di minorenni, non sarebbero punibili. 
Per cui a questi “poveri figlioli” è permesso, in nome dell’età e del malessere sociale,  di danneggiare impunemente mezzi pubblici, mettendo a rischio l’incolumità di autisti e viaggiatori.

martedì 12 gennaio 2016

NO ALLE NUOVE MAROCCHINATE

Dodici lunghi giorni dalle “aggressioni di San Silvestro”, quando un numero imprecisato di donne sono state assalite, ingiuriate e violentate per le strade di Colonia.
La descrizione dei fatti è allucinante, con un’escalation di brutalità, furti e imboscate portare avanti da centinaia di uomini che i rapporti descrivono come «nordafricani» o «arabi».

“È chiaro che gli aggressori sono arrivati da più regioni, a Colonia come in altre città. Normalmente una cosa del genere è organizzata sui social network" afferma la polizia.
La cosa singolare è che di questi gruppi facevano parte rifugiati e clandestini, tutta gente che avrebbe tutto l’interesse a rimanere sottotraccia e invisibile. E invece hanno scelto la strada di una violenza clamorosa, verrebbe da dire massmediatica.