Il
dibattito sulle Unioni Civili, nel nostro paese, è pieno di sfumature. Ai
problemi che potremo definire di natura “etica”, si sommano, come sempre, questioni
squisitamente politiche, che sconfinano nei rapporti tra Chiesa e Stato e determinano
equilibri diversi in Parlamento.
Per
questo non è improbabile che nel voto finale si arrivi a quelle che i
politologi definiscono “maggioranze variabili”.
Niente
di scandaloso perché sui problemi di coscienza è normale che l’appartenenza
venga meno.
