martedì 20 settembre 2016

IL DEGRADO CHE CI UCCIDERÀ

E’ di ieri la brutta, bruttissima notizia che un signore romano è stato preso a calci e pugni e quasi ammazzato da due giovanotti di 24 e 26 anni (italiani, a scanso di equivoci) perché aveva chiesto loro di spegnere le sigarette in uno spazio vietato al fumo della metropolitana.
Purtroppo, queste scene di ordinaria follia, sono sempre più frequenti. I motivi spesso sono futili: liti per un parcheggio, per uno sguardo di traverso, per un pestone al piede. Stupidaggini, stronzate che rischiano di trasformarsi in tragedia.
Una pazzia collettiva che fa il paio con i gesti di vandalismo, maleducazione, teppismo, sconcezze varie che insozzano le nostre strade.
Un decadimento civico che fa paura perché sembra inarrestabile, complice il menefreghismo della gente, la tolleranza delle istituzioni e leggi assolutamente inadeguate: quanto tempo resteranno in galera quei due delinquenti che hanno massacrato di botte quel signore?
Non stiamo esagerando. Basta frequentare qualunque luogo pubblico, in particolare le stazioni, per accorgersi di quello che accade intorno a noi.
Le stazioni, in questo senso, sono uno spaccato micidiale della realtà. Sono dei “non luoghi”, dei porti franchi dove la parte peggiore viene in superficie, come gli escrementi dal liquame di una cloaca.
Le stazioni ferroviarie diventano ricettacolo di sbandati senza dimora, stranieri in fuga, disperati e bande di ragazzini (maschi e femmine) che mostrano una irresponsabilità che spesso si trasforma in cattiveria.
Lo specchio sul quale siamo abituati a rifletterci si deforma, anche i luoghi comuni vengono meno. Perché questi ragazzi non sono facce nere arrivate coi barconi, sono italiani, figli e nipoti di famiglie perbene che però  stanno subendo, nell'indifferenza generale, una lenta mutazione genetica.

Solo colpa dell’età? Può essere che sia così. Ma quei due che hanno riempito di cazzotti il malcapitato romano non erano adolescenti, erano due persone che in altri tempi avrebbero già fatto il militare e trovato un lavoro. Ecco quello che forse manca: il senso della disciplina e una prospettiva per il futuro. Quando vengono meno queste due cose, vien fuori una miscela altamente infiammabile.

Riceviamo e pubblichiamo: Cena di solidarietà

A un mese esatto dalla funesta data del 24 agosto, quando un terribile terremoto ha sconvolto parte della Marche e del Lazio, è stata organizzata a Castiglion Fiorentino una cena di raccolta fondi per le popolazioni colpite.

La cena si svolgerà sabato 24 settembre, alle ore 20,00, presso il Centro Polivalente “E. Buracchi” di Manciano, a Castiglion Fiorentino.
La notizia di quella terribile scossa  è ormai relegata nelle pagine interne dei giornali ma non sono certe scomparse le sofferenze e le pene di coloro che sono stati travolti da quella immane sciagura  e quindi si rende necessario oggi più che mai un grande sforzo di solidarietà da parte di tutti.
L’iniziativa è sostenuta dal Partito Democratico, dai Giovani Democratici, dall’ANPI comitato provinciale di Arezzo, dalla CISL Valdichiana, dalla CGIL Valdichiana e dall’ARCI. 

Il costo della cena è di 16 euro (bambini 10 euro) ed il ricavato sarà interamente devoluto ai terremotati. 

venerdì 16 settembre 2016

AMBIENTE QUALITÀ E PROFITTI: DAL CASO EATALY ALLA VALDCHIANA

Oscar Farinetti è considerato un grande imprenditore, uno capace di guardare al futuro. La sua creatura, Eataly, “un brand che oggi vale 300 milioni di euro” si è imposta in pochi anni alla attenzione dei mercati, trovando sostenitori entusiasti nel mondo dell’impresa e della politica. Che cosa è Eataly?  Com’è spiegato nel sito web “Eataly è mangiare italiano, vivere italiano. Il nostro obiettivo è dimostrare che l'alta qualità dell'enogastronomia italiana è alla portata di tutti”.

Tutto bello, peccato che queste premesse entrino in rotta di collisione con quanto affermato in un’intervista dallo stesso Farinetti: “Per fare pasta di alta qualità serve grano duro che in Italia è difficile trovare”. Questa è la ragione per cui per cui Eataly compra materia prima anche all’estero, in Canada e Usa, dove, sempre a detta del patron «non c’è paragone a livello qualitativo”.
Questa dichiarazione ha suscitato un mare di polemiche perché parrebbe contrastare con la filosofia dell’azienda. Infatti, come la filosofia kantiana non può prescindere dalle “categorie”, cosi Eataly non può fare a meno dalle materie prime prodotte in Italia. Altrimenti il mangiare italiano, tanto per rimanere in tema, va a frasi friggere.

giovedì 15 settembre 2016

ARGOMENTI SCOMODI: DISOCCUPAZIONE, EVASIONE FISCALE, POVERTÀ'.

Oggi introduciamo alcuni argomenti scomodi: evasione fiscale, povertà e disoccupazione giovanile.
Tre temi uniti da una sottile “linea rossa” che ci parla dei mali, più o meno cronici, di questo paese.
Una premessa doverosa: Noi siamo d’accordo con quello che dichiarò l’allora sottosegretario Fassina (uno che non è proprio un liberista) e cioè che "in Italia c'è una evasione di sopravvivenza (…) ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono tanti soggetti economici a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno".
In effetti, ci sono persone e imprese che, se dovessero pagare tutto quello che il fisco richiede, chiuderebbero bottega dall'oggi al domani.

Così come ci sono situazioni paradossali per cui mettere in piedi un’impresa, specie per i giovani, è materialmente impossibile perché in questo benedetto paese, al netto delle facilitazioni che i vari governi hanno introdotto, prima si pagano le tasse e poi si comincia a lavorare.
Un paradosso che nessuno sembra voler mettere in discussione. Così come, nonostante i tanti proclami, rimane aperta la spinosa questione del credito, dove si premiano le garanzie rispetto alle buone idee (in senso imprenditoriale).

lunedì 12 settembre 2016

LA DIALETTICA AI TEMPI DI RENZI

La dialettica, ai tempi di Renzi, si concentra in alcuni concetti contrapposti: nuovo/vecchio, futuro/passato, cambiamento/conservazione.  In questa logica  vecchio, passato e conservazione diventano sinonimi.
L’esperienza ci dice che non sempre è così ma è altrettanto vero che spesso i vecchi sono tendenzialmente conservatori e rimangono legati, per ovvi motivi, al passato.
Quella che però manca, in questa “fenomenologia della storia”, è la dimensione del presente.

Se la tesi è il nuovo, l’antitesi è il vecchio manca però la sintesi. La sintesi è il presente, ed è col presente che siamo chiamati a fare i conti. Se è indispensabile per un politico guardare al futuro, i famosi pensieri lunghi, è altrettanto vero che non può prescindere da quello che gli accade intorno, altrimenti diventa un utopista e, a quanto ci risulta, le utopie hanno portato più danni che vantaggi.

IL NO ALLE OLIMPIADI E' UN NO SALUTARE. CI SAREBBE DA IMPARARE


Nessuno potrà mai sospettarci di simpatie politiche nei confronti dell’attuale sindaca di Roma Virginia Raggi, però quello che sta accadendo sui giornali, più o meno di ogni tendenza, escluso il “Fatto Quotidiano” (che per altri versi pecca di eccessiva partigianeria sul lato opposto) non ci piace.
Vediamo colare dalle righe di stampa non inchiostro ma una materia che puzza, che ammorba, che intossica. C’è un intimo godimento nel vedere le difficoltà in cui si dibattono i cinque stelle a Roma senza pensare che quelle difficoltà si riflettono pesantemente sulla vita di milioni di persone e sulla rappresentazione di una città che proietta l’immagine dell’Italia nel mondo.

Parliamoci chiaro uno sputtanamento planetario della città eterna, non giova a nessuno. E non si poteva pretendere, a fronte dei problemi che attanagliano Roma da qualche lustro, che la Raggi risolvesse tutto in due mesi. Le montagne dell’Himalaya non si scalano in un giorno e le ferite aperte di una metropoli non si sanano con un po’ di penicillina.
Detto questo crediamo che quello che sta accadendo a Roma rappresenti un salutare bagno di umiltà  per i 5 stelle.

venerdì 9 settembre 2016

VALDICHIANA:L'ESTREMA DESTRA E LE CONTRADDIZIONI DI CHI NON VUOL VEDERE

L’8 settembre non è una gran data. Infatti, non la celebra nessuno.
L’8 settembre 1943, è il giorno dell'armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio con gli Angloamericani.
Dall’oggi al domani gli alleati di ieri erano diventati nemici, e agli avversari si ritrovarono improvvisante amici.
Un pasticciaccio che lasciò buona parte dell’Italia in balia delle forze tedesche, l’esercito nazionale allo sbando, e cancellò d’un tratto la memoria di un’intera nazione.
Non a caso, da allora, si parla di “memoria divisa”. Perché ognuno, dal suo punto di vista, che si guardi dalla parte dei cobelligeranti, oppure da chi scelse Salò, cioè la repubblica del nord rimasta alleata dei tedeschi, ha ragioni da accampare.

Le stesse ragioni, mai risolte, che consentono oggi, anche dalle nostre parti, nella più completa indifferenza dell’opinione pubblica e dei partiti che si definiscono di sinistra o di centrosinistra, una sorta di revival di circoli e gruppi della destra estrema.

giovedì 8 settembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo:PERICOLO BOMBA: PERCHÉ' NON E' STATA FATTA UNA VERIFICA PREVENTIVA ?


La notizia del giorno, a #Castiglioni, sembra essere quella della scoperta di un ordigno bellico nei pressi della #SR 71 con relativa chiusura del #traffico per la necessaria bonifica. Sono fatti che possono accadere, purtroppo quella fascia di territorio, ci riferiamo all'area intorno al Vingone, in particolare nei pressi della ferrovia, è stata sottoposta a continui attacchi aerei nel corso del secondo conflitto mondiale.
Già in passato in quella zona sono state rinvenute #bombe d’aereo inesplose. E proprio questi precedenti avrebbero dovuto consigliare maggiore prudenza nell'apertura del cantiere. Possibile, ci domandiamo,  che nessuno tra autorità e responsabili tecnici si sia posto il problema di una bonifica preventiva?

Eppure le norme parlano chiaro quando dicono che tali bonifiche si rendono opportune quando sono previste attività di scavo che interessano la vicinanza a linee viarie, ferroviarie, porti o infrastrutture strategiche durante il conflitto bellico.
A Castiglioni non mancano fonti di storia locale che ci dicono che quell'area era ed è potenzialmente pericolosa. La nostra precisazione non è peregrina, come qualcuno potrebbe pensare, perché con grande noncuranza si è esposto a gravi rischi i lavoratori e gli abitanti.
La ditta che ci lavora può dire e noi che ne sapevamo?

mercoledì 7 settembre 2016

L'INFORMAZIONE ALLA MULINO BIANCO

Quando leggiamo le cronache nazionali, ma più spesso quelle locali, ci piglia un accidente. Possibile che le cose siano davvero queste? 
Ci riflettiamo sopra, tiriamo le somme ed il risultato è pari a zero. Probabilmente le nostre lenti sono deformate ma ci sembra che i fatti spesso stiano in un altro modo.  
Siamo sempre più convinti che un giornalismo, un’informazione alla “mulino bianco” non serve a un tubo. L’enfasi sulla bontà dei sentimenti, sulle notiziole che diventano novelle da propinare ai bambini prima di addormentarsi, sono il contrario dell’informazione. Ci vuole disturbo, polemica, satira, approfondimenti, al limite studio. Senza la paura di dare sulle mani a qualcuno.
Invece questo miele che gronda è solo istupidimento, apparenza di un mondo a senso unico che non esiste, dove tutto è bello, roseo, funzionale. Lo sappiamo, per essere pungenti ci sono solo due strade o si diventa vespe oppure si prende il coraggio a due mani.  
Ma quale coraggio possono avere quelli che, come si dice, “tengono famiglia” e  si accontentano?

Non è un male tirare a campare, anzi qualche volta, quando lo si fa con fatica e sacrificio diventa un merito. Ma quando al tirare a campare si danno le vesti di una filosofia, il discorso cambia. In quel caso non c’è perdono o remissione della colpa. Si è colpevoli e basta. Colpevoli di omissione, colpevoli di pavidità, colpevoli di perbenismo interessato, colpevoli perchè non è così che si migliora quello che abbiamo intorno.

giovedì 18 agosto 2016

Riceviamo e pubblichiamo: "IL CASO DEL CICOMORO"



Quando il mio babbo era in vita, lui che era attaccatissimo a questo paese, se si trovava in disaccordo con qualche iniziativa presa dalle autorità o più semplicemente per commentare qualche fatto colorito di vita locale, usava esclamare “Questo è un paese di cuculi!”.
Non capivo bene l’assonanza tra il volatile citato e le presunte storture ravvisate, ma capivo l’amarezza che lui provava, a torto o a ragione, per il fatto che qualcosa a Castiglioni non stesse funzionando. E siccome il suo amore per il paese che egli aveva visto occupare e bombardare, dal quale era stato costretto a sparire come tanti altri giovani e che alla fine aveva visto ricostruire nelle mura e nel tessuto sociale, era già riuscito a trasmettermelo, io –  non capendo magari  bene quale potessero i motivi che lo disturbavano – soffrivo nel  vedere il babbo amareggiato e nello stesso tempo mi rimaneva difficile intendere perché Castiglioni meritasse questa sorta di ammonizione. Povero babbo!

Che direbbe oggi di un paese in cui il Sindaco - pur di apparire come un Robin Hood “denoaltri” - dà il buongiorno al popolo che lo ha clamorosamente chiamato allo scranno più alto creando su facebook il tragico “caso del cicomoro”?
A quale animale ricorrerebbe nei suoi  amari strali? Ormai i tam tam dei social avranno aggiornato tutti: nel giorno di Ferragosto, una compagnia di giovani “cinghiali” del territorio – così definiti nel social - ritrovandosi come tradizione a pranzare nel Parco delle Comunanze ha lasciato sul terreno lo scalpo di un cocomero deturpando l’oasi felice. Nello stesso post, il devastante “cicomoro” viene accostato all’atto vandalico subìto da una stele di recente inaugurata nei Giardini di Viale Mazzini e dedicata allo stesso uomo del Risorgimento.
Nel caso del cippo, l’animale citato come riferimento è la “capra”, mutuando con poca originalità ma con la dovuta riverenza il celebre intercalare del prof. Sgarbi, commovente esempio invece di patriota castiglionese. Il post si conclude trionfalmente con l’ impegno a rendere pubblico il nome dei vigliacchi esecutori dei misfatti.

Riceviamo e pubblichiamo: CHE CE FREGA DER BENIGNI, NOI C'AVEMO ASSAYAS

                            
Il Sindaco Agnelli non perde occasione pur di apparire. L’ultima sparata l’ha fatta nella circostanza della visita a Castiglion Fiorentino del grande regista francese Oliver Assayas.
Invece di valorizzare nel migliore dei modi questo incontro, l’ha sfruttato per avviare un’assurda polemica con un altro famoso uomo di cinema, Roberto Benigni.
 
Memore forse di vecchi slogan calcistici, materia della quale pare sia esperto, il Sindaco ha riesumato un motto romanista che diceva “Che ce frega der cileno (Salas), noi c'avemo Totti gol". Lui, per non essere da meno, s’è inventato “CHE CE FREGA DER BENIGNI, NOI C'AVEMO ASSAYAS”.

TRASPARENZA E ACCOGLIENZA: LA VICENDA DI CAPALBIO.

La polemica che si è aperta sui profughi, in quel di Capalbio, si presta a più versioni. Sicuramente ha molte ragioni il Sindaco del paese quando dice che “le prefetture non possono far calare dall'alto certe decisioni”.
In effetti, non è facile accettare un provvedimento che assegna 50 profughi a un centro abitato che d’inverno conta appena 130 residenti. La cosa singolare è che è scattata una sorta di rivolta non tanto tra i residenti ma tra i villeggianti che d’estate trascorrono le loro vacanze nel piccolo comune maremmano.

E quei le cose diventano più pepate. Il Presidente della Regione Rossi ha, infatti, dichiarato: “Nobili ambientalisti, boiardi di Stato e intellettuali ex comunisti non vogliono i profughi, non vogliono la strada, (si riferisce alla variante dell’Aurelia ndr) non vogliono nulla, perché le loro vacanze non possono essere disturbate. È una posizione che non condivido e contro cui mi batto: si può conciliare ambiente e sviluppo, tutela del paesaggio e sensibilità sociale”.
Era ora! Certo è che queste parole avrebbero avuto un altro effetto qualche anno orsono. In passato una parte della sinistra toscana ( e non solo toscana)  ha pasciuto e blandito una genia d’intellettuali radical chic, capaci solo di dire no.
Gente con ville da centinaia di metri quadri che però s’incazzano se un povero cristo tira su un capannino per gli attrezzi.

mercoledì 17 agosto 2016

A NOI IL BURKINI NON FA PAURA

Tra gli storici è controversa l’attribuzione a Voltaire di questa frase “disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.
Pare infatti che l’autore di Candido non l’abbia mai scritta né pronunciata.
Anche senza questo illustre progenitore quelle parole rendono bene l’idea di un mondo dove  tolleranza e libertà possono convivere nel confronto tra idee e tradizioni diverse.

Per questo ci sembra davvero inverosimile la presa di posizione del primo ministro francese il quale ha solennemente affermato che il  burkini è "incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica", perché non è un costume da bagno ma "l'espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna".

venerdì 12 agosto 2016

CENTRO STORICO DA DIFENDERE: ALCUNE IDEE

I centri storici non possono diventare solo prodotti da mettere in vetrina,  i centri storici rappresentano la tradizione, l’anima di un paese e di una città.
La lenta decadenza delle zone più antiche riguarda, purtroppo, buona parte dei comuni della nostra provincia. Non c’è da illudersi, non esistono soluzioni miracolistiche, questo, però, non significa arrendersi.
Cominciamo a interrogarci sulle cause: i centri storici non sono più un polo di attrazione come avveniva un tempo, quando, dalle campagne e dal circondario, ci si riversava in paese per gli acquisti, per andare in farmacia o dal dottore, per recarsi in comune o alle poste.
Non ha senso essere nostalgici di quel passato. Il piccolo mondo antico fatto di osterie, di piazze animate dai mercati settimanali, di piccoli negozi dove trovavi di tutto, non c’è più e non ritornerà.
I centri commerciali hanno ucciso il commercio di vicinato, la gente vuole muoversi, vuole guardare oltre le mura di casa e oggi esistono milioni di finestre affacciate sul mondo: per comprare, per viaggiare, per ottenere servizi.
La soluzione era bloccare tutto questo? Impossibile, forse regole più stringenti avrebbero rallentato la malattia ma, alla lunga, il risultato non sarebbe cambiato.
Del lento declino dei centri storici ha risentito inevitabilmente anche la residenza: meno opportunità, meno abitanti e con il calo dei residenti diminuisce la qualità.
Trovare soluzioni non è facile.
A Castiglioni il centro storico ancora funziona (almeno in parte) perché ci sono i servizi: poste, uffici comunali, professionisti e per fortuna e nonostante tutto, un buon numero di negozi.
Ma il futuro non appare roseo. Qualche anima bella è convinta che il turismo possa diventare il toccasana di tutti i mali.
Di quale turismo parliamo? Parliamo forse di un turismo di massa in grado, con gli incassi di una stagione, di creare reddito per tutto l’anno? No, il nostro non è quel tipo di turismo.
Sicuramente è importante incrementarlo e sostenerlo ma da solo non basta.
Un centro storico come il nostro può vivere solo se punta alla qualità e alla residenza.  Per questo occorre muoversi con una strategia che coinvolga tutti: residenti, commercianti, professionisti, istituzioni e associazioni.

Oggi l’Amministrazione propone piani di recupero urbano, è una bella sfida ri-progettare porzioni di Centro Storico, vedremo cosa si riuscirà a realizzare.
Ma c’è anche di più, con un recente provvedimento sono stati messi a disposizione, da parte del Comune, finanziamenti per le imprese che intendono insediarsi nel perimetro delle mura del paese. Ottima idea ma che rischia di naufragare tra i marosi dell’incertezza.

Riceviamo e pubblichiamo: LA BUFALA DELLA ZTL, MULTE E MEZZE VERITA’


                            
La questione della ZTL continua a tenere banco a Castiglion Fiorentino, visto che alcuni cittadini, hanno dovuto subire multe per aver trasgredito gli orari di apertura dei varchi, nonostante siano passati con il semaforo verde. Sta di fatto che, nonostante si tenti di mettere la polvere sotto il tappeto, con dichiarazioni che non c’entrano un fico secco, del tipo “le multe sono calate” e “abbiamo introdotto il telelaser”, “la colpa è del maltempo” il problema resta.
Resta a tal punto che si è costretti ad ammettere che i vigili, per sopperire agli errori, sono stati impegnati in un lavoro supplementare di controllo.

mercoledì 10 agosto 2016

DIFENDIAMO LE CICCIOTTELLE E DIFENDIAMO TASSI

Giuseppe #Tassi, direttore sportivo di #Qs Quotidiano Sportivo, licenziato in tronco per aver titolato sul Resto del Carlino: "Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico", potrebbe essere definito un “martire dell’idea”. 
Di quale idea si parla?
Dell’idea del “politicamente corretto” che attraversa come una punta di freccia intrisa di falso perbenismo, #moralismo d’accatto e parecchia ipocrisia la stampa e l’opinione pubblica. 

Una delle poche voci dissonanti è stata quella del Segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti: "Prendo atto che cicciottelle è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra?“
Bravo!  
E che dire dei pochi o tanti giornalisti che di giorno e di notte, la mattina e la sera giocano a sputtanare le persone, senza mai correggere, senza mai scusarsi, oppure trascorrono gran parte del tempo a leccare il culo ai potenti di turno?
Questi passano come eroi dell’informazione libera, invece l’uso del termine #cicciottelle diventa un’onta da lavare col sangue.

martedì 9 agosto 2016

NOMINE AL COINGAS: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

La vicenda della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di #COINGAS smuove le acque, solitamente stagnati, della politica ferragostana.  Da un amministratore unico si è passati a tre membri del #Consiglio di Amministrazione, con un incremento, per quanto non scandaloso, dei costi di gestione.
C’è chi difende questa scelta come la più razionale, c’è chi la critica, chiamando in causa l’aumento delle indennità e la spartizione delle poltrone.

Noi non siamo tra quelli che si scaldano, però abbiamo una qualche difficoltà a comprendere alcuni passaggi. Primo punto cos'è oggi il Coingas?  Non è più la gloriosa società, di cui hanno scritto autorevoli studiosi, che ha fatto la storia della metanizzazione (verrebbe da dire della modernizzazione) della provincia di Arezzo. Oggi Coingas è essenzialmente un’espressione finanziaria, detiene cioè un parte del pacchetto delle quote di #ESTRA.
Un ente inutile? Tutt'altro, è COINGAS che concorre a decidere per la parte aretina (in relazione alle quote)  le strategie di un “colosso” come ESTRA. Quindi non è proprio una scatola vuota.

lunedì 8 agosto 2016

LA LEZIONE DI MARCINELLE

L’otto di agosto di sessant'anni fa è una data che non va dimenticata.  In quel giorno un incendio nella miniera di carbone di Marcinelle in Belgio provocò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani.

Tutto nasce e lo diciamo senza polemiche, perché quelli erano tempi veramente duri, dall'accordo del 23 giugno del 1946 denominato “accordo minatori-carbone”. Cioè l’impegno a favorire l’emigrazione nelle miniere del Belgio di 50.000 lavoratori italiani in cambio di carbone e il carbone era importante per far ripartire la nostra economia, distrutta da cinque anni di guerra.
Uomini in cambio di materie prime, detto oggi sembra una bestemmia allora non era così e forse non poteva essere diversamente. L’emigrazione appariva allora una via necessaria e i nostri migranti dovettero sopportare umiliazioni, durezze, una vita terribile.

venerdì 5 agosto 2016

IL PD E LE CORRENTI. NOI SIAMO PER LE CORRENTI AD AREZZO E A ROMA.

Da qualche parte il presidente del Pd Orfini ha dichiarato che bisogna sciogliere le correnti dentro il partito, offrendo la disponibilità, fin da subito,  a sciogliere la sua.
Compito facile da una parte, improbo dall'altra.
La corrente di appartenenza di Orfini, quella detta dei Giovani Turchi, ci mette poco a scomparire dai territori, visto che per trovare qualche “turco”  in periferia bisogna andare a “Chi l’ha visto”. Più complicato chiedere di rinunciare al paracadute a gente che proprio grazie ai “Giovani Turchi” si è trovata catapultata in ministeri, incarichi nazionali, assessorati.

Però il principio sembrerebbe buono a chi, da fuori, assiste alla lenta decomposizione del PD. Invece no! Il principio è sbagliato ed il rimedio è peggiore della malattia.
Noi siamo convinti che il male non stia nelle correnti, man nel fatto che non ci siano e che le divisioni nascano dal tronco di un falso unanimismo dove si innestano potentati di varia natura: politica, economica, aziendale, istituzionale.

mercoledì 3 agosto 2016

CASTIGLIONI: CHE FINE FARA' IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO?

Il Pd castiglionese ha presentato nell'ultimo Consiglio Comunale una raffica d’interrogazioni. Qualcuno l’ha presa a male, senza capire che la dialettica tra maggioranza e opposizione rappresenta il sale della vita amministrativa e il PD fa solo il suo mestiere. Da che mondo è mondo chi vince le elezioni ha il diritto di governare e chi sta all'opposizione ha il dovere di proporre e controllare.
La cosa che più ci ha stimolato nel “mare magnum” delle interrogazioni, è quella relativa alla situazione della rete museale castiglionese.
Che cosa dicono i democratici?  
Qualche tempo fa alcuni assessori, senza che nessuno alzasse le antenne, hanno dichiarato che le presenze ai musei castiglionesi avevano avuto una impennata fino a prefigurare la cifra di 12.000 ingressi annui.

Un balzo in avanti notevole rispetto a un periodo di grigiore assoluto che ha visto i musei parzialmente chiusi e le strutture culturali afflitte da un lento declino.
Quello che però manca è un riscontro. Detto in soldoni come diavolo sono stati conteggiati quegli ingressi? Manca una verifica oggettiva giacché l’attuale Amministrazione ha deciso che ai musei si entra gratis.
In effetti, da quello che è dato sapere (le voci di corridoio si sprecano), i turisti sembrano essere stati pochini e dentro il calderone pare siano sono stati infilati a “forza” i ragazzini delle scuole, quelli che sono andati ad ascoltare conferenze, coloro che hanno partecipato alle iniziative della Istituzione Culturale, senza però nemmeno sfiorare le sale del museo.

martedì 2 agosto 2016

DIBATTITO POLITICO ACCESO IN QUEL DI CASTIGLIONI (DA VIA CODIVILLA AI MUSEI):


L’ultima seduta del consiglio comunale, per essere stata una seduta “estiva ” o “balenare”, come si diceva una volta, deve essere stata abbastanza movimentata, visti i comunicati prodotti dal PD.

Una cosa è certa, le considerazioni dei Democratici meritano un approfondimento, perché al di là della polemica politica, senza la quale il dibattito pubblico sarebbe di una piattezza allarmante, quelle parole (invero abbastanza pesantucce) pongono una serie di quesiti che non si possono scansare con quattro battutine del cazzo, come qualcuno è abituato a fare.
Vedremo di approfondire e poi chi vivrà vedrà.
Di seguito pubblichiamo i comunicati del PD su Via Codivilla e sui Musei Castiglionesi.

ANIMA NERA, ANIMA VERA?

Leggere Anima Nera di Stefano Milighetti (0111 editore)  è come prendere, dalla prima all’ultima pagina, una scarica di pugni nello stomaco. E di cazzotti, ve lo possiamo assicurare, ne arrivano tanti, uno dietro l’altro, cadenzati come una campana a morto.
Interi capitoli danno letteralmente il voltastomaco e per uno che scrive di assassini seriali, maniaci involuti in se stessi, allucinati della mente, umori del corpo e dell’anima riuscire a dare il voltastomaco è il massimo della libidine.

In questo l’autore è stato bravo. La storia, infatti, fila come un colonscopio dentro le nostre angosce, facendo emergere quella parte di noi che teniamo al guinzaglio.

SIAMO RIMASTI ASSENTI....

Siamo rimasti assenti, troppo assenti.
Qualche volta però è necessario fermarsi per resettare la testa ed è quello che abbiamo fatto, pur consapevoli che il tempo perduto non si riacchiappa per la coda.  
Infatti, sono successe un sacco di cose: in politica, un argomento che, rispetto ai molti con il naso arricciato come porcellini, ancora ci affascina.

Nell'amministrazione locale, con un elenco di cose interessati e di altrettante cazzate da riempire un libro.
Nel costume, dove certe facce da culo spacciano per cultura una immonda mistura fatta di improvvisazione e nomi altisonanti.
Insomma ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati.
Adesso che abbiamo rimesso le cose a posto riannodiamo le fila con quelli che ci seguono pubblicando una cosa inusuale per queste pagine:  la recensione di un libro che, complice l’estate ci siamo letti tutto d’un fiato.

martedì 28 giugno 2016

VECCHIO OSPEDALE DI CASTIGLIONI, NE VOGLIAMO PARLARE?

A gennaio avevamo scritto un articolo dove ponevamo l’accento sul fatto che, nella totale indifferenza, si stava procedendo alla vendita di uno degli edifici storici più importanti di Castiglioni: il vecchio ospedale di Piazza S. Agostino.  
Da allora sono passati quasi sei mesi e ancora non si sa niente. Il sindaco, interrogato in merito, ha detto di non saperne nulla, ma quello che però ci lascia perplessi è che si continui a stare zitti senza intervenire su una vicenda che potrebbe “svoltare” in senso positivo il destino di zone come S. Agostino e porta Romana.

All'indomani dell’annuncio della vendita, la Regione Toscana ha, infatti, dichiarato che “utilizzeremo l'eventuale ricavato per investire nella sanità, nell'assetto idrogeologico, in opere pubbliche, in cultura" aggiungendo che “intendiamo discutere con i Comuni della destinazione d'uso degli immobili".
Ottimo e allora discutiamone.

lunedì 27 giugno 2016

LISTE CIVICHE E GOVERNO DEL TERRITORIO: IL SINDACO DI CASTIGLIONI PROPONE MA CHI DISPONE?

    
Nel film “Un boss sotto stress” Paul Vitti (Robert De Niro) dice una frase rimasta famosa al Dr. Ben Sobel (Billy Cristal): "Tu... tu... tu...tu sei bravo dottore, sei proprio bravo. Hai il bernoccolo!".
Queste parole ci sono tonate in mente leggendo le esternazioni del Sindaco di #Castiglion Fiorentino. Le ultime in ordine di tempo riguardano la richiesta di stato di calamità per il settore agricolo dopo le piogge torrenziali delle scorse settimane e la proposta di una federazione delle #Liste Civiche dopo l’uragano che si è abbattuto sul centrosinistra in provincia di #Arezzo.

Fin dall'inizio del suo mandato Agnelli ha dimostrato una grande capacità di fiondarsi sugli eventi del giorno, più o meno importanti, trasformandoli in notizia. I contenuti non sempre sono condivisibili, vedi la polemica sulle #Unioni Civili, però nel bene o nel male è riuscito a costruire intorno alla sua figura l’aurea del personaggio. Tanto che qualche commentatore riconosce che “almeno lui qualcosa dice”. Quasi a sottolineare che altri non dicono niente e quindi, come dice il vecchio adagio “nel mondo dei cechi l’orbo è re”. 

venerdì 24 giugno 2016

LA MADIA PARLA DI ROMA E DI AREZZO CHI PARLA?

Le vicende post-elettorali si arricchiscono ogni giorno di nuovi capitoli. L’ultimo, in ordine di tempo, riguarda la ministra Marianna #Madia con la quale, forse per la prima volta, ci troviamo d’accordo. Che cosa ha detto la responsabile per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel Governo #Renzi riguardo a #Roma?
Una cosa giustappunto semplicissima "il voto ci dice una cosa chiara: nella mia città, che non è l'ultimo borgo d'Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito se a Roma "il tappo" è #Orfini allora "si dimetta da commissario".


Una logica inoppugnabile, anche se il problema non è essere più o meno “tappi”, il problema è assumersi la responsabilità politica di una vicenda sconclusionata con un finale già scritto.
Prima l’elezione di Marino, poi la scoperta che il sindaco era inadatto a guidare una città piena di contraddizioni e malaffare, quindi il dimissionamento di Marino, a seguire l’individuazione di un candidato come Giachetti (persona degna ma politicamente debole) e infine la sconfitta secca e bruciante contro il movimento cinquestelle, con l’aggravante che se la destra fosse stata unita il PD probabilmente non sarebbe arrivato nemmeno al ballottaggio.

mercoledì 22 giugno 2016

BOTTE IN TESTA AL PD E AD AREZZO CHE SI FA?


Abbiamo aspettato qualche giorno per dire la nostra (sempre che conti qualcosa) sull'esito delle #elezioni, abbiamo aspettato perché è bene come direbbe qualcuno “farsi un’idea” senza cedere alle emozioni. Quello che viene fuori da un lato ci fortifica nelle nostre convenzioni e dall'altro ci fa cedere le braccia.
Lasciamo per un momento da parte i commenti dei giornalisti, “vil razza dannata”, che hanno tutto il diritto di modificare le proprie convinzioni in relazione ai risultati.  Fatto normale in un paese abituato a svolte repentine e vigliacche, a cominciare dal 25 luglio del 1943 per finire alle monetine lanciate contro Craxi da quelli che fino il giorno prima strisciavano come vermi. 
Quello che però ci fa sorridere (amaramente) sono le analisi dei politici.  I filoni di pensiero sono essenzialmente due. C’è chi sostiene che il centrosinistra ha smarrito il senso della sua storia e dunque paga le conseguenze di un arretramento culturale, oltre che un pauroso vuoto di analisi e quelli che invece affermano che il #PD ha perso perché ha fatto poca innovazione.

In quanto ai primi sarebbe opportuno che alle parole dessero coerenza. Dove per coerenza s’intende che dal dire è necessario passare al fare. Invece ha prevalso la logica del “falso unanimismo”, della fottuta paura della rottura. Le divisioni sono sempre state la dannazione della #sinistra per cui, per quanto possibile, è bene evitarle ma poi si arriva a un punto in cui i nodi vanno sciolti, l’alternativa è chinare la testa e in troppi hanno scelto di abbassare il capo.

venerdì 17 giugno 2016

ROSARNO: PROVE TECNICHE DI SINISTRA

La domanda che alcuni iniziano a fasi è in cosa si distingua un governo con una “impronta progressista” da un governo tecnico/conservatore.
Teoricamente un governo progressista dovrebbe impostare le politiche economiche, e di conseguenza quelle sociali, spostando la lancetta verso una maggiore equità, un’attenzione ai bisogni dei più deboli, operando per l’eguaglianza delle opportunità. Obiettivi difficili in un’Europa dove dominano le tecnocrazie e l’economia globale risponde a interessi in grado di condizionare le politiche dei singoli stati.

Le ricette del FMI non contemplano un progetto di eguaglianza ma esasperano i concetti di competitività e declassano la spesa pubblica a problema, declinando ogni azione al rispetto degli equilibri di bilancio. Su questo versante le politiche nazionali possono ben poco, come dimostra il caso della Grecia dove Tsipras è stato costretto a tornare sulle sue posizioni (colpevolmente abbandonato anche da quelli che si dicono progressisti).

giovedì 9 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE: NAPOLI O AREZZO SON CAZZOTTI SUL MUSO

Dopo le ultime elezioni amministrative la gran parte dei commentatori ha puntato i fari su Milano e Roma, mettendo in penombra Napoli. Grave errore. Se si guarda al panorama del voto nella città delle 500 cupole è successa una cosa quantomeno insolita, il PD non è arrivato al ballottaggio. E pensare che nel 1996 il candidato della sinistra raggiunse  la stratosferica cifra del  72,9% dei voti al primo turno.
“Secoli fa” direbbe qualcuno, è vero in politica i giorni valgono anni, ma nel 2006  l’ultimo sindaco del centrosinistra fu eletto con il 57%.  
“Il mondo cambia” direbbe il solito interlocutore scassapalle. Possibile che cambi sempre in peggio? Qualcosa deve essere pur successo.

Benché qualche testa pensante insista a dire che quanto è avvenuto sotto il Vesuvio sia un caso a parte, noi non ne siamo troppo convinti. Anzi aggiungiamo che il caso Napoli, fatte salve alcune differenze, è fornito di un valore esemplare rispetto a ciò che è capitato dalle nostre parti.

domenica 5 giugno 2016

Riceviamo e Pubblichiamo: NO A SCRITTE RAZZISTE

Il primo pensiero che ci è venuto in mente leggendo il testo e guardando le foto che ci sono state inviate è stato “ERA L’ORA CHE QUALCUNO CI METTESSE MANO”. 
Giacché, nonostante da tempo avessimo segnalato l’indecenza di quelle scritte, nessuna  tra le autorità preposta aveva mosso un dito, è un bene che qualcuno abbia sentito la necessità di intervenire. 
Inutile domandarsi perché chi aveva il dovere di togliere di mezzo quella bruttura non l’ha fatto, ognuno ha la sua risposta: inefficienza? Adesione alle idee espresse in quella scritta? Superficialità? Chi lo sa. L’importante è che qualcuno abbia provveduto.



Mentre nella chiesa di S. Angelo al Cassero l’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino celebrava il libro “Donna Rachele mia nonna. La moglie di Benito Mussolini”, le forze di opposizione presenti in Consiglio Comunale: Partito Democratico e Partito Comunista dei lavoratori in collaborazione con i Giovani Democratici della Provincia di Arezzo, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, CGIL e CISL si sono date appuntamento presso la nuova rotatoria, lungo la SR 71, per cancellare alcune frasi antisemite che facevano pessima mostra di se in un muro a ridosso del nodo stradale.

sabato 4 giugno 2016

STORIA, CULTURA E PICCOLO CABOTAGGIO

Ci sono situazioni in cui il pregiudizio ideologico, oppure il vezzo intellettuale, rischiano di distorcere la realtà dei fatti.
E’ il caso della presentazione, a Castiglion Fiorentino, del libro intitolato “Donna Rachele mia nonna. La moglie di Benito Mussolini” che vede come coautrici Edda Negri Mussolini ed Emma Moriconi.

L’argomento è interessante perché le vicende personali di donna Rachele s’intrecciano con una fitta ricerca storica che consente al lettore di inquadrare gli avvenimenti in un contesto più ampio. Non poteva essere diversamente perché i fatti della famiglia Mussolini sono legati a doppio filo alle vicende d’Italia.
Noi crediamo che non si debba mostrare sbigottimento davanti alla storia. Se ancor oggi alcuni guardano con diffidenza a queste iniziative è perché questo paese, nel bene e nel male, non ha messo sotto la lente di ingrandimento il proprio passato.

EX SADAM. C'E' CHI ASPETTA LA STAZIONE E INTANTO I TRENI PASSANO

Eppur si muove…” verrebbe da dire esaminando gli ultimi accadimenti sulla ormai annosa vicenda della riconversione ex SADAM.
Vediamo quello che è successo.
Primo: approvazione all'unanimitànell'assise castiglionese, di una mozione presentata dalle opposizioni sulla vicenda dello zuccherificio. Documento che abbiamo pubblicato nei giorni passati.
Secondo: le dichiarazioni di un assessore castiglionese che, a partire proprio da quella mozione, ha affermato che la questione del recupero dell’area ex SADAM è una vicenda quanto meno regionale, che richiede l’apporto di tutti per trovare una soluzione.
Sul piano teorico la questione comincia a prendere forma ma poi, dalle dichiarazioni di principio, occorre passare ai fatti.

Se tutti sono convinti che la Regione debba fare da coordinamento allora occorre che qualcuno glielo dica. Magari ricordandogli che nel lontano 2007 siglò un accordo, mai revocato e quindi formalmente valido.
In virtù di questo sarebbe opportuno capire cosa ha prodotto l’ultimo incontro tra il Comune di Castiglion Fiorentino e la Regione. E’ venuto fuori qualcosa di nuovo o siamo ancora al "pour parler”?