Finché Orfini parla, abbiamo diritto
di commentare e siccome ogni giorno ne dice una è giocoforza ragionarci sopra
perché da Presidente del PD dovrebbe, con le sue esternazioni, essere garante
di autenticità.
L’ultima è di una limpidezza
cristallina. Infatti, dopo aver avviato un percorso di modifica della legge
elettorale con due forze politiche note per la loro affidabilità: Lega e
Movimento 5 stelle, pare sia nato subito un problema. E cioè che Grillo e o
suoi non vogliono i capilista bloccati.
Cosa risponde il Presidente del PD?
“Beppe Grillo non vuole i capilista bloccati?
Allora fa finta, non è vero che vuole andare a votare subito”.
Quindi, almeno per una parte del PD la
questione dei capilista scelti dal partito diventa decisiva per l’approvazione
di una legge elettorale. Pazzesco. Siamo difronte a una situazione dove il
mondo cambia, l’economia non decolla, la disoccupazione giovanile aumenta, l’insicurezza
cresce e ci si preoccupa di 100 capilista bloccati?
Che piccolezza, che meschinità. I
capilista bloccati sarebbero davvero il “pons asinorum”, cioè un ostacolo
insormontabile?
Per fortuna Orfini & C. erano nati
per combattere le vecchie canaglie appiccicate col vinavil alle poltrone. Non prendiamoci in giro, è evidente che la
scelta dei capilista da parte del partito significa un chiaro marchio di
fabbrica della maggioranza sulle nomine. Legittimo, sia chiaro. Lo diventa un
po’ meno dopo che la sconfitta alle amministrative e al referendum
richiederebbe una pur minima riflessione politica per capire per davvero se
l’attuale maggioranza ha ancora il diritto di vita o di morte sulla quasi totalità della maggioranza del
futuro gruppo parlamentare PD.
