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venerdì 2 febbraio 2018

LA LEZIONE DELLA STORIA NON E’ MAI FUORI MODA



In Polonia, per legge, si riscrive la Storia. Il parlamento polacco ha stabilito che da oggi, dentro i confini della Rzeczpospolita Polska, non si potrà più dire che l’antisemitismo è stato una componente politica nella Polonia del ventesimo secolo.
E dico politica con ragione.
L’antisemitismo polacco non era ideologico e razziale. Un polacco degli anni trenta non avrebbe mai definito gli ebrei "Untermensch" cioè sub-umani, oppure larve di un corpo in corruzione, pestilenze, calabroni scansafatiche, ragni che succhiano  il sangue delle nazioni, banda di topi, parassiti, microbi dannosi, sanguisughe e vampiri. L’antisemitismo polacco era il brodo di cultura con cui i nazionalisti nutrivano il consenso, accusando gli ebrei di essere avversari dell’identità, storica e cattolica, della Polonia.
Questa posizione politica ha portato una parte della popolazione polacca, durante l’occupazione nazista, in particolare nelle campagne, a denunciare e massacrare gli ebrei e in molti casi a rubare i loro beni.

Questi sono fatti documentati, così com’è altrettanto sicuro che moltissimi polacchi abbiano salvato gli ebrei, più che in qualsiasi altro paese dell’Europa occupata.
Tutto vero, però, se qualcuno oggi affermasse queste cose a Varsavia a Cracovia o a Lublino rischierebbe di essere processato e condannato. 
Eppure al di là di qualche blanda condanna non si farà nulla. Il problema è che non ci sono strumenti efficaci per combattere questo tipo di posizioni e forse non c’è nemmeno la convenienza. Non si spiega in altro modo la sottovalutazione (indotta e voluta) con cui si guarda a movimenti che propugnano il negazionismo, l’esaltazione della violenza, l’intolleranza. Basta affacciarsi alla finestra per accorgersi di quanto questo fenomeno sia ormai diffuso e non solo nei partiti estremisti e xenofobi.
La verità è che la parte progressista e avanzata d’Europa, in particolare in Italia, ha rinunciato da tempo  alla storia, ha rinunciato alla Paideia cioè alla educazione e alla formazione, ha rinunciato alla Weltanschauung, cioè alla sua visione del mondo.
Certo la storia va depurata dalla mitologia. Penso, per esempio, alla mitologia dell’antifascismo, perché è ben strano un paese come l’Italia, che prima del 25 luglio del 1943 era fascista, il giorno dopo si scopre, nella stragrande maggioranza, antifascista.
I mali di oggi, forse, derivano anche dal non aver fatto i conti fino in fondo col passato. Le ragioni sono tante e alcune perfino giustificabili. Di una cosa però sono certo: senza storia e senza memoria siamo destinati a vivere in un eterno presente e nel presente si guada solo all'interesse immediato. Non c’è respiro profondo nel presente. E non è nemmeno vero che per proiettarsi nel futuro bisogna cancellare quello che ci sta alle spalle.
Paolo Brandi

Trascrivo una poesia della poetessa Zuzanna Ginczanka, dedicata, guarda caso alla signora polacca che la segnalò ai nazisti per appropriarsi delle sue poche sostanze.
Forse con la nuova legge approvata in Polonia questa poesia sarebbe passibile di denuncia.

Non omnis moriar – i miei fieri beni,

I prati delle mie tovaglie, i saldi armadi,

Gli ampi lenzuoli, le coperte preziose

E gli abiti resteranno dopo di me.

Non ho lasciato qui nessuna eredità,

Le semitiche cose il tuo fiuto rintracci,

Chominowa (1), audace moglie di una spia,

Delatrice svelta, madre di un folksdojcz

Siano utili a te e ai tuoi, non ad estranei.

Voi miei cari – non sono parole vuote.

Vi ricordo, e quando arrivarono gli szupo (3),

Anche voi vi siete ricordati di me.

Che i miei amici siedano con le coppe alzate

E brindino al mio funerale e a ciò che avranno:

Kilim e arazzi, piatti, candelabri –

Bevano tutta la notte, e all’ultima stella

Comincino a cercare gioielli e oro

Nei divani, materassi, sotto i tappeti.

Oh, come lavoreranno bene e in fretta,

Nugoli di crine di cavallo e di fieno,

Nuvole di cuscini e piumini squarciati,

Le mani piumose diventeranno ali;

Il mio sangue la stoppa e le piume incollerà

E così alati in angeli si muteranno.

(1) Chominowa – Zofia Chominowa, proprietaria dell’edificio dove abitava Zuzanna Ginczanka, durante il suo soggiorno a Lwów negli anni 1939-1942. La Chominowa e suo figlio Marian furono accusati di delazione nei confronti della poetessa. Nel processo svoltosi a Varsavia a novembre del 1948, Marian Chomin fu assolto. Zofia Chominowa invece fu condannata a quattro anni di reclus

mercoledì 16 novembre 2016

I TRADIMENTI DELLE ELITE' UN LIBRO DA LEGGERE

Leggere qualcosa, ogni tanto, non fa male, se volete una lettura che rompe (finalmente) gli schemi di un dibattito ozioso e ammuffito, vi consigliamo “Il tradimento. Globalizzazione e immigrazione, le menzogne delle élite” di Federico Rampini. 204 pagine di buona lettura, anche se poi alla fine ne potevano bastare cento.
Ma quello che conta non è la lunghezza, è il contenuto, e dobbiamo dire, con un certo stupore, che per la prima volta siamo al 99,9% d’accordo con quello che Rampini scrive sulla situazione del mondo.

Quello che ci ha colpito di più, è stata la sua critica (che poi in buona parte è anche una autocritica)  a quelle che lui definisce le Élite, una critica feroce alla loro miopia, alla loro protervia intellettuale. Un vero e proprio schiaffo in faccia a quella classe di persone che per disponibilità finanziaria, posizione sociale, origini, mentalità, forma ormai una classe transnazionale. Una classe con gli stessi gusti, gli stessi interessi e, per certi versi, le stesse aspettative. Una classe che galleggia sopra la gente comune e pretende che le sue idee, le sue concezioni della vita, mirabilmente rappresentate in certe pubblicità, diventino il pane quotidiano anche per coloro che non arrivano alla fine del mese ed hanno in molti casi il frigorifero tristemente vuoto.

giovedì 22 settembre 2016

OPUSCOLO RAZZISTA? GUARDIAMO AI FATTI

L’ipocrisia e il perbenismo (falso) sono quanto di più odioso possa esistere al mondo.  Il fuoco di batteria degli ipocriti si è scatenato in questi giorni contro un  opuscolo prodotto dal Ministero della Salute sulla infertilità. L’accusa è di quelle che fanno male: “razzismo”.
La critica prende le mosse dal fatto che nella parte  superiore di questo dépliant gli stili di vita “sani”  appaiono incarnati da due coppie belle e bianche, mentre i “testimonial” di quelli “pericolosi” sono un rasta, un nero  e  una ragazza sorpresi a fumare non si sa bene quale sostanza.


In effetti la copertina dell’ opuscoletto è veramente brutta, e bisognerebbe domandarci, prima ancora di ragionare di razzismo, a cosa servano queste pubblicazioni.  Ma soprattutto quanto costano alle casse dell’erario queste inutili campagne.  

L’unico servizio che fanno è quello di intrattenere qualche paziente nell'anticamera di un ambulatorio.
Ma di là della reale utilità di questi  strumenti rimane la crepa di una operazione pubblicitaria dove i belli e i bianchi rappresentano il bene e quelli brutti e neri incarnano il male.  Ha buon gioco Saviano a dire che queste immagini richiamano un po’ (solo un po’) un certo tipo di propaganda che andava in voga nel 1936 in Germania. Affermazione forte, che ci sta come il cavolo a merenda.

venerdì 25 marzo 2016

IL PIANTO DELLA MOGHERINI E QUELLO DI ACHILLE

Non c’è bisogno di scomodare Italo Svevo, il quale sosteneva che “si piange quando si grida all'ingiustizia” per avere un motivo di mandare a quel paese coloro che, all'indomani degli attentati di Bruxelles, hanno criticato l’l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri Federica Mogherini per aver pianto in pubblico.
Tra tutti spicca Giorgia “lady di ferro” Meloni la quale ha rilasciato una dichiarazione di questo tipo “mi vergogno di essere rappresentata in Europa da Federica Mogherini, Alto rappresentante della UE per la politica estera e di sicurezza, che ieri è scoppiata a piangere durante la conferenza stampa sui fatti di Bruxelles. È il simbolo di un' Europa debole, molle e incapace davanti agli attacchi che subisce. Mi auguro che la Mogherini, dopo questa figuraccia, voglia dimettersi”.
Quindi, secondo la Meloni le lacrime sarebbero una sorte di viatico per i tagliagole.
Strana equazione. Noi eravamo convinti che  il sostegno ai terroristi arrivasse da paesi, formalmente alleati dell’Occidente che, come ha scritto Lucia Annunziata, finanziano lo stato Islamico, credevamo che gli incoraggiamenti agli stragisti arrivassero dalle incertezze europee e americane nell'affrontare con decisione il problema dell’ISIS, eravamo convinti che la mancata integrazione di intere generazioni di immigrati di seconda e  terza generazione fosse una delle cause di adesione a una ideologia aberrante.

lunedì 22 febbraio 2016

LA TORRE DI BABELE E L'EUROPA UNITA

Quel che ha facilitato la cultura del Medioevo e l'espansione fantastica delle Università, è che allora si usava una lingua internazionale, la lingua dei chierici, il Latino”. Sono parole del compianto professore Jacques Le Goff.
Ecco un argomento che non emerge mai quando si parla d’Europa: la necessità di una lingua comune. Non  basta aver stabilito che la gran parte dei documenti ufficiali della UE vanno scritti, per ragioni di tempi e costi, in sole tre lingue (Inglese, francese e tedesco, non lo Spagnolo, benché sia la seconda lingua parlata al mondo).

Il problema però non è solo di praticità ma d’identità. Per esempio gli Stati Uniti d’America hanno adottato una lingua nazionale (l’inglese) che tuttavia non è lingua ufficiale a livello federale. Gli Stati Uniti d’Europa hanno invece ben 24 lingue ufficiali e nessuna lingua nazionale, un vero manicomio.