venerdì 21 luglio 2017

SULLA QUESTIONE DEI MIGRANTI QUALCOSA IN PIÙ SI PUÒ FARE di P. Brandi



Questa faccenda dei #migranti a #Castiglioni mi sembra degna di approfondimento, non tanto perché il tema non sia conosciuto, ma perché è il termometro di quello che può accadere quando qualcosa entra “di prepotenza” nel corpo di una comunità. Non a caso utilizzo la parola “prepotenza” perché con l’emergenza, perchè di una #emergenza si tratta, stanno saltando per aria alcune regole fondamentali come quella che spetta alle comunità locali decidere del proprio territorio.
A detta del sindaco i migranti a Castiglioni sono circa una cinquantina cioè, in termini percentuali, lo 0,4% della popolazione.  Se si guarda alle indicazioni del ministero che prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti grossomodo è stato raggiunto il punto di saturazione. Qualsiasi assegnazione in più, non concordata, è una “prepotenza” e il Sindaco farebbe bene a opporsi.
A questo proposito il nostro Sindaco dice di avere le mani legate perché non è informato dell’arrivo di queste persone. Però la Prefettura afferma il contrario, e cioè che il comune era ed è informato. Chi dice il falso? Basterebbe andare a vedere i verbali delle riunioni per conoscere la verità.
Ma Agnelli va più in là. Dichiara che le cooperative e le associazioni che accolgono i migranti a Castiglioni non si comportano bene. Quali sono i compiti delle cooperative e delle associazioni, oltre a quello di fornire pasti, vestiti e un tetto sulla testa a queste persone?
La Regione Toscana ha approvato un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni a dover stringere convenzioni. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, sponde dei fiumi.
Il nostro comune qualcosa ha fatto in questa direzione perché non si prosegue con decisione su questa strada?  
Chi è ospite, ne siamo arciconvinti, deve in qualche modo ripagare l’ospitalità.
Inoltre le cooperative o le associazioni che accolgono i migranti devono dare loro assistenza con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento, insegnare loro l’italiano e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. A Castiglioni questo avviene?
Forse il sindaco dovrebbe interessarsi anche a questi aspetti. E se ci sono comportamenti difformi dalla legge spetta a lui intervenire come autorità di pubblica sicurezza.
Io credo però che si debba parlare dei migranti oltre che come numeri anche come persone. Persone con delle storie da raccontare e vite da narrare. Qualcuno a Castiglioni si è mai posto il problema di sapere di che nazionalità sono, perché sono scappati, con quali mezzi hanno raggiunto l’Italia, quali sono le loro speranze?
L’unica cosa che sappiamo, scusate la brutalità, è che sono neri, il resto non interessa a nessuno.  
Forse un approccio diverso da parte del comune, dei partiti, delle associazioni, dei mezzi d’informazione locale sarebbe stato utile per anestetizzare i peggiori istinti che albergano nella pancia di tutti noi, me compreso. Invece qui avviene il contrario si attizzano le paure e i timori.

Paure e timori invero non del tutto ingiustificati. Perché qui non siamo difronte a un fenomeno passeggero ma a una vera ondata migratoria (dove le guerre c’entrano fino a un certo punto) e dove prevalgono ragioni economiche. E’ l’aspettativa di stare meglio che spinge questa gente sulle nostre coste. Io non sono convinto che questa marea sia di per se positiva, che serva, come dice qualcuno alla nostra economia. Qualcosa non torna: abbiamo una disoccupazione alta eppure i migranti sono utili a incrementare le casse dell’INPS? No, qualcosa non torna. Allora è necessario per evitare piccole speculazioni (come sta avvenendo a Castiglioni) a grandi speculazioni politiche (come avviene in tutta Europa) prendere il coraggio a due mani e ribadire una cosa assai semplice: Che l’Europa non può accogliere all'infinito masse di diseredati e che le soluzioni vanno cercate a casa loro. 

giovedì 13 luglio 2017

LA SFIDA DEI PROSSIMI ANNI E’ FAR CAMBIARE I SONDAGGI. QUESTA SIGNIFICHEREBBE CHE QUALCHE PROBLEMA E’ STATO RISOLTO di Paolo Brandi


Un sondaggio, ma forse sarebbe meglio chiamarlo monitoraggio, visto che non ha pretese di scientificità, tra un campione di castiglionesi ha fatto emergere dei dati che poco si discostano da quelli emersi  a livello nazionale.
Alla domanda quali fossero gli argomenti da affrontare nel nostro territorio le risposte sono state:
Lavoro e sviluppo 41%; Tassazione locale e costo dei servizi 17%; Immigrazione 14%; Politiche sociali 14%
Sicurezza 7%. Il resto, pochi spiccioli, è diviso tra cultura, manutenzioni, centro storico e frazioni.  
Pur piangendomi il cuore per il fatto che le politiche culturali arrivino agli ultimi posti devo riconoscere, con soddisfazione, che nonostante la frivolezza dell’attuale fase politico-amministrativa, tornino alla ribalta i problemi veri,  quelli da cui non si può svicolare con quattro chiacchiere.

Ed è giusto che sia così, la gente normale non è granché interessata al make-up, vuole cose concrete, pretende che la politica risolva i problemi e non li scansi come fossero escrementi di cane.

martedì 11 luglio 2017

LEGGI CONTRO LA PROPAGANDA FASCISTA? PANNICELLI CALDI PER NASCONDERE UNA CRISI POLITICA A ROMA E NEL NOSTRO PICCOLO A CASTIGLIONI

Si torna a parlare di proposte di legge contro la propaganda nazifascista, e se ne torna a parlare dopo settantadue anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Evidentemente c’è un motivo. Il motivo è semplice: da qualche anno (e non da ora) si assiste a un profluvio di propaganda “nazi” sui social, a curve degli stadi imbottite di svastiche e rune, a slogan e braccia tese nel saluto romano in occasione di ricorrenze storiche.  Oltre, ovviamente, alla solita oggettistica accendini col fascio, busti del Duce e manganelli con l’immancabile scritta “me ne frego”.
Questa recrudescenza, amplificata a dismisura da internet, ha indotto alcuni parlamentari a presentare  un disegno di legge intitolato “ Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.
Diciamo subito che il provvedimento ci sconcerta. Perché quando c’è necessità di una legge per rispondere a un fenomeno politico vuol dire che si è impotenti su altri fronti.
A noi non piacciono le leggi che mettono sotto torchio le idee, per quanto quelle idee possano essere aberranti e politicamente oscene. Non ci piacciono perché sono il segnale di un fallimento. Il fallimento è quello che dopo settanta anni si è costretti a intervenire con provvedimenti coercitivi per combattere la diffusione della propaganda nazi-fascista nel nostro paese.

La stessa cosa non avviene in Germania che pure è stata la culla dell’hitlerismo, la stessa cosa non avviene in Spagna con il franchismo, la stessa cosa non avviene in Portogallo con il Salazarismo. Qual è il motivo di questa differenza di approccio ai fascismi?
Nessuno si pone questa domanda, perché è una domanda importuna. La verità è che da noi non si è mai fatto i conti con il fascismo. Non si è voluto riconoscere che faceva parte della nostra storia e che la sua natura era connaturata a larga parte del popolo italiano. Se oggi un Mussolini redivivo (quello vero non qualche suo pallido imitatore) si presentasse alle elezioni raccoglierebbe percentuali a due cifre.
Da dove nasce l’amore per l’uomo forte?  

martedì 4 luglio 2017

CUORE NERO – NON BASTA CONDANNARE



Riceviamo e pubblichiamo l’articolo dell’Unione Comunale del Pd di Castiglion Fiorentino. Un articolo che lancia l’allarme su una situazione che già avevamo avuto modo di trattare all'indomani della comparsa di scritte antisemite suoi muri del paese. Ora il PD segnala altri fatti che mostrano come vi sia una chiara mescolanza tra atteggiamenti “goliardici”, come li definisce qualcuno, e inclinazioni di tipo politico.
Le svastiche proiettate dai riflettori a una festa rionale non sono solo un lampo di luce destinato a perdersi nel buio ma un segnale preciso che deve essere colto.
Però non basta sollevare il problema. Bisogna capirlo. E per capirlo occorre entrare nella testa della gente. Domandarsi perché a Castiglion Fiorentino ma anche in altri centri della Valdichiana vi sia un sollevarsi di questa marea che riprende temi e simboli di un radicalismo che non appartiene alla storia politica della nostra terra. In verità, non gli è appartenuto negli ultimi trent'anni, perchè in precedenza, se si scorrono le cronache, quella faglia tra quiete di provincia e politica radicale era già avvenuta.


Ma allora si trattava di gruppetti minoritari a cui facevano da pendant altre fazioni di segno opposto, oggi il fenomeno appare più imponente e per certi aspetti più ambiguo. Ma perché sta accadendo questo?

giovedì 11 maggio 2017

IL NULLA UMANO. IL NUOVO ROMANZO DI STEFANO MILIGHETTI

“Il nulla umano” di Stefano Milighetti, 0111 edizioni è la seconda opera di questo giovane autore. Un libro che arriva circa un anno dopo la pubblicazione di “Anima nera” il suo romanzo di esordio.  
Ma mentre “Anima nera” ti arriva come un pugno nello stomaco, “il nulla umano” ti scava dentro come un punteruolo e ti costringe a leggere almeno due volte le sue pagine. Non perché sia ermetico ma perché prestandosi a una doppia chiave di lettura, richiede un supplemento d’indagine.
Sia chiaro il nulla umano di cui parla l’autore, non ha nulla di filosofico, non è per intendersi, l’essere e il nulla di Sartre, è qualcosa di corposo come lo sono gli spigoli dell’esistenza.
Per questo va esplorato in due volte: la prima per conoscere, quella successiva per evitare di sbattere la testa su quegli angoli acuti.
E quando la seconda volta riprendi in mano il libro, ti si apre sotto i piedi un abisso dove precipiti a capo fitto in un crescendo di tensione.
Al primo impatto la sensazione che abbiamo avuto è stata quella che prova il viaggiatore di un treno notturno che dal finestrino osserva le case lungo la linea ferrata.
A ogni finestra corrisponde uno sprazzo di vita.
Così sono i capitoli del “nulla umano”, si aprono come finestre su vite diverse: Serena, Monica, Samantha, David e sulla voce narrante che le tiene insieme come un filo di Arianna.  

Solo alla fine, quando hai esaurito tutte le ipotesi, capisci che quella voce non appartiene a nessuno dei protagonisti o meglio appartiene all'unico vero protagonista del romanzo: l’odio.
Un odio sordo, implacabile, del color della notte senza luna.

lunedì 20 febbraio 2017

AGNELLI VS. GHINELLI, SOLO FANTASIA?



Il modo in cui le persone selezionano le informazioni dovrebbe porre seri quesiti a chi, nel rapporto con l’opinione pubblica, trova la sua ragione di esistere. Ci riferiamo in primo luogo ai partiti politici che per quanto bistrattati, malmessi e ridotti a simulacri si nutrono di consenso, e il consenso passa attraverso il convincimento e quest’ultimo si struttura tramite quella che alcuni definiscono “opinione diffusa”. Insomma le battaglie politiche prima ancora che nei luoghi deputati, in parlamento, nei consigli regionali e comunali si combattono e si vincono sul piano dell’informazione.
Per esempio a Castiglion Fiorentino la “battaglia dell’aglione” desta più interesse del dibattito sulle “aree di crisi industriale” e sul destino dell’area ex SADAM. Castiglioni non è un’eccezione, basta leggere un po’ di cronache per capire che la qualità della discussione ormai vola all'altezza del famoso “uccello padulo”.

Bisogna prenderne atto, senza però arrendersi alla banalità che converte tutto in barzelletta, perché poi alla fine le cose serie presentano sempre il conto.
Per esempio una notizia che è passata sotto traccia è il comunicato del Comune di Castiglion Fiorentino sulla quotazione in borsa della società ESTRA e sulla ventilata fusione COINGAS-ESTRA.
Il comunicato dice “L'appoggio del comune di Castiglion Fiorentino alle scelte strategiche del Comune Capoluogo (Arezzo ndr) sulle partecipate non è né scontato né tanto meno automatico”.
In sintesi si dichiara il proprio accordo sull'ingresso di ESTRA in borsa mentre sul secondo punto “è necessaria una condivisione politico-amministrativa di certe operazioni senza le quali il comune di Castiglion Fiorentino non potrà dare il suo consenso”.

venerdì 17 febbraio 2017

CONVEGNO DI CORTONA SULLE AREE DI CRISI ARIA FRITTA O QUALCOSA DI CONCRETO?


“Illusione dolce chimera sei tu…” cantava tanto tempo fa Achille Togliani, chissà perché ci è tornata in mente quella canzone quando abbiamo letto del convegno che si è tenuto mercoledì 15 febbraio al Centro S. Agostino di Cortona sulle aree di crisi industriale non complesse.  
Un appuntamento promosso dai comuni di Cortona e Castiglion Fiorentino in collaborazione con la Regione Toscana.
Sia chiaro, l’argomento merita attenzione ma non può essere foriero di chissà quali illusioni, perchè la realtà dei fatti è ben dura. Purtroppo c’è chi su questi abbagli ci gioca, c’è chi li alimenta, facendo credere che tra qualche tempo verranno risollevate  le sorti di un tessuto produttivo pesantemente colpito dalla crisi.
Le cose stanno in maniera diversa.
Cominciamo dai fondi disponibili per le aree di crisi non complessa, si tratta di circa 80 milioni di euro per tutta Italia e non come qualcuno aveva contrabbandato 80 milioni per la sola Toscana. 

Per quanto riguarda le spese ammissibili a un eventuale finanziamento, esse non devono essere inferiori a 1.500.000,00, Il che vuol dire al massimo 55 progetti finanziati in tutta Italia, per la Toscana si parla di 5 progetti. Ma la cosa più importante è che se qualcuno si era sognato che questi soldi arrivassero come la manna dal cielo deve ricredersi. I finanziamenti non sono per le amministrazioni ma per gli imprenditori che investono sul territorio, soggetti privati che hanno voglia di compartecipare e di rischiare. Insomma siamo alla presenza di un provvedimento che richiede gambe solide per camminare.

giovedì 16 febbraio 2017

PD: LA NAVE AFFONDA E L’ORCHESTRA SUONA. A ROMA E AD AREZZO CI VUOLE UN MATTO


Chissà cosa succederà alla prossima assemblea nazionale del PD. Il clima non è dei migliori e i vari attori non fanno niente per migliorarlo.
Renzi va avanti come un treno senza macchinista e la minoranza cerca i motivi che dividono rispetto a quelli che uniscono.   La cosa singolare è che in questo colloquio tra sordi mancano due cose fondamentali: la voce degli iscritti e il programma politico.
Un programma minimo che torni a parlare dei problemi veri: lavoro, sviluppo, ambiente, sicurezza e non le quattro fregnacce che da qualche tempo occupano le pagine dei giornali.
In questo clima il PD rischia di fare la fine del bicarbonato in un bicchiere d’acqua, sciogliersi lentamente in un ribollire di bollicine gassose. Ma almeno il bicarbonato aiuta a digerire, questa mistura invece fa venire il mal di fegato.
Fa venire il mal di fegato a chi aveva sperato che in Italia fosse possibile costruire un moderno partito riformista, in grado di far lavorare i cervelli migliori e che non mettesse nel cassonetto la storia ma la riaggiornasse sul terreno dell’innovazione, del cambiamento e della modernità.
Purtroppo il cambiamento è stato declinato nel modo peggiore, con un “fatti più in là” gridato in faccia ai vecchi. Il cambiamento non è stato la metamorfosi da bruco a farfalla ma un ascensore per salire ai piani alti. Insomma è stato uno scambio di culi, più o meno belli, sulle poltrone. Con il bel risultato di promuovere, nel migliore dei casi, degli incompetenti, nel peggiore dei piccoli trafficanti.
Il risultato? Potenti sganassoni su tutti i fronti, dalle elezioni locali fino al referendum, perché la gente è meno fessa di quanto si creda.
Ma il bello è che nessuno si mette in discussione, nemmeno chi, come Raffaella Paita, una che a suo tempo fece fuori Sergio Cofferati alle primarie per la regione Liguria grazie all'appoggio del Nuovo Centrodestra per poi regalare alla destra la regione. Questa signora invece di andare a meditare al Santuario della Madonna della Guardia si permette di intervenire con una certa protervia alla direzione nazionale. In verità la Paita dovrebbe essere accompagnata nel suo ritiro spirituale da una lunga teoria di personaggi, basta pensare a quello che è successo a Roma, a Napoli e in decine di altri comuni, compresa la città di Arezzo.

Ma alla fine questo è il problema minore. Il problema è un Partito che, come dice lucidamente Mario Tronti, “si è interessato alla politica dei diritti, trascurando i bisogni. Va bene la politica dell’Auditorium, e quella del tappeto rosso al Festival del cinema, ma coniugandole con le cose che contano davvero».
Insomma le ombre sono così tante da rischiare la cecità.
Per tornare a casa nostra è interessante quello che succede ad Arezzo. 

venerdì 10 febbraio 2017

LA POLITICA OLTRE CHE LA SERIETÀ' HA PERSO PURE L'ITALIANO

Serietà e compostezza sono diventate parole irreperibili nel vocabolario della politica, ormai si liscia il pelo a qualunque bestia, foss’anche un ratto di fogna, pur di avere visibilità. Lasciatecelo dire: quest’andazzo fa schifo. 
E non basta affermare che la classe politica è lo specchio della società, perché è vero anche il contrario, e cioè che la classe dirigente di un paese dovrebbe fungere da modello per tutto il resto.
Vogliamo segnalare un caso. Un buon numero di eminenti professori universitari sostiene che la maggioranza degli studenti non sa più scrivere in italiano, può darsi che sia vero. Una cosa però è certa, gli esempi che vengono dall'alto non aiutano ad amare la lingua di Dante. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’hastag#famostocongresso, lanciato dal senatore PD Stefano Esposito noto, oltre che per lo spirito polemico, anche  per questa frase da filosofo confuciano «gioire per la sconfitta della Juve è come essere impotenti ed esultare se qualcuno fa godere la moglie». Niente male.
 
Non entriamo nel merito se il congresso PD debba essere fatto subito, di una cosa  però siamo sicuri, “famo” non è parola italiana. Ma perché allora il bravo senatore la usa? Semplice, perchè scimmiotta il tormentone romanista per convincere a fare lo stadio della Roma.
Ma la politica deve per forza mimare i cori da stadio?

giovedì 9 febbraio 2017

A CASTIGLIONE E' SCOPPIATA LA GUERRA DELL'AGLIONE. Riflessioni semiserie sul fatto del giorno.

“Ex malo bono” dicevano i latini, noi potremmo parafrasare “da una cazzata può nascere una riflessione seria”.
La cazzata è la conflagrazione mediatica scatenata a Castiglioni dalla “guerra dell’Aglione”, un conflitto che, come tutte le contese che si rispettino, ha un antefatto e uno svolgimento.
Il casus belli, a quel che è dato sapere, è un’intervista di un assessore castiglionese il quale, presentando l’adesione del comune all'Associazione per la tutela dell’Aglione, pareva che annunciasse l’ingresso del comune nel Consiglio di sicurezza dell’ONU.
A seguito di ciò il PD aveva ironicamente inviato l’assessore ad aderire, a titolo personale, all'associazione per la difesa del carciofo.
La faccenda, invece di finire in una generale risata, era proseguita in consiglio comunale dove il Sindaco, non si sa bene se per tutelare il buon nome del carciofo o quello dell’aglione, aveva inviato i consiglieri del PD a dissociarsi da questo modo di fare politica, come se una battuta al sapore di ortaggi avesse chissà quale riflesso negativo sull'etica, la morale e il buon nome del comune.

Anche in questo caso si pensava che la vicenda fosse conclusa. Invece no, da parte del comune è partita la controffensiva orticola con l’invio, in busta intesta di un bel pacchetto contenente aglione (ma non carciofi), all'indirizzo della segretaria del PD.
Fin qui la cazzata.

venerdì 3 febbraio 2017

CASTIGLIONI ARRENDERSI, PERIRE O COMBATTERE?

C’eravamo riproposti di parlare il minimo indispensabile di questioni locali, francamente delle baruffe in Consiglio Comunale, ancorché offerte in streaming, o delle facezie, più o meno intelligenti, che trapelano dalle  interviste ne facciamo volentieri a meno.
Non per supponenza ma perché altri, per ruolo politico e istituzionale, sarebbero più di noi deputati a farlo.
In questo momento ci piace molto di più il posto in platea e proprio perché semplici spettatori ci concediamo il lusso di valutare la rappresentazione e, se qualcuno si offende per i nostri appunti, ci duole ma non possiamo farci niente.

Dal punto dove siamo seduti appare, ma può essere un problema di prospettiva, che a Castiglioni il ruolo dell’opposizione sia relegato ai margini e questo non per l’impegno dei Consiglieri che, ne siamo convinti, ce la mettono tutta, ma perché la politica, anche quella locale, ha cambiato pelle, dimensione, ruolo, impostazione.
Non si gioca più nell'austera aula del Consiglio Comunale, da qualche tempo trasformata, come disse qualcuno “in bivacco per i miei manipoli”, ma nei comunicati stampa, nelle immagini che rimbalzano dai social, nel presenzialismo esasperato fino al parossismo, nella battuta o, se preferite, nella cazzata assurta a verità, tanto chi va a verificare? Di notte tutte le vacche sono bigie.  
La gente comune presa da problemi ben più pressanti fa un ragionamento facile, facile: ”Vi ho votato, fate il vostro dovere, poi alla fine giudicherò”.

giovedì 2 febbraio 2017

PD: ORFINI, CAPILISTA BLOCCATI E CIUCCI AL POTERE. Una piccola proposta.

Finché Orfini parla, abbiamo diritto di commentare e siccome ogni giorno ne dice una è giocoforza ragionarci sopra perché da Presidente del PD dovrebbe, con le sue esternazioni, essere garante di autenticità.
L’ultima è di una limpidezza cristallina. Infatti, dopo aver avviato un percorso di modifica della legge elettorale con due forze politiche note per la loro affidabilità: Lega e Movimento 5 stelle, pare sia nato subito un problema. E cioè che Grillo e o suoi non vogliono i capilista bloccati.
Cosa risponde il Presidente del PD?
 “Beppe Grillo non vuole i capilista bloccati? Allora fa finta, non è vero che vuole andare a votare subito”.
Quindi, almeno per una parte del PD la questione dei capilista scelti dal partito diventa decisiva per l’approvazione di una legge elettorale. Pazzesco. Siamo difronte a una situazione dove il mondo cambia, l’economia non decolla, la disoccupazione giovanile aumenta, l’insicurezza cresce e ci si preoccupa di 100 capilista bloccati?
Che piccolezza, che meschinità. I capilista bloccati sarebbero davvero il “pons asinorum”, cioè un ostacolo insormontabile?

Per fortuna Orfini & C. erano nati per combattere le vecchie canaglie appiccicate col vinavil alle poltrone.  Non prendiamoci in giro, è evidente che la scelta dei capilista da parte del partito significa un chiaro marchio di fabbrica della maggioranza sulle nomine. Legittimo, sia chiaro. Lo diventa un po’ meno dopo che la sconfitta alle amministrative e al referendum richiederebbe una pur minima riflessione politica per capire per davvero se l’attuale maggioranza ha ancora il diritto di vita o di morte  sulla quasi totalità della maggioranza del futuro gruppo parlamentare PD.

martedì 31 gennaio 2017

CHE TRUMP NON ABBIA TUTTI I TORTI? Prima di insultare leggere l'articolo.

Le reazioni ai provvedimenti di #Trump in tema d’immigrazione, muri, oleodotti, diminuzione delle norme di tutela ambientale, riduzione della protezione sanitaria per i poveri, protezionismo economico, esorcismi contro l’Europa unita hanno comprensibilmente scatenato una ridda di proteste.
Sospette, parecchio sospette (parliamo delle proteste), quelle delle multinazionali di ogni tipo, le quali, notoriamente prive di solidarietà, sono giustamente (dal loro punto di vista) guidate dalla bussola degli affari.
Il loro malcontento non è generato dall'amore per il genere umano ma dal fatto che con i divieti introdotti sarà più difficile portare in in America cervellini da utilizzare per la ricerca (e aumentare i profitti)  o avere manodopera a basso costo nei fast-food.

Resta il fatto che quei provvedimenti, alcuni dei quali veramente inumani, sono rigettati in toto da chiese (non tutte le confessioni in verità), professori di diritto, giornalisti, giudici e ovviamente avversari politici. Ma siamo così scuri, questo è il punto, che facciano così schifo alla maggioranza della gente?

lunedì 30 gennaio 2017

Povero PD ,"nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”


“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!”

Le parole del sommo Dante, ci sono venute in mente analizzando la situazione in cui si dibatte oggi il PD. Il più grosso partito italiano (almeno ancora è così, dicono i sondaggi) si divincola come un pesce nella rete, senza riuscire a trovare una via d’uscita da una disputa interna che, ai più appare fuori dal mondo, ma che, se presa per il giusto verso, potrebbe essere utile a dare un piccolo contributo per ridisegnare le coordinate di una sinistra moderna, in grado di affrontare i grandi temi del domani.
Purtroppo mentre da noi assistiamo a una sorta di batracomiomachia (battaglia tra topi e rane) il mondo corre veloce e cambia verso come una trottola impazzita: il liberismo è difeso da un presidente della Cina (ancora formalmente comunista, il protezionismo, nella sua accezione peggiore, è difeso da un multimiliardario diventato (non per caso) presidente degli USA e la giustizia sociale dal Papa di Roma.
Il dibattito del PD, se volasse un pochino più alto delle carte bollate, potrebbe aiutare una sinistra europea, dove i partiti che s’ispirano al socialismo o trovano rifugio in vecchie certezze (vedi Inghilterra e Francia) con il rischio di prendere sonore batoste, oppure, come in Spagna, si mimetizzano nell'astensionismo per evitare di assumersi responsabilità di governo. L’ SPD è un caso a parte ma non pare godere di buona salute.

Un dibattito serio nel PD (dove non mancano cervelli in grado di funzionare ma che oggi sono soffocati dal conformismo) potrebbe aiutare a capire perché in Germania una fetta di elettorato di sinistra è costretta a fare il tifo per la Merkel oppure il motivo per cui in Olanda, Francia e nella stessa nazione tedesca (brutta roba) la destra estrema può fare il pieno dei voti.
E da noi? Da noi a fronte di una situazione ingarbugliata dal punto di vista economico, dove siamo dentro un imbuto in cui la produttiva cresce a stento e il problema del lavoro è pressante, dove la legge elettorale la fanno i giudici, l’unica soluzione pare essere andare di corsa al voto? Sperando in cosa? Nel beato nulla, perché se la legge elettorale rimarrà quella uscita dalla Consulta verrà fuori solo una gran confusione. Difficile, infatti, che uno dei partiti in corsa arrivi al 40% dei consensi.
E il PD che fa? Litiga.

martedì 17 gennaio 2017

IL PD ARETINO E IL SUICIDIO COLLETTIVO

I futuri saperi, secondo gli esperti, richiederanno negli anni a venire un metodo assai diverso da quello attuale: “lavorare in gruppo, far circolare le idee, sperimentare. E incoraggiare il così detto pensiero divergente: la scuola e la società italiana insegnano a rispondere in un solo modo a una domanda, quando invece le risposte possibili sono sempre molte di più”.
“Nihil sub sole novum” direbbe il saggio, “niente di nuovo sotto il sole”. E’ ormai da qualche tempo, infatti, che questi concetti trovano applicazione pratica, non a caso sono gli stessi che hanno consentito il fiorire di una nuova economia, un esempio per tutti la rivoluzione digitale.
Però questo metodo trova difficoltà ad affermarsi in altri campi, per esempio in quell’arte difficile che è la politica. Perché se è vero quello che diceva Lenin che “ogni cuoca dovrebbe imparare a governare lo Stato” si tratta appunto di imparare.

E’ possibile allora applicare il metodo dei nuovi saperi alla politica?  Lavorare in gruppo, tornare tra la gente, discutere non per una poltrona ma per le idee, senza pensare, come fanno tanti leaderini, che la loro verità è unica e incriticabile.
Questa sarebbe la speranza, la realtà è invece parecchio diversa. Basta guardare quello che succede dalle nostre parti. 

lunedì 16 gennaio 2017

CONSIDERAZIONI IN LIBERTÀ' SULL' INTERVISTA DI RENZI

L’intervista di Matteo #Renzi al giornale La #Repubblica è interessante e istruttiva, soprattutto perché più che offrire soluzioni indica problemi. Problemi che ovviamente attendono di essere affrontati, ma già il fatto che siano messi sopra il tavolo, dopo un periodo in cui sembrava di vivere nel paese delle meraviglie, è già qualcosa.
Il primo punto è che dopo tanto rottamare si torna a parlare di tenere insieme tradizione e futuro. Chi non potrebbe essere d’accordo? Rimanendo legati al passato si rischia di perdere i treni ma anche prendendo le carrozze al volo, c’è il pericolo di finire stritolati sotto le ruote.

Si tratterebbe di capire che cosa siano questa tradizione e questo futuro. E qui si entra nella seconda parte del ragionamento renziano, e cioè la necessità di un approccio che non sia solo mediatico, internettiano ma anche culturale. Con la fatica che questo comporta.  Ridefinire i confini della sinistra è operazione complessa in un mondo, dove il lavoro non è più quello di un tempo, i rapporti sociali sono cambiati e le attese si sono modificate. Dove l’economia s’intreccia con la tecnologia, la sociologia si sposa con la cibernetica e la storia e la filosofia, quella filosofia tanto bistrattata dai futurologhi, riprendono il ruolo che gli spetta per approfondire la comprensione del mondo.

martedì 27 dicembre 2016

AREZZO E SIENA, DUE BANCHE, DUE PESI, DUE MISURE. IL PD BATTA UN COLPO

Il Segretario provinciale del #Pd fa bene a protestare contro gli episodi d’inciviltà che hanno colpito la sede provinciale del partito: manifesti strappati, lancio di fumogeni e volantini appiccicati sul portone. Tutto questo nel corso dell’ennesima manifestazione contro i decreti salva-banche. In verità, se fossimo tra i risparmiatori aretini, anche noi saremmo incazzati per la palese discriminazione tra i clienti di #Banca Etruria e quelli del Monte dei Paschi. Due pesi e due misure non vanno bene, ancorché le situazioni siano diverse. La verità, come hanno fatto rilevare commentatori ben più autorevoli di noi è che nella vicenda #Monte dei Paschi è stato fatto un bel regalo di Natale ai detentori di obbligazioni subordinate di quell'istituto. Con il rischio concreto di premiare chi ha acquistato le obbligazioni sul mercato secondario nei mesi scorsi, sfruttando la disperazione dei piccoli risparmiatori o peggio premiando i gestori degli hedge fund che questa estate hanno fatto razzia di titoli subordinati di Mps, nonostante l’investimento apparisse privo di ogni fondamento logico.

Insomma si ricompensano i #furbetti, ma il problema, almeno per il PD aretino è un altro.
Ed è quello di non essere stati chiari sulla vicenda di banca Etruria, per cui questa banca dai giornali nazionali, un po’ meno da quelli locali che conoscono i fatti, è stata catalogata come una banca “rossa”. Ma quando mai? Basta vedere le scelte portate avanti nel corso del tempo per capire come questa banca con il variegato mondo della economia che gravita intorno alla sinistra c’entra come il cavolo a merenda.
Però il PD su questa vicenda si è mosso male.

venerdì 23 dicembre 2016

COERENZA E TRASPARENZA, PAROLE SCONOSCIUTE ALLA POLITICA, TRANNE POCHI CASI

Noi siamo tra chi ritiene che assumere cariche pubbliche significhi accettare un di più di responsabilità. Se fai il sindaco, il consigliere regionale, il parlamentare , il  ministro non sei  uguale a tutta le altre persone, perché non rappresenti solo te stesso e all'occorrenza devi portare un fardello più pesante di altri.
Un fardello che è fatto talvolta d’insulti, anatemi, pessimi articoli di giornale.  Per questo chi prendere su di sé un incarico pubblico, deve essere capace di separarsi dal proprio destino personale.
Qualcuno potrebbe pensare che questa sia roba da romantici, da eroi risorgimentali, da idealisti un po’ coglioni, non è così, è invece l’abbiccì di chi vuol fare della politica un servizio e non una professione.
Per questo, lo diciamo senza piaggeria, abbiamo apprezzato il gesto di Matteo Renzi che si è dimesso dopo l’esito negativo del referendum. A onor del vero  la stessa cosa fece D’Alema all'indomani di elezioni regionali disastrose per il centrosinistra.

Abbiamo apprezzato meno che ministri, che pure portavano la responsabilità di quel fallimento referendario, siano rimasti al governo ed altri parlamentari, che pure quella riforma avevano contribuito ad elaborare, siano stati promossi ministri.
Qualcuno dirà ma Renzi continua a tirare le fila, può darsi, ma intano lui è a Pontassieve e gli altri sono a Roma. E per citare Renzi, che suo tempo disse “Il futuro non è uno spazio da aspettare, il futuro è un luogo da conquistare” rammentiamo che il futuro è nelle mani di Dio, per cui niente è già scritto.

IL TIR ASSASSINO E LA MALEDETTA BUROCRAZIA

Qualche volta sarebbe necessario che chi ha il potere di decidere si mangiasse a colazione e a pranzo una fetta di vergogna per quello che succede intorno a noi. I morti di Berlino, dobbiamo gridarlo forte, sono purtroppo il frutto di provvedimenti sbagliati e chi ha il potere di cambiare le cose deve farlo senza indugi.
E’ sufficiente leggersi la storia del tunisino che pare fosse alla guida del TIR  assassino  per rendersene conto. Quest’Anais, o come diavolo si chiama, visto che ha ben sei identità diverse, era stato imprigionato in Italia per quasi quattro anni. Finito il soggiorno nelle patrie galere è stato trasferito al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta. Nel frattempo gli organi di polizia si erano accorti che il tipo si era, come si dice, radicalizzato e trasformato in un possibile combattente della Jihad .  
Però che succede? Succede che l’espulsione nei sessanta giorni previsti dalla legge non avviene, ne consegue che il signor Anais viene messo fuori dai cancelli  con un foglio rilasciato dalla  questura che gli intima di lasciare autonomamente il territorio italiano entro sette giorni. Secondo voi se ne sarà andato?  
Col piffero!

Lascia l’Italia e raggiunge la Germania dove, come raccontano le cronache, “chiede asilo politico. Scommettendo sulla sua arte di dissimulazione. Sui suoi tanti nomi. Sulla farraginosità di burocrazie che non comunicano in tempo reale e che, dunque, impiegheranno del tempo per scoprire la sua storia.”
Quello che succede in seguito lo sappiamo.

martedì 20 dicembre 2016

IL SOCIALISMO ROBA DEL PASSATO E NEL PRESENTE CHE C'E'?

Il segretario del PD della Toscana Parrini, in un’intervista ha detto che “La priorità oggi è costruire un nuovo riformismo capace di coniugare in modo innovativo ed efficace spinta agli investimenti e lotta alle disuguaglianze”, e poco sotto ha affermato che le posizioni del Presidente Rossi sono roba da anni settanta.
Il dibattito in se non è peregrino, perché obbliga a riflettere su di un fatto, e cioè che un partito senza ideologia (bruttissima parola ma a oggi non esistono sinonimi altrettanto forti) non va da nessuna parte.
 
Concordiamo con Parrini che ci voglia un nuovo riformismo, ma qualcuno deve avere la compiacenza di dirci di cosa si parla, altrimenti trattasi solo di flatus vocis o peggio ancora del suono emesso dal diavolo Barbariccia che, come dice il sommo poeta, “avea del cul fatto trombetta”.
La gente è stanca di giri di parole, girigogoli che servono a giustificare il niente, cioè il vuoto d’idee. Può darsi che suggerire oggi un’ipotesi socialista sia fuori dal mondo ma in alternativa cosa si propone?
Forse un raffazzonato assemblaggio di parole d’ordine che alla fine tendono tutte, nessuna esclusa, a perpetuare l’esistente?
Eppure le cose non sono così difficili.
Esiste un problema di diseguaglianze? Si, allora come si affronta?
Esiste un problema ambientale? Si, allora come si affronta.
Esiste un problema di lavoro e sviluppo? Si e allora come si affronta?
Un partito ha il dovere di dire cosa pensa, altrimenti diventa davvero difficile perfino dividersi.