Chissà cosa succederà alla prossima
assemblea nazionale del PD. Il clima non è dei migliori e i vari attori non
fanno niente per migliorarlo.
Renzi va avanti come un treno senza
macchinista e la minoranza cerca i motivi che dividono rispetto a quelli che
uniscono. La cosa singolare è che in questo colloquio
tra sordi mancano due cose fondamentali: la voce degli iscritti e il programma politico.
Un programma minimo che torni a parlare
dei problemi veri: lavoro, sviluppo, ambiente, sicurezza e non le quattro
fregnacce che da qualche tempo occupano le pagine dei giornali.
In questo clima il PD rischia di fare
la fine del bicarbonato in un bicchiere d’acqua, sciogliersi lentamente in un
ribollire di bollicine gassose. Ma almeno il bicarbonato aiuta a digerire,
questa mistura invece fa venire il mal di fegato.
Fa venire il mal di fegato a chi aveva
sperato che in Italia fosse possibile costruire un moderno partito riformista,
in grado di far lavorare i cervelli migliori e che non mettesse nel cassonetto
la storia ma la riaggiornasse sul terreno dell’innovazione, del cambiamento e
della modernità.
Purtroppo il cambiamento è stato declinato
nel modo peggiore, con un “fatti più in là” gridato in faccia ai vecchi. Il
cambiamento non è stato la metamorfosi da bruco a farfalla ma un ascensore per
salire ai piani alti. Insomma è stato uno scambio di culi, più o meno belli,
sulle poltrone. Con il bel risultato di promuovere, nel migliore dei casi,
degli incompetenti, nel peggiore dei piccoli trafficanti.
Il risultato? Potenti sganassoni su
tutti i fronti, dalle elezioni locali fino al referendum, perché la gente è
meno fessa di quanto si creda.
Ma il bello è che nessuno si mette in
discussione, nemmeno chi, come Raffaella Paita, una che a suo tempo fece fuori
Sergio Cofferati alle primarie per la regione Liguria grazie all'appoggio del
Nuovo Centrodestra per poi regalare alla destra la regione. Questa signora
invece di andare a meditare al Santuario della Madonna della Guardia si permette
di intervenire con una certa protervia alla direzione nazionale. In verità la
Paita dovrebbe essere accompagnata nel suo ritiro spirituale da una lunga
teoria di personaggi, basta pensare a quello che è successo a Roma, a Napoli e
in decine di altri comuni, compresa la città di Arezzo.
Ma alla fine questo è il problema
minore. Il problema è un Partito che, come dice lucidamente Mario Tronti, “si è
interessato alla politica dei diritti, trascurando i bisogni. Va bene la
politica dell’Auditorium, e quella del tappeto rosso al Festival del cinema, ma
coniugandole con le cose che contano davvero».
Insomma le ombre sono così tante da
rischiare la cecità.
Per tornare a casa nostra è interessante
quello che succede ad Arezzo.